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| << | < | > | >> |Indice
5 Introduzione
di Italo Alighiero Chiusano
13 I Arrivo I
21 II Arrivo II
29 III Prega per l'anima di Michael
O'Neill
39 IV Mayo - God belp us
49 V Scheletro di una borgata
57 VI Dentista politico ambulante
63 VII Ritratto di una città irlandese
77 VIII Quando Dio creò il tempo...
85 IX Considerazioni intorno alla
pioggia irlandese
91 X I piedi più belli del mondo
105 XI L'indiano morto in Duke Street
111 XII Sguardo sul fuoco
115 XIII Quando Scamus vuole bagnarsi la
gola
123 XIV Il nono figlio della signora D.
131 XV Piccolo contributo a una
mitologia occidentale
139 XVI Nessun cigno in vista
147 XVII Modi di dire
151 XVIII Congedo
| << | < | > | >> |Pagina 16[...] Mi appoggiai all'indietro per dormire; ma, alla destra del prete, di sotto a una coperta da viaggio a strisce verdi e grige, veniva una voce tenera e chiara: «No, padre, no... È troppo amaro pensare all'Irlanda. Una volta l'anno ci devo venire per vedere mia madre e mio padre e mia nonna, che è ancora viva. Lei conosce la contea di Galway?»«No» disse piano il prete. «Conosce Connemara?» «No.» «Dovrebbe andarci una volta; e non dimentichi, al ritorno, di fare attenzione nel porto di Dublino a tutto quello che si esporta dall'Irlanda: bambini e preti, suore e biscotti, whisky e cavalli, birra e cani...» «Figliola mia» diceva il prete a voce bassa. «Lei non dovrebbe nominare queste cose tutte d'un fiato.» Un fiammifero si accese sotto la coperta verdegrigia e illuminò per pochi secondi un duro profilo di donna. «Io non credo in Dio» disse la voce tenera e chiara. «No, non ci credo. Perché non dovrei dunque nominare in un fiato preti e whisky, suore e biscotti? Non credo nemmeno a Kathleen ni Houlihan, a questo paese di favola... Per due anni ho fatto la cameriera a Londra: ho ben visto quante ragazze allegre...» «Figliola mia» ripeté piano il prete. «... Quante ragazze allegre ha spedito a Londra la nostra Kathleen ni Houlihan, l'isola dei santi. » «Figliola...» «Cosí mi chiamava anche il parroco a casa: "figliola". Veniva in bicicletta, era un bel po' di strada, per dirci la messa la domenica, ma neppure lui poteva impedire che Kathleen ni Houlihan esportasse il meglio che ha, i suoi figlioli. Vada a Connemara, padre, un paese cosí bello e con cosi poca gente non l'ha mai visto di certo in vita sua. Venga da noi una volta, a dirci la messa: mi vedrà in chiesa la domenica, inginocchiata e compunta.» «Ma lei non crede in Dio.» «E pensa che io potrei permettermi di non andare in chiesa? Che farei un simile affronto ai miei genitori? "Che figliola devota è rimasta la nostra brava bambina; devota; una buona figliola." E mia nonna, quando riparto, mi bacia, mi benedice e mi raccomanda: "Resta devota cosí come sei, bambina mia". Sa quanti nipoti ha mia nonna?» «Figliola, figliola mia» diceva ancora a voce bassa il prete. La sigaretta bruciò un attimo piú viva e mostrò di nuovo la durezza di quel profilo. «Trentasei nipoti ha mia nonna, trentasei. Ne aveva trentotto, uno fu abbattuto col suo aereo durante la battaglia d'Inghilterra, un altro affondò con un sommergibile inglese. Ne sono rimasti in vita trentasei. Venti in Irlanda e gli altri...» «Ci sono altri paesi» disse piano il prete «che invece esportano igiene e pensieri di suicidio, cannoni atomici e armi automatiche, automobili...» «Lo so bene» disse la chiara tenera voce di ragazza «tutto questo lo so. Anch'io ho un fratello prete, e due cugini. Sono gli unici fra tutti i parenti che si siano fatta l'automobile.» «Figliola mia...» «Ora voglio cercare di dormire un po'. Buona not- te, padre, buona notte.» La sigaretta accesa guizzò oltre il parapetto, la coperta verdegrigia fu stretta per bene intorno alle magre spalle, la testa del prete oscillava come se lui la scuotesse senza posa, ma forse era soltanto il ritmo del piroscafo in navigazione a farla oscillare a quel modo. «Figliola mia» disse piano un'altra volta. Ma non ebbe risposta. Si appoggiò all'indietro sospirando, si alzò il bavero del cappotto. Nel rovescio c'erano infilate quattro spille di sicurezza, per riserva; quattro, infilate a una quinta spilla di traverso, dondolavano al lieve rollio del piroscafo, in rotta nella grígia oscurità verso l'isola dei santi. | << | < | > | >> |Pagina 30In certi punti di queste sordide viuzze, la sporcizia si accumula in fiocchi neri sui vetri delle finestre, quasi ce l'avessero buttata apposta dopo averla ammassata dai camini e dai canali. Ma non è facile che qui qualcosa accada di proposito; e, da sé, non succede quasi mai nulla. Qui succedono sbornie e amore, preghiere e bestemmie. Dio qui viene amato con veemenza e con uguale veemenza odiato.
Nei tenebrosi cortili dove già si era posato l'occhio
dello Swift, i secoli e i decenni hanno deposto questo
luridume, sedimento impresso dal tempo. Le vetrine dei
rigattieri rigurgitavano di una variopinta chincaglieria; fu
allora che raggiunsi una delle mete del mio viaggio:
l'osteria con gli stalli, dove ogni bevitore, nascosto
dietro una tenda di cuoio, si chiude dentro, solo come un
cavallo nel suo box, per bere quanto vuole, per restare solo
col suo whisky e il suo dolore; per affondarsi, credente o
miscredente, nell'abisso del tempo, chiuso nella cassa
d'immersione della sua passività, finché ha un soldo in
tasca, finché non sia costretto a riaffiorare alla
superficie del tempo, a spingere stancamente la barca che
dondola senza senso e senza scampo sotto la spinta dei remi,
giacché ogni barca è trascinata senza remissione verso le
scure acque dello Stige. Né fa meraviglia che in queste
bettole non ci sia posto per le donne, le creature operose
di questa terra: qui sta l'uomo solo col suo whisky, lontano
mille miglia da tutte le imprese a cui, per forza, si è
accinto: le imprese che hanno nome famiglia, professione,
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