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| << | < | > | >> |Indice
Libro Primo
Locanda Almayer pag. 7
Libro Secondo
Il ventre del mare 99
Libro Terzo
I canti del ritorno 125
| << | < | > | >> |Pagina 9Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord.La spiaggia. E il mare. Potrebbe essere la perfezione - immagine per occhi divini - mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore. Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile. Sul cavalletto, una tela. È come una sentinella - questo bisogna capirlo - in piedi a difendere quella porzione di mondo dall'invasione silenziosa della perfezione, piccola incrinatura che sgretola quella spettacolare scenografia dell'essere. Giacché sempre è così, basta il barlume di un uomo a ferire il riposo di ciò che sarebbe a un attimo dal diventare verità e invece immediatamente torna ad essere attesa e domanda, per il semplice e infinito potere di quell'uomo che è feritoia e spiraglio, porta piccola da cui rientrano storie a fiumi e l'immane repertorio di ciò che potrebbe essere, squarcio infinito, ferita meravigliosa, sentiero di passi a migliaia dove nulla più potrà essere vero ma tutto sarà - proprio come sono i passi di quella donna che avvolta in un mantello viola, il capo coperto, misura lentamente la spiaggia, costeggiando la risacca del mare, e riga da destra a sinistra l'ormai perduta perfezione del grande quadro consumando la distanza che la divide dall'uomo e dal suo cavalletto fino a giungere a qualche passo da lui, e poi proprio accanto a lui, dove diventa un nulla fermarsi - e, tacendo, guardare. L'uomo non si volta neppure. Continua a fissare il mare. Silenzio. Di tanto in tanto intinge il pennello in una tazza di rame e abbozza sulla tela pochi tratti leggeri. Le setole del pennello lasciano dietro di sé l'ombra di una pallidissima oscurità che il vento immediatamente asciuga riportando a galla il bianco di prima. Acqua. Nella tazza di rame c'è solo acqua. E sulla tela, niente. Niente che si possa vedere. | << | < | > | >> |Pagina 17Alla locanda Almayer ci potevi arrivare a piedi, scendendo per il sentiero che veniva dalla cappella di Saint Amand, ma anche in carrozza, per la strada di Quartel, o su una chiatta, scendendo il fiume. Il professar Bartleboom ci arrivò per caso.- Questa è la locanda della Pace? - No. - La locanda di Saint Amand? - No. - L'Albergo della Posta? - No. - L'Aringa reale? - No. - Bene. C'è una stanza? - Sì. - La prendo.
Il librone con le firme degli ospiti aspettava aperto su
un leggio di legno. Un letto di carta appena rifatto che
aspettava i sogni di nomi altrui. La penna del professore
si infilò voluttuosamente tra le lenzuola.
Ismael Adelante Ismael prof. Bartleboom Con svolazzi e tutto. Una cosa ben fatta. - Il primo Ismael è mio padre, il secondo mio nonno. - E quello? - Adelante? - No, non quello lì... questo. - Prof.? - Eh. - Professore, no? Vuol dire professore. - Che nome scemo. - Non è un nome... io sono professore, insegno, capite? Io vado per la strada e la gente mi dice Buongiorno professor Bartleboom, Buonasera professor Bartleboom, ma non è un nome, è quello che faccio, insegno... - Non è un nome. - No. - Va be'. Io mi chiamo Dira. - Dira. - Sì. Vado per la strada e la gente mi dice Buongiorno Dira, Buonanotte Dira, sei bella oggi Dira, che bel vestito che hai Dira, Hai mica visto Bartleboom per caso, no, è nella sua stanza, primo piano, l'ultima in fondo al corridoio, questi sono gli asciugamani, tenete, si vede il mare, spero che non vi dia fastidio. Il professar Bartleboom - da quel momento semplicemente Bartleboom - prese gli asciugamani. - Signorina Dira... - Sì? - Posso permettermi una domanda? - Sarebbe? - Ma voi quanti anni avete? - Dieci. - Ah ecco. Bartleboom - da poco ex professar Bartleboom - prese le valigie e si incammino verso le scale. - Bartleboom... - Sì? - Non si chiede l'età alle signorine. - È, vero, scusate.
- Primo piano. L'ultima in fondo al corridoio.
Nella stanza in fondo al corridoio (primo piano) c'erano un letto, un armadio, due sedie, una stufa, un piccolo scrittoio, un tappeto (blu), due quadri identici, un lavabo con specchio, una cassapanca e un bambino: seduto sul davanzale della finestra (aperta), con le spalle alla stanza e le gambe a penzoloni nel vuoto. Bartleboom si esibì in un misurato colpetto di tosse, così, tanto per fare un rumore qualsiasi. Niente. Entrò nella stanza, posò le valigie, si avvicinò a guardare i quadri (uguali, incredibile), si sedette sul letto, si tolse le scarpe con evidente sollievo, si rialzò, andò a guardarsi allo specchio, constatò che era sempre lui (si sa mai), diede un'occhiata nell'armadio, ci appese il mantello e poi si avvicinò alla finestra. - Fai parte del mobilio o sei qui per caso? Il bambino non si mosse di un millimetro. Ma rispose. - Mobilio. - Ah. Bartleboom tornò verso il letto, si slacciò la cravatta e si sdraiò. Macchie di umidità, sul soffitto, come fiori tropicali disegnati in bianco e nero. Chiuse gli occhi e si addormentò. Sognò che lo chiamavano a sostituire la donna cannone al Circo Bosendorf e lui, arrivato sulla pista, riconosceva in prima fila sua zia Adelaide, donna squisita ma dai discutibili costumi, che baciava prima un pirata, poi una donna uguale a lei e infine la statua lignea di un santo che poi tanto statua non era se d'improvviso prese a camminare e ad andare diritto verso di lui, Bartleboom, gridando qualcosa che non si riusciva bene a capire e che tuttavia sollevò lo sdegno di tutto il pubblico, tanto da costringere lui, Bartleboom, a scappare a gambe levate, rinunciando perfino al sacrosanto compenso concordato col direttore del circo, 128 soldi, per la precisione. Si svegliò, e il bambino era ancora lì. Però era voltato e lo guardava. Anzi, gli stava parlando. - Ci siete mai stato, voi, al Circo Bosendorf? - Prego? - Vi ho chiesto se ci siete mai stato, al Circo Bosendorf. Bartleboom si drizzò seduto sul letto. - Che ne sai tu del Circo Bosendorf? - Niente. Solo che l'ho visto, è passato da qui l'anno scorso. C'erano gli animali e tutto. C'era anche la donna cannone. Bartleboom si domandò se non fosse il caso di chiedergli notizie della zia Adelaide. È vero che era morta da anni, ma quel bambino sembrava saperla lunga. Alla fine preferì limitarsi a scendere dal letto e avvicinarsi alla finestra. - Ti spiace? Avrei bisogno di un po' d'aria. Il bambino si spostò un po' più in là sul davanzale. Aria fredda e vento da nord. Davanti, fino all'infinito, il mare. - Cosa ci fai tutto il tempo seduto qua sopra? - Guardo. - Non c'è molto da guardare... - Scherzate? - Be', c'è il mare, d'accordo, ma il mare è poi sempre quello, sempre uguale, mare fino all'orizzonte, se va bene ci passa una nave, non è che sia poi la fine del mondo. Il bambino si girò verso il mare, si rigirò verso Bartleboom, si girò ancora verso il mare, si rigirò ancora verso Bartleboom. - Quanto vi fermerete qui? -, gli chiese. - Non so. Qualche giorno. Il bambino scese dal davanzale, andò verso la porta, si fermò sulla soglia, rimase per un po' a studiare Bartleboom. - Voi siete simpatico. Magari quando ve ne andrete sarete un po' meno imbecille.
Cresceva, in Bartleboom, la curiosità di sapere chi li
aveva educati, quei bambini. Un fenomeno, evidentemente.
Sera. Locanda Almayer. Stanza al primo piano, in fondo
al corridoio. Scrittoio, lampada a petrolio, silenzio.
Una vestaglia grigia con dentro Bartleboom. Due pantofole
grigie con dentro i suoi piedi. Foglio bianco sullo
scrittoio, penna e calamaio. Scrive. Bartleboom. Scrive.
Mia adorata, sono arrivato al mare. Vi risparmio le fatiche e le miserie del viaggio: ciò che conta è che ora sono qui. La locanda è ospitale: semplice, ma ospitale. È sul colmo di una piccola collina, proprio davanti alla spiaggia. La sera si alza la marea e l'acqua arriva fin quasi sotto alla mia finestra. È come stare su una nave. Vi piacerebbe. Io non sono mai stato su una nave. Domani inizierò i miei studi. Il posto mi sembra ideale. Non mi nascondo la difficoltà dell'impresa, ma Voi sapete - Voi sola, al mondo - quanto io sia determinato a portare a termine l'opera che è stata mia ambizione concepire e intraprendere in un giorno fausto di dodici anni fa. Mi sarà di conforto immaginarvi in salute e in letizia d'animo. Effettivamente non ci avevo mai pensato prima: ma davvero non sono mai stato su una nave. Nella solitudine di questo luogo appartato dal mondo, mi accompagna la certezza che non vorrete, nella lontananza, smarrire il ricordo di colui che Vi ama e che sempre rimarrà il Vostro
Ismael A. Ismael Bartleboom
Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle - Ti aspettavo.
Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà,
leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico
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