Copertina
Autore Philip K. Dick
Titolo Follia per sette clan
EdizioneMondadori, Milano, 1998, Urania 1344
OriginaleClans of the Alphane Moon [1964]
TraduttoreVittorio Curtoni, Gianni Montanari
LettoreRenato di Stefano, 1999
Classe fantascienza
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Pagina 7 [ inizio libro ]

Prima di entrare nella sala del Supremo Consiglio, Gabriel Baines inviò avanti il suo scricchiolante simulacro, prodotto delle insuperate industrie belliche Mani, per vedere se per caso avrebbe corso qualche pericolo. Il simulacro, ingegnosamente costruito per rassomigliare a Baines in ogni particolare, era stato inventato dagli scienziati Mani che lo avevano programmato per molti altri lavori, ma Baines lo impiegava soltanto per difendersi, o quando temeva qualche pericolo: difendere se stesso era l'unico scopo della sua vita, l'unico suo diritto per fare parte del clan Para, nella città di Adolfville situata al polo settentrionale della luna.

Baines si era già allontanato diverse volte da Adolfville, ma si sentiva al sicuro - o meglio, relativamente al sicuro - solo dietro le robuste mura della città Para.

E questo provava che il suo diritto di appartenere al clan era autentico, che non era soltanto una simulazione perpetrata allo scopo di penetrare nella più solidamente costruita, robusta o meglio difesa città di tutta la luna. Baines era sincero oltre ogni possibile dubbio... se mai ci fosse stato qualche dubbio su "questo".

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Pagina 19

L'uomo la spinse avanti. Con prudenza, lei si avvicinò a Omar.

- Mi scusi. Me lo sono sempre chiesto: c'è vita dopo la morte?

Omar rispose secco: - La morte non esiste. - Era stupito da quella domanda, presupponeva un'ignoranza davvero abissale, - Quello che voi vedete e chiamate morte è soltanto lo stadio di germinazione in cui la nuova forma vitale giace addomentata, in attesa della chiamata per assumere la sua futura incarnazione. - Alzò le braccia, allargandole.

- Vedi? Il drago della vita non può essere ucciso. Anche se il suo sangue scorrerà rosso sui prati, le sue nuove forme sorgeranno da ogni parte, per ritornare a vivere. Il seme sepolto nella terra si alzerà di nuovo.

E passò oltre, lasciando l'uomo e la donna.

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Pagina 43

Un giornalista alto, magro, che doveva ormai avere una certa esperienza di quelle conferenze, si alzò in piedi e disse, strascicando le parole: - La Terplan non ha pensato che sarebbe suo dovere lasciare in pace questa luna? E che si dovrebbe trattare l'eventuale cultura che vi si fosse sviluppata come ogni altra, rispettandone i valori e i costumi?

Con voce esitante, Mary cercò di obiettare, - Non sappiamo ancora abbastanza. Forse quando la cosceremo meglio... - Si interruppe, impappinandosi.

- Ma non è una sottocultura. - Riprese: - Non ha nessuna tradizione. E' una società di individui mentalmente malati e la loro esistenza culturale non salirebbe che a venticinque anni prima... Come potete definirla tale, comparandola per esempio alla cultura di Io e di Ganimede? Quali valori potrebbero sviluppare delle persone malate di mente? E in così reve tempo?

- Lo ha detto lei stessa - replicò insidioso il giornalista - che a questo punto non sapete nulla di loro. Per quel che ne potete immaginare...

McRae, parlando al microfono, disse bruscamente: - Se avessero sviluppato un qualsiasi tipo di società stabile e capace di progredire, li lasceremmo completamente liberi di autogovernarsi. Ma questo giudizio deve essere dato da esperti come la dottoressa Rittersdorf, e non da me o da lei o dal pubblico americano. Francamente, non crediamo che esista nulla di più potenzialmente esplosivo di una società nella quale siano degli psicopatici a governare, a definire certi valori e a controllare tutti i mezzi di comunicazione. Qualsiasi eccesso le venga in mente potrebbe uscire da qualcosa del genere: un nuovo, fanatico culto religioso, una paranoica concezione nazionalista dello stato, la barbarica sete di distruzione di un maniaco. Tutte queste possibilità giustificano ampiamente la nostra investigazione su Alpha III L2. Questa spedizione è stata preparata in difesa delle nostre stesse vite dei nostri valori.

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Pagina 96

Da tutte le parti gli Eb - così si chiamavano da loro stessi, un'ovvia corruzione del terrnine diagnostico della loro categoria - li guardavano con vacua fissità, ridacchiando come idioti, gli occhi privi di intelligenza, e persino di curiosità.

Una capra bianca stava venendo lentamente nella loro direzione. Mary e Mageboom, che non avevano nessuna familiarità con quel genere di animali, si fermarono e la lasciarono passare.

Dopo tutto, pensò ancora lei, quelle persone erano innocue. Gli ebefrenici, in tutti gli stadi della loro deteriorazione mentale, perdevano completamente ogni istinto aggressivo: c'erano altre sindromi, ben più minacciose e sconvolgenti, delle quali preoccuparsi. Era inevitabile che prima o poi si manifestassero. Mary stava pensando in particolare ai maniaci-depressivi, che, nella loro fase maniaca, potevano essere altamente distruttivi e violenti.

Ma c'era una categoria ancor più sinistra, che in cuor suo Mary si preparava a dover affrontare. La violenza dei maniaci era data solamente da un impulso e si limitava per lo più a quello: alla peggio si sarebbe manifestata in un accesso d'ira, in un'orgia temporanea di furore che si sarebbe poi smorzata. Ma da parte di un paranoico ci si doveva aspettare una fredda, sistematizzata e permanente

[...]

 


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