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| << | < | > | >> |Indice
p.V Prologo
VII Fuori dall'Europa, 1555
IX L'occhio di Carafa (1518)
Prima parte.
Il Coniatore
3 Frankenbausen (1525)
27 La dottrina, il pantano (1519-1522)
33 L'occhio di Carafa (1521)
51 La sacca, i ricordi
121 L'occhio di Carafa (1525-1529)
Seconda parte.
Un Dio,una fede, un battesimo
137 Eloi (1538)
219 L'occhio di Carafa (1532-1534)
231 Il Verbo si è fatto carne (1534)
339 L'occhio di Carafa (1535)
351 Il mare (1538)
Terza parte.
Il Beneficio di Cristo
395 Basilea (1545)
422 Il diario di Q.
427 Venezia
487 Tiziano
601 Qoèlet
637 Epilogo
639 Istanbul, Natale 1555
| << | < | > | >> |Pagina VIIFuori dall'Europa, 1555Sulla prima pagina è scritto: Nell'affresco sono una delle figure di sfondo. La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi. Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi. La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l'eterna oscillazione delle fortune umane. Il libro, forse l'unica copia scampata, non è piú stato aperto. I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri. Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l'innocenza del mondo. Vi ho promesso di non dimenticare. Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i
dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la
distanza offusci lo sguardo che si volge indietro, attutendo
il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il
riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di
risalire a un probabile inizio.
1514, Alberto di Hohenzollern diventa arcivescovo di Magdeburgo. A ventitre anni. Altro oro nelle casse del Papa: compra anche il vescovado di Halbertstadt. 1517, Magonza. Il piú vasto principato ecclesiastico di Germania attende la nomina di un nuovo vescovo. Se ottiene la nomina, Alberto mette le mani su un terzo dell'intero territorio tedesco. Fa la sua offerta: 14000 ducati per l'arcivescovado, piú 10000 per la dispensa papale che gli permetta di tenere tutte le cariche. L'affare viene trattato attraverso la banca Fugger di Augusta, che anticipa la somma. A operazione conclusa Alberto deve ai Fugger 30000 ducati. Sono i banchieri a indicare le modalità di pagamento. Alberto deve promuovere nelle sue terre la predicazione delle indulgenze di Papa Leone X. I fedeli verseranno un contributo per la costruzione della basilica di San Pietro, in cambio otterranno un certificato: il Papa li assolve dai peccati. Solo metà dell'incasso finanzierà i cantieri di Roma. Alberto userà il resto per pagare i Fugger. L'incarico è affidato a Johann Tetzel, il piú esperto predicatore sulla piazza. Tetzel batte i villaggi per tutta l'estate del '17. Si ferma al confine con la Turingia, che appartiene a Federico il Savio, duca di Sassonia. Non può mettervi piede. Federico riscuote in proprio le indulgenze, attraverso la vendita delle reliquie. Non tollera concorrenti nei suoi territori. Ma Tetzel è un figlio di puttana: sa che i sudditi di Federico faranno volentieri poche miglia oltre frontiera. Un nulla osta per il paradiso vale il tragitto. L'andirivieni di anime in cerca di rassicurazione indigna a morte un giovane frate agostiniano, dottore all'università di Wittenberg. Non può tollerare l'osceno mercato messo in piedi da Tetzel, con stemma e bolla papale in bella vista. 31 ottobre 1517, il frate affigge alla porta settentrionale della chiesa di Wittenberg novantacinque tesi contro il traffico delle indulgenze, scritte di suo pugno.
Si chiama Martin Lutero. Con quel gesto ha inizio la
Riforma.
Un punto d'origine. Memorie che ricompongono i frammenti di un'epoca. La mia. E quella del mio nemico: Q. | << | < | > | >> |Pagina IXLettera inviata a Roma dalla città sassone di Wittenberg, indirizzata a Gianpietro Carafa, membro della consulta teologica di Sua Santità Leone X, datata 17 maggio 1518. All'illustrissimo e reverendissimo signore e padrone osservandissimo Giovanni Pietro Carafa, presso la consulta teologica di Sua Santità Leone X, in Roma. Illustrissimo e reverendissimo signore e padrone mio osservandissimo, il servitore piú fidato di Vostra Signoria si accinge a dare conto di quanto accade in questa sperduta landa, che da un anno a questa parte sembra esser divenuta il focolaio d'ogni diatriba. Da quando otto mesi fa il monaco agostiniano Martin Lutero ha affisso le sue famigerate tesi al portale della Cattedrale, il nome di Wittenberg ha viaggiato in lungo e in largo sulla bocca di tutti. Giovani studenti dagli stati limitrofi affluiscono in questa città per ascoltare dalla viva voce del predicatore quelle incredibili teorie. In particolare la predicazione contro la compravendita delle indulgenze sembra riscuotere il piú grande successo presso le giovani menti, aperte alla novità. Ciò che fino a ieri era pratica comune e indiscussa, il ricevere la remissione dei peccati in cambio di una pia donazione alla Chiesa, oggi sembra esser criticata da tutti come fosse uno scandalo innominabile. Una tale e tanto immediata fama ha reso Lutero tronfio e tracotante; egli si sente quasi investito di un compito ultraterreno, e ciò lo spinge ad azzardare ancora di piú, a spingersi oltre. | << | < | > | >> |Pagina 118Capitolo 29Frankenhausen, 15 maggio 1525, mattina Il segno. Striato, fiammeggiante, purpureo, improvviso sale l'arcobaleno dietro le alture e le schiere di Filippo, di fronte agli sguardi rapiti degli umili.
Cancella la paura, un istante, non annunciato da
pioggia, cielo terso, stemma del riscatto già dipinto sui
nostri vessilli di tela bianca rimediati alla meglio, le
insegne del popolo del Signore che si innalzano a salutare
lo squillo di tromba celeste che prepara la resa dei conti.
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