Copertina
Autore Heinrich Böll
Titolo Viandante, se giungi a Spa...
EdizioneMondadori, Milano, 1987 [1961], Oscar 1951 Narrativa 856 , Isbn 88-04-29804-9
OriginaleWanderer, kommst du nach Spa... [1950]
TraduttoreItalo Alighiero Chiusano
Lettore...
Classe narrativa tedesca
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Indice


  5  Introduzione
     di Italo Alighiero Chiusano

     VIANDANTE, SE GIUNGI A SPA...

 15  Al di là del ponte
 22  Il camerata coi capelli lunghi
 28  L'uomo dei coltelli
 43  Alzati, su, alzati...
 46  In quel tempo, a Odessa
 53  Viandante, se giungi a Spa...
 65  Una bevuta a Petócki
 70  La nostra buona, vecchia Renée
 79  Anche i bambini sono civili
 83  Che baraonda!
 88  Presso il ponte
 91  Distacco
 95  Il messaggio
101  Sosta a X
113  Ho riveduto Drüng
126  I portarancio
132  Rincontro nel viale
142  Nell'oscurità
152  Noi fabbricanti di scope
158  Una gamba costosa
162  La morte di Lohengrin
175  Gli affari sono affari
182  Appesi all'amo
192  La mia faccia triste
200  Candele per Maria

 

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Pagina 15 [ inizio libro ]

AL DI LA' DEL PONTE


La storia che voglio raccontarvi non ha, veramente, un contenuto, forse non è nemmeno una storia, ma bisogna che ve la racconti. Dieci anni fa ebbe una specie di antefatto, e pochi giorni addietro il quadro si è conchiuso.

Pochi giorni addietro, infatti, ho attraversato in treno quel ponte che un tempo era forte e largo, ferreo come il petto di Bismarck in tanti monumenti, incrollabile come un regolamento di servizio; era un largo ponte sul Reno, a quattro binari, che poggiava su numerosi e massicci pilastri, e a quel tempo lo attraversavo tre volte la settimana con lo stesso treno: il lunedi, il mercoledi e il sabato. Allora ero impiegato all'Associazione nazionale cani da caccia: un impiego modesto, ero una specie di travet. Di cani, naturalmente, non ne capivo niente, la mia istruzione è minima. Tre volte la settimana viaggiavo da Königstadt, dov'era la nostra sede centrale, a Gründerheim, dove avevamo una filiale. Là ritiravo la corrispondenza urgente, somme di danaro e i "casi in sospeso". Questi ultimi li tenevo in una gran cartella gialla. Non seppi mai che cosa ci fosse in quella cartella, ero solo un fattorino.

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Pagina 214

Attesi fin quando non lo vidi scomparire, poi attraversai in fretta la navata, piegai anch'io un ginocchio, portai la mia valigia davanti all'altare della Madonna e la apersi. Eccole là, le mie candele, legate a fasci dalle mani soavi di mia moglie: gialle, semplici, sottili candele. Guardai il freddo, disadorno piedestallo di sasso sul quale si ergeva la Madonna, e per la prima volta mi dispiacque che la mia valigia non fosse piú pesante. Poi sciolsi il primo fascio di candele e accesi un fiammifero...

Riscaldando il fondo di una candela alla fiamma dell'altra, le incollai tutte insieme su quel gelido piedestallo, che fece tosto indurire la molle cera: le incollai tutte quante, finché tutto l'altare fu coperto d'inquiete fiammelle vacillanti e la mia valigia fu vuota. La lasciai dove era, raccolsi il mio cappello, piegai ancora una volta un ginocchio dinanzi all'altare e uscii di chiesa: si sarebbe detto che fuggissi...

Ma solo adesso, mentre mi avviavo lentamente verso la stazione, mi tornarono in mente tutti i miei peccati, e il mio cuore era piú leggero che mai...

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