Copertina
Autore Michael Benedikt
Titolo Cyberspace
SottotitoloPrimi passi nella raltà virtuale
EdizioneMuzzio, Padova, 1993, Nuovo millennio
OriginaleCyberspace - First Steps [1991]
CuratoreMichael Benedikt
TraduttoreCostanza Lunardi
LettoreRenato di Stefano, 1993
Classe scienze tecniche , informatica , mass media
PrimaPagina


per l'acquisto

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice


 1  Introduzione                         1
    Michael Benedikt

 2  Il leader dell'Accademia            27
    William Gibson

 3  Vecchi rituali per un nuovo spazio:
    i Rites de Passage e il modello
    culturale di ciberspazio di
    William Gibson                      31
    David Tomas

    Dallo spazio euclideo al Ciberspazio34
    Rites de passage                    37
    Il metasociale nella società
        post-industriale                42
    Conclusione: una antropologia
        post-organica                   46

4   La mente è un arcobaleno che
        trascolora                      51
    Nicole Stenger

5   Ontologia erotica del ciberspazio   63
    Michael Heim

6   A proposito del corpo reale:
    storie di frontiera sulle
    culture virtuali                    87
    Allucquere Rosanne Stone

7   Ciberspazio: alcune proposte       127
    Michael Benedikt


 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 13 [ mezzi di comunicazione, Lanier ]

Concludendo, il secondo filone è tratto dalla storia dei mezzi di comunicazione. Io credo che il lungo percorso storico da una realtà universale, preletteraria, del fare "fisico", verso una realtà del "fare simbolico" che si basa su una educazione stratificata, letteraria, si stia richiudendo su se stesso. Con il cinema, la televisione, le tecnologie multimediali, e ora la realtà virtuale, ritorna alle origini con la promessa di un'era "post letteraria", se così si può dire; la promessa, cioè, di una "comunicazione post-simbolica", per dirla con le parole del pioniere della realtà virtuale Lanier. In questa era non saranno più necessarie descrizioni vincolate dai limiti del linguaggio né giochi semantici per comunicare punti di vista personali, eventi storici o informazioni tecniche. Prevarranno piuttosto dimostrazioni dirette - magari "virtuali" - ed esperienze interattive con il materiale "originale". Torneremo ancora "come bambini", ma questa volta con il potere di richiamare dei mondi a nostro piacimento e di imprimere rapidamente negli altri i particolari della nostra esperienza.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 18 [ architetti programmatori ]

La porta del ciberspazio è aperta, e credo che molti architetti, dotati di una mentalità scientifica ma anche poetica, vorranno varcarla. Perché il ciberspazio richiederà un costante lavoro di pianificazione e organizzazione. Le strutture che proliferanno al suo interno richiederanno progettazione, e le persone che progetteranno queste strutture saranno chiamati architetti del ciberspazio. Istruiti in informatica e programmazione (l'equivalente della "scienza delle costruzioni"), nella grafica e nel disegno astratto, istruiti anche insieme ai loro cugini architetti della realtà, gli architetti del ciberspazio progetteranno edifici elettronici complessi, funzionali, unici e belli quanto i loro corrispondenti fisici, se non di più. Sarà loro compito visualizzare ciò che è intrinsecamente non fisico e dare forme abitabili e visibili alle astrazioni, ai processi, e agli organismi di informazione più intricati della società.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 36 [ Gibson ]

Il ciberspazio gibsoniano può essere distinto in base a tre caratteristiche "euclidee" principali. In primo luogo, è concepito come un ambiente comune transnazionale di lavoro. In secondo luogo è uno spazio di trasporto finalizzato a compiere determinati carichi di lavoro - è sia uno spazio in cui si può viaggiare in tempo reale oppure per mezzo di "spostamenti incorporei e istantanei" (Gibson, 1988) che uno spazio "attraverso" il quale la memoria e l'identità umana vengono trasportate globalmente. Terzo, esso ridefinisce e ristruttura "ciò che vuol dire essere uomini" in termini tecnoeconomici attraverso la collettivizzazione del sensorio umano, trasformato in un "database" (Tomas, 1989), oppure, in termini molto più radicalmente personalizzati e perciò "individualistici", della "personalità" o dei costrutti sintetici di dati.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 53

Era ovvio fin dall'inizio che la accelerazione della potenza computazionale nello spazio della simulazione, che è anche uno spazio di percezione, ci avrebbe portati su di una soglia. La soglia della scomparsa, per Paul Virilio, della "surfusione" per Baudrillard, del sublime per Julia Kristeva: "L'oggetto sublime si dissolve nei rapimenti di una memoria senza fondo. È questa memoria che [...] trasferisce quell'oggetto nel fulgido punto dell'abbagliamento in cui io mi smarrisco (Kristeva, 1982). Era ovvio che ci sarebbe stata un'esplosione, un Big Bang del vecchio ordine basato sulla gravità, sulla storia e sul territorio. Una intera civiltà sarebbe stata sbilanciata. Senza esagerazione, il ciberspazio può essere visto come la nuova bomba, una pacifica fiammata che proietterà l'ombra del nostro io liberato dal corpo sui muri dell'eternità.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 56

... Ciberspazio, una delle più grandi sfide dell'Umanità per il secolo ventuno? Ciberspazio, ultima frontiera di tutto? Nascita di Disneyland come dolcissimo zucchero filato. Atollo di grazia tra Oriente e Occidente. Soufflé di desideri che ruota nella luce, sussurrando i nomi dei fidanzati del mondo: Laura, Beatrice, Peter Pan, John Lennon.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 69

... La nozione di Forme ideali in Platone ha il fascino di un sogno perfetto. Ma questo sogno antico è rimasto etereo, un panorama di generi e generalità, finchè l'hardware per la ricerca delle informazioni non è venuto ad aiutare la mente nella sua ricerca della conoscenza. Ora, con l'aiuto della matrice elettronica, il sogno può incorporare i più piccoli dettagli dell'esistenza. Con una infrastruttura elettronica, il sogno delle FORME perfette diventa il sogno della inFORMAzione.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 72 [ Leibniz ]

Leibniz è stato il primo a concepire un "linguaggio elettrico", un insieme di simboli, studiati per essere manipolati alla velocità del pensiero. Il suo "De arte combinatoria" (1666) delinea un linguaggio che è divenuto la base storica della logica simbolica contemporanea. Il punto di vista generale di Leibniz sul linguaggio sarebbe anche diventato la base ideologica delle telecomunicazione gestite dal computer. Moderno platonico, Leibniz ha sognato la matrice.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 73 [ Leibniz, logica ]

La logica binaria di leibniz, astratta da ogni contenuto concreto, si basa su un linguaggio artificiale lontano dalle parole, dalle lettere e dalla pronuncia dei discorsi di ogni giorno. Per questa logica, il ragionamento non è null'altro che una combinazione di segni, un calcolo. Come la matematica, i simboli leibniziani annullano la distanza tra il significante ed il significato, tra il pensiero che cerca di esprimersi e la sua espressione. Non vi è più alcun abisso tra simbolo e significato. Con il motore giusto, la logica simbolica di Leibniz - come sviluppata in seguito da Boole, Russel e Whithead e poi applicata ai circuiti elettronici da Shannon - può funzionare alla velocità del pensiero. Ad una tale velocità, lo spazio semantico percepito tra il pensiero, il linguaggio e la cosa espressa si annulla. Secoli dopo, John von Neumann avrebbe applicato una versione della logica binaria di Leibniz alla costruzione dei primi computer.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 80

La comunicazione via computer di oggi elimina l'aspetto fisico del processo di comunicazione. I computer mettono le finestre dell'anima dietro i monitor, gli auricolari, e le tute computerizzate. Anche le video conferenze sono solo una simulazione degli incontri faccia a faccia, null'altro che la rappresentazione o una parvenza di un incontro reale. Il volto vivente, non sostituibile, è la sorgente primaria di responsabilità, il legame caldo e diretto tra corpi privati. Senza incontrare gli altri fisicamente, la nostra etica viene meno. La comunicazione faccia a faccia, il legame corporeo tra la gente fa da base per una lealtà ed una cordialità a lungo termine, un senso dell'onore rispetto al quale le comunità cablate non sono ancora state messe alla prova. ... ... La faccia è l'interfaccia primaria, più basilare di ogni mediazione attraverso una macchina. Gli occhi fisici sono le finestre che stbiliscono i confini della fiducia. Senza un'esperienza diretta della faccia umana la consapevolezza etica si riduce ed al suo posto si fa strada la grossolanità.

| << |  <  |