Copertina
Autore Stefano Bartezzaghi
Titolo Lezioni di enigmistica
EdizioneEinaudi, Torino, 2001, Grandi Tascabili 868 , pag. 314, dim. 135x207x22 mm , Isbn 88-06-14316-6
LettoreRenato di Stefano, 2001
Classe giochi
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Indice


 XI Introduzione
XIX Ringraziamenti


    Lezioni di enigmistica

3   Parte prima

    Le operazioni fondamentali dell'enigmista

  5 I.  Combinare
  5     Incominciare
  6     Sconnettere
  7     Ripetere
  8     Annodare
  9     Plasmare
  9     Rovesciare
 10     Sviluppare
 11     Incrociare
 11     Sezionare
 12     Combinare
 14 II. Leggere
 14     Compitare
 15     Completare
 16     Ricostruire
 16     Capire
 17     Interpretare
 17     Equivocare
 19     Deragliare
 19     Sdoppiare
 20     Allargare
 21     Contrarre
 22 III.Comporre
 22     Nascondere
 23     Definire
 24     Descrivere
 24     Distrarre
 24     Uniformare
 25     Limare
 25     Rinunciare
 26 IV. Risolvere
 26     Incastrare
 27     Fiutare
 27     Almanaccare
 29     Consultare
 32     Immaginare
 33     Rinunciare?


 35 Parte seconda

    Giochi enigmistici



 37 I.  Indovina indovinello

 38 L'indovinello
      Giocare agli indovinelli.  Partire dalla
      fine.  Vari tipi di indovinello.
      Analogia.  Contrasti.  Una cosa sembra
      un'altra.  Il kenning, il conundrum e
      altri mostri.
 48 L'enigma
      In cattedra.  Sulla strada per Tebe.  La
      sfida.  L'uomo.  Gli ingredienti dell'
      enigma e dell'indovinello tradizionali.
      Risolvere un enigma o un indovinello.
      Indovinare.
 53 L'indovinello enigmistico
      Come si presenta l'indovinello
      enigmistico.  Come si risolve un
      indovinello enigmistico.  Fan.  Come
      costruire un indovinello.
 65 L'enigma nell'enigmistica contemporanea
      Per fare un enigma.  Indovinello o
      enigma?  Difetti dell'enigma e dell'
      indovinello.


 75 II.  Pezzi di parola

 75 La sciarada
      Giudizio morale.  Per fare una sciarada.
      Sciarada, frase doppia, rebus.  Le parole
      che si trasformano.  Digressione sull'
      equipollenza.  Riepilogo: i meccanismi
      della sciarada.
 84 Il testo della sciarada (consigli per i
      solutori)
      Lo svolgimento a parti convenzionali.  Lo
      svolgimento a diagrammi.  Lo svolgimento
      a enigmi collegati.  Per l'autore di
      giochi a enigmi collegati.  Usi dei tre
      modi di svolgimento.
 96 Le frasi doppie
 97 Riepilogo
 98 Appendice 1. Perché la sciarada è un gioco
      fondamentale?
      Storia.  Mitologia.  Infanzia, sogno,
      gioco.
103 Appendice 2. La nascita dell'enigmistica:
      il manuale di Tolosani e di Rastrelli
107 Appendice 3. Professione sciaradista


110 III.  Il caso della cosa nel caos

111 L'anagramma
112 Anagrammi non enigmistici
113 L'anagramma in enigmistica
      L'anagramma fra parole singole.  Dalla
      parola alla frase.  Da una parola a due
      parole.  L'attinenza.  Dalla frase a
      un'altra frase.  Da una frase a due (o
      piú) parole.  Altri anagrammi.  A senso
      continuativo.
122 Come si fa un anagramma
      Anagramma semplice.  Da una parola a una
      frase.  Da una parola (o piú) a due
      parole (o piú).  Le armi dell'
      anagrammista.
131 Modi di svolgimento dell'anagramma


133 IV.  Da destra verso sinistra

134 Letture rovesciate
      Casi notevoli.
136 Bifronte e palindromo
      Parole.  Frasi.
140 Letture rovesciate in enigmistica
      Palindromi enigmistici.  I palindromi in
      versi.  Palindromi crittografici.
      Bifronti enigmistici.  La sillaba.
      Antipodi.  Antipodi crittografici.
      Cambio d'antipodo.  Riassumendo.  Una
      nuova frontiera per i palindromí?
151 Gente da palindromo
      I palindromi fuori dall'enigmistica.
      Giuseppe Varaldo (Beppe).  Georges Perec
      e i testi palindromici.  Anacleto
      Bendazzi e i poemi palindromici.  Douglas
      Hofstadter e gli ambigrammi.  Primo Levi
      e il palindromo narrativo.


159 V.  Come si fa un cruciverba?

161 Incrociare le parole
      La prima parola.  Parole proibite.  La
      seconda parola.  Dalla terza parola in
      poi.  Schema libero o schema fisso?  Le
      rinunce.  Le caselle nere.
      L'allestimento grafico dello schema.
174 Come definire un cruciverba
      La definizione.  Tipi di definizione.
      Generi di definizioni.  FA  (frequently
      asked questions).
180 Appendice: repertori, pronti soccorsi,
      macchinari


184 VI.  Falegnameria enigmistica

185 Ingresso alla falegnameria enigmistica
186 Laboratorio di ingresso
186 Lo scarto
      Lo scarto in enigmistica.  Giudizio
      morale.  Scarti non enigmistici: i
      cartelli stradali.
187 L'aggiunta e la zeppa
      Aggiunta e zeppe enigmistiche.  Giudizio
      morale.
188 Il cambio
      Il cambio in enigmistica.  Giudizio
      morale.  Cambi non enigmistici.
191 Lo spostamento
      Giudizio morale.
193 Lo scambio
      Giudizio morale.  Scambi non enigmistici:
      la contrepèterie.
195 Nel magazzino dei falsi derivati
195 Il falso accrescitivo  Giudizio morale.
196 Il falso diminutivo e il falso
      vezzeggiativo
      Giudizio morale.  I falsi derivati di
      Federico Fellini.
198 Il falso peggiorativo  Giudizio morale.
199 Il cambio di genere  Giudizio morale.
200 Digressione su falsi derivati vecchi e
      nuovi
201 La sala dell'ebanisteria
202 L'incastro  Giudizio morale.
203 La sciarada alterna  Giudizio morale.
204 L'intarsio  Giudizio morale.
205 La sciarada incatenata  Giudizio morale.
206 Il lucchetto  Giudizio morale.
207 I biscarti  Giudizio morale.
208 La cerniera  Giudizio morale.
209 La doppia estrazione  Giudizio morale.
210 La cernita
      Uscendo dalla sala dei doppi scarti.
212 Uscita della falegnameria
212 Il quadrato
214 L'enigmistica geometrica


216 VII.  Leggere le figure

217 Il rebus non enigmistico
      La scrittura delle cose.  Rebus no
      problem.  Per fare un rebus.  Partire
      dalla frase.  Costruire un rebus.
226 Il rebus enigmistico
      Vignetta unitaria.  I soggetti difficili
      da illustrare.  Posizione delle lettere.
      Soggetti e lettere.  Ordine di lettura
      della vignetta.  Soggetti in relazione.
      Dettagli e neutralità.  Il contrasto.
      Rebus senza etichetta.  Il rebus deve
      essere risolvibile.  Numero e posizione
      delle lettere-etichetta.  Lettura
      alfabetica e fonetica.  Altre convenzioni
      sulle etichette.  Lettere-etichetta
      sparse.  La frase risolutiva.  Meglio la
      cesura.
233 Il rebus stereoscopico
234 Per risolvere il rebus
      Est modus in rebus?


237 VIII.  Alchimia alfabetica

237 Le crittografie
238 Il monoverbo a frase
240 La crittografia mnemonica
      Per fare una crittografia mnemonica: la
      via passiva.  Per fare una crittografia
      mnemonica: la via attiva.  Per risolvere
      una crittografia mnemonica.  Crittografie
      mnemoniche di Umberto Eco.
248 Crittografie continuative
      Per fare un anagramma crittografico.  Il
      palindromo crittografico.  Altre
      crittografie continuative.
251 La crittografia a frase
252 La crittografia semplice
      Crittografie sinonimiche e perifrastiche.
253 La crittografia sillogistica


255 IX.  I mostri preistorici

255 Logogrifo
256 Acrostico
258 Mesostico
259 Telestico
260 Metanagramma
261 Bizzarrie

263 Parte terza

    Il futuro dell'enigmistica

265 I.  L'enigmistica del Novecento: cosa è
        stata
269 II. L'enigmistica: cosa non è stata


273 Bibliografia

275     Introduzione
275     Criteri di citazione dei giochi
        enigmistici
275     Reperibilità dei testi

277 I.  La biblioteca enigmistica: opere a
        carattere generale
277     Riviste e altre pubblicazioni
        periodiche
277     I manuali
278     Opere storiche
278     L'enigmistica vista dai non enigmisti
279     Raccolte e antologie di giochi
        enigmistici
279     Repertori: «il Medameo»
280     Dizionari e altri libri di
        consultazione
280     Enigmistica all'estero?

281 II. Giochi enigmistici e giochi di parole
        in Italia e all'estero
281     Giochi e giochi di parole
282     Semiotica dell'enigmistica
282     Per gli insegnanti
282     Oulipo
283     Enigma e indovinello
284     Rebus
284     Anagrammi, palindromi e altri giochi
285     Cruciverba
285     L'enigmistica italiana, oggi
        Edicola.  Abbonamento.  Premi
        enigmistici.  Internet.  Software.

287 Appendice
289     Glossario
308     Tavola dei giochi

 

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Pagina XI

Introduzione


Quando un lettore mi manda un gioco enigmistico e mi sfida a risolverlo, allora mi sento perduto. Un enigma proposto da qualcuno che non conosce l'enigmistica può essere uno scherzo, un gioco logico capziosissimo, un indovinello puerile, un bellissimo rompicapo o anche un indefinito guazzabuglio che mai si comprenderà, neppure conoscendo la soluzione.

Chi propone l'enigma il piú delle volte non ne tiene conto: non pensa di essere una spaventosa Sfinge che minaccia un Edipo sin troppo umano, ma si sente come Davide che affronta Golia. L'ideale sarebbe arrendersi ancora prima che parta la sassata, ma per non passare da vigliacchi tocca provare a risolvere.

Quando va molto bene l'enigma si rivela parte di un repertorio di giochi che in un modo o nell'altro sono conosciuti anche da chi non è proprio esperto. I casi tipici sono:

    N:        La Nona di Beethoven
    IS:       Le ultime lettere di Iacopo Ortis
    gg GG:    GiGi crescendo cambia carattere
    C C C:    Se mi cerchi, non ci sono
              (semicerchi, non C sono)

Questi esempi appartengono a un'enigmistica irregolare, che spesso risale all'Ottocento o al primo Novecento. Un'enigmistica che io trovo molto gioiosa e arguta. Negli indovinelli che piacciono ai bambini bisogna applicare una logica diversa dalla solita, una logica libera e quasi magica in cui il sole è un personaggio che si tuffa in mare anche se non sa nuotare, il bottone sta tutto il giorno alla finestra e rientra solo quando è sera, e le ruote del carro sono quattro sorelle che giocano a rincorrersi ma non si prendono mai. I giochi che abbiamo visto sopra applicano questa logica stravagante non al mare, al sole, alla luna e agli elementi del mondo, ma alle lettere e alle parole: agli elementi del linguaggio.

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Pagina XIII

Uno, due, tre.

Cos'è l'enigmistica?

«Il passatempo piú sano ed economico» (come dice un famoso slogan della «Settimana Enigmistica»)?

La «geniale palestra dell'intelligenza», la «forza di una passione ardente e fascinatrice», lo «studio serio, disciplinato», il «continuo progresso letterario ed artistico» di cui scrive un suo appassionato a metà del Novecento?

Una sciocchezza, un'arte, un hobby, una mania, un enigma?

Io voto per una definizione piú analitica che ho letto su una storia dell'enigmistica: «L'arte di proporre per la soluzione, mediante accorgimenti di dissimulazione della piú varia natura, composizioni in versi, oppure frasi, parole, lettere, segni tipografici o figure».

E poi ognuno ci trova dentro quel che ci trova.

La prima enigmistica che viene in mente è quella dei cruciverba, dei rebus, degli strani giochi con le x e con le y pubblicati da giornali che offrono anche barzellette e buffe curiosità. Si tratta innanzitutto della «Settimana Enigmistica», che è il piú antico e il piú diffuso, e poi la «Domenica Quiz», la «Nuova Enigmistica Tascabile», e altri ancora. Il venerdí o il sabato gli edicolanti di tutta Italia mettono la pigna delle «settimane enigmistiche» sopra il piatto di plastica delle monetine: la maggior parte di quelli che comprano il quotidiano e i vari settimanali televisivi del venerdí e del sabato (due giorni importanti, per le edicole) comprano anche la rivista delle parole crociate, e la ritirano con le monetine di resto. L'espressione «settimane enigmistiche» è stata usata da Paolo Conte in una delle sue migliori canzoni, Sotto le stelle del jazz (1984): «... nel tempo fatto di attimi | e settimane enigmistiche».

Questa prima forma di enigmistica è chiamata da alcuni «enigmistica popolare». «Popolare» significa appunto che tutti la conoscono, e che si rivolge al grande pubblico; ma c'è un'intenzionale sfumatura spregiativa. «Popolare» confina con «volgare»: è un'enigmistica un po' disprezzata dai cultori della seconda enigmistica, che la ritengono troppo facile, nozionistica e commerciale. Un atteggiamento in cui è presente anche una sfumatura di invidia, questa volta non intenzionale.

La seconda enigmistica viene detta «classica» dai suoi appassionati, alcuni dei quali la ritengono piú una forma d'arte vera e propria che un gioco. È fatta di enigmi, crittografie e altri giochi pubblicati da riviste che circolano per abbonamento in un giro ristretto di appassionati. È un'enigmistica che si è sviluppata prima di quella «popolare», ma non di molto. La distanza non si calcola in secoli, ma in generazioni: enigmistica o enimmistica è una parola attestata ufficialmente dal 1901 ed è apparsa nell'ultimo decennio dell'Ottocento, che è anche il periodo in cui questa forma enigmistica è sbocciata. L'enigmistica popolare invece si può dire che incomincia nel 1925, con l'arrivo in Italia del cruciverba («La Settimana Enigmistica» incomincia le pubblicazioni nel 1932).

Poi c'è una terza «enigmistica», che non è classica né popolare ma è «impropria», senza appartenenze e con regole molto piú elastiche. È l'enigmistica che è sempre stata praticata dall'uomo, dal primo antichissimo enigma fino al telequiz o al gioco di parole di un comico. È un cumulo disordinato di tecniche, di giochi, di forme, mistiche e poetiche, di bizzarrie, una piccola galassia di asteroidi che vorticano nel cielo del linguaggio. In questo disordine ci sono due linee di tendenza da tenere presenti.

La prima riguarda la forma elementare, semplicissima e cruciale di rapporto umano: la domanda e la risposta. Da «Dov'è tuo fratello Abele?» fino a «Chi ha incastrato Roger Rabbit?» e oltre, l'alternarsi di domande e risposte nasconde tranelli e trappole su cui l'uomo ha sempre giocato.

La seconda linea di tendenza riguarda ancor piú direttamente le basi del linguaggio. Ventisei lettere bastano a nominare il mondo, e questo potere è affidato alla loro combinazione, che produce però anche permutazioni prodigiose, incontri, incroci e ritorni di suoni, arguzie e suggestioni.


Questo libro.

In questo libro vorrei spiegare il funzionamento dei giochi dell'enigmistica numero uno e dell'enigmistica numero due, ma vorrei anche ricordarmi che senza l'enigmistica numero tre questi giochi non avrebbero, almeno per me, alcun fascino.

E per questo motivo che ancor prima di passare in rassegna i giochi enigmistici fondamentali uno per uno ho pensato che fosse utile chiarire quali qiano «le operazioni fondamentali dell'enigmista», quelle che stanno alle regole formali dei giochi come il tirare un calcio a una palla sta al Regolamento del Giuoco del Calcio.

Nella seconda parte presento i giochi enigmistici, che hanno preso la loro forma attuale nell'Ottocento e nel Novecento e sono giunti fino a noi.

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Pagina 5

I. Combinare


Incominciare.

Non è vero che per incominciare a giocare occorra conoscere le regole. Il gioco non è un tram, con rotaie e trolley, biglietti e controllori, fermate per salire e scendere. Il gioco è una bicicletta, su cui si parte sbilenchi, non sempre si riesce a evitare di cadere, di prosegue sbandando di qua e di là e solo continuando a pedalare si otterrà, prima o poi, un moto soddisfacentemente rettilineo. Anche senza conoscere il regolamento del Giro d'Italia si può incominciare ad andare.

Una bambina di quattro anni un giorno parlava di fiori: «Non c'è solo la margherita, c'è anche sua sorella, la tremariga». Se fosse stata la figlia di un enigmista magari il babbo le avrebbe detto: «Brava, hai fatto un anagramma quasi giusto». Infatti a tremariga manca la H di margherita. Ma una bambina che non sa scrivere non sa neppure cosa sia l'anagramma. Si limita a usare i suoni che sente con l'orecchio e il suono della G resta duro. Quindi l'anagramma è involontario ed è giusto: solo che è un anagramma di suoni e non di lettere, perché dell'acca a una bambina non importa giutappunto un acca, e probabilmente non conoscerà mai la regola enigmistica dell'anagramma. I bambini trattano le parole come fossero cose, la margherita è una cosa con il suo nome e con la sua figura, le vocali sono i colori, le consonanti sono i contorni. Modificando il nome si modifica anche la cosa, il gioco è questo.

Una bambina di sei anni ha scritto sul suo quaderno le lettere della parola otto. Quando ha finito ha detto: «Ehi, otto è una parola che resta uguale anche se la leggo al contrario!» Non conosceva i palindromi, e con ogni probabilità non conoscerà mai la regola per distinguere un palindromo da un bifronte (cosí come non la conoscono fuori dall'Italia, e in Italia la conoscono solo pochi enigmisti accademici).

Una mia amica a vent'anni si era innamorata di un tizio a nome Giacomino Romita: era uno speriamo simpatico poco di buono, e le dava dei dispiaceri. In un giorno di noia, lei prese un foglio di carta, ci scrisse il nome dell'amato, e incominciò a mescolare le lettere. Usando tutte le lettere di Giacomino Romita (o meglio del vero nome, che ho mascherato) uscí una definizione che si adattava perfettamente al tipo: Mio amico ingrato. A quell'amica dissi io che aveva fatto un anagramma, ma non mi sembrò molto interessata al nome e alla definizione del suo gioco. Era contenta cosí.

Trasformare una margherita in una tremariga, il nome dell'amato in una frase amara... sono cose che si fanno senza chiedersi perché. È il modo che le parole hanno per giocare con noi. La locuzione gioco di parole non significa «gioco fatto di parole, fatto con le parole» bensí «gioco che le parole fanno con (si fanno di) noi». Detto altrimenti, le parole del gioco di parole non sono come le carte del gioco di carte (complemento di mezzo o di materia), ma come i bimbi del gioco di bimbi (complemento di specificazione). Non come la mano, ma come il villano del proverbio.

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Pagina 14

II. Leggere


Compitare.

Durante il suo soggiorno obbligato in un campo di raccolta in Polonia, una delle prime tappe dell'odissea del suo dopo-Auschwitz, Primo Levi incontra «il Ferrari». Con l'articolo, perché è un milanese e i nomi propri milanesi vogliono l'articolo (l'Adalgisa, non Adalgisa). Il Ferrari è un ladruncolo pigrissimo e infestato dai pidocchi. Sta tutto il tempo in branda a leggere libri in tutte le lingue, tranne il russo «perché non lo capisco bene». In realtà non capisce neanche le altre:

    Ma «leggeva» ugualmente ogni libro, dal
primo rigo all'ultimo, identificando con
soddisfazione le singole lettere,
pronunciandole a fior di labbra, e ricostruendo

[...]

 


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