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| << | < | > | >> |Indicep. 1 Ritratto di un uomo invisibile 71 Il libro della memoria 181 Fonti citate nel testo | << | < | > | >> |Pagina 3 [ inizio libro ]Un giorno c'è la vita. Per esempio, un uomo sano, neanche vecchio, senza trascorsi di malattie. Tutto è com'era prima e come sarà sempre. Passa da un giorno all'altro pensando ai fatti suoi, sognando solo il tempo che ancora gli si prepara. Poi, d'improvviso, capita la morte. Un uomo esala un leggero sospiro, si abbandona sulla sedia, ed è la morte. La sua subitaneità non lascia spazio al pensiero, non dà occasione allo spirito di cercare una parola che possa consolarlo. Restiamo soli con la morte, col dato inoppugnabile della nostra mortalità. La morte dopo lunga malattia possiamo accettarla con rassegnazione. Anche la morte accidentale si può attribuire al destino. Ma che un uomo muoia senza causa apparente, che muoia solamente perché è uomo, ci spinge cosí vicino all'invisibile confine tra la vita e la morte da farci domandare su che lato di esso ci troviamo. La vita si fa morte, ed è come se quella morte avesse posseduto questa vita da sempre. Morire senza preavviso. Come dire: la vita si interrompe. E può interrompersi in qualunque momento.La notizia della morte di mio padre mi ha raggiunto tre settimane fa. Era una domenica mattina, e stavo in cucina a preparare la colazione per il piccolo Daniel, mio figlio. Di sopra, mia moglie era ancora a letto che si godeva qualche ora di sonno supplementare al caldo delle coperte. Inverno in campagna: un mondo di silenzio, legna fumante, bianco. | << | < | > | >> |Pagina 12Nell'armadio della sua camera da letto ho trovato centinaia di foto: ammucchiate in buste scolorite di carta grezza, attaccate alle nere pagine di album incurvati, sparse in disordine nei cassetti. Dal modo di conservarle ho dedotto che non le guardava mai, probabilmente non ricordava nemmeno che esistessero. Un album molto grande, con una lussuosa legatura di pelle e il titolo dorato in copertina (Questa è la nostra vita: Gli Auster) all'interno si rivelò completamente vuoto. Qualcuno, probabilmente mia madre, si era tolto lo sfizio di comprarlo, ma poi nessuno l'aveva riempito.Al mio ritorno a casa, mi soffermai su quelle foto, in una trance quasi maniacale. Le trovavo irresistibili, preziose, pari a sacre reliquie. Sembravano dovermi dire cose che non avevo mai saputo, rivelarmi verità nascoste, e le esaminai febbrilmente una per una, assimilandone i minimi dettagli, le ombre piú insignificanti, finché tutte le immagini divennero parte di me. Volevo che nulla andasse perduto. La morte sottrae all'uomo il suo corpo. In vita, uomo e corpo sono sinoninii; in morte, c'è un uomo e c'è il suo corpo. Diciamo: «Questo è il corpo di X», come se quel corpo, che un tempo è stato l'uomo stesso (non qualche cosa che lo rappresentava o gli apparteneva, ma propriamente l'individuo di nome X), di colpo non avesse alcun rilievo. Quando un uomo entra in una stanza e gli stringiamo la mano, non abbiamo l'impressione di stringerla alla mano stessa o al corpo, ma a lui. La morte modifica questa condizione. Questo è il corpo di X, non X. La sintassi cambia completamente: ora parliamo di due cose invece che di una, postulando che l'uomo continui a esistere, ma solo come idea, come insieme d'immagini e memorie nella mente di altri uomini. Quanto al corpo, non è che carne e ossa, un ammasso di pura materia. | << | < | > | >> |Pagina 13Gran parte delle foto non mi dissero nulla di nuovo ma mi aiutarono a colmare lacune, a confermare impressioni, a fornire prove dove non ne esistevano. Una serie di istantanee scattate quando era scapolo, probabilmente in un arco di parecchi anni, resero chiara testimonianza di alcuni aspetti della sua personalità che poi, durante il matrimonio, sarebbero rimasti in ombra. Era un lato di lui che avevo cominciato a conoscere solo dopo il divorzio: mio padre buontempone, gaudente, tiratardi. Una dopo l'altra, le foto lo ritraevano in compagnia di donne, per lo piú due o tre, tutte in pose giulive: lo abbracciavano, gli sedevano sulle ginocchia a due per volta, lanciavano baci plateali nella generica direzione del fotografo. Sullo sfondo: montagne, campo da tennis, in qualche caso piscina o casa di tronchi. Erano le foto dei weekend trascorsi nella zona turistica di Catskill, in compagnia degli amici dell'epoca prematrimoniale: partite a tennis, ragazze a bizzeffe. Aveva continuato cosí fino a trentaquattro anni.Quella vita gli si confaceva, e capivo perché a matrimonio fallito l'avesse ripresa. E' naturale che un uomo che sopporta la vita solo a patto di restarle in superficie si accontenti di non offrire agli altri piú che la superficie stessa. Ci sono poche esigenze da soddisfare, non ci si pone in gioco. Al contrario, il matrimonio sbarra le uscite: l'esistenza rimane confinata in uno spazio ristretto, dove si è costretti a rivelarsi in continuazione e, di conseguenza, continuamente forzati a guardarsi dentro, esplorando i propri anditi. Finché l'uscita resta aperta non ci sono problemi: si può sempre scappare. Possiamo evitare confronti spiacevoli, sia con noi stessi sia con gli altri, soltanto allontanandoci.
La capacità di evasione di mio padre era praticamente
illimitata. Dato che per lui il territorio degli altri era
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