Copertina
Autore Charles Darwin
Titolo L'evoluzione
SottotitoloL'origine della specie, L'origine dell'uomo e la selezione sessuale, I fondamenti dell'origine delle specie, Autobiografia
EdizioneNewton, Roma, 1994, I Mammut 20 , pag. 1021, dim. 143x235x53 mm , Isbn 88-7983-396-0
OriginaleThe Foundations of the Origin of Species, On the Origin of Species by Means of Natural Selection, The Descent of Man, and Selection in Relation to Sex, The Autobiography of Charles Darwin
TraduttoreMirella Di Castro, Celso Balducci, Mario Migliucci, Paola Fiorentini, Luca Pavolini
Classe biologia , storia della scienza
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Indice


p.7 Introduzione di Giuseppe Montalenti

 13 Nota biobibliografica


    I FONDAMENTI DELL'ORIGINE DELLE SPECIE
    a cura di Francis Darwin

 21 Introduzione all'Abbozzo del 1842 e
    al Saggio del 1844
    di Francis Darwin

 31 Abbozzo del 1842
 31     Parte prima
 43     Parte seconda

 63 Saggio del 1844
 63     Parte prima
102     Parte seconda. Sulle prove a
        favore e contro l'ipotesi che le
        specie siano razze formatesi
        naturalmente e originate da ceppi
        comuni

162 Appendice. Sulla tendenza delle specie
    a formare varietà e sulla
    perpetuazione delle varietà e delle
    specie per mezzo della selezione
    naturale.  Comunicazione di Charles
    Darwin e Alfred R. Wallace letta il
    primo luglio 1858 alla Società
    Linneana


    L'ORIGINE DELLE SPECIE PER SELEZIONE
    NATURALE

177 Introduzione di Pietro Omodeo

191 Disegno storico sull'evoluzione del
    concetto di origine delle specie (fino
    alla pubblicazione del presente
    lavoro)

198 Introduzione

201 l.  La variazione allo stato domestico
220     Varianti della sesta ed. al cap.1
223 2.  La variazione in natura
231     Varianti della sesta ed. al cap.2
234 3.  La lotta per l'esistenza
244     Varianti della sesta ed. al cap.3
245 4.  La selezione naturale
272     Varianti della sesta ed. al cap.4
279 5.  Le leggi della variazione
298     Varianti della sesta ed. al cap.5
301 6.  Difficoltà della teoria
319     Varianti della sesta ed. al cap.6
344 7.  Istinto
362     Varianti della sesta ed. al cap.7
366 8.  Ibridismo
382     Varianti della sesta ed. al cap.8
388 9.  Imperfezione della documentazione
        geologica
404     Varianti della sesta ed. al cap.9
408 10. Successione geologica degli
        organismi viventi
425     Varianti della sesta ed. al cap.10
428 11. Distribuzione geografica
446     Varianti della sesta ed. al cap.11
449 12. Distribuzione geografica
        (continuazione)
463     Varianti della sesta ed. al cap.12
465 13. Affinità reciproche fra gli esseri
        viventi. Morfologia; embriologia;
        organi rudimentali
489     Varianti della sesta ed. al cap.13
496 14. Ricapitolazione e conclusione
512     Varianti della sesta ed. al cap.14

516 Glossario dei principali termini
    scientifici usati nel volume


    L'ORIGINE DELL'UOMO E LA SELEZIONE
    SESSUALE

525 Introduzione di Giuseppe Montalenti

535 Introduzione dell'Autore

538 Parte prima. La discendenza od origine
    dell'uomo
674 Note sulla rassomiglianza e sulla
    differenza nella struttura e nello
    sviluppo del cervello negli uomini e
    nelle scimmie (del prof. Huxley,
    membro della Royal Society)
681 Parte seconda. La selezione sessuale
931 Parte terza. Selezione sessuale in
    relazione all'uomo e conclusione


    AUTOBIOGRAFIA DI CHARLES DARWIN
    a cura di Francis Darwin

979 Prefazione di Luca Pavolini

983   Autobiografia di Charles Darwin
991   Cambridge, 1828-1831
997   Viaggio sul Beagle dal 27 dicembre
      1831 al 2 ottobre 1836
1001  Dal ritorno in Inghilterra
      (2 ottobre 1836) al matrimonio
      (29 gennaio 1839)
1002  Dal matrimonio (29 gennaio 1839) e
      dalla residenza in Upper Gower
      Street al trasferimento da Londra a
      Down (14 settembre 1842)
1006  Soggiorno a Down dal
      14 settembre 1842 ad oggi, 1876
1007  Le mie molte pubblicazioni


 

 

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Pagina 191

Disegno storico sull'evoluzione del concetto di origine delle specie
(Fino alla pubblicazione del presente lavoro)

Darò qui un breve quadro degli sviluppi delle opinioni scientifiche sull'origine delle specie. Ancora non molto tempo fa la maggior parte degli studiosi di scienze naturali considerava le specie come prodotti immutabili di creazioni distinte. Molti autori hanno sostenuto con competenza questo punto di vista. Peraltro non mancavano alcuni, sia pure pochi, che ritenevano che le specie vanno incontro a trasformazioni e che le forme attuali di vita discendono, attraverso un vero e proprio processo generativo, da forme che le hanno precedute. Tralasciando gli accenni degli autori classici, Buffon è stato il primo ad aver affrontato l'argomento in tempi moderni con spirito scientifico. Tuttavia le vedute di questo autore variano molto di tempo in tempo e, siccome non si è occupato del come e del perché delle trasformazioni delle specie, non stimo opportuno addentrarmi in particolari su di lui.

Il primo studioso, le cui argomentazioni in materia hanno destato molto interesse, è Lamarck. Questo naturalista, ben a ragione famoso, ha rivelato per la prima volta il suo pensiero nel 1801. In seguito ha molto ampliato la sua esposizione nella Philosophie zoologique (1809) e nell'introduzione alla Histoire Naturelle des Animaux sans Vertèbres del 1815. In queste opere egli sostiene la dottrina secondo la quale le specie, non escluso l'uomo, discendono da altre specie. Egli per primo ha reso il segnalato servizio di richiamare l'attenzione degli studiosi sulla possibilità che tutti i mutamenti, osservabili nel mondo organico, ed anche in quello inorganico, dipendano da una legge di natura e non da un intervento miracoloso. A quanto pare Lamarck è giunto a tali conclusioni, relativamente alla gradualità delle mutazioni delle specie, soprattutto a causa della difficoltà di distinguere le specie e le varietà, della gradualità quasi perfetta delle forme in certi gruppi e della analogia riscontrabile nei prodotti di allevamento. Quanto alle modalità delle mutazioni, egli le ha attribuite in parte all'azione diretta delle condizioni fisiche di vita, in parte all'incrocio con forme già esistenti e, in larga misura, all'uso ed al non uso, vale a dire alle conseguenze delle abitudini.

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Pagina 198

Introduzione

Mentre ero, in qualità di naturalista, a bordo del vascello di S. M. Britannica Beagle, rimasi profondamente colpito da certi fatti relativi alla distribuzione degli abitanti dell'America Meridionale ed ai rapporti geologici tra gli abitanti attuali e quelli antichi di detto continente. Mi sembrò che questi fatti contenessero qualche elemento riguardante l'origine delle specie, questo mistero dei misteri, secondo, l'espressione di uno dei nostri maggiori filosofi. Dopo il ritorno in patria, mi venne in mente, nel 1837, che forse si sarebbe potuto risolvere in parte il problema accumulando pazientemente ogni sorta di elementi aventi qualche rapporto con esso e riflettendo su questi. Dopo cinque anni di lavoro mi permisi qualche speculazione sull'argomento, riassunta in alcune brevi note, che ampliai nel 1844 abbozzando le conclusioni che, a quell'epoca, mi sembravano più probabili. Da allora ad oggi ho continuato a perseguire costantemente lo stesso scopo. Spero che si vorrà perdonare il fatto che mi intrattengo su questioni di ordine personale, in quanto valgono a dimostrare che non sono stato frettoloso nel giungere ad una conclusione.

Ora il mio lavoro è quasi terminato; però, per completarlo, mi occorreranno altri due o tre anni e, dato che la mia salute è tutt'altro che florida, sono stato spronato a pubblicare il presente compendio. Un motivo particolare per farlo consiste nel fatto che il sig. Wallace (che attualmente sta studiando la storia naturale dell'arcipelago malese) è pervenuto a conclusioni generali sull'origine delle specie praticamente identiche alle mie. L'anno scorso egli mi ha inviato una memoria sull'argomento con la preghiera di inoltrarla a sir Charles Lyell, che l'ha mandata alla Linnean Society facendola pubblicare nel terzo volume del giornale di detta associazione. Sir C. Lyell ed il dott. Hooker, i quali sono entrambi a conoscenza del mio lavoro (il secondo ha anche letto il mio abbozzo del 1844), mi hanno onorato ritenendo opportuno pubblicare, insieme con l'ottima memoria del sig. Wallace, alcuni brevi estratti del mio manoscritto.

[...]

Nel considerare l'origine delle specie, è perfettamente ammissibile che un naturalista, riflettendo sulle reciproche affinità tra i viventi, sui loro rapporti embriologici, sulla loro distribuzione geografica e su altri fatti, pervenga alla conclusione che le singole specie non sono state create separatamente ma, al pari delle varietà, siano discese da altre specie. Cionondimeno, una conclusione del genere, anche se poggiante su salde basi, non ci soddisferà se non saremo in grado di dimostrare come si siano venute modificando le innumerevoli specie che vivono in questo mondo, fino ad acquisire quella perfezione strutturale e di adattamento reciproco che desta in noi una giustissima ammirazione. I naturalisti si appellano in continuazione alle condizioni esterne, quali il clima, l'alimentazione, ecc., considerate l'unica cagione ammissibile dei mutamenti. Come vedremo in seguito, questo può essere vero, entro limiti molto ristretti, però sarebbe erroneo attribuire, per esempio, alle sole condizioni ambientali, la struttura del picchio, uccello in cui i piedi, la coda, il becco e la lingua sono mirabilmente atti a scovare gli insetti sotto la scorza degli alberi. Anche nel caso del vischio - che trae il nutrimento da certi alberi, produce semi che devono essere trasportati da certi uccelli, possiede fiori a sessi separati che esigono l'intervento di determinati insetti per il trasporto del polline da un fiore all'altro - sarebbe altrettanto ingannevole spiegare la struttura di questo parassita, con i suoi molti rapporti con parecchi organismi distinti, in base all'influsso delle condizioni esterne, o dell'abitudine o di un atto di volizione dello stesso vegetale.

Suppongo che l'autore di Vestiges of Creation direbbe che, dopo un numero indeterminato di generazioni, un dato uccello ha generato un picchio e una data pianta ha generato un vischio, entrambi nella forma perfetta che conosciamo, però, a mio vedere, questo presupposto non spiega nulla, in quanto non accenna agli adattamenti reciproci degli esseri viventi né al loro modo di adeguarsi alle condizioni di vita, né cerca di renderne ragione.

Pertanto è sommamente importante comprendere il più chiaramente possibile le modalità dei mutamenti e degli adattamenti. Quando cominciai a raccogliere le mie osservazioni, mi sembrò che un accurato studio degli animali addomesticati e delle piante coltivate mi avrebbe offerto il modo migliore per venire a capo di questo oscuro problema. E non sono rimasto deluso: in questo, come in tutti gli altri casi imbarazzanti, ho scoperto invariabilmente che le nostre conoscenze sulle variazioni dovute all'addomesticamento, per quanto imperfette, offrivano le indicazioni migliori e più sicure. Per questo mi permetto di esprimere la mia convinzione che questi studi sono validissimi, anche se in genere i naturalisti li trascurano.

In conseguenza di queste considerazioni dedicherò il primo capitolo di questo estratto alla variazione nello stato domestico. Vedremo così come sia possibile ottenere quanto meno un gran numero di mutamenti ereditari; inoltre, cosa altrettanto o più importante, vedremo di quali grandi possibilità disponga l'uomo accumulando successive variazioni di piccole entità, grazie alla selezione. Quindi passerò alla variabilità delle specie allo stato di natura, ma, purtroppo, sarò costretto a trattar l'argomento con eccessiva stringatezza, dato che non lo si può affrontare adeguatamente se non si danno lunghe elencazioni di fatti. Cionondimeno avremo la possibilità di esaminare quelle circostanze che risultano maggiormente favorevoli alla variazione. Nel capitolo che segue sarà trattata la lotta per l'esistenza fra tutti i viventi ed in tutto il mondo, che scaturisce necessariamente dalla loro elevata capacità di moltiplicarsi in ragione geometrica. È, questa, la dottrina di Malthus applicata all'intero regno animale e vegetale. Gli individui di ciascuna specie, che nascono, sono molto più numerosi di quanti ne possano sopravvivere e quindi la lotta per l'esistenza si ripete di frequente. Ne consegue che qualsiasi vivente, che sia variato sia pure di poco, ma in un senso a lui favorevole nell'ambito delle condizioni di vita, che a loro volta sono complesse ed alquanto variabili, avrà maggiori possibilità di sopravvivere e, quindi, sarà selezionato naturalmente. In virtù del possente principio dell'ereditarietà, ciascuna varietà, selezionata in via naturale, tenderà a perpetuare la sua nuova forma modificata.

Nel quarto capitolo tratteremo abbastanza per esteso l'argomento essenziale della selezione naturale. Vedremo allora come la selezione naturale provochi quasi inevitabilmente l'estinzione delle forme di vita meno perfette ed induca quella che ho definito divergenza dei caratteri. Nel capitolo successivo affronterò le leggi, complesse e poco conosciute, relative alla variazione ed alla correlazione dello sviluppo. Nei quattro capitoli che seguono esporrò le più evidenti e gravi difficoltà della teoria, e precisamente: primo, le difficoltà inerenti alle trasformazioni, vale a dire la difficoltà di concepire come un organismo semplice, od un organo semplice, possano trasformarsi e perfezionarsi diventando un organismo altamente evoluto od un organo estremamente complesso; secondo, la questione dell'istinto o facoltà psichica degli animali; terzo, l'ibridismo, ossia la sterilità dei prodotti di incrocio di specie diverse e la fertilità dei prodotti di incrocio delle varietà; quarto, l'incompletezza dei dati geologici. In seguito prenderò in esame la successione geologica dei viventi attraverso il tempo; nei capitoli undicesimo e dodicesimo tratterò della distribuzione geografica dei viventi nello spazio; nel tredicesimo della loro classificazione, vale a dire delle

[...]

 


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Pubblicazione completa della scheda in attesa di autorizzazione dell'editore.

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