|
|
|
| << | < | > | >> |Pagina 7 [ libro inizio ]Il signor Gordon disse: - Si tratta di un lavoro alquanto insolito. E di natura delicata. Posso fidarmi che manterrete il segreto? - Dipende dal genere di segreto - rispose Manse Everard. Il signor Gordon sorrise. Un sorriso strano. Una specie di sottile curvare di labbra che a Everard risultò nuovo. Il signor Gordon parlava un inglese perfetto, indossava un vestito normalissimo, ma in lui c'era un che di straniero dovuto a qualcosa di più che alla sua pelle scura, agli zigomi alti, e al contrasto degli occhi mongolici sopra il sottile e dritto naso europeo. Difficile classificarlo. - Niente di compromettente, se è questo che state pensando - disse. Everard sorrise. - Scusatemi. Vi prego di non pensare che sia diventato nevrotico come tutti gli altri, ma il vostro accenno a missioni oltremare, e il modo in cui sembra che siano messe le cose... Non vorrei perdere il mio passaporto, ecco.
Manse Everard era grande e grosso, con solide spalle
quadrate e la faccia ossuta sotto i folti capelli neri
tagliati a spazzola. I suoi documenti erano li sulla
scrivania: congedo dall'esercito e la documentazione di
tutti i posti in cui aveva lavorato quale ingegnere
meccanico, Gordon li aveva guardati appena.
|