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| << | < | > | >> |Indice
La biblioteca scomparsa
I La tomba del faraone 11
II La biblioteca sacra 16
III La città proibita 21
IV Il fuggiasco 24
V La biblioteca universale 28
VI « Lascio i libri a Neleo » 34
VII Il simposio dei sapienti 38
VIII Nella gabbia delle muse 45
IX La biblioteca rivale 53
X Ricompare Aristotele, e si perde 59
XI Il secondo visitatore 67
XII La guerra 74
XIII Il terzo visitatore 80
XIV La biblioteca 86
XV L'incendio 90
XVI Dialogo di Giovanni Filopono con
l'emiro Amr ibn al-As in procinto
di incendiare la biblioteca 92
Nota 109
Fonti
l. Gibbon 117
2. I dialoghi di Amr 122
3. Aristea aggiornato 126
4. Gellio 130
5. Isidoro di Siviglia 133
6. Livio 139
7. Congetture 144
8. Ecateo 152
9. La biblioteca introvabile 154
10. Il « soma » di Ramsete 169
11. Qades 174
12. Strabone e la storia di Neleo 181
13. La vulgata bibliotecaria 191
14. I roghi 197
15. Epilogo 200
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| << | < | > | >> |Pagina 28Demetrio era stato il plenipotenziario della biblioteca. Ogni tanto il re passava in rassegna i rotoli, come manipoli di soldati. «Quanti rotoli abbiamo?» chiedeva. E Demetrio lo aggiornava sulle cifre. Si erano proposti un obiettivo, avevano fatto dei calcoli. Avevano stabilito che, per raccogliere ad Alessandria «i libri di tutti i popoli della terra» fossero necessari in tutto cinquecentomila rotoli. Tolomeo concepì una lettera «a tutti i sovrani e governanti della terra» in cui chiedeva che «non esitassero ad inviargli» le opere di qualunque genere di autori: «poeti e prosatori, retori e sofisti, medici e indovini, storici, e tutti gli altri ancora». Ordinò che venissero ricopiati tutti i libri che per caso si trovassero nelle navi che facevano scalo ad Alessandria, che gli originali fossero trattenuti ed ai possessori venissero consegnate le copie: questo fondo fu poi chiamato «il fondo delle navi». Ogni tanto Demetrio stendeva un rapporto scritto per il sovrano, che incominciava così: «Demetrio al gran re. In ottemperanza al tuo ordine di aggiungere alle collezioni della biblioteca, per completarla, i libri che ancora mancano, e di restaurare adeguatamente quelli difettosi, ho speso grande cura, ed ora faccio a te un resoconto ecc.». In uno di questi resoconti, Demetrio illustrava l'opportunità di acquisire anche «i libri della legge giudaica». «È necessario - proseguiva - che questi libri, in forma corretta, trovino posto nella tua biblioteca». E, convinto di ricorrere ad un nome bene accetto al sovrano, si appellava all'autorità di Ecateo di Abdera, che nelle sue Storie d'Egitto tanto spazio aveva dedicato alla storia ebraica. L'argomento di Ecateo, come lo riferisce Demetrio, era piuttosto curioso. Suonava all'incirca così: «Nessuna meraviglia se per lo più gli autori, i poeti, e la turba degli storici non hanno fatto cenno di quei libri e degli uomini che sono vissuti e vivono in accordo con essi: non a caso se ne sono astenuti, in ragione dell'elemento sacro che è in essi». Quando i rotoli erano già duecentomila, durante una visita del re alla biblioteca, Demetrio tornò sull'argomento. «Mi dicono - così si rivolse al sovrano - che anche le leggi degli Ebrei sono libri degni di copiatura e di sistemazione nella tua biblioteca». «D'accordo - rispose Tolomeo -, e cosa ti impedisce di provvedere a questa acquisizione? Come sai, hai ai tuoi ordini tutto quanto occorre, uomini e mezzi». «Ma bisogna tradurli - fece osservare Demetrio -, sono scritti in ebraico, non in siriaco, come generalmente si crede; è tutta un'altra lingua». | << | < | > | >> |Pagina 32[...] «Da ciascun popolo», informa un trattatista bizantino, «furono reclutati dotti, i quali, oltre che padroneggiare la propria lingua, conoscessero a meraviglia il greco: a ciascun gruppo furono affidati i relativi testi, e così di tutto fu allestita una traduzione in greco». La traduzione dei testi iranici attribuiti a Zoroastro, oltre due milioni di versi, fu ricordata ancora secoli dopo come un'impresa memorabile. Al tempo di Callimaco, che compilava i cataloghi degli autori greci divisi per armadi, Ermippo, suo scolaro, pensò di emularlo, e forse in cuor suo di superarlo, confezionando gli indici di questo paio di milioni di versi, rispetto ai quali le poche decine di migliaia di esametri dell' Iliade e dell' Odissea facevano la figura di minuscoli breviari. Quei dotti furono gli unici che godettero, in un certo periodo della storia della biblioteca, della visione abbagliante, poi sogno di scrittori fantastici, dei libri di tutto il mondo. Ansia di totalità e volontà di dominio non dissimili dall'impulso che spingeva Alessandro, secondo le parole di un antico retore, a cercare di «varcare i confini del mondo». Ed anche di lui si era sostenuto che a Ninive avesse voluto una biblioteca di dimensioni imponenti, per la quale aveva fatto allestire traduzioni di testi caldei.Il disegno perseguito dai Tolomei e messo in pratica dai loro bibliotecari non era dunque soltanto la raccolta dei libri di tutto il mondo ma anche la loro traduzione in greco. Naturalmente poteva trattarsi anche di rielaborazioni e compendi in greco, come furono ad esempio le Storie egizie di Manetone, un sacerdote originario di Sebennito (un paese del Delta) e operante a Eliopoli. Manetone rielaborò decine e decine di fonti, rotoli conservati nei templi, liste di sovrani e delle loro imprese; così come Megastene, ambasciatore del re Seleuco di Siria alla corte indiana di Pataliputra, aveva fatto con tante fonti indiane. Con le armi dei Macedoni, i Greci erano divenuti in pochi anni casta dominante nell'intero mondo conosciuto: dalla Sicilia al Nord-Africa, dalla penisola balcanica all'Asia minore, dall'Iran all'India, all'Afghanistan, dove Alessandro si era arrestato. I Greci non impararono le lingue dei loro nuovi sudditi ma compresero che per dominarli bisognava capirli, e che per capirli bisognava far tradurre e raccogliere i loro libri. Così nacquero biblioteche regie in tutte le capitali ellenistiche: non soltanto come fattore di prestigio ma come strumento di dominio. E un posto di rilievo lo ebbero, in quest'opera sistematica di traduzione e di raccolta, i libri sacri dei popoli dominati, perché la religione era, per chi intendeva governarli, come la porta della loro anima. | << | < | > | >> |Pagina 45Dentro il Museo però la vita non era affatto tranquilla. «Nella popolosa terra d'Egitto - ghignava un poeta satirico contemporaneo - vengono allevati degli scarabocchiatori libreschi che si beccano eternamente nella gabbia delle Muse». Timone, il filosofo scettico cui si debbono queste parole, sapeva che ad Alessandria, lui dice vagamente «in Egitto», c'era il favoloso Museo: e lo chiama «la gabbia delle Muse» alludendo appunto alla sembianza di uccelli rari, remoti, preziosi, dei suoi abitatori. Dei quali dice che «vengono allevati» anche alludendo ai privilegi materiali concessi loro dal re: il diritto ai pasti gratuti, lo stipendio, l'esenzione dalle tasse. Li chiamava charakitai intendendo «che fanno scarabocchi» sui rotoli di papiro, con un voluto gioco di parole con charax, «il recinto», dietro il quale quegli uccelli da voliera di lusso vivevano nascosti. E per dimostrare che se ne poteva fare a meno, che tutto il mistero e la riservatezza che li circondava copriva in realtà il vuoto, il nulla, sprezzante diceva ad Arato, il poeta dei Fenomeni che spesso lo frequentava, di adoperare, di Omero, «le vecchie copie», non quelle «ormai corrette», con allusione alla fatica profusa da Zenodoto di Efeso, primo bibliotecario del Museo, sul testo dell' Iliade e dell' Odissea. | << | < | > | >> |Pagina 47Una classificazione generale la tentò Callimaco, con i suoi Cataloghi suddivisi per generi, corrispondenti ad altrettanti settori della biblioteca: Cataloghi degli autori che brillarono nelle singole discipline era il titolo del colossale catalogo, che da solo occupava ben centoventi rotoli. Questo catalogo dava un'idea della sistemazione dei rotoli. Ma non era certo una pianta o una guida. Solo molto più tardi, al tempo di Didimo, se ne compilarono. I Cataloghi di Callimaco servivano solo a chi fosse già pratico. E, comunque, basato com'era sul criterio di elencare soltanto gli autori che avevano «brillato» nei vari generi, il repertorio callimacheo doveva rappresentare una scelta, sia pure amplissima, dal catalogo completo. Epici, tragici, comici, storici, medici, retori, leggi, miscellanee sono alcune delle categorie: sei sezioni per la poesia e cinque per la prosa.| << | < | > | >> |Pagina 86La chiave è nella tomba di Ramsete. Neanche qui è stata trovata la biblioteca dai moderni scavatori. Ma Ecateo non ha barato, è stato solo frainteso. Nonostante noi lo leggiamo nel compendio che ne fece Diodoro, una indicazione era rivelatrice: «di seguito alla biblioteca ci sono le immagini di tutti gli dei egizi». Come potrebbe una sala essere «di seguito» ad un rilievo? «Biblioteca» (bibliothéke) vuol dire però, innanzi tutto, «scaffale»: scaffale sui cui ripiani si depongono i rotoli, quindi ovviamente anche l'insieme dei rotoli, e solo per traslato la sala (quando si cominciò a costruirne) in cui erano collocate «le biblioteche». La «sacra biblioteca» del mausoleo non è dunque una sala, bensì uno scaffale, o più d'uno scaffale, ricavato lungo uno dei lati del peripato. Essa si trova appunto tra il bassorilievo colorato raffigurante il re che offre agli dei il ricavato delle miniere e le raffigurazioni degli dei egizi. Come in calce al rilievo raffigurante l'offerta mineraria è iscritta la cifra indicante l'ammontare dell'offerta, così al di sopra della «biblioteca» c'è un'iscrizione: «Luogo di cura dell'anima». Così si comprende l'indicazione relativa alla sala sontuosa, con i triclini. Di essa, che è circolare, si dice che, in un punto, «ha il muro in comune con la biblioteca». Strana precisazione, all'apparenza, dal momento che tutti gli ambienti che si susseguono nel mausoleo hanno ovviamente una parete in comune con quelli via via contigui. Ma, una volta inteso di che genere di «biblioteca» si tratti, la precisazione fornita solo questa volta acquista senso, appare anzi necessaria: la sala sontuosa ha il muro in comune col peripato nel punto in cui è ricavata la biblioteca. Riepilogando. Lungo il peripato del mausoleo di Ramsete vi sono molti vani adornati di raffigurazioni di ogni genere di cibi prelibati. Procedendo lungo il peripato «è dato incontrare» il bassorilievo con il re che offre i prodotti delle miniere; di seguito c'è la biblioteca; quindi le immagini degli dei egizi con il re che rende omaggio ad Osiride. Nella sala sontuosa, infine, contigua al peripato in corrispondenza della biblioteca, è sepolto, in collocazione alquanto anomala, il corpo del sovrano. | << | < | > | >> |Pagina 92«Ho conquistato la grande città dell'Occidente - scriveva Amr ibn al-As al califfo Omar dopo aver issato la bandiera di Maometto sulle mura di Alessandria - e non mi è facile enumerare le sue ricchezze e le sue bellezze. Mi limiterò a ricordare che conta quattromila palazzi, quattromila bagni pubblici, quattrocento teatri o luoghi di divertimento, dodicimila |
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