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| << | < | > | >> |Indice
Editoriale 6
René Char,
Il nodo nero 11
Valerio Magrelli,
Il bagno che allenta, che disfa 12
Antonio Moresco,
La bambina 13
Lucetta Frisa e Marco Ercolani,
Il dovere d'amore 29
Mircea Eliade, Il «dio legatore» e
il simbolismo dei nodi 37
Yves Delaporte, Il gioco con la cordi-
cella delle popolazioni boreali 60
Laurence Caillet-Berthier,
Nodi giapponesi 65
Herman Vahramian,
Simbolismo, cosmogonia, nodo 79
Lajos Saghy,
Il nodo ombelicale 90
A. K. Coomaraswamy, L'iconografia dei
«Nodi» di Durer e della
«Concatenazione» di Leonardo 106
Claudio Franzoni,
Leonardo si divertiva? 129
Joseph Rykwert,
Semper e il concetto di stile 136
Elio Grazioli,
Il nodo di Olympia 159
Maurizio Barberis,
Architettura segreta 166
Marco Biraghi,
Emblemata moderna 176
Corrado Bologna,
Alessandro e il Nodo di Gordio 182
Andrea Tagliapietra,
Il nodo dell'essere 217
Emmanuel Le Roy Ladurie,
Il laccio 236
A.J. Ophof,
Un Re dei ratti
(con una nota di J-M. Kantor) 248
Marco Belpoliti,
Lemmi 256
Michele Emmer,
Nodi sì, nodi no 348
Pierre Rosenstiehl,
Matematiche: i nodi prosperano 358
Michel Mendés France,
Caso, caos, nodi e spirali 366
Jean-Michel Kantor,
Nodi torici e singolarità 378
Pierre Soury,
Topologia e nodi 382
James Gleick,
Nuove scoperte matematiche per
penetrare i segreti dei nodi 391
Barry Cipra,
Dal nodo al non-nodo 395
Roberto Di Martino,
Morfologia dei nodi 405
Giuseppe Di Napoli,
Il disegno del nodo 426
Narciso Silvestrini,
I nodi del colore 442
Pierre Pachet,
Il doppio nodo del lessico 458
Maria Sebregondi,
Ambigrammi e altri modi di nodi 461
Stefano Bartezzaghi,
I nodi alle stringhe 464
Jacques Voignier, I nodi «spiritici»
dei fratelli Davenport 469
Luca Pancrazzi,
I nodi si annidano 479
Lino Gerosa,
Spoglie dolci 486
Remo Salvadori,
Ecce Homo 489
| << | < | > | >> |Pagina 12
Il bagno che allenta, che disfa,
scioglie,
ma perché sciogliersi
se io sono il nodo,
l'intreccio,
se io, nodo, sono
il fiocchetto
delle paure?
In Esercizi di Tiptologia, Arnoldo Mondadori, Milano 1992. | << | < | > | >> |Pagina 13La bambina era seduta già da mezz'ora sul vasino. Lui, che stava in un'altra stanza, ogni tanto si alzava per dare un'occhiata, colpito dal silenzio assoluto che regnava. La bambina era completamente assorta. Attorno a sé aveva radunato una grande moltitudine di animaletti di plastica, li aveva messi tutti in piedi e li spostava sussurrando loro qualcosa. Si muoveva nella stanza senza alzarsi mai da sedere, spingendosi con i piedi e facendo scivolare il vasino sul pavimento per essere in grado di effettuare spostamenti in ogni punto del grande branco dove poteva capitare che la gallina fosse più alta dell'elefante e che il cinghiale fosse più piccolo del granchio. In mezzo agli animaletti c'erano anche i pezzi sparsi di una costruzione a incastri e lettere dell'alfabeto, di plastica e calamitate, che in piedi erano più alte persino del dinosauro. Il tempo passava e la bambina pareva sempre più assorta. Aveva iniziato a colorare con un pennarello alcuni maccheroncini, che stavano anche loro in mezzo al branco. Intanto ripeteva sottovoce: «Tu mi hai salvato la vita! Tu mi hai salvato la vita!» Poi, spostandosi nel solito modo attraverso la stanza, si era procurata un barattolo di colla e aveva cominciato a incollare i maccheroncini colorati su un foglio di carta, a intervalli regolari, ripetendo due o tre volte con durezza: «Ti ucciderò!». Sopra un mobile, ai piedi del letto, spuntavano da un minuscolo recipiente i lunghissimi germogli delle lenticchie che la bambina aveva piantato tempo prima in un batuffolo di cotone e che ormai si piegavano a causa del peso e cadevano giù sollevando le piccole radici incuneate come vene di ovatta. Passò ancora del tempo. D'un tratto lui senti gridare: «Ho finito!» La bambina era in piedi e guardava dentro il vasino. «Oggi che cos'è?» Lui guardò attentamente. «Secondo me è la coda di un drago!» «Sbagliato! E'la lettera S!» | << | < | > | >> |Pagina 37IL SOVRANO TERRIBILE E' noto il ruolo che Dumézil assegna al Sovrano Terribile delle mitologie indo-europee: da un lato, nell'ambito stesso della funzione della sovranità, egli si contrappone al Sovrano Giurista (Varuna si contrappone a Mitra, Jupiter a Fides); d'altro lato, paragonato agli dèi guerrieri che combattono sempre con mezzi militari, il Sovrano Terribile ha in certo qual modo il monopolio di un'altra arma, la magia. «Non esistono. quindi miti sui combattimenti a riguardo di Varuna, che pure è il più invincibile degli dèi. La sua grande arma è la sua "mâyâ d'Asura", la sua magia di sovrano, creatrice di forme e di illusioni, la quale gli consente anche di amministrare, di equilibrare il mondo. Quest'arma si precisa dei resto il più delle volte in forma di laccio, di nodo, di vincoli (pâçâh), materiali o figurati. Il dio guerriero, invece, è Indra, dio combattente, dio che manipola il fulmine, eroe di innumerevoli duelli, di rischi affrontati, di vittorie contrastate». La stessa contrapposizione si rileva in Grecia: mentre Zeus combatte e sostiene guerre difficili, «Urano non combatte, nella sua leggenda non vi è traccia di lotta, sebbene egli sia il più terribile dei re, il più difficile da detronizzare: con una presa infallibile egli immobilizza, per essere precisi "lega", incatena agli inferni i suoi eventuali rivali che pure sono vigorosi quanti altri mai». Nelle mitologie nordiche, «Odino è indubbiamente il grande capo, il leader dei guerrieri in questo mondo come nell'altro. Però né nell' Edda in prosa né nei poemi eddici egli combatte di persona... Ha tutta una serie di "doni" magici, il dono dell'ubiquità o per lo meno dello spostamento immediato, l'arte del travestimento e il dono della metamorfosi illimitata, infine e soprattutto il dono di accecare, di togliere l'udito, di paralizzare i suoi avversari e di togliere ogni efficacia alle loro armi... ». Nella tradizione romana, infine, ai procedimenti di Jupiter, il quale interviene nella battaglia in qualità di stregone onnipotente, si contrappongono i mezzi normali, puramente militari, di Marte. | << | < | > | >> |Pagina 49MAGIA DEI NODIEsaminiamo ora nel suo complesso la morfologia dei vincoli e dei nodi nella pratica della magia. I fatti più importanti si potrebbero raggruppare in due grandi rubriche: 1) i «vincoli» magici usati contro gli avversari umani (in guerra, nella stregoneria) e insieme l'operazione opposta del «taglio dei vincoli»; 2) i nodi e i vincoli benefici, mezzo di difesa contro gli animali selvaggi, contro le malattie e i sortilegi, contro i demoni e la morte. Ci accontenteremo di qualche esempio. Nella prima categoria si possono ricordare i lacci magici rivolti contro gli avversari (Atharva Veda, II, 12, 2; VI, 104; VIII, 8, 6), le corde gettate dal principe sul percorso degli eserciti nemici (Kauçîtaki Samhitâ, XVI, 6), la corda sotterrata vicino alla casa di un nemico o ancora, nascosta nella sua barca per farla rovesciare, infine i nodi che infliggono ogni sorta di mali, sia nella magia antica che nelle superstizioni moderne. (...) Nella seconda categoria possono essere raccolti tutti gli usi che attribuiscono ai nodi e ai vincoli una funzione di guarigione, di difesa contro i demoni, di conservazione della forza magico-vitale. Già nell'antichità si legava, al fine di guarirla, la parte malata del corpo e ancora ai nostri giorni la stessa tecnica è molto diffusa nella medicina popolare. Ancor più diffuso è il costume di difendersi contro le malattie e i demoni per mezzo di nodi, di spaghi e di corde, specialmente nel momento del parto. Un po' ovunque nel mondo si portano nodi a mo' di amuleto. E' significativo l'utilizzo dei nodi e degli spaghi nel rituale nuziale per proteggere i giovani sposi, mentre proprio i nodi, com'è noto, rischiano di impedire che venga consumato il matrimonio. Questa ambivalenza, però, rientra nel numero di quelle che si osservano in tutti gli utilizzi a fini magico-religiosi dei nodi e dei vincoli. I nodi provocano la malattia e anche la tengono lontana oppure guariscono l'infermo; le reti e i nodi stregano ed anche proteggono contro la stregoneria; impediscono il parto e lo facilitano; premuniscono. Insomma, il tratto essenziale di tutti questi riti magici e magico-medici è l'orientamento che viene imposto alla forza che risiede in qualsiasi «legatura», in qualsiasi azione di «legare». Orbene, l' orientamento può essere positivo oppure negativo e questa contrapposizione, d'altronde, può essere intesa nel senso di «benefico»-«malefico» oppure in quello di «difesa»-«attacco». | << | < | > | >> |Pagina 51MAGIA E RELIGIONETutte queste credenze e tutti questi riti, certo, ci conducono nella sfera della Mentalità magica. Però, il fatto che queste pratiche popolari siano di natura magica autorizza forse a considerare il simbolismo generale del «legame» una creazione esclusiva della mentalità magica? A nostro modo di vedere, no. Anche se i riti e i simboli della «legatura» presso gli Indo-Europei comportano degli elementi ctonico-lunari e manifestano, di conseguenza, forti influssi magici - il che non è sicuro - restano da spiegare altri documenti che esprimono non soltanto un'autentica esperienza religiosa, ma altresì una concezione generale dell'uomo e dei mondo che, essa sì, è autenticamente religiosa e non magica. | << | < | > | >> |Pagina 53SIMBOLISMO DELLE «SITUAZIONI LIMITE»Svariati altri complessi simbolici caratterizzano, con formule quasi identiche, la struttura del Cosmo e la «situazione» dell'uomo nel mondo. Il termine babilonese markasu, «legame, corda», designa nella mitologia «il principio cosmico che unisce tutte le cose» ed anche «il supporto, la potenza e la legge divina che tengono insieme l'Universo». Così pure Tchouang Tsen (cap. VI) parla del tao definendolo la «catena dell'intera creazione», espressione che ricorda la terminologia cosmologica indiana. D'altra parte, il labirinto è inteso talvolta come un «nodo» il quale deve essere «snodato» e questa nozione si colloca in un insieme metafisico-rituale che contiene le idee di difficoltà, di pericolo, di morte e di iniziazione. Su un piano diverso, il piano della conoscenza e della saggezza, si incontrano espressioni simili: si parla della «liberazione» dalle illusioni (che, in India, hanno lo stesso nome della magia di Varuna, mâyâ); si cerca di «strappare» i veli dell'irrealtà, di «disfare» i «nodi» dell'esistenza, ecc. Ciò dà l'impressione che la situazione dell'uomo nel mondo, da qualsiasi punto di vista la si consideri, si esprima sempre attraverso parole chiave che contengono l'idea di «legamento», di «concatenarnento», di «attaccamento», ecc. Sul piano magico, l'uomo si serve di nodi-amuleti per difendersi contro i vincoli dei demoni e degli stregoni; sul piano religioso, si sente «legato» da Dio, preso al suo «cappio»; però anche la morte lo «lega», concretamente (il cadavere viene «legato») oppure metaforicamente (i demoni «legano» l'anima del defunto). Meglio ancora: la vita stessa è un «tessuto» (a volte un tessuto magico di proporzioni cosmiche, mâyâ), oppure un «filo» che tiene la vita di ciascuno dei mortali. Queste diverse prospettive hanno certi punti in comune: in ogni luogo il fine ultimo dell'uomo è quello di liberarsi dai «vincoli»: all'iniziazione mistica del labirinto, nel corso della quale si impara a sciogliere il nodo labirintico per mettersi in condizione di disfarlo quando l'anima lo incontrerà dopo la morte, corrisponde l'iniziazione filosofica, metafisica, il cui intento è quello di «strappare» il velo dell'ignoranza e di liberare l'anima dalle catene dell'esistenza. E' noto che il pensiero indiano è dominato da questa sete di liberazione e che la sua terminologia più caratteristica si lascia ridurre a polarità dei tipo «incatenato-liberato», «legato-slegato», «attaccato-staccato», ecc.. Le stesse formule ricorrono nella filosofia greca: nella caverna di Platone gli uomini sono trattenuti da catene che impediscono loro di muoversi e di girare la testa (Repubblica, VII, 514a s.). L'anima «dopo |
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