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Autore Heinrich Böll
Titolo Biliardo alle nove e mezzo
EdizioneMondadori, Milano, 1962, Medusa 462
OriginaleBillard um halb zehn, 1959
TraduttoreMarianello Marianelli
LettoreRenato di Stefano, 1968, 1991
Classe narrativa tedesca
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... Heinrich, Robert, Johanna, Edith, sono i puri, gli eletti, coloro che, secondo il mistico simbolismo del Böll, hanno rifiutato il "sacramento del bufalo", riservato alle masse, per isolarsi sotto il segno dell' "agnello". Attraverso i ricordi, i pensieri, i lunghi soliloqui dei principali personaggi che si alternano e si rincorrono e svaniscono nel breve spazio di una giornata come fasci di luce, assistiamo alla rievocazione di mezzo secolo di storia tedesca: serrata requisitoria contro il passato di tutto un popolo ma anche coraggiosa presa di posizione contro il presente e avvertimento per il futuro.

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Pagina 191 [ festa, ipocrisia, matrimonio ]

Vieni, posa la testa sul mio grembo, accenditi un sigaro, la tazza del caffè l'hai a portata di mano; chiudi gli occhi, abbassa quella specie di serranda delle palpebre, metti via il calendario, che vogliamo recitare insieme un po' della nostra litania del "Te ne ricordi..." e degli anni quando si abitava un po' fuori, a Blessenfeld, e ogni sera c'era odore di festa dopo le fatiche, odore di gente che si saziava alle rivendite di frittelle di pesce o di patate, ai carretti di gelati; felice di poter mangiare con le mani; a me non fu permesso, finchè rimasi a casa, tu invece mi lasciasti fare come mi piaceva; c'era nell'aria suono di organetti di Barberia, fragore di giostre, e io sentivo, con l'olfatto, con l'udito, con tutti i miei sensi, che solamente ciò che passa dura; mi avevi liberato da quella casa triste dove loro stavano rintanati da quattrocento anni, cercando invano il modo di liberarsi; le sere d'estate io stavo su, sulla terrazza a tetto, mentre loro sedevano giù in giardino e bevevano vino; serate per i signori, serate per le dame, e io coglievo nelle risate acute delle donne così come in quelle fragorose delgi uomini, un'uguale disperazione; quando il vino scioglieva le lingue, liberava la gente dai loro tabù, quando la fragranza della sera estiva li liberava dalla prigione della loro ipocrisia, allora tutto si vedeva chiaro, che non erano, cioè, nè ricchi nè poveri abbastanza per arrivare a scoprire l'unica cosa che dura, la caducità; verso di quella io mi sentivo attratta e invece mi avevano educato alle cose che non mutano mai: Matrimonio, Fedeltà, Onore, Camera matrimoniale, dove regnava il dovere, e ogni scelta era bandita; austerità, costruzioni, polvere trasformata in strutture, e intanto all'orecchio mi affiorava quasi il richiamo del fiume, il suo mormorare durante la piena: "perchèperchèperchè"; ...

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