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| << | < | > | >> |IndicePrefazione di Giulio Giorello V Ringraziamenti 1 Introduzione: L'Era del manometro 3 Parte prima UNA (BREVISSIMA) STORIA DEL TEMPO 1. La scoperta del tempo 13 2. Tempo e democrazia 25 3. Che ora è? 41 4. Il tempo e Mr. Fleming 59 5. La decade del tempo, 1875-85 82 6. L'esercizio del tempo 106 Parte seconda IL TEMPO ERA NELL'ARIA 7. Appunti sul tempo e la scienza vittoriana 125 8. Correre sulle rotaie 155 9. L'estetica del tempo 171 10. I meridiani base di Mr. Sandford Fleming 199 Parte terza DOPO LA DECADE DEL TEMPO 11. Gran Bretagna, 1887 239 12. Tempo, morale e locomozione, 1889 249 Conclusione: Il fantasma di Sandford Fleming 259 Bibliografia 263 Indice analitico 267 |
| << | < | > | >> |Pagina 13Bisogna innanzi tutto rispondere a questa ovvia domanda: chiunque può avere una definizione del tempo? Il tempo è invisibile e indescrivibile, infinitamente affascinante e universalmente avvincente. Il tempo è dovunque; e quindi in nessun posto. Anima il mondo, eppure nulla gli sopravvive. E il nostro personale e intrinseco assassino. Di una cosa però manca sicuramente il tempo, eccetto che nella mitologia greca: non ha una narrativa avvincente. Il tempo naturale - il tempo degli dei, del sole e della luna - comincia con un mito selvaggio e splendido e finisce su una banchina delle ferrovie irlandesi nel 1876, quando Sandford Fleming perse un treno. Originariamente, il Tempo era incarnato da un dio, Urano. E governava su un mondo immutabile. I suoi figli erano i sette pianeti visibili. Conformandosi alla profezia secondo la quale la sua vita era in pericolo per colpa di uno dei suoi figli maschi, Urano fece la cosa ovvia, cioè li ammazzò tutti. La madre, sua sorella Gaia, riuscì tuttavia a nasconderne uno, Cronos. Cronos, una volta cresciuto, fece anche lui la cosa ovvia: castrò e ammazzò il padre. Quindi sposò sua sorella Rea. Quando venne a conoscenza di un complotto contro di lui, divorò i suoi figli, eccetto Zeus, perché Rea aveva messo una pietra nel letto al posto del suo corpo addormentato. Zeus, naturalmente, castrò e ammazzò suo padre. Il tempo è un selvaggio assetato di sangue. Nessuno ne esce vivo, indipendentemente da devozione, rispettabilità, bellezza o innocenza. Ma Zeus, per lo meno, l'ha reso tollerabile stabilendo l'orologio della mortalità e della mutabilità. Moriamo, ma veniamo subito rimpiazzati. I nostri figli ci soppiantano; e ci seppelliscono. I figli non lo possono ammettere, ma vogliono che i genitori muoiano. E i genitori non lo possono ammettere, ma vogliono che i figli restino per sempre dipendenti e inermi. Finché i figli rimangono bambini, noi restiamo nel pieno del nostro vigore. La loro crescita, è la nostra morte. La mutabilità ci salva dalla violenza inimmaginabile, a costo della nostra stessa vita. Non riesco a immaginare un dilemma più carico di eticità. I poteri del Tempo vennero suddivisi. Divinità diverse attesero a profezia, storia, fato e sogni. Caste sacerdotali impararono le naturali periodicità dei giorni, dei mesi e degli anni e determinarono i riti e i sacrifici richiesti per raccolti, protezione dalle inondazioni e ritorno delle piogge. Il tempo naturale è ciclico, un sistema chiuso, che non ammette cambiamenti. Gli dei del mondo naturale sono misteriosi, inconoscibili e violenti. Ogni variazione di culto potrebbe - o meno - portare la morte istantanea. Il crollo del pensiero "naturale" fu del tutto improvviso e drammatico, soprattutto in Inghilterra. Fu in Inghilterra che il romantico abbraccio della natura raggiunse un'intensità dottrinale, le passeggiate per il Lake District ispirarono poesie, e le grandi e costanti forme della natura vennero invocate come guide in tempo di crisi e disperazione. Si pensa al potere della natura non solo per acquietare, ma anche per ispirare fantasticherie di eternità, come nell' Ode su un'urna greca di Keats (1818). Ma ben presto l'Inghilterra abbracciò la rivoluzione industriale con ancora più profondo fervore, tanto che in meno di una generazione, il paese venne trasformato in un laboratorio virtuale di distruzione creativa. Trent'anni dopo l'ode di Keats, nel Manifesto del comunismo, il tempo divenne più comune della sabbia, non più prezioso dell'oro, un servitore non un padrone. Lo si poteva riaffittare a un datore di lavoro a un giusto prezzo e per un periodo stabilito, o poteva essere confiscato dal nuovo stato proposto in nome del lavoro. La struttura sociale e l'ordine politico vennero trasformati ma non da Marx ed Engels. L'agente rivoluzionario era la rapidità, la nuova velocità introdotta dai treni e dal telegrafo. Se l'industrialismo e la razionalità insegnano qualcosa, è che nulla è permanente, specialmente niente che si trovi in natura. Non c'è una legge "naturale". Mostrare gratitudine per il dono degli dei divenne meno importante che presentarsi puntualmente al lavoro della giornata e ricevere un salario garantito a fine settimana. Il tempo standard, che arrivò anche in Inghilterra nel 1848, è l'estrema espressione del controllo umano sulle forze apparentemente casuali della natura. | << | < | > | >> |Pagina 18La cosa che noi chiamiamo tempo, in altre parole, è molto difficile da districare dai modi in cui lo misuriamo, dal linguaggio, dalla convenzione sociale o dall'orologio interno del nostro DNA. Non può essere descritto in termini al di fuori di esso stesso. Come aveva scoperto sant'Agostino, è una tautologia. Molte cose sono come il tempo, ma il tempo è solo come se stesso. Quel che si può descrivere, è invece la storia del tempo standard, del tempo dell'orologio e del calendario, del sistema creato dall'uomo per calcolare il tempo. Il grande successo della standardizzazione nell'Ottocento, culminata con la Prime Meridian Conference nel 1884, fu quello di razionalizzare il "tempo reale" su zone di mille miglia (o quindici gradi) e di dare una linea di partenza, Greenwich, accettata da tutti. Grazie alla standardizzazione, avevamo gli strumenti creati dall'uomo per calcolare che le quattro di New York erano contemporaneamente le tre di Chicago, le nove di Londra o le... qualsiasi cosa di Sidney. (Per lo meno, sappiamo come calcolarlo.)Naturalmente è utile sapere qual è il "tempo reale" nelle altre parti del mondo quando facciamo una telefonata e corriamo il rischio di svegliare gente reale dal loro sonno reale, anche se questo poco importa a chi spedisce e-mail o agli operatori in borsa. Il tempo standard come lo abbiamo ereditato è l'ultimo grande successo della razionalità vittoriana; non riformato, è vulnerabile alle stesse forze che hanno spazzato via altre chiavi d'oro del sapere. (Non riesco a immaginare che fra venti o trent'anni da adesso continueremo ancora a calcolare il tempo su una base che abbiamo ereditato, immutata, dall'epoca del vapore.) Adattarsi al nuovo tempo sarà come imparare una nuova lingua, se siamo saldamente connessi alle coordinate spazio-tempo, come originariamente propose Immanuel Kant, o come potrebbero sostenere certi moderni seguaci di Noam Chomsky. | << | < | > | >> |Pagina 29Il tempo standard è il sottinteso sistema operativo di tutte le tecnologie interdipendenti. Si può dire che l'adozione del tempo standard nel mondo fosse necessario al progresso commerciale quanto lo fu l'invenzione dell'ascensore per il moderno sviluppo urbano. Il vantaggio di circa quarant'anni dell'Inghilterra sul resto del mondo, temporalmente e industrialmente parlando, cominciò nel momento in cui venne adottato il tempo standard. Il primo decennio di tempo standard in Inghilterra, gli anni cinquanta dell'Ottocento, fu il momento di maggiore splendore della Gran Bretagna.Nell'epoca vittoriana, l'antico conflitto tra fede e scienza, tra organico e meccanico, veniva visto come uno scontro tra due modi di pensiero, non solo come tra due fonti di energia. I vittoriani definivano questi due modi di pensiero "naturale" e "razionale." Il pensiero naturale metteva l'uomo in un universo creato, controllato da Dio e mantenuto dalle leggi fisse della natura. Il tempo nel mondo naturale era calcolato secondo il mezzogiorno solare sancito biblicamente. Ogni sfida alla verità rivelata, ogni mal riposta fiducia nella creazione dell'uomo, era condannata come "vanità". Scienza, tecnologia, ricerca, creazioni meccaniche e tempo standard erano tutte vanità. Secondo il modello razionale, invece, le vanità (umani che adorano le loro stesse creazioni) avevano sostituito il Dio naturale. Il progresso, non la salvezza, divenne lo scopo dell'uomo e della società. Il tempo standard adempiva a molte funzioni di Dio: stabiliva gli standard del trade and commerce, della giustizia e della pietà. Il tempo standard, secondo la definizione della scienza e della diplomazia occidentali, il tempo dei trattati e dei contratti, scavalcò il tempo aborigeno, indù e buddista, il tempo delle-prime-luci-dell'alba del contadino e del pescatore, o il tempo del calar del sole musulmano e ebreo. Il giorno del tempo standard comincia a mezzanotte per evitare l'alba e il tramonto irregolari della natura. Il tempo standard è un dio di prevedibilità e precisione, non più il Tristo Mietitore, non più il contabile morale di pigrizia e attività, ma un mite gentiluomo vittoriano. Si presenta al lavoro a Greenwick esattamente a mezzanotte, ogni mezzanotte, per l'eternità. Lucida il macchinario, stringe le valvole, controlla i manometri, e va a dormire. È più che un po' protestante. Lui si aspetta che tu sia responsabile e ti presenti quando si presume che debba farlo e che ti senta un po' in colpa se non lo fai. | << | < | > | >> |Pagina 32La battaglia per l'adozione del tempo legale o standard fu tanto filosofica che tecnica e risale a idee che si sono accese e spente lungo tutta la storia dell'umanità. Il tempo sotto le sue varie maschere fa parte del grande dibattito a proposito della giusta derivazione del potere. Chi "possiede" il tempo? Vale a dire, chi detiene il diritto assoluto di negoziarne il valore - il lavoratore o il boss? L'inquilino o il padrone? Il mercante o il prete? Funzionari eletti o un'élite ereditaria? Perché alcuni nascono schiavi del tempo e altri invece completamente liberi dai suoi legami? In altre parole, la Magna charta fu un avvenimento temporale; la costituzione americana fu un grande documento temporale.| << | < | > | >> |Pagina 34Il massimo furto di tempo è la schiavitù, essere continuamente alla mercé del tempo di un altro, non riposare mai, se non marcando visita, non possedere nulla, se non per carità o furto. Istruttivo, dunque, che la più creativa manipolazione del tempo nella musica americana sia stata invenzione esclusiva degli schiavi e dei loro discendenti. Nella musica classica europea, il percussionista guarda la partitura e aspetta il momento della sua entrata. Il batterista jazz, invece, è in continua comunicazione col tempo. È il Greenwich di se stesso, è lui che stabilisce il tempo, il ritmo, ricrea la partitura a ogni nuova esecuzione. Il |
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