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| << | < | > | >> |Indice
Pag.
7 Nella notte la Via Lattea abbagliava
Parte prima
11 39 tracce per una storia del presente
13 Il progresso delle taglie
17 Ma perché si scusano i coccodrilli
20 Il moderno corre sui pattini
23 Una fiducia adamantina
27 Vicino al cassonetto, l'altare
31 Babele di carta
34 Lo sciamano in elicottero
37 Corano, crauti e Kartoffeln
41 Un eroe di lattina
45 L'invidia dell'utero, a Osaka
48 La genesi delle specie
53 Tutto per una tazza di tè
57 Futuri di morte
60 L'avvocato della tribù
63 La tomba del tesoro
65 I cancelli del cielo
71 La lavapiatti del bucaniere
74 150.000 fortezze assediate
77 Vincere per un pelo
81 Il milite noto
84 A Beirut scorre il Niger
87 "Prisonfest", o le multinazionali
delle sbarre
91 La crociata dei non innocenti
94 Il potere è una carta bollata
97 Nobel, i santi laici
100 Un visto al lotto
103 Anche i Saints perdono la pazienza
106 La McDonald's alla griglia
110 Il bidone nigeriano
114 Allah cade in area di rigore
119 I vitaminiaci
122 La pensione del samurai
125 Meta-l-morfosi. Ovvero il signore
degli anellini
128 Hanno bocciato la scuola
131 Se la vita è tutta uno spray
134 Un nuovo sport di massa - il mobbing
137 Il pisello di Clinton e i
cittadini-cavia
141 Un iraniano a Tokyo
144 Post scriptum: La storia di Oshin
(una giapponese a Teheran)
146 Uforia e solitudine
Parte seconda
151 Un pianeta così piccolo,
un mondo così grande
153 A Parigi scroscia il Mare del Nord
156 I. Le nuove dimensioni dello spazio.
In cui smarrirsi
171 II. Un'angoscia del nostro tempo:
l'identità
186 III. Se la lampada di Aladino si vende
al supermercato: il problema
della credulità nel Ventesimo
secolo
217 Bibliografia
225 Indice analitico
| << | < | > | >> |Pagina 34La loro terra è grande quindici volte l'Italia, eppure rischiano l'estinzione. Abitano regioni nominate solo quando si gioca a Risiko: Yakuzia, Kamchatka. Da nord a sud, nelle sterminate distese della Siberia, spaziano tra la tundra oltre il circolo polare artico e il nord della Cina. Da est a ovest spaziano tra la riva destra dello Jenisei e la costa meridionale del mare di Okhotsk. Potrebbe essere uno di loro quel pastore errante nell'Asia che tanto aveva colpito Giacomo Leopardi. Si chiamano Evenki e sono nomadi (un po') sedentarizzati dal dominio prima russo e poi sovietico. L'ultimo censimento ne contava 27.500 in Urss. Ve ne sono circa 10.000 nel nord della Cina e in Mongolia. A est della Lena sono stanziati 12.300 even, dello stesso ceppo tungus, di lingua simile, sorta di "cugini". L'economia evenki è presto detta: allevamento di animali da pellicia, magre colture consentite dal clima si aggiungono alle tradizionali caccia, pesca, pastorizia della renna (li chiamano "gli evenki delle renne"): sono loro 45.000 capi, cioè un terzo delle renne del distretto di Krasnojarsk. (...) Poi anche sugli evenki e sugli even si abbatté quello che Hobsbawm ha chiamato il "secolo breve'. Fa insieme rabbrividire e sorridere per la disperazione leggere come il potere sovietico cercò d'imporre il comunismo tra una popolazione di pastori erranti dell'Asia. Marx si sarebbe rivoltato nella tomba a vedere i commissari del popolo che instauravano le "brigate familiari' e il "nomadismo produttivo" (sic!). Che ne avrebbero detto lui ed Engels di quella forma di democrazia locale che era il "SOVIET DI CLAN"? Il "soviet", la struttura sociale più avanzata, "postcapitalista", "postmodema", e il "clan" l'aggregazione umana più primitiva, pretribale? Insieme al potere sovietico arrivò lo sguardo antropologico, lo studio della lingua e del folklore locali: i popoli "civili" hanno l'arte e la storia, gli altri si limitano al folklore e alle tradizioni popolari. Si cominciò a studiare la lingua evenki; per trascliverla, fu introdotto prima l'alfabeto latino (1930) e poi quello cirillico (1937). E fa venire il magone questa storia della lingua evenki. Si tenga conto che a parlarla sono solo 13.000 persone in Siberia e 9000 in Cina e Mongolia (21.000 in tutto). Una manciata di individui, uno striminzito manipolo di umani, secondo i nostri standard. Eppure la loro lingua ha due caratteristiche che stridono con l'esiguità del gruppo che la parla. La prima è la sua straordinaria complessità: l'evenki ha una legge complessa (graded) di armonia vocale quantitativa e qualitativa, è un linguaggio agglutinativo con relazioni grammaticali espresse attraverso aggiunta di suffissi ai temi nominali. La lingua evenki ha un sistema di casi e di coniugazioni verbali altamente sviluppato con gerundi assoluti. Col tempo si sono aggiunti termini presi in prestito dal russo. | << | < | > | >> |Pagina 48Se su Internet apri il sito riceinfo.rice.edufarmadillo/ Sciacademy/ riggins/ watch.htm, puoi leggervi il seguente argomento: "Okay, così se hai trovato un orologio per terra nel deserto, supporresti mai che si è assemblato spontaneamente da solo a partire dalla sabbia e dalle rocce del deserto? Certo che no", per concludere che la perfezione degli organi animali è tale che qualcuno deve averli creati di propria volontà... Lo stupefacente di questo testo è che, su rete informatica e con tecnologia elettronica, riprende pari pari un tema formulato quasi duecento anni fa con una penna d'oca da William Paley (1802). Paley diceva: "Attraversando una brughiera.. supponiamo che io abbia trovato al suolo un orologio e mi sia stato chiesto in che modo l'orologio si trovi là: non potrei certo pensare [...] che l'orologio stava lì da sempre". Dall'esistenza dell'orologio, diceva Paley, s'induce quella del Grande Orologiaio. Ancora più stupefacente è che questa tesi non solo sia ripresa da qualche strambo surfista d'Intemet, ma trovi ascolto ortnai tra milioni di americani: a tal punto che dalla frase di Paley il docente di Oxford Richard Dawkins ha tratto il titolo di uno dei più bei libri degli ultimi decenni sulla teoria dell'evoluzione, appunto L'orologiaio cieco. Le idee di Paley sono tanto diffuse che Stephen Jay Gould (darwiniano revisionista e creatore della teoria degli equilibri punteggiati) ha dovuto testimoniare in un processo a Little Rock, Arkansas, a favore di Danwin (!!!): "10 dicembre 1984. Ho trascorso la maggior parte di ieri sul banco dei testimoni tentando di convincere il giudice federale William R. Overton che tutti gli strati geologici della terra non si formarono in conseguenza di un singolo diluvio universale". (...)
La polemica contro il darwinismo è nata col darwinismo.
Le sue implicazioni ideologiche e teologiche apparvero
subito così dirompenti da dare origine a quel che ora
chiamiamo
fondamentalismo.
Scrive Fabrizio Tonello nel suo studio sull'estrema destra
americana: "Non tutti gli evangelisti sono fondamentalisti:
questi ultimi nacquero all'inizio del 1900 come reazione
alla pubblicazione, nel 1859, de
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