Copertina
Autore Philippe Breton
Titolo L'utopia della comunicazione
SottotitoloIl mito del "villaggio planetario"
EdizioneUtet Libreria, Torino, 1996 [1995], Mediamorfosi
OriginaleL'utopie de la communication [1992]
TraduttoreMarcello Offi
LettoreRenato di Stefano, 1998
Classe scienze sociali , informatica , comunicazione
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Indice


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Prefazione all'edizione italiana di
    Paolo Fabbri                        p. IX

Introduzione                                3
    Una questione politica
    Un vuoto della critica
    La nascita di una nuova utopia
    Gli effetti perversi della società
        della comunicazione

PARTE PRIMA - L'origine della moderna
              nozione di comunicazione

1.  L'elaborazione di una nozione
        unificante                         13
    Un paradigma unificante
    La formazione della nozione
        di comunicazione

2.  La portata sociale di un
        nuovo valore                       27
    La costruzione di un nuovo valore
    L'aumento dei coinvolgimento
    degli scienziati nelle dinamiche sociali

PARTE SECONDA - La crisi dei valori
            	e lo sviluppo dell'utopia

3.  La formazione di una nuova utopia      43
    Un "uomo nuovo"
    Una società della comunicazione

4.  La barbarie moderna e
        il crollo dei valori               57
	Il crollo dei valori
    Lo sviluppo delle ideologie
        di esclusione

5.  La comunicazione, un valore
        post-traumatico                    83
	Una triplice risposta alla crisi
    Le vie originali della diffusione di
        un nuovo valore
    L'impregnazione attraverso gli usi
    Le quattro vie dell'influsso
        intellettuale

PARTE TERZA - Gli effetti perversi
              della nuova utopia

6.  Le ambiguità della comunicazione      113
    L'utopia della comunicazione e
        il progresso del liberalismo
    Una parola che non significa più nulla
    Un'utopia dagli effetti concreti

7.  L'impero dei media                    125
    La confusione tra informazione
        e conoscenza
    I media: una presenza inevitabile

8.  Il nuovo individualismo e
        l'aumento della xenofobia         139
    Le trasformazioni dello spazio sociale
    Un nuovo individualismo
    Un mondo d'armonia e di consenso

Conclusione                               151

Note                                      155

 

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Pagina 13

1.
L'elaborazione
di una nozione unificante


La "comunicazione" è una nozione apparsa molto recentemente, almeno nel senso in cui la s'intende oggi. La parola è certamente utilizzata da tempo - il suo uso è attestato nel francese antico - ma bisogna attendere la metà del ventesimo secolo perché il campo coperto dal suo significato cominci davvero ad ampliarsi. Prima di analizzare dettagliatamente le tappe principali di tale ampliamento, può essere utile ricordare - per evitare ogni confusione - che se il termine ha conosciuto una recente fortuna, alcune realtà che si ritiene esso indichi non datano da oggi. La prima tappa dell'elaborazione della moderna nozione di comunicazione è consistita nel colmare quello che allora appariva un fossato tra alcune modalità d'azione prive di nome e il lessico in grado di designarle. La nuova nozione di comunicazione, nata nel mondo scientifico in seno alla "cibernetica", ha permesso di connettere tra loro modalità d'azione disparate. In un primo tempo essa svolse dunque un ruolo unificante, prima di svelare ambizioni ancora maggiori, di divenire cioè un valore molto più generale e in gran parte identificato con la "modernità".

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I TRE MOMENTI DELLA COMUNICAZIONE

Tre grandi tappe segnano lo sviluppo della nuova nozione, che - a partire dal 1942 - è coinvolta in una spirale al tempo stesso unificante e generalizzante. La prima si colloca tra il 1942 e il 1947-48. Nonostante tutto i protagonisti di quell'appartata impresa sono noti: organizzati sul modello della "rete" a partire dal 1942 e provenienti da diverse discipline, essi si raggruppano attorno alla "cibernetica". Schematizzando, si potrebbe affermare che il loro obiettivo è la costruzione di un campo interdisciplinare che unifichi sotto lo stesso nome un insieme di fenomeni già noti, in particolare nel campo della cardiologia, della neurofisiologia, della telefonia, dell'elettronica e della matematica applicata, ma anche dell'antropologia. Il lavoro in corso in quegli anni, benché molto ambizioso, rimane unicamente scientifico, ad uso esclusivo della comunità dei ricercatori.

La seconda tappa, a partire dal 1947-48, è segnata dall'esplicita volontà - in particolare da parte del matematico Norbert Wiener, uno dei fondatori della rete iniziale - di estendere la nozione di comunicazione al campo dell'analisi e poi dell'azione politica e sociale. Anche se non si considera un "militante" o un "uomo politico", Wiener cerca così di assumere quella che gli sembra la sua responsabilità sociale di scienziato, offrendo al mondo una chiave di comprensione delle sue difficoltà e dei suoi possibili progressi.

Parallelamente, l'uso scientifico della nozione di comunicazione continua a svilupparsi e ad arricchirsi, ad esempio attraverso la teoria dell'informazione. Tuttavia nell'immediato dopoguerra nulla indica che l'idea di comunicazione debba conoscere un'ulteriore espansione, sino a costituirsi progressivamente come valore utopico. Questa terza e decisiva fase nella storia della comunicazione moderna si compie in rapporto diretto con l'evoluzione della società occidentale nel dopoguerra, segnata in profondità dal conflitto mondiale appena concluso.

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Un paradigma unificante

Che cos'è la cibernetica e che cos'ha a che vedere con l'origine del moderno discorso sulla comunicazione? Molto è stato detto e scritto sulla cibernetica. Poche correnti di pensiero si richiamano oggi esplicitamente a quel movimento, che d'altra parte è scomparso dalla memoria di molti, compresi coloro che un tempo l'hanno accolto, se non addirittura adulato. La cibernetica raggiunse infatti l'apice della sua influenza negli anni cinquanta, per sprofondare in gran parte nel generale discredito a partire dagli anni sessanta, mentre i suoi temi principali - in particolare quelli relativi alla "comunicazione" - continuavano a svilupparsi. La disillusione che l'accompagnò fu commisurata all'appassionante avventura che essa aveva rappresentato per tutti coloro che vi si avvicinarono. La questione della definizione della cibernetica è complessa: una lettura puramente descrittiva delle tesi elaborate dagli stessi cibernetici rivela oltre cinquanta differenti definizioni del campo. Eppure nessuna eguaglìa quella proposta dal "padre fondatore" della cibernetica, Norbert Wiener, che vedeva in essa la "scienza del controllo e della comunicazione".

LA "CIBERNETICA"

La cibernetica infatti è esplicitamente votata alla ricerca delle leggi generali della comunicazione, sia che interessino fenomeni naturali, sia che riguardino le macchine, gli animali, l'uomo o la società. Nella nuova scienza la comunicazione è immediatamente associata alla dimensione del "controllo". Il termine merita una spiegazione, soprattutto perché nelle lingue latine s'intende spesso la parola "controllo" con una sfumatura peggiorativa, di limitazione, come nelle espressioni "controllo della velocità", "controllo dell'identità" o "controllo sociale", mentre l'inglese assegna al termine una connotazione più neutra, più legata a un uso tecnico. "La situazione", si sente dire spesso negli Stati Uniti, è "under control', vale a dire sotto controllo. Laddove il francese inserisce "potere" nella nozione di controllo, l'inglese vi vede "regolazione" e "comando" ("control" è spesso tradotto in francese con "commande", in senso tecnico).

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L' "ILLUMINAZIONE MEDIOLOGICA DI WIENER"

Vertice incostestabile del triangolo appena descritto, nel quale la comunicazione si cristallizza come valore, i principali testi di Wiener scandiscono l'esplorazione sistematica dei nuovi territori della modernità. Nel 1942 egli firma insieme ad altri studiosi un importante articolo, intitolato Behavior, Purpose and Teleology. Per diversi aspetti si tratta di un testo fondatore; in particolare vi si rileva l'origine della moderna nozione di "comunicazione". Alcuni anni dopo, nel 1948, pubblica in inglese - a Parigi, presso l'editore Hermann - la sua opera più nota, Cybernetics or Control and Communication in the Animal and the Machine, che costituisce la summa dei suoi risultati scientifici nel campo della cibernetica. Subito dopo pubblica un libro dal titolo curioso, The Human Use of Human Beings, che sarà tradotto in francese con il titolo Cybernétique et société; a tal proposito si noterà subito che si tratta di un'evidente anticipazione - benché l'argomento sia più ampio - del tema "informatica e società" che trent'anni più tardi verrà presentato come del tutto nuovo.

In quest'opera, che ha avuto due successive traduzioni in francese, Wiener propone di riconoscere la comunicazione come valore centrale per l'uomo e la società, mentre si scaglia contro tutti i regimi - in particolare fascisti e totalitari, ma anche contro le democrazie liberali - che fanno un uso "non umano" degli esseri umani, contrariamente a quanto la comunicazione permetterebbe. Il libro ha esercitato, in forme diverse, una profonda influenza sino ad oggi in tutti i discorsi e in tutte le rappresentazioni della "comunicazione".

Wiener era originariamente un matematico e insegnò questa disciplina praticamente per tutta la sua carriera al Mit. Eppure, a ben guardare, il suo ragionamento è quello di un ingegnere, di quelli che non si fermano ai fatti materiali, ma vanno molto oltre, sino ai fatti umani. La cibernetica, nella sua dimensione puramente tecnica, è un'esplorazione sistematica di tutte le analogie che nella prospettiva delle leggi matematiche possono esistere tra fenomeni di differente natura, che rientrano al tempo stesso nel mondo della vita, in quello naturale o in quello artificiale. Che cos'hanno in comune il funzionamento di un missile che cerca il suo bersaglio orientandosi sul calore che emana e alcuni aspetti del funzionamento del muscolo cardiaco? Un termostato o un regolatore meccanico e il movimento che consiste nel portare un bicchiere alla bocca e bere? Il sistema nervoso e i componenti di una calcolatrice? L'evoluzione dell'universo e il destino delle comunità sociali?

Per Wiener l'elemento comune è l'esistenza di "relazioni", in senso matematico, tra elementi apparentemente separati. In tal modo egli prosegue la grande opera della matematica moderna, ritenuta già da Galileo la lingua nella quale è scritto il gran libro dell'universo. Tuttavia per il padre della cibernetica la matematica, lungi dall'essere di per sé un fine, è piuttosto una "grande metafora", come amava ripetere. Così facendo autorizzava se stesso a più di quanto la matematica abitualmente dia diritto.

Attraverso la matematica la sua attenzione si rivolge all'insieme del mondo visibile. La sua tesi più forte, alla fin fine, è questa: così come la matematica è, in buona sostanza, la scienza delle relazioni, tutti i fenomeni di quel mondo possono essere compresi, in fin dei conti, in termini di relazioni, di scambio e di circolazione d'informazione. Per Wiener, dunque, il mondo consiste interamente di "mediazioni"; il punto di partenza del suo pensiero, anche di quello scientifico, è probabilmente questa "illuminazione mediologica" che lo perseguiterà sino alla morte, nel 1964, forzandolo a vedere la realtà sotto l'angolazione quasi esclusiva delle relazioni tra elementi.

UNA RETE FONDATRICE

Attorno a Wiener e al programma di ricerca che ancora non portava il nome di cibernetica si riunì, a partire dal 1942, un gruppo di uomini e di donne, specialisti di campi molto diversi. La loro prima fortuna fu senza dubbio quella di godere della loro interdisciplinarità. Prima ancora che la comunicazione fosse chiaramente identificata come il comune oggetto di lavoro, comunicare fu una prassi difficile, ma senza dubbio gratificante per specialisti altrimenti confinati nella solitudine del loro sapere particolare. Uno dei membri di quella rete iniziale, costituita nel quadro delle riunioni finanziate dalla fondazione Macy, era Gregory Bateson, giovane antropologo che qualche anno prima aveva sostenuto una tesi originale sulla tribù degli Iatmuls in Nuova Guinea. Uno dei problemi che Bateson si poneva, non soltanto a proposito degli Iatmuls, era quello della formazione e della differenziazione del legame sociale nelle comunità umane. Su tutt'altro piano, altri due componenti del gruppo dei primi

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