Copertina
Autore Isaac Asimov
Titolo Il crollo della Galassia centrale
EdizioneMondadori, Milano, 1978 [1964], Oscar 570 Fantascienza
OriginaleFoundation and Empire [1952]
TraduttoreCesare Scaglia
LettoreRenato di Stefano, 1980
Classe fantascienza
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Pagina 3 [ inizio libro ]

L'Impero Galattico era in piena decadenza.

Era un Impero colossale, che comprendeva i milioni di mondi esistenti da un capo all'altro della immensa doppia spirale chiamata Via Lattea. La decadenza e la caduta di un Impero tanto enorme era altrettanto colossale, ma anche lecita, data la sua vastità.

Questa decadenza era già iniziata da secoli, prima che un uomo se ne rendesse conto. Quest'uomo fu Hari Seldon, che rappresentò l'unica scintilla creativa in un mondo ormai intellettualmente arido. Egli sviluppò la scienza della psicostoriografia fino al piú alto grado.

La psicostoriografia studia le reazioni non dell'uomo come singolo individuo, ma dell'uomo come massa. Una massa di miliardi di esseri umani. Per mezzo di questa scienza si potevano prevedere le reazioni della massa a determinati stimoli con una precisione assoluta.

Hari Seldon studiò i fattori sociologici ed economici dei suoi tempi, ne vagliò gli sviluppi, previde l'inarrestabile decadenza della civiltà ed un conseguente periodo di trentamila anni di caos prima che potesse nascere un nuovo Impero.

Era troppo tardi ormai per arrestare questo processo irreversibile, ma non era troppo tardi per ridurre il periodo di barbarie. Seldon creò due fondazioni « ai capi opposti della Galassia » e la loro dislocazione venne studiata in modo che, nel breve spazio di un millennio, gli eventi portassero al costituirsi di un nuovo, piú duraturo Impero.

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Pagina 214 [ fine libro ]

- Che cosa succederà adesso? - domandò Bayta.

- Continuerò col mio programma. Dubito che riuscirò a trovare un cervello simile a quello di Ebling Mis. Dovrò cercare la Seconda Fondazione con altri mezzi. In un certo senso voi mi avete sconfitto.

Bayta balzò in piedi. - In un certo senso? Solo in un certo senso? Noi ti abbiamo sconfitto interamente! Tutte le tue vittorie non contano nulla. E' la Seconda Fondazione che ora devi sconfiggere. Ma non ci riuscirai: sarà la Fondazione a piegare te. La tua sola possibilità era di colpirla prima che fosse preparata. Non ci riuscirai, ora. In questo momento, in questo istante la macchina s'è messa in moto. Te ne accorgerai... e il tuo breve periodo di gloria finirà. Sarai uno dei tanti conquistatori, i quali nascono e scompaiono nella storia dell'Universo. - Le mancò il respiro, e dovette prendere fiato. Poi concluse: - Toran e io ti abbiamo sconfitto, e adesso siamo felici di morire.

Ma il Mule la fissò con l'espressione triste di Magnifico.

- Non ucciderò né te, né tuo marito - disse. - Uccidendo voi non farei certo rivivere Ebling Mis. I miei errori li sconterò da solo. Andate in pace. - Poi parve riscuotersi. - Ma nel frattempo ricordatevi che sono ancora il Mule, l'uomo piú potente della Galassia. Posso ancora sconfiggere la Seconda Fondazione.

Bayta lo guardò fisso negli occhi e gli puntò contro l'indice. - Non ci riuscirai. Io ho ancora fiducia nella saggezza di Hari Seldon. Sei stato il primo capo della tua dinastia, e sarai anche l'ultimo.

La frase sembrò colpire il Mule. Della mia dinastia? Si, ho pensato, spesso a una dinastia. Ho pensato molto spesso a una moglie.

Bayta sentí il suo sguardo fisso su di lei, ed ebbe un attimo di terrore.

Magnifico scosse la testa. - Sento che ti faccio ribrezzo - disse. - Se la situazione fosse diversa io potrei renderti molto felice... ma la situazione non è diversa...

E se ne andò, senza voltarsi.

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