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| << | < | > | >> |Indice11 Prologo 15 l. Il presidente non conta niente 25 2. Hacarus 29 3. Quello che c'è nel buio 34 4. Morte di un tenore 41 5. Il signore dei fulmini 49 6. Usitalia 56 7. Qualcosa di sempre più strano 67 8. La salina 73 9. Aladino in caccia 80 10. Un party agitato 90 1l. Il party degenera 93 12. Il grande Rik 99 13. Dentro la terra e nel cielo 111 14. Aladino continua la ricerca 116 15. Il grande palco 124 16. I giardinetti di Usitalia 129 17. Tutti nel coro 132 18. Velázquez 140 19. Il mago Omaro 144 20. Il piede gigante di Kimala 154 21. Il meeting segreto 158 22. La grotta magica 166 23. Dramma al supermarket 171 24. Ghewelrode tradisce 175 25. L'ingorgo 180 26. Proteste 183 27. Enoma 188 28. La guerra degli spiriti 198 29. Il racconto di Melinda 202 30. Rik, il grande video 206 31. Berlanga 215 32. La notte 217 33. Il fantasma della grotta 225 34. Il viaggio di Sys 231 35. Il presidente si arrabbia 237 36. La prova 242 37. Lo scontro finale 250 38. Il balletto fatale 258 39. Che la festa cominci 259 40. Musica, finalmente 273 41. Ancora guai 281 42. Gran piangianza 288 43. La resa dei conti 292 44. Il ritorno di Elvis 299 45. La fuga 304 46. Adieu | << | < | > | >> |Pagina 11Una notte un uomo si svegliò in mezzo al deserto, senza sapere quanto aveva camminato, né perché. Quando l'ultima nuvola scivolò via dalla luna, l'ombra dell'uomo si allungò come se sgorgasse dalla terra. Un filo d'acqua scorreva tenace nel greto screpolato del fiume, e non faceva più rumore di un respiro. Alla nota del fiume si accordò un altro suono. Uuomo, con un bastoncino, batteva sul fango secco. Quel rumore ritmico, il pulsare di un cuore, richiamò qualcuno. Dalle crepe della terra uscirono per prime le formiche rosse, dapprima in piccoli gruppi, poi in schiere compatte. Le seguirono le formiche nere dalle grosse teste dondolanti, le snelle dulciarie odorose di miele e le tagliatrici, reggendo le loro foglie come bandiere. Quel pulviscolo di piccole vite si radunò davanti all'uomo, che iniziò a intonare una sola profonda nota, come il vento dentro a un albero cavo. Uno sciame di vespe gli rispose da lontano, con un crescendo di violoncello. Gigantesche, arrivarono le libellule, posandosi in prima fìla, e poi le locuste dagli occhi rotondi e le cavarette color berillio. La macchia sul suolo si agitava, disegnata da un pennello invisibile e delirante, gonfiata da rivoli di altre creature, le cocciniglie e le termiti, i porcellini di terra dal guscio corazzato e le scolopendre dalle cento zampe. Vennero i ragni violinisti, volando appesi a un filo sospeso nel cielo. Venne la tarantola pelosa come la mano di un mostro. Venne il ragno dei sette punti, il cui morso non lascia tempo per i pentimenti. Venne l'amaranta, che al sole sembra una goccia di sangue. | << | < | > | >> |Pagina 251. Tutto ciò che un paese forte e ricco decide, intraprende e sceglie ogni giorno ha come conseguenza e necessità: preparare la guerra coltivare la guerra prevedere la guerra accettare la guerra avere bisogno della guerra scegliere, ogni tanto, per quale guerra indignarsi e quale guerra dimenticare. 2. Arma e alleva un dittatore, se un giorno vuoi avere il merito di combatterlo. 3. Chi è più debole massacra, chi è più forte interviene. 4. Non esiste guerra tanto crudele da non scomparire appena si smette di parlarne... 5. Ogni multinazionale economica ha bisogno di invadere, sfruttare, scacciare e uccidere proprio come un esercito. Queste parole, incise su una lastra di acciaio, erano bene in vista all'entrata del grattacielo Hacarus, e nessuno poteva entrare senza guardarle. Erano il pentalogo su cui Hacarus aveva costruito la sua fortuna, e non si vergognava certo a esporle. L'ufficio di Hacarus era al settantesimo piano, e vi si arrivava con un ascensore tappezzato di velluto nero. Hacarus si divertiva ogni tanto a rallentarlo, bloccarlo e spararlo come un missile, per godersi le reazioni attraverso una telecamera interna. | << | < | > | >> |Pagina 49Il paese esprime sempre una volontà di cambiamento, e questa è la miglior garanzia dell'immutabilità politica. Basta non cambiare mai, di modo che il popolo possa continuare a esprimere la sua volontà di cambiamento. Perciò in Usitalia si era deciso che tutti dovevano assomigliarsi, virtuosi e gangster, modernisti e passatisti, moderati e moderisti. Decine di facce promettevano, incominciavano, interrompevano, ribadivano le solite cose, dentro e fuori gli schermi, e in quel rutilante scorrere di nulla ogni cittadino trovava le sue ragioni e subito le dimenticava, e gli restava dentro solo l'eco di un disagio rabbioso. Cosi il Reame del Gangster Catodico e dei suoi maggiordomi neri e rosa, sembrava volere le stesse cose del Misterioso Grande Centro o del Monastero dei Beati Progressisti, identiche erano le orazioni, i rosari e le parolacce, identica la miseria di idee e la sudditanza ai forti. Chi aveva idee, in quel paese, se le portava addosso da solo, come una gerla, e le scambiava coi passanti. Per il resto, lotte da città a città e da ducato a ducato, tenzoni proporzionali e maggioritarie, fulmineo scorrere di risse e insulti poi trasformabili in alleanze e bicamerali con bagno, promesse d'odio eterno ed eterni compromessi, e poi reverendi e tradimenti e rimpasti e ribollite e ribaltoni e insulti alla storia, alle vittime, ai deboli. Si domandava ai magistrati di giudicare quello che spetta a ogni coscienza civile: se ai potenti sia concesso qualsiasi reato e delitto. Si, era la risposta, e ogni dignitoso sogno aveva abbandonato le anime di quel popolo, lasciandoli lieti di affidare la loro libertà a gangster e mafiosi, e sentirla minacciata dal mendicante all'angolo. La loro indignazione aveva respiro meno che settimanale, e durava più per un rigore non concesso che per un delitto non svelato. Sì, senza coscienza civile, senza storia, senza giustizia, la vita in quel paese aveva il lento scorrere di un funerale. | << | < | > | >> |Pagina 56- Quattro guerre alla volta sono l'ideale - disse Hacarus al suo interlocutore, un uomo elegante con un vestito azzurro steward. - Possiamo sostituire i missili lanciati, ricostruire gli aeroporti, assuefare i profughi ai Mac D'Onald, sminare le mine che abbiamo pazientemente piantato, riarmare i paesi vicini. Si, non c'è affare sicuro come la guerra, è pacifico. Ma non bisogna essere |
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