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| << | < | > | >> |Pagina 123«Su questo mondo devo saperne più che posso. Devo capire come si sentono i solariani relativamente alle questioni di tutti i giorni. Capisce?»Ora Quemot non guardava più Baley, nemmeno per sbaglio. Disse lentamente: «Dieci anni fa è morta mia moglie. Vederla non era mai stata una cosa facile, ma col tempo uno impara a sopportare certe cose e lei non era invadente. Non me n'è stata assegnata un'altra, poiché ormai avevo passato l'età del... del...» guardava Baley come se gli chiedesse di completare la frase e, poiché Baley non lo faceva, proseguì con voce più bassa «generare. Senza nemmeno una moglie ho perso sempre di più l'abitudine a questo fenomeno del vedere». «Ma come ci si sente?» insistette Baley. «Le viene il panico?» Pensava a se stesso nell'aereo. «No. Niente panico.» Quemot girò leggermente il capo per dare un'occhiata a Baley e lo ritirò quasi all'istante. «Ma sarò franco, mister BAley. Ho l'impressione di sentire il suo odore.» | << | < | > | >> |Pagina 259 [ fine libro ]Baley aveva lasciato la Città e non poteva più rientrarci. La Città non era più sua: gli Abissi d'acciaio erano alieni. "Doveva" essere così. E sarebbe sato così anche per gli altri e la Terra sarebbe rinata e avrebbe raggiunto lo spazio.Il cuore gli batteva pazzamente e il rumore della vita intorno a lui si attutì in un mormorio inaudibile.
Ricordò il sogno che aveva
fatto su Solaria e finalmente lo
capì. Alzò il capo e potè vedere
attraverso tutto l'acciaio, il
cemento e l'umanità sopra di lui.
Poteva vedere il faro posto nello
spazio per attirare all'esterno gli
uomini. Poteva vederlo brillare. Il
sole nudo!
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