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Autore Max Delbruck
Titolo La materia e la mente
SottotitoloLezioni di epistemologia evolutiva
EdizioneEinaudi, Torino, 1993, PBE 591 , Isbn 88-06-13280-6
OriginaleMind from Matter? An essay on evolutionary epistemology [1986]
TraduttoreClaudio Bartocci
LettoreRenato di Stefano, 1994
Classe epistemologia , biologia , fisica , matematica , scienze umane
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Indice


p. VIII Premessa
     XI Introduzione di Gunther S. Stent
   XXXV Nota del traduttore

      La materia e la mente

    3 I.    L'evoluzione del cosmo
   15 II.   L'evoluzione della vita
   28 III.  Le origini della percezione;
            le specie
   39 IV.   L'evoluzione del genoma
   55 V.    L'evoluzione dell'uomo
   69 VI.   L'evoluzione del cervello
   87 VII.  La visione
  106 VIII. La percezione
  121 IX.   La cognizione
  137 X.    Causalità, tempo e spazio
  158 XI.   I numeri
  174 XII.  L'infinito e i paradossi logici
  188 XIII. La decidibilità
  192 XIV.  Geometria, astronomia e
            meccanica newtoniana
  216 XV.   La teoria della relatività
  237 XVI.  La teoria dei quanti
  254 XVII. La complementarietà
  273 XVIII.La dicotomia cartesiana
  288 XIX.  Il linguaggio
  311 XX.   Conclusioni:
            la mente deriva dalla materia?

 

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Pagina 10 [ universo primordiale, evoluzione dell'universo, Big Bang/Big Crunch ]

Nell'universo primordiale la materia atomica costituiva probabilmente una enorme massa gassosa di densità uniforme. Nel corso dell'espansione l'attrazione gravitazionale provocò fenomeni di condensazione all'interno di questa primitiva nube di gas. Le grandi masse che vennero in tal modo a formarsi, in seguito, subirono anch'esse condensazioni interne, che produssero masse piú piccole; queste, a loro volta, costituirono galassie, nelle quali ulteriori condensazioni diedero luogo ad ammassi stellari e infine a stelle.

L'evoluzione dell'universo è solo parzialmente deterministica, cioè non ammette una spiegazione attraverso leggi in accordo alle quali un dato insieme di condizioni iniziali conduca a un unico stato finale. Esiste difatti anche una componente non deterministica, o stocastica, che si può attribuire al fatto che le forze gravitazionali cui è soggetta una nube di gas amplificano enormemente le fluttuazioni infinitesimali della densità locale di materia. (In base a una legge non deterministica, un dato insieme di condizioni iniziali può condurre a parecchi stati finali). Una simile situazione stocastica si verifica, ad esempio, in metereologia, in quanto le fluttuazioni infinitesimali delle condizioni atmosferiche iniziali possono ingigantirsi in pochi giornifino a diventare fenomeni su vasta scala, rendendo in tal modo praticamente irrealizzabile ogni previsione meteorologica a lungo termine. ...

Il futuro dell'universo è indeterminato tanto quanto il suo passato. È possibile immaginare che nell'universo sia presente una quantità di materia sufficiente a far sí che l'attrazione gravitazionale rallenti il processo di espansione iniziato col Big Bang. In tal caso, l'espansione arriverebbe ad arrestarsi e sarebbe seguita da una fase di contrazione, o implosione: si avrebbe cosí un Big Crunch, cui forse potrebbe fare seguito un altro Big Bang, con una nuova creazione dell'universo. Ciononostante, le stime migliori oggi disponibili indicano che nell'universo non c'è sufficiente materia per un Big Crunch, il che significa che l'espansione può continuare indefinitamente.

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Pagina 88 [ visione ]

L'assorbimento della luce da parte di un fotorecettore produce un segnale elettrico, la cui intensità aumenta con l'intensità della luce che colpisce il fotorecettore. In tal modo, la visione, a questo primo livello, consiste nel trasformate lo schema ("pattern") luce-oscurità dell'immagine visiva in un "pattern" bidimensionale di attività elettrica nel mosaico dei recettori retinici. L'elaborazione di questo "pattern" di attività elettrica inizia con la trasmissione (attraverso le sinapsi) dei segnali generati da parecchi fotorecettori adiacenti a un altro tipo di cellule, le "cellule bipolari", che sono situate nello starto intermedio della retina. Ogni cellula bipolare riceve cosí input sensoriali soltanto da parte di una piccola frazione dell'area totale del mosaico dei recettori retinici e vi risponde generando un altro "pattern" di segnali elettrici. Successivamente, i segnali generati da parecchie cellule bipolari adiacenti sono trasmessi (nuovamente attraverso le sinapsi) a un terzo tipo di cellule, le "cellule gangliari della retina", che sono situate nello strato piú interno della retina (cioè il primo a essere colpito dalla luce che penetra nell'occhio attraverso il cristallino).

Dato che le cellule gangliari sono circa un milione, ciascuna di esse deve raccogliere l'input sensoriale rirultante da circa cento dei 100 milioni di fotorecettori retinici. L'insieme dei fotorecettori il cui input converge su una singola cellula gangliare (denominato "campo recettivo" di quella cellula) occupa un'area circolare nel mosaico dei recettori retinici. Come dimostrano alcune analisi sulla funzione delle cellule gangliari - le prime delle quali furono svolte da Stephen Kuffler all'inizio degli anni cinquanta - il ruolo di queste non consiste tanto nell'effettuare una "somma" dell'intensità della luce che colpisce ogni campo ricettivo, quanto di calcolare il "contrasto" di luminosità che esiste fra due regioni concentriche del campo, un'area centrale circolare e un'area periferica che la circonda. Ci imbattiamo qui nel primo esempio di «astrazione» nel processo di elaborazione dell'input sensoriale: l'informazione raccolta dai fotorecettori sulla distribuzione di intensità luminosa in 100 milioni di punti dell'immagine retinica viene ridotta dalle cellule gangliari a informazione sul contrasto di luce presente in un milione di piccole aree circolari dell'immagine stessa.

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Pagina 111 [ percezione ]

Va osservato che tutti i processi che abbiamo menzionato come responsabili dei fenomeni di costanza percettiva comportano operazioni di tipo preconscio; sensazioni di tale genere quindi, si potrebbe dire, non hanno accesso alla coscienza. I processi di astrazione dei percetti dagli input sensoriali non sono suscettibili di introspezione da parte del soggetto della percezione. Questo punto essenziale è spesso trascurato quando i fisici discutono la natura della realtà, dato che essi hanno la tendenza a considerare sullo stesso piano le sensazioni presenti negli organi di senso e ciò che si mostra alla coscienza. La mente conscia non ha accesso ai dati
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