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| << | < | > | >> |Pagina 7PrologoIn principio c'è una famiglia. Non è niente di eccezionale, è una famiglia normalissima, proprio come la vostra e la mia. Questa famiglia è composta da cinque persone. Il padre si chiama Ben. Ha quarantacinque anni, è pelaticcio e ha un accenno di pancetta. Lavora in proprio e porta a casa il pane. Vuole bene ai figli e non picchia la moglie. Rose è la madre. Ha quarantadue anni, ed è un po' affaticata da vent'anni di guerra con il giro vita. È una madre affettuosa, una massaia efficiente e non tradisce Ben. I figli sono tre. Hanno un'età compresa tra i sei e i diciassette annni. Si danno grande importanza, ma, per quanto ci riguarda, per il momento saranno semplicemente I Figli. Questa famiglia anonima tira avanti vivendo alla giornata. Spesso Ben e Rose si chiedono: tutto qui? Però non se lo chiedono a vicenda. Un giorno Ben entra in cucina. Sta cercando Rose, che è occupata a bollire le uova. «Rose.» Ultimamente non l'ha quasi mai chiamata per nome, perciò ei alza lo sguardo sorpresa. «Dobbiamo parlare.» Il mondo crolla, anni e anni precipitano turbinando, vite vengono distrutte. Adesso Rose sa che tutte le venture sono state annunciate da quella frase. Dobbiamo parlare. «Devo andar via per un po'. Penso che abbiamo bisogno di stare ognuno per conto proprio, solo per un periodo. Mi dispiace farlo così, ma è che non sono felice.» Rose fissa le uova. È affascinata dal modo in cui salgono gorgogliando in superficie, sospinte da un getto d'acqua bollente. Uno si è appena rotto e trasuda un candore gelatinoso nell'acqua agitata. Ora sa che sarà tutto acquoso dentro. Questa è una mattina fatta per i cliché. Dobbiamo parlare. Mi sono sentita le gambe tremare. Non credevo alle mie orecchie. Abbiamo deciso di separarci per un periodo di prova. Rose scruta la faccia di Ben alla ricerca di risposte, di qualche indizio che spieghi la borsa bell'e pronta ai suoi piedi. «Adesso?» gli chiede stupidamente. Lui alza le spalle. «Non vedo perché dovremmo aspettare. La cosa era nell'aria da parecchio. Lo sai.» Lo sa? È questo che Ben voleva dire con i suoi lunghi silenzi, la sua insoddisfazione crescente nei riguardi del lavoro, la sua irrequietezza? Rose è consapevole che da un po' di tempo qualcosa covava sotto la superficie, ma magari, chissà, una vacanza, un week-end fuori insieme senza i figli ... ? Adesso, a quanto pare, non è così facile da definire, qualunque cosa sia. Si sente estremamente calma. Spegne il fomello e toglie gli spruzzi con un panno, sforzandosi di non guardare Ben. È convinta che sia così per tutte le grandi crisi della vita delle persone. Il momento in sé passa senza grandi drammi. I drammi vengono dopo. È consapevole del momento, di lui, di se stessa, della casseruola che ormai fuma placidamente. Sa che tutti questi dettagli si stanno imprimendo in fondo ai suoi occhi, per poi, in seguito, essere riproiettati all'infinito. Scosta gli occhi dalle cose rassicuranti, familiari, e li fissa su Ben. «Non possiamo parlare? Devi andare proprio adesso, senza darci nemmeno la possibilità di discuterne?» Lui fa un gesto di impazienza. «Sono anni che cerco di parlarti. Devo andare via per chiarirmi le idee. Ti chiamo quando torno.» Rose sa che Ben è deciso, e anche esasperato. «Non sei nemmeno arrabbiata?» le chiede. «Lanciami qualcosa, picchiami se vuoi, ma Cristo, reagisci.» «No, non sono arrabbiata» risponde Rose. «Non so che cosa provo, ma non ho certo voglia di picchiarti.» Di colpo Ben si dirige verso la porta. «È per sempre, non è vero? Non è solo per un periodo.» Ben si volta verso di lei, la faccia pallida. «Credo di si. Non ti amo più.» Ed ecco che se n'è andato. La porta si chiude alle sue spalle senza far rumore. Rose grida ai figli che è ora di andare. Mette sul tavolo le merende da portare a scuola e un altro giorno ha inizio. | << | < | > | >> |Pagina 62Mercoledì 5 aprile; ore 8.45Brian e Lisa si erano messi a borbottare sull'ingiustizia della vita. Brian voleva essere accompagnato a scuola in macchina e Lisa, sospettava Rose, voleva semplicemente stare con lei. Rose promise di farsi trovare a casa al loro ritorno, riorganizza Arrivò davanti al supermercato prima che aprisse. Diede una rapida scorsa alla lista in macchina. Puro e semplice pilota automatico. Ripensò a quando era appena sposata. La fatica di dover decidere che cosa comprare, che cosa preparare da mangiare, come variare i pasti: le sembrava una grande impresa. Ben aveva sempre delegato a lei; odiava i supermercati. Vent'anni dopo, ancora la spesa. Era questo l'unico aspetto duraturo di tutti i rapporti umani? L'acquistare e il cucinare il cibo erano l'unica costante? La routine dava sicurezza. Se non altro, era familiare. Ma oggi c'era qualcosa di diverso. Non era solo il fatto che comprava con maggiore attenzione, cercando di risparmiare di più. Faceva la spesa da una posizione diversa. La solida normalità delle donne con carrozzine e passeggini, e bambini piccoli p
Nella sua immaginazione Rose scorse il panico dietro le
facce ben truccate e le mani abbronzate e inanellate. Fiutò
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