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| << | < | > | >> |Pagina 5- Qual è il tuo primo ricordo? - le chiedeva qualcuno.E lei rispondeva: - Non mi ricordo. Quasi tutti la prendevano per una battuta, altri sospettavano trattarsi di un'astuta scappatoia. Ma per lei era proprio cosí. - So bene cosa vuoi dire, - replicavano i piú solleciti, pronti a spiegare e semplificare. - Che da un ricordo ne spunta sempre uno immediatamente precedente, ed è difficile afferrare proprio il primo. Macché: non intendeva nemmeno quello. Il primo ricordo non è come il primo reggiseno o come il primo amico, o il primo bacio, la prima scopata, il primo matrimonio, il primo figlio, o il primo genitore che se ne va, o la prima improvvisa consapevolezza della straziante disperazione del genere umano; no. Non era un'entità solida e concreta che lo scorrere del tempo, può arricchire di dettagli fantastici - la garza avvolgente di una nebbia, una nuvola carica di tuono, una ghirlanda - ma mai cancellare. Un ricordo, per definizione, non poteva essere una cosa, era... un ricordo. L'attuale ricordo di un ricordo di poco precedente di un ricordo passato di un ricordo remoto. La gente si diceva sicura di ricordare un volto, il ginocchio che li aveva fatti saltare, un prato in primavera; un cane, la nonna, un animale di pezza con un orecchio consumato a furia di succhiarlo; ricordavano una carrozzina, il panorama che se ne godeva, ricordavano di quando dalla carrozzina erano caduti e avevano battuto la testa contro un vaso rovesciato apposta dal fratello maggiore che voleva montarci sopra per dare un'occhiata al nuovo arrivato (anche se, molti anni dopo, avrebbero preso a domandarsi se non fosse stato il fratello a strapparli dalla carrozzina e a sbatter loro la testa contro il vaso in un primordiale accesso di gelosia fraterna...) Sostenevano di ricordare certi episodi con incontrovertibile sicurezza, ma che si trattasse di un sentito dire, di fertile immaginazione o del tentativo teneramente calcolato di acchiappare il cuore dell'ascoltatore tra due dita per rifilargli una strizzatina dal cui livido prima o poi scaturisse l'amore, - qualunque ne fosse l'origine o l'intenzione, non mutava lo scetticismo di Martha Cochrane. L'aspettava in sorte una vita bella lunga, e in tutti quegli anni non le capitò mai di imbattersi in un primo ricordo che personalmente non giudicasse una bugia. Cosí incominciò a mentire pure lei. | << | < | > | >> |Pagina 44[...] Ciononostante, non dava per scontato alcun diritto dinastico; per lui, il patriottismo doveva essere attivo. Circolava ancora qualche anacronistico nostalgico dell'Impero, cosi come c'era qualcuno che si cacava sotto all'idea che il Regno Unito potesse separarsi. Jerry non aveva reso il proprio pensiero - e le cautele potevano avere la meglio anche fino alla sua nomina a Baronetto - che tuttavia si riprometteva di esprimere con disinvoltura non appena si fosse mescolato agli spiriti liberi. Ad esempio, non si spiegava altrimenti che con l'ineluttabilità storica la diffusa convinzione che tutta l'Irlanda dovesse essere governata da Dublino. Se gli scozzesi volevano dichiarare la propria indipendenza ed entrare in Europa come stato sovrano, Jerry - che a suo tempo aveva collaborato tanto con il movimento La Scozia agli Scozzesi quanto con i gruppi Unione Forever e godeva per ciò di una posizione invidiabile per poter comprendere ogni punto di vista - si sarebbe fatto da parte per non intralciarli. Idem dicasi per i gallesi, per quanto lo riguardava.
Ma a suo modo di vedere si dovrebbe essere in grado di
accettare le regole del tempo, dei cambiamenti e dell'età
senza trasformarsi in depressi della Storia. Egli era noto
per avere in certe occasioni paragonato la bella terra
inglese alla nobile disciplina della filosofia. Ai tempi in
cui ne aveva avuto inizio lo studio e l'elaborazione, giú in
Grecia o dovunque fosse stato, la filosofia comprendeva ogni
campo del sapere: medicina, astronomia, legge, fisica,
estetica e cosí via. Ben poco di ciò che un cervello umano
produceva non era considerato una branca della filosofia ma
gradualmente, col passare dei secoli, ciascuna delle varie
aree del sapere si era allontanata dal corpo centrale per
mettersi in proprio. Allo stesso modo, amava argomentare
Jerry - e infatti lo stava facendo anche ora, - un tempo la
Gran Bretagna aveva colorato di rosa imperiale il planisfero
da un polo all'altro. Con l'andar dei secoli, quei
possedimenti si erano allontanati dal centro affermandosi
come stati sovrani. Niente da dire. E cosí, adesso che ci
rimaneva? Una cosa chiamata Regno Unito, che a essere
onesti e affrontare i fatti, non si dimostrava all'altezza
del proprio aggettivo. I vari membri del Regno non erano
piú uniti di quanto possano dirsi dei coinquilini che
paghino la pigione a uno stesso padrone di casa. E si sa
che nulla vieta a un locatario di diventare padrone di casa.
La filosofia non smise di occuparsi del tema chiave della
vita, soltanto perché astronomia e consimili avevano messo
su casa altrove. Assolutamente no. Si potrebbe addirittura
sostenere che riuscí a concentrarsi meglio sulle proprie
istanze fondamentali. E allora, come pensare che
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