|
|
|
| << | < | > | >> |Indice
7 ottobre '94
Post damnum pentire valet,
mihi crede, negottam
9 giugno '94
Lei lo segue come un cane
24 giugno '94
Inquietum est cor nostrum
33 Architettare
56 autunno '92
Scrívi che ti passa
65 primavera '94
Essere una ragazza è la cosa più
cretina di questo mondo
75 giugno '94
Forse, col tempo, conoscendoci
peggio...
89 primavera '94
Non c'è infatti sopruso maggiore di
un libro stupido rilegato
lussuosamente
103 giugno '94
Post coitum omne animal triste est
113 giugno '94
Sono poche le donne oneste che non
siano stanche del loro ruolo
126 luglio '94
Chi si loda s'imbroda
140 luglio '94
Con questa bella giornata chi è morto
ieri, oggi si pente
150 fine luglio '94
Non c'è uomo che da Zeus non riceva
guai su guai
166 fine agosto '94
Quanto è breve il sentiero,
che dal finto in amor conduce al vero
177 Perseguitare
185 settembre '94
La volpe è un lupo che manda fiori
192 Perseguitare
200 ottobre '94
La serpe sta nascosta nell'erba
218 ottobre '94
Post damnum pentire valet,
mihi crede, negottam
| << | < | > | >> |Pagina 7 [ inizio libro ]A quell'ora, di domenica, avevo ottime probabilità di non trovarlo. Telefonai. Non rispose. Suonai al citofono. Nessuno. Provai col campanello. Niente. Cercai d'aprire la porta. La chiave lunga non girava. Che strano, pensai. Mai visto uno che esce di casa e non chiude la serratura di sicurezza. Magari è a letto con qualche... si e con chi? Francesca. Impossibile. Un'altra. E dove l'ha trovata. Eppure... Provai con la chiave piccola. Due scatti e la porta s'aprì. Il solito tanfo di portacenere stracolmo. E silenzio. Mah... speriamo che non ci sia. Comunque, anche se c'è, riprendo Perseguitare e le pastiglie di borragine e me ne vado senza nemmeno parlargli. Percorsi il corridoio in punta di piedi a passettini rapidi. La dracena e l'euforbia sembravano più smorte del solito. Gettai un'occhiata nella cucina: in quella tetra penombra autunnale il tavolo mi sembrò ingombro di ciarpame indecifrabile. Che si fosse deciso a fare un po' di repulisti? La porta del bagno era spalancata. Per terra un marasma di sacchi neri della spazzatura mezzi pieni di chissacché. Guardai meglio. Marco era lì. Steso a gambe larghe, una mezza piegata. Sguaiato. Il piede destro sbilenco, innaturale. Caviglia rotta? Accesi la luce. Oddio è morto, pensai. S'è suicidato. Colpa mia... no! Lo riguardai. La faccia era girata sulla guancia destra. L'occhio sinistro, l'unico che si vedesse, aveva la palpebra a mezz'asta in un'espressione stralunata che non gli avevo mai scorto prima. No, non si è suicidato... è solo scivolato sui sacchi della spazzatura. Che ci fanno 'sti sacchi nel bagno? E se non fosse morto? Spinsi il palmo della mano a metà tra i mozziconi di peli che gli spuntavano dalle narici e quella sua bocca infelice di denti sconclusionati. Mi sembrò di percepire un lieve refolino caldo.
È vivo, pensai.
|