Copertina
Autore Roland Barthes
Titolo Variazioni sulla scrittura seguite da Il piacere del testo
EdizioneEinaudi, Torino, 1999, Biblioteca 57 , Isbn 88-06-13268-7
OriginaleVariations sur l'écriture [1994], Le plaisir du texte [1973]
CuratoreCarlo Ossola
TraduttoreCarlo Ossola, Lidia Lonzi
LettoreRenato di Stefano, 1999
Classe scienze sociali , linguistica , semiotica , libri
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Indice


p. IX  Lo strumento sottile
       di Carlo Ossola
XXVII  Elenco dellle illustrazioni


       Variazioni sulla scrittura
       seguite da
       Il piacere del testo


       Variazioni sulla scrittura


   6      Riferimenti

       I. Illusioni

  10      Nascondere
  12      Ordinamento
  13      Comunicazione
  14      Controtempo
  16      Funzioni
  17      Indizio
  19      Mutazioni
  19      Orale/scritto
  22      Origine
  24      Persona
  24      Saperi
  26      Trascrizioni

      II. Sistema

  27      Alfabeti
  29      Illeggibile
  30      Invenzione
  30      Lettere
  32      Maiuscola
  32      Mapping
  33      Memoria
  34      Nastro
  35      Sistematica
  37      Tesi
  38      Tipologia

     III. Punto di mira

  40      Astronomia
  40      Economia
  42      Scrittura
  43      Macchina da scrivere
  44      Potere
  46      Prezzo
  47      Professione
  47      Firma
  48      Sociale
  49      Tachigrafia

     IV.  Diletto

  51      Copia
  52      Corpo
  55      Colore
  56      Corsività
  56      Ductus
  58      Infinito
  59      Inscrizione
  60      Lettura
  61      Legature
  62      Mano
  64      Materia
  66      Muro
  66      Protocolli
  67      Ritmo
  67      Semiografia
  68      Supporto
  69      Vettorialità
  70      Vocale

  71      Bibliografia
  72      Indice tematico

       Illustrazioni


       Il piacere del testo


  75      Affermazione
  75      Babele
  76      Balbettio
  77      Bordi
  83      Brio
  83      Scissione
  84      Comunità
  85      Corpo
  86      Commento
  87      Deriva
  88      Dire
  90      Destra
  91      Scambio
  92      Ascolto
  92      Emozione
  93      Noia
  93      Rovescio
  93      Esattezza
  94      Feticcio
  95      Guerra
  99      Immaginari
 101      Inter-testo
 102      Isotropo
 102      Lingua
 103      Lettura
 I03      Mandarinato
 104      Moderno
 108      Nichilismo
 108      Nominazione
 110      Oscurantismo
 110      Edipo
 111      Paura
 112      Frase
 114      Piacere
 115      Politico
 115      Quotidiano
 116      Ricupero
 117      Rappresentazione
 119      Resistenze
 121      Sogno
 121      Scienza
 122      Significanza
 122      Soggetto
 124      Teoria
 125      Valore
 126      Voce
 128      Indice tematico

 129   Indice sinottico

       Repertorio
 135      Biografia di Roland Bartbes
 139      Bibliografia 1942-1980
 141      Traduzioni italiane


 

 

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Pagina 3

Variazioni sulla scrittura


Il primo oggetto che ho incontrato nel mio lavoro passato è stata la scrittura; ma intendevo allora il termine in senso metaforico: era per me una varietà dello stile letterario, la sua versione in certo modo collettiva, l'insieme dei tratti di linguaggio attraverso i quali uno scrittore assume la responsabilità storica della propria forma e si collega con il suo lavoro sulla parola a una determinata ideologia del linguaggio. Oggi, vent'anni più tardi, per una sorta di risalita al corporeo, è verso l'aspetto «manuale» del termine che vorrei avviarmi, è l'impennatura [« scription »] (l'atto muscolare d'articolare scrittura, di tracciare delle lettere) che mi interessa: quel gesto con il quale la mano impugna uno strumento - punzone, calamo, penna -, l'appoggia su una superficie, vi avanza premendo o carezzando, e traccia forme regolari, ricorrenti, ritmate (non occorre dir di piú: non si parla necessariamente di «segni»). Del gesto dunque si tratterà qui, e non delle accezioni metaforiche del termine «scrittura»; e non si parlerà che della scrittura manoscritta, quella che implica il tracciato della mano.

[...]

Il corpo di questi nodi di domande non ha dunque valore dimostrativo, ma è pur tuttavia impregnato di un qualche senso: esso indica che la scrittura, storicamente, è un'attività continuamente contradditoria, articolata su una duplice istanza: per una parte è un oggetto strettamente mercantile, uno strumento di potere e di segregazione, intinto nel fondo piú crudo delle società; e dall'altra, è una pratica di godimento, legata alle profondità pulsionali del corpo e alle produzioni piú sottili, e piú felicemente riuscite dell'arte. Ecco la trama del testo scrittorio. Non ho fatto qui che disporre, dispiegare le fila. A ciascuno ora il proprio ordito.

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Pagina 6

Riferimenti.

Ecco intanto le articolazioni sommarie di una storia della scrittura: l'allinearsi cronologico di alcuni momenti di apparizione o di mutazione, senza dimenticare tuttavia che ogni cronologia essendo classificatoria (insieme selezione e ordinamento), essa comporta ab ovo un certo effetto mitologico: nello specifico (poiché si tratta del nostro sapere, quello di noi uomini del moderno Occidente) il ricorso a uno schema lineare, stemmatico, che fa «discendere» le «scritture» le une dalle altre, secondo il modulo della filiazione e dell'evoluzione.

1) Grafismi, incisioni ritmate sulle pareti di caverne preistoriche, sono attestati alla fine del Musteriano e si manifestano con abbondanza intorno a 35000 anni prima della nostra era.

2) La scrittura propriamente detta (scrittura lineare) è attestata in Mesopotamia 35000 anni a.C., vale a dire 2500 anni dopo l'apparizione dei primi villaggi nella società umana. Questa scrittura (cuneiforme), praticata dai Sumeri, poi dagli Accadi (Assiri e Babilonesi) è stata in vigore sino all'era cristiana.

3) I piú antichi monumenti della scrittura egizia (geroglifica) risalgono all'inizio del secondo millennio precedente la nostra era.

4) Nel corso di quello stesso millennio (verso il 1700 a.C.) è attestata una scrittura cinese (testi divinatori tracciati su scaglie di tartaruga).

5) Il primo alfabeto (di tipo consonantico) è fenicio (scribi di Ugarit, XIV secolo a.C.). Da quell'alfabeto discende una cospicua serie di alfabeti posteriori, tra i quali: l'aramaico (e da esso l'ebraico, il nabateo, l'arabo, il sanscrito) e il greco (e da esso l'etrusco, il latino, il cirillico).

6) L'alfabeto greco è stato attinto da quello fenicio, intorno all'VIII secolo a.C. La sua originalità consiste nell'inclusione regolare delle vocali nell'alfabeto.

7) All'altezza del IV secolo a.C., in Cina e in Grecia appaiono due fenomeni concomitanti: da una parte si assiste alla unificazione delle scritture regionali (in Cina si ha unificazione imperiale, centralizzazione politica, progresso dello Stato; in Grecia, a Atene, si ha unificazione della scrittura a partire dall'alfabeto di Mileto, detto ionico); dall'altra compare, in Cina e in Grecia, una scrittura corsiva.

8) Al volgere del I secolo d.C. appare in Cina la carta e la pergamena in Asia Minore.

9) Nel III secolo d.C. una grande rivoluzione modifica il supporto di scrittura: si passa dal rotolo di papiro (rotulus, volumen) al fascicolo di fogli (codex).

10) In Occidente, dal VI secolo, la riproduzione manoscritta dei testi è assicurata da vere e proprie officine di copisti (scriptoria).

11) Nel X secolo, le prime cifre arabe sono introdotte in Occidente (si diffonderanno nel XIII secolo e trionferanno nel XV); alla stessa epoca arriva, dalla Cina, la carta.

12) La penna (d'uccello) era apparsa nel VII secolo d.C.; l'uso del calamo (punta di canna) dispare verso il XII secolo.

13) Lo zero comincia ad essere usato nella numerazione nel XII secolo.

14) Nel XIV secolo ogni parola è tracciata senza piú levar la penna.

15) Le principali scritture latine (per l'antichità e il Medioevo) sono state le seguenti:

- "la maiuscola" (I-II secolo) dalle forme massicce;

- "la scrittura comune classica" (corsiva) (I-II secolo);

- "l'onciale" (III secolo), nella quale le linee curve predominano;

- la minuscola carolina (VIII secolo), elegante e chiara;

- "la scrittura spezzata o gotica", scrittura della Rinascita del XII secolo, scrittura delle Università, in vigore in tutta la Cristianità;

- "la scrittura umanistica", scrittura italiana del XV secolo (è una scrittura rotonda e inclinata); essa è all'origine del nostro corsivo a stampa.

16) In Cina, alla fine del VII secolo, già si provò l'impressione di caratteri su carta fine. In Europa le prime impressioni xilografiche datano del 1420 circa; l'olandese Coster fa uso di caratteri mobili, a rilievo inchiostrato. L'officina di Gutenberg entrerà in funzione a Magonza e a Strasburgo alla metà del XV secolo. I caratteri, dapprima gotici, sono romanizzati da Nicolas Jensen, stabilitosi a Venezia verso il 1470. Nel XVI secolo, verso il 1540, Claude Garamond crea i caratteri Romani dell'Università e i Greci del Re.

17) Puntuazione e accenti si affermano nel XVI secolo.

18) Nel Cinquecento, la scrittura manoscritta è lassa: rapida e personale. All'inizio del Seicento, in Francia, ad imitazione del modello della tipografia e seguendo la moda italiana (scrittura umanistica), il ductus manoscritto è regolarizzato e mira a un certo universalismo. La Compagnia dei Maestri scrivani esercita una scrittura ufficiale; Colbert accorda la sua protezione ai calligrafi [alle «belles mains»].

19) Viene creata in Francia, nel XVIII secolo, un'Accademia di scrittura, che sparirà poi, assieme alle corporazioni di artigiani, con l'avvento della Rivoluzione.

20) La penna metallica fa la sua apparizione nel XIX secolo.

21) La macchina da scrivere, inventata nel 1714, e perfezionata nel XIX secolo, è entrata nell'uso corrente dal 1875.

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Pagina 10

I.
Illusioni

Nascondere.

Ci sono dei linguisti che s'attengono con aggressività alla sola funzione comunicativa del linguaggio: il linguaggio serve appunto a comunicare. Stesso pregiudizio alligna presso gli archeologi, e gli storici della scrittura: la scrittura, ecco, serve a trasmettere. Eppure costoro sono costretti ad ammettere che, con assoluta certezza, la scrittura è sovente (o sempre?) servita a nascondere ciò che le era affidato. Se la pittografia è un sistema semplice, e particolarmente chiaro, quando poi si passa a un sistema difficile, complesso, astratto, distribuito su numerosi registri di grafismi, sovente al limite del decifrabile, l'ideogramma cuneiforme allora è davvero proprio la leggibilità che gli scribi sumeri hanno sacrificato, a vantaggio di una certa opacità grafica. La crittografia sarebbe dunque la vocazione stessa della scrittura. L'illeggibilità, lungi dall'essere lo stadio difettivo, o mostruoso, del sistema scrittorio, ne sarebbe al contrario la verità propria (l'essenza di una pratica al suo limite estremo forse, non al suo centro). Le ragioni di tale occultamento possono essere molteplici, diverse a seconda dei luoghi e delle epoche: ragioni religiose se si tratta di un rapporto iniziatico, gelosamente sottratto a ogni contatto profano, di una comunicazione con gli dei soggetta a tabú; ragioni sociali, se si tratta di assicurare alla casta degli scribi, rappresentante a sua volta di una certa classe sociale (quella al potere), la custodia di ben definiti segreti, di informazioni riservate, di speciali proprietà.

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Pagina 13

Comunicazione.

La storia della scrittura cinese è, su questo punto, esemplare: questa scrittura è stata all'inizio estetica e/o rituale (adoprandosi per rivolgersi agli dei) e in seguito funzionale (servendo a comunicare, a registrare); la funzione di comunicazione, della quale i linguisti odierni menano vanti e primati, è posteriore, derivata, secondaria. La scrittura cinese non è stata dunque all'origine un ricalco della parola, e i nostri teorici della funzione transcrittiva (quelli che vedono nella scrittura una semplice trascrizione del linguaggio) ne fanno qui le spese. No, non va da sé che la scrittura serva a comunicare; è solo per un abuso del nostro etnocentrismo che noi attribuiamo alla scrittura delle funzioni puramente pratiche di contabilità, di comunicazione, di registrazione, censurando il simbolismo che anima il segno scritto.

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Pagina 17

Indizio.

[...] Il calcolo indiziario della scrittura (la scrittura come indizio di altra cosa) è dunque propriamente ideologico, strettamente legato a un'ideologia moderna della persona e della scienza: ci sono degli studiosi che hanno sostenuto che la scrittura medievale era «pesante e spigolosa» in Germania, «stretta e acuta» in Inghilterra - tali tratti apparenti essendo facilmente riconducibili al carattere «ben noto» dei tedeschi e degli inglesi; ci sono degli educatori ben intenzionati che hanno voluto rispettare nella scrittura le tracce della «personalità». E vi è una scienza quale pretende essere la grafologia, scienza piattamente analogica: essa gioca semplicemente sulle parole: una scrittura «rilasciata» rinvia a un carattere «fiacco»; e questi giochi di parole, di una penosa leggerezza, fondano un sistema repressivo: si condanna e si arruola d'un tratto. Veramente la scrittura non è oggi che l'indizio di questo: la realtà di classe. Sono i livelli di
[...]

 


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