Copertina
Autore Camilla Baresani
Titolo Il plagio
SottotitoloLa volpe è un lupo che manda fiori
EdizioneMondadori, Milano, 2000, Scrittori italiani e stranieri , pag. 222, dim. 145x223x26 mm , Isbn 88-04-47490-4
LettoreAngela Razzini, 2000
Classe narrativa italiana
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Indice


  7  ottobre '94
     Post damnum pentire valet,
     mihi crede, negottam
  9  giugno '94
     Lei lo segue come un cane
 24  giugno '94
     Inquietum est cor nostrum
 33  Architettare
 56  autunno '92
     Scrívi che ti passa
 65  primavera '94
     Essere una ragazza è la cosa più
     cretina di questo mondo
 75  giugno '94
     Forse, col tempo, conoscendoci
     peggio...
 89  primavera '94
     Non c'è infatti sopruso maggiore di
     un libro stupido rilegato
     lussuosamente
103  giugno '94
     Post coitum omne animal triste est
113  giugno '94
     Sono poche le donne oneste che non
     siano stanche del loro ruolo
126  luglio '94
     Chi si loda s'imbroda
140  luglio '94
     Con questa bella giornata chi è morto
     ieri, oggi si pente
150  fine luglio '94
     Non c'è uomo che da Zeus non riceva
     guai su guai
166  fine agosto '94
     Quanto è breve il sentiero,
     che dal finto in amor conduce al vero
177  Perseguitare
185  settembre '94
     La volpe è un lupo che manda fiori
192  Perseguitare
200  ottobre '94
     La serpe sta nascosta nell'erba
218  ottobre '94
     Post damnum pentire valet,
     mihi crede, negottam

 

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Pagina 7 [ inizio libro ]

ottobre '94
Post damnum pentire valet, mihi crede, negottam



A quell'ora, di domenica, avevo ottime probabilità di non trovarlo.

Telefonai. Non rispose.

Suonai al citofono. Nessuno.

Provai col campanello. Niente.

Cercai d'aprire la porta. La chiave lunga non girava.

Che strano, pensai. Mai visto uno che esce di casa e non chiude la serratura di sicurezza.

Magari è a letto con qualche... si e con chi? Francesca. Impossibile. Un'altra. E dove l'ha trovata. Eppure...

Provai con la chiave piccola. Due scatti e la porta s'aprì.

Il solito tanfo di portacenere stracolmo.

E silenzio.

Mah... speriamo che non ci sia. Comunque, anche se c'è, riprendo Perseguitare e le pastiglie di borragine e me ne vado senza nemmeno parlargli.

Percorsi il corridoio in punta di piedi a passettini rapidi. La dracena e l'euforbia sembravano più smorte del solito. Gettai un'occhiata nella cucina: in quella tetra penombra autunnale il tavolo mi sembrò ingombro di ciarpame indecifrabile. Che si fosse deciso a fare un po' di repulisti?

La porta del bagno era spalancata. Per terra un marasma di sacchi neri della spazzatura mezzi pieni di chissacché.

Guardai meglio. Marco era lì. Steso a gambe larghe, una mezza piegata. Sguaiato. Il piede destro sbilenco, innaturale. Caviglia rotta?

Accesi la luce. Oddio è morto, pensai. S'è suicidato. Colpa mia... no!

Lo riguardai. La faccia era girata sulla guancia destra. L'occhio sinistro, l'unico che si vedesse, aveva la palpebra a mezz'asta in un'espressione stralunata che non gli avevo mai scorto prima.

No, non si è suicidato... è solo scivolato sui sacchi della spazzatura. Che ci fanno 'sti sacchi nel bagno?

E se non fosse morto? Spinsi il palmo della mano a metà tra i mozziconi di peli che gli spuntavano dalle narici e quella sua bocca infelice di denti sconclusionati.

Mi sembrò di percepire un lieve refolino caldo.

È vivo, pensai.

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