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| << | < | > | >> |Indice
Introduzione, di Gianfranco Bettetini 9
1. Significazione e comunicazione.
Appunti semiotici
di Gianfranco Bettetini 11
1. La semiotica:
definizioni preliminari 11
2. Significante, significato, segno,
referente, significazione e
comunicazione 15
3. Il modello di F. de Saussure 20
4. Il modello di C.S. Peirce 23
5. Integrazione dei modelli
di Saussure e Peirce 25
6. La nozione di testo e di genere 27
7. Accenni al sistema semiotico
degli audiovisivi 29
8. Rapporto tra soggetto enunciatore
e soggetto enunciatario 30
2. Comunicazione e influenza sociale
di Assunto Quadrio Aristarchi e
Daniela Pajardi 37
l. La comunicazione persuasiva: un
problema millenario 37
2. Il contributo della psicologia
allo studio della comunicazione 38
3. L'interazione sociale 39
4. Gli aspetti simbolici
dell'interazione 41
5. Il cambiamento è l'essenza
della comunicazione 43
6. Le modificazioni che intervengono
nell'emittente 46
7. Il carattere negoziale della
comunicazione 48
8. Le variabili dell'effetto persuasivo49
9. La comunicazione ed il suo contesto 50
10. Carisma e leadership 54
11. La comunicazione paradossale 56
3. La pragmatica: un breve profilo
di Francesco Caseni e
Fabrizio Battocchio 61
1. Nascita e sviluppo della pragmatica 61
1.1. Definizioni 61
1.2. Fondazione della pragmatica 61
1.3. Aree di ricerca 62
1.4. L'allargamento del campo: i
rapporti tra testo e contesto 64
2. Statuto della pragmatica 65
2.1. Una scienza interstiziale? 65
2.2. Ridefinizione del testo e
del contesto 65
2.3. Studio delle relazioni tra
testo e contesto 66
2.4. La situazione comunicativa 66
3. La struttura della situazione
comunicativa 66
3.l. Elementi della situazione
comunicativa 66
3.2. Costituenti della situazione
comunicativa 67
4. La situazione comunicativa:
il contesto 68
4.l. Il contesto circostanziale 68
4.2. Il contesto esistenziale 71
4.3. Il contesto istituzionale 72
4.4. Il contesto transtestuale 76
4.5. Il contesto azionale 77
5. La situazione comunicativa:
il testo 83
5.1. Strategie di ancoraggio 84
5.2. Strategie di riferimento 85
5.3. Strategie di classificazione 85
5.4. Strategie di richiamo 87
5.5. Strategie di interazione 87
6. Tra testo e contesto 88
6.1. Il contesto nel testo:
l'adeguazione 88
6.2. Il contesto nel testo:
la riformulazione 92
6.3. Come il contesto determina
il testo 93
6.4. Come il testo determina
il contesto 94
6.5. Testo e contesto: continuità
e discontinuità 95
7. Quattro pragmatiche? 95
7.1. Alternative 95
7.2. Quattro orientamenti di studio 96
4. Verità e moralità della comunicazione
sociale
di Gianfranco Morra 101
1. Comunicazione e razionalità europea101
2. Solipsismo e comunicazione 104
3. Sistema sociale e sottosistema
comunicativo 107
4. Gli ostacoli della comunicazione:
le ideologie 111
5. Comunicazione ed ermeneutica 112
6. La comunicazione tra salvezza
e dannazione 115
7. Pluralismo e partecipazione 118
8. La responsabilità della
comunicazione 121
5. Le comunicazioni di massa
di Fausto Colombo 127
1. Premessa 127
2. A quali condizioni si può parlare di
mezzi di comunicazione di massa? 129
2.l. L'idea di società di massa e
la nascita dei media 130
3. I media: tecnologia e istituzioni 133
3.1. I media prima dei media 134
3.2. Pubblico e altri soggetti 135
3.3. Tecniche e tecnologie 137
4. Grandi questioni dei media 141
4.1. La visibilità 143
4.2. Mercato e morte dell'arte 144
4.3. Le forme della trasmissione
del sapere e il destino
della narrazione 146
4.4. La mappa del mondo 148
| << | < | > | >> |Pagina 111. Significazione e comunicazione.Appunti semiotici di Gianfranco Bettetini 1. La semiotica: definizioni preliminari La semiotica, come ogni altra disciplina che si curi di appoggiare la propria prassi su un sistema teorico, che quindi voglia essere scienza a pieno titolo, deve astrarre l'oggetto della sua indagine dal flusso del reale: senza una formalizzazione, un'astrazione, la semiotica resterebbe inevitabilmente legata a semplici impressioni e descrizioni, incapace di proporre alcuno schema interpretativo. L'oggetto scientifico della semiotica, l'ambito, la prospettiva entro cui circoscrivere la realtà, è il segno: cioè ogni cosa che possa essre assunta come simbolo di qualcos'altro. Semiologia e semiotica sono termini con storie diverse alle spalle, ma che tuttavia oggi, nell'uso, si equivalgono. Il primo fu coniato al principio del secolo dal linguista ginevrino Ferdinand de Saussure («chiameremo semiologia... una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale») e si affermò particolarmente in area francese. Il secondo termine, invece, fu usato per la prima volta dal filosofo americano Charles S. Peirce («io chiamo semiotica... la dottrina della natura essenziale e delle varietà fondamentali di ogni possibile semiosi») ed è attualmente il più usato, proprio per il prevalere di una "scuola peirceana" di studi semiotici. Semiotica, dunque, è la scienza che studia i segni. Segno è un oggetto concreto o un evento usato come richiamo, in sostituzione di un altro oggetto o di un altro evento. Segno è quanto ha una delega a rappresentare altro da sé senza tuttavia sostituirlo mai completamente, interpretando o rappresentando solo alcuni suoi aspetti. Il segno si definisce, in semiotica, in base alla sua capacità sostitutiva. | << | < | > | >> |Pagina 372. Comunicazione e influenza socialedi Assunto Quadrio Aristarchi e Daniela Pajardi l. La comunicazione persuasiva: un problema millenario Il problema della comunicazione persuasiva è presente da sempre nella storia del pensiero umano: già nel V secolo avanti Cristo il movimento dei filosofi sofisti aveva proposto con esplicita spregiudicatezza la possibilità e la opportunità di apprendere a disquisire in modo convincente su ogni argomento anche indipendentemente da preoccupazioni di oggettività e di verità. La loro posizione fu condannata e giudicata immorale perché interpretata essenzialmente come una sorta di arte della mistificazione; Platone bollò i sofisti come «falsi dialettici» sottolineando come il loro insegnamento fosse volto non a far scoprire la verità ma piuttosto a far apprendere le strategie argomentative più efficaci per risultare convincenti. Il problema, in realtà, era più complesso e il metodo sofistico era criticato dagli altri filosofi non solo perché era destinato ad obiettivi solamente pragmatici ma anche perché esplicitamente affermava la priorità della logica su ogni altro tipo di criterio di conoscenza; tale priorità poteva condurre infatti, come molte volte avvenne, a posizioni scettiche giudicate immorali. Il problema etico della comunicazione e cioè la contrapposizione fra verità ed opinione, fra oggettività dei contenuti ed efficacia persuasiva delle argomentazione è rimasta una questione aperta e dibattuta per molti secoli ed è tuttora presente nella tematica della comunicazione. | << | < | > | >> |Pagina 613. La pragmatica: un breve profilodi Francesco Casetti e Fabrizio Battocchio 1. Nascita e sviluppo della pragmatica 1.1. Definizioni Per pragmatica si intendono almeno quattro cose, sia pur convergenti: i. lo studio delle forme d'uso del linguaggio; ii. lo studio del modo in cui un testo si colloca in un contesto e vi opera; iii. lo studio dell'incontro di testo e contesto nelle situazioni comunicative; iv. lo studio delle condizioni della comunicazione. Queste definizioni, pur avendo lo stesso oggetto, differiscono per generalità: da un'iniziale attenzione al rapporto tra il linguaggio e chi ne fa uso si arriva ad una più ampia prospettiva che coinvolge testi, contesti e le reciproche interazioni, all'interno di situazioni comunicative. Le situazioni comunicative costituiscono l'ambito su cui si localizzerà la nostra attenzione. La quarta definizione è eterogenea rispetto alle precedenti: mentre le prime indagano la pratica comunicativa, l'ultima si preoccupa di individuare le condizioni universali di esistenza e di funzionamento di questa pratica. | << | < | > | >> |Pagina 1014. Verità e moralità della comunicazione socialedi Gianfranco Morra 1. Comunicazione e razionalità europea Nella sua Politica, il filosofo greco Aristotele definisce l'uomo come un animale politico, o meglio come un «vivente sociale» (zóon politikón). Scrive Aristotele: «lo stato è un prodotto naturale e l'uomo per natura è un essere socievole: quindi chi vive fuori della comunità statale per natura e non per qualche caso o è un abietto o è superiore all'uomo» (1253 a 3-5).
Nello stesso luogo della
Politica,
l'uomo viene definito anche come animale che comunica (lógon
ékhon), in quanto possiede ciò che indica la parola greca
logos:
pensiero e linguaggio.
Continua Aristotele: «l'uomo, solo tra gli animali, ha la
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