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| << | < | > | >> |Indice
5 Introduzione
di Italo Alighiero Chiusano
VIANDANTE, SE GIUNGI A SPA...
15 Al di là del ponte
22 Il camerata coi capelli lunghi
28 L'uomo dei coltelli
43 Alzati, su, alzati...
46 In quel tempo, a Odessa
53 Viandante, se giungi a Spa...
65 Una bevuta a Petócki
70 La nostra buona, vecchia Renée
79 Anche i bambini sono civili
83 Che baraonda!
88 Presso il ponte
91 Distacco
95 Il messaggio
101 Sosta a X
113 Ho riveduto Drüng
126 I portarancio
132 Rincontro nel viale
142 Nell'oscurità
152 Noi fabbricanti di scope
158 Una gamba costosa
162 La morte di Lohengrin
175 Gli affari sono affari
182 Appesi all'amo
192 La mia faccia triste
200 Candele per Maria
| << | < | > | >> |Pagina 15 [ inizio libro ]La storia che voglio raccontarvi non ha, veramente, un contenuto, forse non è nemmeno una storia, ma bisogna che ve la racconti. Dieci anni fa ebbe una specie di antefatto, e pochi giorni addietro il quadro si è conchiuso. Pochi giorni addietro, infatti, ho attraversato in treno quel ponte che un tempo era forte e largo, ferreo come il petto di Bismarck in tanti monumenti, incrollabile come un regolamento di servizio; era un largo ponte sul Reno, a quattro binari, che poggiava su numerosi e massicci pilastri, e a quel tempo lo attraversavo tre volte la settimana con lo stesso treno: il lunedi, il mercoledi e il sabato. Allora ero impiegato all'Associazione nazionale cani da caccia: un impiego modesto, ero una specie di travet. Di cani, naturalmente, non ne capivo niente, la mia istruzione è minima. Tre volte la settimana viaggiavo da Königstadt, dov'era la nostra sede centrale, a Gründerheim, dove avevamo una filiale. Là ritiravo la corrispondenza urgente, somme di danaro e i "casi in sospeso". Questi ultimi li tenevo in una gran cartella gialla. Non seppi mai che cosa ci fosse in quella cartella, ero solo un fattorino. | << | < | > | >> |Pagina 214Attesi fin quando non lo vidi scomparire, poi attraversai in fretta la navata, piegai anch'io un ginocchio, portai la mia valigia davanti all'altare della Madonna e la apersi. Eccole là, le mie candele, legate a fasci dalle mani soavi di mia moglie: gialle, semplici, sottili candele. Guardai il freddo, disadorno piedestallo di sasso sul quale si ergeva la Madonna, e per la prima volta mi dispiacque che la mia valigia non fosse piú pesante. Poi sciolsi il primo fascio di candele e accesi un fiammifero...Riscaldando il fondo di una candela alla fiamma dell'altra, le incollai tutte insieme su quel gelido piedestallo, che fece tosto indurire la molle cera: le incollai tutte quante, finché tutto l'altare fu coperto d'inquiete fiammelle vacillanti e la mia valigia fu vuota. La lasciai dove era, raccolsi il mio cappello, piegai ancora una volta un ginocchio dinanzi all'altare e uscii di chiesa: si sarebbe detto che fuggissi...
Ma solo adesso, mentre mi avviavo lentamente verso la
stazione, mi tornarono in mente tutti i miei peccati, e il
mio cuore era piú leggero che mai...
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