Copertina
Autore Isaac Asimov
Titolo Le correnti dello spazio
EdizioneMondadori, Milano, 1981 [1955], Classici fantascienza 52
OriginaleThe Currents of Space [1952]
TraduttoreMaria Gallone
LettoreRenato di Stefano, 1981
Classe fantascienza
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Pagina 7 [ inizio libro ]

PROLOGO


Il Terrestre giunse a una decisione. C'era arrivato lentamente, ma ormai era irrevocabile. In origine era stata sua intenzione presentare un rapido rapporto alla sezione locale dell'Ufficio Spazio-Analitico Interstellare, e poi subito ritirarsi nello spazio. Viceversa l'avevano trattenuto. Quel posto ormai era per lui quasi come una prigione. Finì in fretta di bere il tè, guardò l'uomo che gli sedeva di fronte, e disse: - Io qui non ci rimango più.

L'altro uomo giunse a una decisione. C'era arrivato lentamente, ma ormai era irrevocabile. Aveva bisogno di molto più tempo. La risposta alle prime lettere era stata completamente negativa. Del resto se l'era aspettato. Era stata soltanto la prima mossa.

Comunque era certo che in attesa degli sviluppi futuri non poteva consentire che il Terrestre gli sfuggisse di mano. Accarezzò con le dita il cilindro nascosto nella tasca. Disse: - Voi non capite la delicatezza del problema.

Il Terrestre disse: - Che c'è di delicato nella distruzione di un pianeta? Io voglio che diffondiate via radio i particolari a tutto Sark, perché tutti sul pianeta li conoscano.

- Non possiamo farlo. Sapete che provocheremmo un panico spaventoso.

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Pagina 198 [ fine libro ]

- No - rispose Rik con veemenza. - Il caso è diverso. La Terra ha un grande passato, dottor Junz. Molta gente può non crederlo, ma noi della Terra sappiamo che essa è stata il pianeta originario della razza umana.

- Può darsi. Io non mi pronuncio né pro né contro.

- Ma io so che è vero. Si tratta di un pianeta che non può essere abbandonato, che non deve essere abbandonato. Un giorno lo trasformeremo, faremo in modo che la sua superficie torni a essere quella che è stata un tempo. Frattanto... noi ci vivremo.

Valona disse con voce sommessa: - Così, ora, sono un'abitante della Terra anch'io.

Rik fissò l'orizzonte. La Città Alta era più che mai sfarzosa e multicolore, ma la sua popolazione era scomparsa.

Chiese: - Quanti abitanti rimangono su Florina?

- Circa venti milioni - rispose Junz. - A mano a mano che procediamo, rallentiamo le evacuazioni poiché le persone che restano devono pur sempre mantenersi come unità economica durante i pochi mesi che rimangono. Naturalmente il reinsediamento è ancora ai primi stadi. La maggior parte degli evacuati si trova tuttora in campi temporanei sui mondi vicini. Purtroppo, sono incovenienti inevitabili.

- Quando se ne andrà l'ultimo abitante?

- Mai, in realtà.

- Non capisco...

- Il Borgornastro ha chiesto in via privata il permesso di restare, permesso che gli è stato concesso, sempre in via privata.

- Ma perché? - chiese Rik, colpito. - Perché, in nome di tutta la Galassia?

Junz rispose: - Non l'avevo capito sino al momento in cui mi avete parlato della Terra. Il Borgomastro prova per il proprio pianeta gli stessi sentimenti che provate voi per il vostro. Dice che non può lasciare Florina a morire da sola.

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