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| << | < | > | >> |Indice
XI Introduzione
XIX Ringraziamenti
Lezioni di enigmistica
3 Parte prima
Le operazioni fondamentali dell'enigmista
5 I. Combinare
5 Incominciare
6 Sconnettere
7 Ripetere
8 Annodare
9 Plasmare
9 Rovesciare
10 Sviluppare
11 Incrociare
11 Sezionare
12 Combinare
14 II. Leggere
14 Compitare
15 Completare
16 Ricostruire
16 Capire
17 Interpretare
17 Equivocare
19 Deragliare
19 Sdoppiare
20 Allargare
21 Contrarre
22 III.Comporre
22 Nascondere
23 Definire
24 Descrivere
24 Distrarre
24 Uniformare
25 Limare
25 Rinunciare
26 IV. Risolvere
26 Incastrare
27 Fiutare
27 Almanaccare
29 Consultare
32 Immaginare
33 Rinunciare?
35 Parte seconda
Giochi enigmistici
37 I. Indovina indovinello
38 L'indovinello
Giocare agli indovinelli. Partire dalla
fine. Vari tipi di indovinello.
Analogia. Contrasti. Una cosa sembra
un'altra. Il kenning, il conundrum e
altri mostri.
48 L'enigma
In cattedra. Sulla strada per Tebe. La
sfida. L'uomo. Gli ingredienti dell'
enigma e dell'indovinello tradizionali.
Risolvere un enigma o un indovinello.
Indovinare.
53 L'indovinello enigmistico
Come si presenta l'indovinello
enigmistico. Come si risolve un
indovinello enigmistico. Fan. Come
costruire un indovinello.
65 L'enigma nell'enigmistica contemporanea
Per fare un enigma. Indovinello o
enigma? Difetti dell'enigma e dell'
indovinello.
75 II. Pezzi di parola
75 La sciarada
Giudizio morale. Per fare una sciarada.
Sciarada, frase doppia, rebus. Le parole
che si trasformano. Digressione sull'
equipollenza. Riepilogo: i meccanismi
della sciarada.
84 Il testo della sciarada (consigli per i
solutori)
Lo svolgimento a parti convenzionali. Lo
svolgimento a diagrammi. Lo svolgimento
a enigmi collegati. Per l'autore di
giochi a enigmi collegati. Usi dei tre
modi di svolgimento.
96 Le frasi doppie
97 Riepilogo
98 Appendice 1. Perché la sciarada è un gioco
fondamentale?
Storia. Mitologia. Infanzia, sogno,
gioco.
103 Appendice 2. La nascita dell'enigmistica:
il manuale di Tolosani e di Rastrelli
107 Appendice 3. Professione sciaradista
110 III. Il caso della cosa nel caos
111 L'anagramma
112 Anagrammi non enigmistici
113 L'anagramma in enigmistica
L'anagramma fra parole singole. Dalla
parola alla frase. Da una parola a due
parole. L'attinenza. Dalla frase a
un'altra frase. Da una frase a due (o
piú) parole. Altri anagrammi. A senso
continuativo.
122 Come si fa un anagramma
Anagramma semplice. Da una parola a una
frase. Da una parola (o piú) a due
parole (o piú). Le armi dell'
anagrammista.
131 Modi di svolgimento dell'anagramma
133 IV. Da destra verso sinistra
134 Letture rovesciate
Casi notevoli.
136 Bifronte e palindromo
Parole. Frasi.
140 Letture rovesciate in enigmistica
Palindromi enigmistici. I palindromi in
versi. Palindromi crittografici.
Bifronti enigmistici. La sillaba.
Antipodi. Antipodi crittografici.
Cambio d'antipodo. Riassumendo. Una
nuova frontiera per i palindromí?
151 Gente da palindromo
I palindromi fuori dall'enigmistica.
Giuseppe Varaldo (Beppe). Georges Perec
e i testi palindromici. Anacleto
Bendazzi e i poemi palindromici. Douglas
Hofstadter e gli ambigrammi. Primo Levi
e il palindromo narrativo.
159 V. Come si fa un cruciverba?
161 Incrociare le parole
La prima parola. Parole proibite. La
seconda parola. Dalla terza parola in
poi. Schema libero o schema fisso? Le
rinunce. Le caselle nere.
L'allestimento grafico dello schema.
174 Come definire un cruciverba
La definizione. Tipi di definizione.
Generi di definizioni. FA (frequently
asked questions).
180 Appendice: repertori, pronti soccorsi,
macchinari
184 VI. Falegnameria enigmistica
185 Ingresso alla falegnameria enigmistica
186 Laboratorio di ingresso
186 Lo scarto
Lo scarto in enigmistica. Giudizio
morale. Scarti non enigmistici: i
cartelli stradali.
187 L'aggiunta e la zeppa
Aggiunta e zeppe enigmistiche. Giudizio
morale.
188 Il cambio
Il cambio in enigmistica. Giudizio
morale. Cambi non enigmistici.
191 Lo spostamento
Giudizio morale.
193 Lo scambio
Giudizio morale. Scambi non enigmistici:
la contrepèterie.
195 Nel magazzino dei falsi derivati
195 Il falso accrescitivo Giudizio morale.
196 Il falso diminutivo e il falso
vezzeggiativo
Giudizio morale. I falsi derivati di
Federico Fellini.
198 Il falso peggiorativo Giudizio morale.
199 Il cambio di genere Giudizio morale.
200 Digressione su falsi derivati vecchi e
nuovi
201 La sala dell'ebanisteria
202 L'incastro Giudizio morale.
203 La sciarada alterna Giudizio morale.
204 L'intarsio Giudizio morale.
205 La sciarada incatenata Giudizio morale.
206 Il lucchetto Giudizio morale.
207 I biscarti Giudizio morale.
208 La cerniera Giudizio morale.
209 La doppia estrazione Giudizio morale.
210 La cernita
Uscendo dalla sala dei doppi scarti.
212 Uscita della falegnameria
212 Il quadrato
214 L'enigmistica geometrica
216 VII. Leggere le figure
217 Il rebus non enigmistico
La scrittura delle cose. Rebus no
problem. Per fare un rebus. Partire
dalla frase. Costruire un rebus.
226 Il rebus enigmistico
Vignetta unitaria. I soggetti difficili
da illustrare. Posizione delle lettere.
Soggetti e lettere. Ordine di lettura
della vignetta. Soggetti in relazione.
Dettagli e neutralità. Il contrasto.
Rebus senza etichetta. Il rebus deve
essere risolvibile. Numero e posizione
delle lettere-etichetta. Lettura
alfabetica e fonetica. Altre convenzioni
sulle etichette. Lettere-etichetta
sparse. La frase risolutiva. Meglio la
cesura.
233 Il rebus stereoscopico
234 Per risolvere il rebus
Est modus in rebus?
237 VIII. Alchimia alfabetica
237 Le crittografie
238 Il monoverbo a frase
240 La crittografia mnemonica
Per fare una crittografia mnemonica: la
via passiva. Per fare una crittografia
mnemonica: la via attiva. Per risolvere
una crittografia mnemonica. Crittografie
mnemoniche di Umberto Eco.
248 Crittografie continuative
Per fare un anagramma crittografico. Il
palindromo crittografico. Altre
crittografie continuative.
251 La crittografia a frase
252 La crittografia semplice
Crittografie sinonimiche e perifrastiche.
253 La crittografia sillogistica
255 IX. I mostri preistorici
255 Logogrifo
256 Acrostico
258 Mesostico
259 Telestico
260 Metanagramma
261 Bizzarrie
263 Parte terza
Il futuro dell'enigmistica
265 I. L'enigmistica del Novecento: cosa è
stata
269 II. L'enigmistica: cosa non è stata
273 Bibliografia
275 Introduzione
275 Criteri di citazione dei giochi
enigmistici
275 Reperibilità dei testi
277 I. La biblioteca enigmistica: opere a
carattere generale
277 Riviste e altre pubblicazioni
periodiche
277 I manuali
278 Opere storiche
278 L'enigmistica vista dai non enigmisti
279 Raccolte e antologie di giochi
enigmistici
279 Repertori: «il Medameo»
280 Dizionari e altri libri di
consultazione
280 Enigmistica all'estero?
281 II. Giochi enigmistici e giochi di parole
in Italia e all'estero
281 Giochi e giochi di parole
282 Semiotica dell'enigmistica
282 Per gli insegnanti
282 Oulipo
283 Enigma e indovinello
284 Rebus
284 Anagrammi, palindromi e altri giochi
285 Cruciverba
285 L'enigmistica italiana, oggi
Edicola. Abbonamento. Premi
enigmistici. Internet. Software.
287 Appendice
289 Glossario
308 Tavola dei giochi
| << | < | > | >> |Pagina XIIntroduzioneQuando un lettore mi manda un gioco enigmistico e mi sfida a risolverlo, allora mi sento perduto. Un enigma proposto da qualcuno che non conosce l'enigmistica può essere uno scherzo, un gioco logico capziosissimo, un indovinello puerile, un bellissimo rompicapo o anche un indefinito guazzabuglio che mai si comprenderà, neppure conoscendo la soluzione. Chi propone l'enigma il piú delle volte non ne tiene conto: non pensa di essere una spaventosa Sfinge che minaccia un Edipo sin troppo umano, ma si sente come Davide che affronta Golia. L'ideale sarebbe arrendersi ancora prima che parta la sassata, ma per non passare da vigliacchi tocca provare a risolvere. Quando va molto bene l'enigma si rivela parte di un repertorio di giochi che in un modo o nell'altro sono conosciuti anche da chi non è proprio esperto. I casi tipici sono:
N: La Nona di Beethoven
IS: Le ultime lettere di Iacopo Ortis
gg GG: GiGi crescendo cambia carattere
C C C: Se mi cerchi, non ci sono
(semicerchi, non C sono)
Questi esempi appartengono a un'enigmistica irregolare, che spesso risale all'Ottocento o al primo Novecento. Un'enigmistica che io trovo molto gioiosa e arguta. Negli indovinelli che piacciono ai bambini bisogna applicare una logica diversa dalla solita, una logica libera e quasi magica in cui il sole è un personaggio che si tuffa in mare anche se non sa nuotare, il bottone sta tutto il giorno alla finestra e rientra solo quando è sera, e le ruote del carro sono quattro sorelle che giocano a rincorrersi ma non si prendono mai. I giochi che abbiamo visto sopra applicano questa logica stravagante non al mare, al sole, alla luna e agli elementi del mondo, ma alle lettere e alle parole: agli elementi del linguaggio. | << | < | > | >> |Pagina XIIIUno, due, tre.Cos'è l'enigmistica? «Il passatempo piú sano ed economico» (come dice un famoso slogan della «Settimana Enigmistica»)? La «geniale palestra dell'intelligenza», la «forza di una passione ardente e fascinatrice», lo «studio serio, disciplinato», il «continuo progresso letterario ed artistico» di cui scrive un suo appassionato a metà del Novecento? Una sciocchezza, un'arte, un hobby, una mania, un enigma? Io voto per una definizione piú analitica che ho letto su una storia dell'enigmistica: «L'arte di proporre per la soluzione, mediante accorgimenti di dissimulazione della piú varia natura, composizioni in versi, oppure frasi, parole, lettere, segni tipografici o figure». E poi ognuno ci trova dentro quel che ci trova. La prima enigmistica che viene in mente è quella dei cruciverba, dei rebus, degli strani giochi con le x e con le y pubblicati da giornali che offrono anche barzellette e buffe curiosità. Si tratta innanzitutto della «Settimana Enigmistica», che è il piú antico e il piú diffuso, e poi la «Domenica Quiz», la «Nuova Enigmistica Tascabile», e altri ancora. Il venerdí o il sabato gli edicolanti di tutta Italia mettono la pigna delle «settimane enigmistiche» sopra il piatto di plastica delle monetine: la maggior parte di quelli che comprano il quotidiano e i vari settimanali televisivi del venerdí e del sabato (due giorni importanti, per le edicole) comprano anche la rivista delle parole crociate, e la ritirano con le monetine di resto. L'espressione «settimane enigmistiche» è stata usata da Paolo Conte in una delle sue migliori canzoni, Sotto le stelle del jazz (1984): «... nel tempo fatto di attimi | e settimane enigmistiche». Questa prima forma di enigmistica è chiamata da alcuni «enigmistica popolare». «Popolare» significa appunto che tutti la conoscono, e che si rivolge al grande pubblico; ma c'è un'intenzionale sfumatura spregiativa. «Popolare» confina con «volgare»: è un'enigmistica un po' disprezzata dai cultori della seconda enigmistica, che la ritengono troppo facile, nozionistica e commerciale. Un atteggiamento in cui è presente anche una sfumatura di invidia, questa volta non intenzionale. La seconda enigmistica viene detta «classica» dai suoi appassionati, alcuni dei quali la ritengono piú una forma d'arte vera e propria che un gioco. È fatta di enigmi, crittografie e altri giochi pubblicati da riviste che circolano per abbonamento in un giro ristretto di appassionati. È un'enigmistica che si è sviluppata prima di quella «popolare», ma non di molto. La distanza non si calcola in secoli, ma in generazioni: enigmistica o enimmistica è una parola attestata ufficialmente dal 1901 ed è apparsa nell'ultimo decennio dell'Ottocento, che è anche il periodo in cui questa forma enigmistica è sbocciata. L'enigmistica popolare invece si può dire che incomincia nel 1925, con l'arrivo in Italia del cruciverba («La Settimana Enigmistica» incomincia le pubblicazioni nel 1932). Poi c'è una terza «enigmistica», che non è classica né popolare ma è «impropria», senza appartenenze e con regole molto piú elastiche. È l'enigmistica che è sempre stata praticata dall'uomo, dal primo antichissimo enigma fino al telequiz o al gioco di parole di un comico. È un cumulo disordinato di tecniche, di giochi, di forme, mistiche e poetiche, di bizzarrie, una piccola galassia di asteroidi che vorticano nel cielo del linguaggio. In questo disordine ci sono due linee di tendenza da tenere presenti. La prima riguarda la forma elementare, semplicissima e cruciale di rapporto umano: la domanda e la risposta. Da «Dov'è tuo fratello Abele?» fino a «Chi ha incastrato Roger Rabbit?» e oltre, l'alternarsi di domande e risposte nasconde tranelli e trappole su cui l'uomo ha sempre giocato.
La seconda linea di tendenza riguarda ancor piú
direttamente le basi del linguaggio. Ventisei lettere
bastano a nominare il mondo, e questo potere è affidato alla
loro combinazione, che produce però anche permutazioni
prodigiose, incontri, incroci e ritorni di suoni, arguzie e
suggestioni.
Questo libro. In questo libro vorrei spiegare il funzionamento dei giochi dell'enigmistica numero uno e dell'enigmistica numero due, ma vorrei anche ricordarmi che senza l'enigmistica numero tre questi giochi non avrebbero, almeno per me, alcun fascino. E per questo motivo che ancor prima di passare in rassegna i giochi enigmistici fondamentali uno per uno ho pensato che fosse utile chiarire quali qiano «le operazioni fondamentali dell'enigmista», quelle che stanno alle regole formali dei giochi come il tirare un calcio a una palla sta al Regolamento del Giuoco del Calcio. Nella seconda parte presento i giochi enigmistici, che hanno preso la loro forma attuale nell'Ottocento e nel Novecento e sono giunti fino a noi. | << | < | > | >> |Pagina 5I. CombinareIncominciare. Non è vero che per incominciare a giocare occorra conoscere le regole. Il gioco non è un tram, con rotaie e trolley, biglietti e controllori, fermate per salire e scendere. Il gioco è una bicicletta, su cui si parte sbilenchi, non sempre si riesce a evitare di cadere, di prosegue sbandando di qua e di là e solo continuando a pedalare si otterrà, prima o poi, un moto soddisfacentemente rettilineo. Anche senza conoscere il regolamento del Giro d'Italia si può incominciare ad andare. Una bambina di quattro anni un giorno parlava di fiori: «Non c'è solo la margherita, c'è anche sua sorella, la tremariga». Se fosse stata la figlia di un enigmista magari il babbo le avrebbe detto: «Brava, hai fatto un anagramma quasi giusto». Infatti a tremariga manca la H di margherita. Ma una bambina che non sa scrivere non sa neppure cosa sia l'anagramma. Si limita a usare i suoni che sente con l'orecchio e il suono della G resta duro. Quindi l'anagramma è involontario ed è giusto: solo che è un anagramma di suoni e non di lettere, perché dell'acca a una bambina non importa giutappunto un acca, e probabilmente non conoscerà mai la regola enigmistica dell'anagramma. I bambini trattano le parole come fossero cose, la margherita è una cosa con il suo nome e con la sua figura, le vocali sono i colori, le consonanti sono i contorni. Modificando il nome si modifica anche la cosa, il gioco è questo. Una bambina di sei anni ha scritto sul suo quaderno le lettere della parola otto. Quando ha finito ha detto: «Ehi, otto è una parola che resta uguale anche se la leggo al contrario!» Non conosceva i palindromi, e con ogni probabilità non conoscerà mai la regola per distinguere un palindromo da un bifronte (cosí come non la conoscono fuori dall'Italia, e in Italia la conoscono solo pochi enigmisti accademici). Una mia amica a vent'anni si era innamorata di un tizio a nome Giacomino Romita: era uno speriamo simpatico poco di buono, e le dava dei dispiaceri. In un giorno di noia, lei prese un foglio di carta, ci scrisse il nome dell'amato, e incominciò a mescolare le lettere. Usando tutte le lettere di Giacomino Romita (o meglio del vero nome, che ho mascherato) uscí una definizione che si adattava perfettamente al tipo: Mio amico ingrato. A quell'amica dissi io che aveva fatto un anagramma, ma non mi sembrò molto interessata al nome e alla definizione del suo gioco. Era contenta cosí. Trasformare una margherita in una tremariga, il nome dell'amato in una frase amara... sono cose che si fanno senza chiedersi perché. È il modo che le parole hanno per giocare con noi. La locuzione gioco di parole non significa «gioco fatto di parole, fatto con le parole» bensí «gioco che le parole fanno con (si fanno di) noi». Detto altrimenti, le parole del gioco di parole non sono come le carte del gioco di carte (complemento di mezzo o di materia), ma come i bimbi del gioco di bimbi (complemento di specificazione). Non come la mano, ma come il villano del proverbio. | << | < | > | >> |Pagina 14II. LeggereCompitare. Durante il suo soggiorno obbligato in un campo di raccolta in Polonia, una delle prime tappe dell'odissea del suo dopo-Auschwitz, Primo Levi incontra «il Ferrari». Con l'articolo, perché è un milanese e i nomi propri milanesi vogliono l'articolo (l'Adalgisa, non Adalgisa). Il Ferrari è un ladruncolo pigrissimo e infestato dai pidocchi. Sta tutto il tempo in branda a leggere libri in tutte le lingue, tranne il russo «perché non lo capisco bene». In realtà non capisce neanche le altre:
Ma «leggeva» ugualmente ogni libro, dal
primo rigo all'ultimo, identificando con
soddisfazione le singole lettere,
pronunciandole a fior di labbra, e ricostruendo
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Scheda con 23868 bytes di citazioni. Scheda parziale. Pubblicazione completa in attesa di autorizzazione dell'editore. | << | < | |