Copertina
Autore Luca Canali
Titolo Cronaca di follie e amori impossibili
EdizioneBompiani, Milano, 2004, Tascabili 919 , pag. 184, cop.fle., dim. 125x192x12 mm , Isbn 88-452-3257-3
LettoreGiovanna Bacci, 2004
Classe narrativa italiana
PrimaPagina


al sito dell'editore

per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.COM

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 9

Malgrado la comune decisione di porre fine al loro rapporto, Guido aveva di nuovo telefonato a Chiara, almeno per risentirla dopo la morte della madre. Era stato un breve e asciutto colloquio: Chiara appariva determinata, forse troppo per essere vero: la voce priva d'ogni inflessione lamentosa o anche soltanto commossa. La scomparsa della madre sembrava averla fatta maturare di colpo: non più una donna scontenta di sé, della propria insicurezza e dei suoi stessi rapporti amorosi, né una militante di movimenti estranei alla sua fragile natura, resa aggressiva unicamente dalle sconfitte e dalle umiliazioni subite. Si era detta decisa a "ricominciare tutto da capo", tornare con il collega italianista, di cui era stata a lungo la "fidanzata" prima del tempestoso rapporto con Guido, sposarlo, avere dei figli, prepararsi a una vita forse modesta e raccolta, senza voglie spregiudicate ed effimere trasgressioni. Quelle parole furono una frustata anche per Guido, pur se non immotivati gli sembravano i propri dubbi sulla perseveranza di Chiara nel mantenere quei saggi propositi. Anche lui meditava talvolta di abbandonare un lavoro che gli procurava ormai soltanto insoddisfazione, e talora persino disgusto: da anni capo redattore interni di un telegiornale, obbligato a confezionarlo con mille accorgimenti, farcirlo di notizie sensazionali, patetiche o accattivanti, dosarlo su dissidi politici e personali o su pressioni di notabili "esterni", si era sentito come annegare in una palude di conformismo, se non addirittura di connivenza. Il giornalismo, prima quello della carta stampata, poi della TV, era stato a lungo per lui un'autentica vocazione. Aveva cominciato giovanissimo, cronista in un quotidiano, visitando commissariati, ospedali, ospizi, seguendo piste appena tracciate, pedinando pregiudicati e spacciatori, poi intervistando "persone comuni" timide o saccenti, e ottenendo da esse dichiarazioni strampalate o fatui luoghi comuni. E tuttavia, nella fase iniziale in un quotidiano della capitale, proprio quella superficialità e a volte quel cinismo, oltre ai rischi cui talvolta la professione lo esponeva, avevano fatto di lui un cronista "d'assalto" allora scarsamente pagato, ma ugualmente appassionato al proprio mestiere, e per proprio conto impegnato in un lavoro letterario inconfessato: scrivere racconti e versi era, fin dagli anni dell'università, la sua più autentica passione.

La carriera non era stata facile. Anche nel quotidiano allignavano invidia, gelosia, mormorazioni calunniose, ma lì il rivale o il nemico lo avevi al tavolo accanto, c'era il vantaggio del confronto e dell'ingiuria faccia a faccia, del turpiloquio greve ma liberatorio, e magari anche, per effimera riconciliazione, la pizza a taglio o il cappuccino portati dal ragazzino del bar di fronte. In quelle acque torbide ma non melmose, Guido era riuscito a navigare con l'ostinata dedizione di chi non rifiuta mai un incarico anche sgradevole o pericoloso, raggiungendo il vertice della cronaca: imprecisa, macabra e compiaciuta quella "nera"; tendenziosa e prostituita ai padroni quella "bianca". Ma lì c'era il contatto con la vita, anche se nei suoi risvolti più ripugnanti, ridicoli, a volte osceni.

Poi il passaggio in TV, propiziato dai suoi indubbi meriti e da qualche "buona parola" di personaggi influenti in precedenza conosciuti e magari "serviti" in particolari circostanze, ciò che aveva cominciato a corrodere in lui la stima di se stesso insinuando nel suo animo il seme di una strisciante insoddisfazione per ciò che aveva cercato ad ogni costo di ottenere. Per di più, l'alluvione di notizie non più distribuite in pagine diverse, come nei quotidiani, ma rovesciate sui telespettatori in un congesto e indiscriminato catalogo di orrori misti a notizie edificanti e conclusi talora dall'apparizione della starlet raccomandata di turno o dei soliti autori di best seller, aveva finito per suscitare in lui una tentazione di fuga a stento repressa dai fruscianti fogli di cartamoneta che mensilmente costituivano la base della sua esistenza.

Guido non era un'"anima bella" né un moralista. Fin dai tempi del giornalismo "di strada" conosceva bene il marcio della vita e della politica: era necessario immergervisi, non disprezzare l'informatore che ti dà la dritta giusta, né la prostituta o la fotomodella che ti offre sesso per avere una foto in cronaca da mostrare al protettore o al regista d'infimo ordine documentando così il valore del proprio corpo e l'efficienza nel "mestiere": ma tutto ciò aveva il sapore amaro, appunto, della vita. In TV tutto era invece cellophanato, i rischi della strada lontani, l'aria "condizionata", il turpiloquio limitato ad espressioni fisse. E la lotta con lo stiletto invece che con il machete, il sorriso ironico più micidiale di un insulto, la mediocrità e l'ignoranza mascherate dalla cipria dell'informazione, avevano finito per riuscirgli insopportabili.

L'indole di Guido - una miscela di orgoglio, ombrosa sensibilità, timidezza che poteva rovesciarsi in ostentazione di duro coraggio - non si era mai completamente adattata alla condizione di privilegio nell'aggrovigliato e insieme sfuggente contesto del mezzo televisivo. Tuttavia i modi cortesi, il buon retro terra culturale, la routine all'inizio accettata con buona volontà e in discutibile spirito d'iniziativa, avevano trasformato il cronista errante in efficiente funzionario, e il rimpianto della "carta stampata" in epidermico compiacimento per la vantaggiosa posizione raggiunta.

Ma da qualche tempo tutto gli riusciva indigesto intorno a lui: le mura asettiche, le pareti di cristallo, i telefoni di continuo trillanti, l'affaccendarsi di colleghi intorno a questioni irrilevanti o ad immani tragedie affrontate con la libidine dello scoop e nello stesso tempo con il cinico distacco del mestiere. Gli accadeva allora di vagheggiare - consapevole tuttavia del proprio velleitarismo - condizioni diverse ed estreme, un ascetismo monastico, il volontariato laico, il tardivo ritorno agli studi di medicina interrotti poco prima della laurea.

In realtà, ciò che più lo turbava, superata la soglia dei quarant'anni, era il desiderio di amicizie o amori intensi, frustrato dalla sua natura schiva, feribile, ombrosa. Il rapporto con Chiara all'inizio era stato completo ed esaltante, poi, allorché le motivazioni sentimentali e intellettuali erano andate affievolendosi, una sazietà triste che insorgeva al termine degli incontri aveva provocato, soprattutto in Chiara, una sempre più evidente volontà di rottura, espressione di una irrequietezza di fondo, che aveva fatto di lei una partner a volte evasiva, altre volte persino riottosa, forse per i segreti conflitti di una femminilità ferita dal necessario prostituirsi al potente "barone" universitario che in passato, subito dopo la laurea, le aveva fatto ottenere un dottorato di ricerca, poi il "posto fisso", la cattedra di storia e filosofia in un importante liceo della capitale.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 26

All'inizio della riunione Guido prese per primo la parola:

"Anche se è argomento che riguarda gli esteri, tuttavia..."

Il direttore lo interruppe: "Se riguarda gli esteri, pensa ai tuoi interni, e lascia parlare Cordace. Se vuoi potrai intervenire dopo di lui."

Cordace, venuto dalla gavetta e cresciuto in TV, fece il suo rapporto sull'Algeria e propose di dare la notizia degli assassinii quotidiani, insistendo poi sull'atrocità delle esecuzioni: vittime sgozzate - anche donne e bambini innocenti - e fatte a pezzi a colpi di scure.

"I particolari agghiaccianti," sottolineò Cordace, "susciteranno ancor più l'indignazione dei telespettatori contro gli aguzzini."

"Oppure li vaccineranno contro l'emozione e il disgusto, cioè accresceranno la loro insensibilità a tutte le notizie orripilanti che gli rovesciamo addosso ogni sera."

"Ciò è opinabile," ribatté Cordace. "In ogni modo il dovere di cronaca viene prima di tutto. Inoltre le emozioni aumentano l' audience." E proseguì: "Quanto all'Albania, basterà la notizia dei tre o quattro morti di ieri, e degli scontri fra bande rivali."

Il direttore assisteva al duello con provvisorio distacco.

Cordace odiava Guido, non poteva sopportare - lui autodidatta e non più che infarinato di cultura politica, ma molto abile nel manovrare i corrispondenti dall'estero e gli inviati speciali, alcuni dei quali molto esperti e taluni brillanti - l'alta estrazione sociale e l'efficacia dello stile giornalistico di Guido. Direttore della sezione esteri, aveva in redazione pochi avversari; del resto tutti ne rispettavano i meriti aziendali oltre che la capacità di adattarsi alle circolari di servizio di qualsiasi direttore generale, o presidente. Mettersi contro di lui poteva significare trasferimento da un luogo di lavoro all'altro, vuoto intorno all'eventuale "ribelle", in ogni caso guai. Perciò tutti rimasero stupiti dell'audacia di Guido che non si diede per vinto:

"O dài la semplice notizia, o devi spiegare brevemente la ragione di quei fatti tremendi. In Algeria si tratta di stragi politico-religiose, ma perché in quel villaggio e non in un altro? E cosa c'è dietro il fanatismo degli islamici? Quanto all'Albania, si tratta di episodi di cronaca nera e di pura criminalità, oppure è in atto una vera e propria guerra civile? Se è così dobbiamo anche tentare un'identificazione delle forze politiche in lotta. Se non spieghi, non fai un telegiornale ma un museo degli orrori. E poi perché non la smettiamo con questa valanga di notizie? Un massacro, poi un processo, un aereo schiantato al suolo, un qualsiasi mostro sbattuto in prima pagina, un suicidio collettivo, uno sciopero selvaggio, Schumacher sul podio, o l'attricetta 'più amata dagli italiani'. Una marmellata che stordisce il pubblico e a lungo andare lo anestetizza, o lo spedisce alla ricerca di quiz che finiscono per istupidirlo."

Cordace schiumava di rabbia. Gisella era impallidita. Il direttore si schiarì la voce: "Guido, decisamente non sei di buon umore stasera. Datti una calmata. La grande famiglia della TV..."

All'udire questa frase, Guido perdette completamente il controllo di sé: "La grande famiglia TV è un'azienda che incassa e paga miliardi con bilancio sempre

[...]

 


Pubblicata scheda parziale con 10000 bytes di citazioni.
Scheda completa con 21934 bytes di citazioni.
Pubblicazione completa in attesa di autorizzazione dell'editore.

| << |  <  |