Copertina
Autore Isaac Asimov
Titolo Paria dei cieli
EdizioneMondadori, Milano, 1988, Oscar 2070 Fantascienza 71
OriginalePebble in the Sky [1950]
LettoreRenato di Stefano, 1988
Classe fantascienza
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Pagina 13 [ inizio libro ]

Due minuti prima di scomparire dal mondo che conosceva, Joseph Schwartz passeggiava per le piacevoli strade dei sobborghi di Chicago recitando dei versi di Browning.

In un certo senso era strano, perché Schwartz sarebbe difficilmente passato, agli occhi della gente, per il tipo che recita i classici a memoria. Sembrava esattamente quello che era: un sarto in pensione privo di ciò che oggi si definisce, con linguaggio sofisticato, un' "educazione formale", ma che aveva soddisfatto la naturale curiosità del suo carattere con abbondanti letture a caso. Grazie a un'indiscriminata voracità si era dato una verniciata in tutti i settori dello scibile, e aiutato da una memoria fuori del comune era riuscito a tenere in testa tutto quanto.

Tanto per fare un esempio, da giovane aveva letto due volte Il rabbino Ben Ezra di Browning e come risultato lo sapeva a memoria. Gran parte del testo gli era oscura ma negli ultimi anni i tre versi iniziali si erano impressi così profondamente nel suo animo che gli venivano spontanei come i battiti del cuore. In quel luminoso e assolato giorno d'inizio estate 1949, li ripeté ancora una volta nella fortezza silenziosa della sua mente:

Invecchia con me!
Il meglio deve ancora venire,
quell'ultima parte della vita
di cui la giovinezza è solo il preludio...

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Pagina 240 [ fine libro ]

«Ci prenderemo un anno di vacanza e visiteremo tutti i mondi principali della galassia. Non ne perderemo nessuno, anche se dovessimo viaggiare sulle astronavi postali. Darai un'occhiata all'universo e farai la più bella luna di miele che i soldi del governo possano pagare.»

«E poi ... »

«Poi torneremo sulla Terra dove ci presenteremo volontari ai gruppi di lavoro. Per i prossimi quarant'anni caricheremo terreno per bonificare le zone radioattive.»

«Perché hai intenzione di fare questo?»

«Perché... » Nella mente di Arvardan ci fu un attimo di tentennamento, o forse solo il tempo di riprendere fiato. «Perché ti amo ed è quello che vuoi, e perché sono un patriota terrestre e i documenti di naturalizzazione lo dimostrano.»

«D'accordo.»

A questo punto la conversazione cessò.

Ma non cessarono le sensazioni, e Schwartz, tutto soddisfatto e un po' imbarazzato, si allontanò di qualche passo. Poteva aspettare: li avrebbe disturbati più tardi, quando le cose si fossero sistemate meglio.

Attese in mezzo alla strada, con le stelle fredde che brillavano nel cielo: un'intera galassia, in parte visibili e in parte no.

E a se stesso, alla nuova Terra e ai milioni di pianeti che non aveva ancora visitato ripeté a bassa voce l'antica poesia che lui solo, fra centinaia di miliardi di esseri umani, ormai conosceva:

"Invecchia con me!
Il meglio deve ancora venire,
L'ultima parte della vita,
di cui la prima è solo il preludio..."

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