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| << | < | > | >> |Indice
Prefazione XIII
PARTE PRIMA
La divulgazione scientifica 1
l. Che cosa sai della scienza? 7
2. L'immagine del mondo 13
3. Fra due culture 21
PARTE SECONDA
La vita nell'Universo 25
4. Principi antropici in cosmologia 33
5. Dimensionare l'Universo 51
6. Esistono leggi della fisica? 69
7. Chiamate a lunga distanza 77
8. La verità è nella scelta 83
PARTE TERZA
Teorie del tutto, gravità inclusa 87
9. Teorie del tutto 93
10. I limiti della scienza 109
11. Della massima gravità 125
12. Mettere tutto insieme 129
PARTE QUARTA
Matematica 137
13. Perché l'Universo è matematico? 143
14. È tutto un pi greco platonico nel cielo 165
15. La cultura deL contare 169
16. Perché il voto razionale è destinato
al fallimento 175
PARTE QUINTA
Semplicità e complessità 179
17. Complessità 185
18. Dove sono le cose selvagge 191
19. Strutture che emergono da un mondo
complesso 197
20. Caso e determínismo 201
21. Nel complesso tempo mite e bello;
venti variabili 211
22. Perché il mondo è comprensibile? 215
PARTE SESTA
Estetica 229
23. La sopravvivenza del più "artistico" 235
24. Disposizioni musicali e rumori
piacevoli 241
25. Le stelle nei loro occhi antichi 249
PARTE SETTTIMA
Il tempo 255
26. Il tempo cosmologico 261
27. L'Universo non ha avuto inizio alcuno
nel tempo 285
28. Frecce e qualche buccia di banana 291
PARTE OTTAVA
La realtà dei quanti 297
29. Nel migliore di tutti i mondi possibili 303
30. Il grande danese 315
31. Concetti complementari 325
32. Molto rumore per nulla 329
PARTE NONA
Religione e scienza 335
33. Dubitare dei castelli in aria 343
34. Immortale, invisibile... ma c'è
veramente? 353
35. Accettare la scommessa di Pascal 359
36. Trarre qualcosa dal nulla 365
PARTE DECIMA
Cosmologia 371
37. Un'esplosione nel tempo e nello spazio 379
38. Quello che ha visto COBE 389
39. L'Universo è aperto o chiuso? 395
40. L'origine dell'Universo 405
41. Gigantomachia 423
42. Vennero dallo spazio interno 429
Fonti 437
Indice analitico 439
| << | < | > | >> |Pagina 13[...] La spiegazione scientifica ha assunto, nel tempo, la forma della spiegazione matematica. Gli scienziati sociali e altri "consumatori" di matematica sono felici di considerarla un utile strumento inventato dagli esseri umani. Ma per il fisico di base la matematica è qualcosa che, al tempo stesso, è più stringente. Più ci si allontana dall'esperienza quotidiana e dal mondo locale, una corretta comprensione del quale costituisce un prerequisito per la nostra evoluzione e per la nostra sopravvivenza, più la matematica funziona in maniera impressionante. Nello spazio interno delle particelle elementari o nello spazio esterno dell'astronomia le predizioni dei matematici sono precise quasi più di quanto sia ragionevole aspettarsi. Se si scompone la materia in parti, e si sonda fino alla radice quello che queste parti "sono", allora in ultimo non potremo dire nulla più che esse sono matematica: sono relazioni. Non solo: non è soltanto la quantità di matematica che è impressionante, ma la sua qualità. Il tipo di matematica che si trova alla base della teoria generale della relatività o della fisica delle particelle elementari è profondo e difficile, ben lontano dall'idea che l'uomo comune ha della matematica, ovvero come una specie di metodo per contare ad alto livello. Tutto questo ha persuaso molti fisici che l'idea che la matematica sia semplicemente una creazione culturale costituisca una spiegazione sfortunatamente inadeguata della sua esistenza e della sua efficacia nel descrivere il mondo. Se la matematica è scoperta, anziché invenzione - se davvero pi greco è scritto nei cieli - allora possiamo dire qualcosa di più sulla struttura analogica del mondo. Infatti, quando constatiamo l'incessante raffinamento della nostra immagme della Natura grazie allo sviluppo di teorie matematiche sempre più astratte dei suoi processi, allora, asintoticamente, stiamo imparando qualcosa della matematica. Se la matematica non è altro che un ulteriore idioma che coglie alcuni, ma non tutti, gli aspetti del mondo, allora non è altro che un'ulteríore analogia che in fin dei conti fallisce. Invece, se il mondo è matematico al livello più profondo, allora la matematica è l'analogia che non fallisce mai. | << | < | > | >> |Pagina 33
L'Universo: un congegno escogitato
per l'eterna meraviglia degli astronomi.
Arthur C. Clarke
Dove c'è "vita"? La vita è una manifestazione dell'acquisizione di un particolare livello di complessità organizzata in un sistema fisico. Non si tratta solo di questo, ma così dicendo si identificano alcune delle condizioni necessarie per la sua evoluzione e il suo mantenimento. La nostra conoscenza degli esseri viventi è limitata a quelli che possiamo trovare all'interno della biosfera terrestre. Nonostante l'influenza potente, e non sempre positiva, di questi organismi terrestri sul carattere e sull'evoluzione della superficie e dell'atmosfera del nostro pianeta, essi sono poco più di un'aggiunta superficiale alla costituzione della Terra. Da un punto di vista quantitativo, la situazione può essere riassunta come segue, con le masse delle diverse varietà di materiale vivente date, per comodità, in petagrammi (Pg), ricordando che 1 Pg = 10^15 grammi, che è circa la massa di una grande montagna. La massa totale del materiale organico di terraferma (animah e piante terrestri, in particolare alberi) presente sulla superficie del Globo equivale a 1841 Pg, ovvero soltanto a 10^-9 della massa della Terra. La biosfera marina contribuisce con una massa di 4 Pg. Del totale, 1791 Pg (97,3%) sono costituiti da vita vegetale, mentre 50 Pg (2,7%) da vita animale, 30 Pg dei quali sono insetti. Ci sono più di 350.000 specie vegetali e più di 1.200.000 specie animali, delle quali più di 800.000 sono insetti; ci sono inoltre più di 100.000 specie di microorganismí. Se guardiamo oltre tutto questo, possiamo collocare la biosfera terrestre in un contesto cosmico in termini delle sue dimensíoni e della sua massa. La Figura 4.1 mostra tutte le strutture più significative rintracciatili nell'Universo, dal mondo subatomico ai grandi ammassi di galassie, e l'estensione della parte visibile dell'Universo - ovvero, la distanza percorsa dalla luce a partire dal momento in cui l'Universo ha iniziato a espandersi 15x10^9 anni fa. Viene indicata la regione del diagramma dimensione-massa all'interno della quale si trovano forme di vita. Possiamo osservare che è limitata a dimensioni e a masse relativamente piccole. Gli esempi di complessità organizzata al di fuori di questo riquadro hanno una natura dinamica: la complessità, in altre parole, risiede nei loro movimenti, non nella loro struttura. In misura notevole, questo fatto non deve stupirci: le dimensioni sono un fattore importante, determinante nell'evoluzione e nella sussistenza degli esseri viventi. Galdeo fu il primo a dar prova di una chiara compren- sione del fatto che se le strutture crescono in volume, in modo proporzionale a R^3, dove R è una dimensione caratteristica, la loro forza cresce solo come R^2, poiché esse si spezzano lungo aree di sezione trasversale. [...] Prima di abbandonare tali illustrazioni degli esseri viventi e del loro posto nell'universo delle possibilità, occorrerebbe ripetere che le strutture più interessanti nella Figura 4.2 non sono ciò che sono soltanto grazie ai loro costituenti. Inoltre, esse presentano una certa quantità di proprietà caratteristiche, tra cui auto-organizzazione, retroazione [feedback] non lineare e teleonomia locale. Esse mostrano questa complessità strutturale a causa del modo in cui sono organizzati i loro costituentí. Tale complessità organizzata fa sì che siano qualcosa di più della semplice somma delle loro parti. Ciò significa, inoltre, che una filosofia del riduzionismo incontra severi limiti. Non possiamo comprendere un computer o un uccello conoscendo semplicemente di che cosa è fatto; abbiamo bisogno di conoscere in che modo i suoi componenti sono collegati insieme. La conoscenza delle leggi ultime della Natura non è di grande aiuto in questo caso, dal momento che le strutture complesse sono esiti delle leggi della Natura che non possiedono le medesime simmetrie delle leggi stesse. Nei risultati, le simmetrie soggiacenti vengono rotte. Ecco perché un mondo governato da leggi semplici può essere così complicato, e perché la conoscenza delle leggi della fisica costituisce una condizione necessaria ma non sufficiente per comprendere la struttura dell'Universo intorno a noi. | << | < | > | >> |Pagina 69Davies introduce il lettore a una serie di casi cosmici accidentali, e alla reazione a essi nota come "principio antropico". Il fatto piacevole che così tanti aspetti cruciali dell'Universo vengano modellati da proprietà (apparentemente) immutabili - le cosiddette costanti della Natura - pone, di fatto, il problema. In molti casi si è scoperto che le combinazioni adimensionali delle varie costanti della Natura, completamente indipendenti l'una dall'altra, danno numeri puri con valori virtualmente uguali e straordinariamente elevati. Non esiste alcuna spiegazione di queste coincidenze. Un esempio classico è la più o meno perfetta uguaglianza del rapporto delle forze elettriche e di quelle gravitazionali fra due protoni, e la radice quadrata del numero di atomi dell'Universo osservabile: entrambi questi numeri sono circa pari a 10 seguito da trentanove zeri! Nei primi anni Sessanta, Robert Dicke aveva già sottolineato come queste coincidenze svolgessero un importante ruolo "umanitario". Se esse non esistessero, non esisteremmo nemmeno noi! Esse codificano certe proprietà dell'Universo - come le sue grandi dimensioni, la sua elevata età, l'assenza di antimatería, e così via - che sono prerequisiti necessari per l'evoluzione e per la continuazione della vita così come noi la concepiamo. Se i valori delle costanti naturali fossero diversi da quelli che osserviamo, l'Universo sarebbe davvero inimmaginabilmente differente, non foss'altro per il fatto che osservatori come noi non potrebbero esistere. Di tutti i possibili universi che possiamo concepire, quasi tutti non sarebbero in grado di far evolvere e di mantenere la vita basata sugli atomi. Paradossalmente, l'unicità del nostro Universo è impressa con grande forza su di noi dal fatto che possiamo, nella nostra ignoranza, pensare a così tante alternative plausibili. Il principio antropico è un'etichetta per il fatto, di cui abbiamo preso consapevolezza, che l'Universo consente alla vita di esistere per una serie di coincidenze inspiegate (o "accidenti"), relative alla grandezza delle costanti che lo definiscono. Davies fornisce un sunto delle varie interpretazioni che gli scienziati offrono di questi "accidenti". Alcuni hanno provato a invertire il filo logico e a sostenere che l'occorrenza, insieme, di così tanti accidenti indipendenti fornisce una prova circostanziale della bizzarra conclusione secondo cui gli osservatori sarebbero, in qualche senso, necessari perché l'Universo esista. | << | < | > | >> |Pagina 87
Cose molto pericolose, le teorie.
Dorothy Sayers, Bellona Club
La svolta più sensazionale che si è prodotta nella scienza di base dopo il 1980 è costituita dall'apertura di un serio dibattito sul concetto di "Teoria del Tutto". Il suo impatto è stato ancora maggiore sia per l'improvvisa comparsa, sia per l'enorme quantità di cose che si prospettavano. Einstein aveva speso gli ultimi vent'anni di vita alla ricerca di un'elusiva "teoria del campo unificato" che sperava potesse unificare le leggi della gravità e quelle dell'elettromagnetismo. Ma tale ricerca non ebbe esito. C'erano altre interazioni che dovevano essere prese in considerazione nel quadro dell'unificazione, interazioni di cui si conosceva troppo poco ai tempi di Einstein. Imparando dal fallimento di questo programma, i fisici sono diventati più cauti nello scegliersi i propri obiettivi. Tutti i discorsi relativi a teorie unificate evocavano quadri tipo il fallito programma di Einstein, e consegnavano con ogni probabilità i loro autori al dimenticatoio. Le cose, però, cambiarono improvvisamente, e in una ben precisa |
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