|
|
|
| << | < | > | >> |Indice
La pietra di san Berlitz 5
La confusione dei testi 23
Testi originali? 24
Contraddizioni a non finire 26
Un dono del cielo 28
Eva e l'UFO 33
Nient'altro che leggende? 34
Baruffe in cielo 37
Lo zoo di Frankenstein 43
Una luce per l'arca 47
Il problema del diltivio 49
Principianti e progrediti 50
L'altro pensiero 52
Gli angeli affamati di sesso 56
Scienza e teologia 58
La scelta giusta 61
Selezionare sì, ma in modo corretto 65
Torna alla ribalta Enoch 68
Un testimone oculare racconta 70
Quando gli angeli si ribellano 71
Ascesa al cielo con inconvenienti 74
Incontro al vertice 77
Il ritorno degli dei 89
Apocalisse... ma quando? 91
Profeti dei tempi nostri 94
Credenti e non credenti 95
Gesù era davvero il Messia? 98
Un regno per Davide 100
Il Messia islamico 103
Sian lodate le stelle! 106
L'età dell'oro 109
Guerra stellare 110
La sapienza nell'antichità 112
Le cifre impossibili 114
Il karma è eterno 117
L'attesa del Superbuddha 122
Tattica di mimetizzazione psicologica 127
Semi dal cielo 130
Dèi di ieri... dèi di domani 134
Chi dovrà venire? 137
Addio, papà 139
Esegesi attraverso i secoli 145
Il rovesciamento dei valori 147
Una semina dà frutto 150
Il ritorno sotto altre fonne 153
Rapporto dell'osservatore Yaxlippo
al suo pianeta di origine 157
La via della conoscenza 163
Il messaggio genetico 165
Macchine per gli uomini lucenti 169
Non di questo mondo 172
Passero giurassico 174
L'intelligenza artificiale 177
Non è chiaro? 180
Eppure è chiaro 184
Gli esseri umani marcati 188
Un cavallo di Troia 189
Ibridi del futuro 193
Un errore di programmazione? 195
SETI senza Europa 197
Accordo per la censura 201
Appendice sulle ultime ricerche
La grande disillusione 205
« Colui che apre le vie » 213
La scoperta sensazionale viene
messa a tacere 216
La sapienza degli antichi 219
Misurazioni sprecate 221
Come si scredita un uomo 225
L'errore erudito 229
Perdita di credibilità 237
Note 243
Fonti iconografiche 251
Indice analitico 253
Nota dell'Autore 261
| << | < | > | >> |Pagina 5Nell'abbazia di San Berlitz i ragazzi iniziavano il noviziato all'età di soli quindici anni. Quell'anno, per la precisione, i giovani aspiranti che dovevano partecipare alla cerimonia di iniziazione erano otto maschi e dieci femmine, e l'abate parlò con una certa preoccupazione di un'«annata poco propizia per le nascite». I giovani erano cresciuti per la maggior parte nell'abbazia e i loro genitori lavoravano nel territorio di San Berlitz; non c'erano solo monaci e monache, ma anche cercatori di bacche, cacciatori, artigiani di ogni sorta, oltre che levatrici e «operatori sanitari». Su tutti incombeva lo straordinario dovere di mettere al mondo il maggior numero possibile di esseri umani, facendoli crescere sani e forti. Dopo il «grande annientamento» esistevano solo pochi gruppi di esseri umani, anzi l'abate aveva addirittura il sospetto che i loro avi fossero gli unici sopravvissuti. Nessuno sapeva che cosa fosse accaduto allora, neppure il coltissirno abate e il suo «Consiglio dei saggi». Alcuni ritenevano che i loro avi avessero posseduto armi terribili che avevano usato per annientarsi a vicenda, ma questa tesi godeva di scarso favore presso il Consiglio dei saggi: era impossibile immaginare armi così terribili, tanto più che, secondo l'opinione dei dotti, gli uomini dell'era precedente erano stati molto felici ed erano vissuti in un mondo di abbondanza. Per quale motivo, dunque, avrebbero dovuto farsi la guerra? Era una spiegazione illogica e priva di senso, quindi nel Consiglio dei saggi era stata discussa la tesi che una misteriosa infezione avesse sterminato il genere umano. Anche quella teoria, però, era stata respinta perché contraddiceva le tradizioni della prima generazione di padri scampata al «grande annientamento».
Infatti i tre progenitori e le quattro progenitrici
avevano raccontato ai loro figli che la catastrofe si era
abbattuta sul genere umano in una pacifica serata estiva.
Quelle tradizioni inviolabili erano conservate nel sacro
Libro dei patriarchi,
scritto dai figli dei progenitori. Ogni giovane ospite
dell'abbazia di San Berlitz conosceva il
Canto del tramonto,
che l'abate cantava ogni anno nella triste «notte del
ricordo». Era l'unica testimonianza autografa di uno dei
progenitori che si fosse conservata.
«Io, Erich Skaja, nato il 12 luglio 1984 a Basilea, mi trovavo nell'Oberland bernese insieme con mia moglie e con i miei amici Ulrich Dopatka e Johannes Fiebag, accompagnati dalle loro mogli e dalla figlia Silvia, per fare una gita in montagna. «Visto che erano già passate le sei di sera, scendendo dal monte Jungfrau prendemmo una scorciatoia, imboccando il tunnel della funicolare. A quell'ora, a causa di lavori in corso sulla cima del monte Jungfrau, non c'erano più corse fino a valle. «Tutt'a un tratto il terreno sussultò, e caddero sui binari alcuni frammenti della volta di granito. Ci spaventammo a morte, e Jobannes, che era geologo, ci spinse al riparo in una nicchia nella parete di roccia. Poco dopo, quando già credevamo che la scossa fosse finita, si levò un rombo spaventoso. Il terreno sotto di noi sembrava tremare, accompagnato da tuoni terrificanti: anche se non avevamo sentito alcun temporale. Trenta metri più avanti, tutta la parete del tunnel si sbriciolò. Poi tutto ridivenne tranquillo. «Johannes pensava che si trattasse o dell'eruzione di un vulcano (fenomeno tuttavia molto improbabile in quella regione), o di un terremoto. Avremmo dovuto arrampicarci in fretta per raggiungere l'uscita superiore della galleria. «A pochi metri dafl'uscita, cominciò il rumore. Mi mancano le parole adatte per descrivere lo strepito della natura. Da principio il vento faceva turbinare neve e blocchi di ghiaccio, poi fu la volta di alberi interi, rocce e tetti di alberghi che sorgevano nella valle. Il frastuono raggiungeva un livello così assordante da sfondare i timpani, quale nessuno prima di noi aveva mai sperimentato. Il vento ululava e infuriava, strideva e mugghiava: tutto vorticava nell'aria, innalzandosi per un migliaio di metri e più prima di roteare come in un mulinello. Il terreno tremava, gli elementi rumoreggiavano, le pareti di granito si abbattevano l'una sull'altra come se fossero di cartone. Noi riuscimmo a scampare a quella tempesta spaventosa solo perché eravamo al riparo in un tunnel, con l'estremità inferiore bloccata. Sia lodato e ringraziato Dio Onnipotente! «Il fragore dei venti durò trentasette ore. Ormai eravamo privi di forze, sprofondati nell'apatia e abbracciati gli uni agli altri nella nicchia. Il nostro unico desiderio era che la montagna si abbattesse su di noi: nessuno può capire quello che abbiamo sofferto. «Poi fu la volta dell'acqua. In mezzo alle urla e allo strepito dei venti, riuscimmo a udire lo scroscio e i tuoni. Era come se l'immenso oceano si fosse svuotato. Enormi getti d'acqua gorgogliavano e ribollivano, sibilavano e ricadevano sulle pareti di roccia. Come nelle tempeste di mare, si formavano in continuazione onde alte come montagne, che si rovesciavano l'una sull'altra, scendevano rumoreggiando a valle, si raccoglievano in un gorgo enorme e travolgevano con la velocità di una trottola tutta la fauna radunata a fondovalle. Si aveva l'impressione che tutte le acque della terra fossero confluite insieme. Non avevamo più voglia di vivere e lasciammo libero sfogo alla paura gridando a perdifiato. «Per otto ore l'acqua continuò a scrosciare, poi i venti calarono, gli ululati scesero di intensità e tornò a regnare il silenzio. Sfiniti da quella tortura, ammutoliti per il dolore, ci guardammo negli occhi. Infine Johannes strisciò carponi verso il piccolo varco che ancora era rimasto aperto, allo sbocco della galleria verso l'alto. Sentendolo singhiozzare da spezzare il cuore, mi sforzai di raggiungerlo, e lo spettacolo mi lasciò ammutolito. I miei sentimenti più profondi furono travolti, e piansi, amaramente: il nostro mondo non esisteva più. «Le vette dei monti erano mozze, come se qualcuno le avesse smussate con una lima gigantesca. Non c'erano più né ghiaccio né neve, e tutta la vegetazione era scomparsa. Sotto un chiarore scialbo e bruniccio, le pareti di roccia umida scintillavano: il sole non si vedeva e in fondo alla valle, dove prima c'era la località climatica di Grindelwald, ora si stendeva un lago.
«Tutto questo accadde nell'anno 2016 dell'era cristiana.
Non possiamo sapere se siamo gli unici sopravvissuti al
'grande annientamento', e non sappiamo neppure che cosa sia
successo. Che Dio Onnipotente ci assista!»
Gli otto giovani e le dieci fanciulle intonarono con rispetto il Canto del tramonto, che l'abate Ulrich III aveva recitato con la sua voce sonora e potente. Dopo una breve pausa di riflessione, l'abate si rivolse ai novizi: «Ora entrate nella Sala dei ricordi e contemplate con reverenza le reliquie dei progenitori. Siete stati prescelti per venerare e comprendere queste reliquie, insieme con gli altri fratelli e sorelle». | << | < | > | >> |Pagina 23
« Chi il pensier non sa attaccare,
attacca il pensatore »
Paul Valéry (1871-1945)
Le tradizioni dell'umanità, frutto di compilazioni che risalgono ormai a migliaia di anni fa, rappresentano una miniera inesauribile di assurdità e stravaganze. Pullulano, per esempio, di storie di tipo fantastico, che sono classificate in parte come racconti mitologici, in parte come leggende, ma talvolta sono anche considerate «libri sacri», o «sacre scritture». Molte di queste storie fantasiose accampano pretese di assoluta veridicità, dal momento che, come si dice: «... sta scritto». Le versioni originali sarebbero state dettate da Dio in persona e, se non da lui, perlomeno da arcangeli, spiriti celesti, santi terrestri o uomini ispirati in senso gnostico. (Con il termine «gnosi» s'intende, nell'uso linguistico odierno, una filosofia, una concezione del mondo o una religione di tipo esoterico; la parola in sé deriva dal greco e significa «conoscenza».) È indiscutibile che questi testi contengano una quantità di idiozíe, o almeno di pii desideri. Per esempio, condottieri ammirati vengono trasfigurati e glorificati, sogni a occhi aperti trasformano castelli in aria in segni del cielo, oppure fatti della vita quotidiana come la morte vengono descritti come viaggi nell'oltretomba. Quel che è peggio, i nostri progenitori avidi di sapere, sorretti dalla vera fede e ansiosi di comprenderne il contenuto, hanno falsato i testi, seminandovi lo scompiglio. [...] Di fronte a questa insalata mista di commenti al materiale tramandato, sostengo che il tanto decantato metodo scientifico della ricerca, dell'analisi e del confronto non ci ha fatto fare molti passi avanti, nonostante i brillanti ingegni che vi si sono cimentati. Secoli di riflessioni e di profondo filosofeggiare non hanno prodotto alcuna risposta cogente, per non parlare poi di prove dell'esistenza di Dio, degli dèi, degli angeli o delle legioni celesti. La scienza dell' esegesi, ossia dell'interpretazione, è in grado di riempire biblioteche intere, ma non per questo ci aiuta a vedere meglio. Nella migliore delle ipotesi, i risultati corrispondono all'opinione dominante nella scuola in questione, e cambiano con i tempi: ieri era così, dopodomani sarà diverso. Non importa se le generazioni successive non sanno e non vogliono sapere che cosa ne pensava il nonno. | << | < | > | >> |Pagina 51Credo di poter dare per scontato il fatto che sono un sostenitore della teoria secondo la quale molti millenni fa gli extraterrestri avrebbero visitato la nostra terra, visto che su questo argomento ho scritto venti libri e ho girato una serie televisiva in venticinque puntate. Anche sul motivi e sulle modalità tecniche di questa visita mi sono soffermato in modo esauriente. Questa non è la sede adatta per riprendere il discorso, e tanto meno per riepilogare gli innumerevoli indizi archeologici che sono stati individuati in tutto il mondo.
Questa volta intendo esporre una vera e propria
filosofia, che ho battezzato «filosofia PALEO-SETI», dalla
radice del greco
palaios,
che significa «antico», e dal termine SETI,
Suche nach außerirdischer Intelligenz,
ossia ricerca di intelligenze extraterrestri. Si tratta
cioè di una concezione, che mette in evidenza il senso - o
|
|
Scheda con 33144 bytes di citazioni. Scheda con Riferimenti bibliografici. Scheda parziale. Pubblicazione completa in attesa di autorizzazione dell'editore. | << | < | |