Copertina
Autore Umberto Eco
Titolo Baudolino
EdizioneBompiani, Milano, 2000 , pag. 528, dim. 155x218x43 mm , Isbn 88-452-4736-8
LettoreRenato di Stefano, 2000
Classe narrativa italiana
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Indice


 l. Baudolino inizia a scrivere               5
 2. Baudolino incontra Niceta Coniate        17
 3. Baudolino spiega a Niceta cosa
    scriveva da piccolo                      33
 4. Baudolino parla con l'imperatore e
    s'innamora dell'imperatrice              47
 5. Baudolino dà saggi consigli a Federico   56
 6. Baudolino va a Parigi                    68
 7. Baudolino fa scrivere lettere d'amore
    a Beatrice e poesie al Poeta             83
 8. Baudolino nel Paradiso Terrestre         90
 9. Baudolino rampogna l'imperatore e
    seduce l'imperatrice                    106
10. Baudolino trova i Re Magi e
    canonizza Carlo Magno                   114
1l. Baudolino costruisce un palazzo
    al Prete Giovanni                       127
12. Baudolino scrive la lettera
    del Prete Giovanni                      139
13. Baudolino vede nascere una nuova città  152
14. Baudolino salva Alessandria
    con la vacca di suo padre               175
15. Baudolino alla battaglia di Legnano     203
16. Baudolino è ingannato da Zosimo         212
17. Baudolino scopre che il Prete
    Giovanni scrive a troppa gente          226
18. Baudolino e Colandrina                  235
19. Baudolino cambia nome alla sua città    240
20. Baudolino ritrova Zosimo                247
21. Baudolino e le dolcezze di Bisanzio     261
22. Baudolino perde il padre e
    trova il Gradale                        272
23. Baudolino alla terza crociata           283
24. Baudolino nel castello di Ardzrouni     296
25. Baudolino vede morire Federico due volte312
26. Baudolino e il viaggio dei Magi         330
27. Baudolino nelle tenebre di Abcasia      348
28. Baudolino attraversa il Sambatyon       362
29. Baudolino arriva a Pndapetzim           369
30. Baudolino incontra il Diacono Giovanni  384
31. Baudolino attende di partire verso
    il regno del Prete Giovanni             399
32. Baudolino vede una dama con un unicorno 415
33. Baudolino incontra Ipazia               424
34. Baudolino scopre il vero amore          443
35. Baudolino contro gli unni bianchi       452
36. Baudolino e gli uccelli roq             462
37. Baudolino arricchisce i tesori di
    Bisanzio                                474
38. Baudolino alla resa dei conti           490
39. Baudolino stilita                       510
40. Baudolino non c'è più                   525

 

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Pagina 5

1.
Baudolino inizia a scrivere


Ratispone Anno /Dommini/ Domini mense decembri mclv kronica Baudolini cognomento de Aulario

io Baudolino di Galiaudo de li Aulari con na testa ke somilia un lione alleluja sieno rese Gratie al siniore ke mi perdoni

/a yo face/ habeo facto il rubamento più grande de la mia vita cio è o preso da uno scrinio del vescovo Oto molti folii ke forse sono cose de la /kaneel/ cancelleria imperiale et li o gratati quasi tutti meno ke dove non veniva via et adesso o tanto Pergamino per schriverci quel ke volio cioè la mia chronica anca se non la so scrivere in latino

se poi scoprono che li folii non ci sono più ki sa ke cafarnaum viene fuori et pensano ke magari è una Spia dei vescovi romani ke voliono male all'imperatore federico

ma forse non li importa a nessuno in chancelleria schrivono tutto anca quando non serve et ki li trova [questi folii] /si li infila nel büs del kü/ non se ne fa negott

    ncipit prologus de duabus civitatibus
historiae AD mcxliii conscript

    saepe multumque volvendo mecum de rerum
temporalium motu ancipitq

qveste sono linea ke i era prima et non o potuto gratarle bene ke devo saltarle

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Pagina 20

Ormai, in quella mattina del mercoledì 14 di aprile dell'anno del Signore 1204, ovvero seimilasettecentododici dall'inizio del mondo, come si usava calcolare a Bisanzio, da due giorni i barbari si erano definitivamente impossessati di Costantinopoli. L'esercito bizantino così scintillante di armature e di scudi e di elmi quando era in parata, e la guardia imperiale dei mercenari inglesi e danesi, armati delle loro terribili bipenni, che ancora il venerdì avevano tenuto testa ai nemici battendosi con ardimento, avevano ceduto il lunedì quando i nemici avevano infine violato le mura. Era stata una vittoria così improvvisa che i vincitori stessi si erano arrestati timorosi, verso sera, attendendosi una riscossa, e per tenere lontani i difensori, avevano appiccato il nuovo incendio. Ma la mattina del martedì tutta la città si era accorta che, nottetempo, l'usurpatore Alessio Ducas Murtzuflo era fuggito nell'entroterra. I cittadini, ora orfani e sconfitti, avevano maledetto quel ladro di troni che avevano celebrato sino alla sera prima, così come l'avevano blandito quando aveva strangolato il suo predecessore, e non sapendo che cosa fare (pavidi, pavidi, pavidi, che vergogna, lamentava Niceta di fronte all'onta di quella resa) si erano riuniti in un gran corteo, con il patriarca e preti d'ogni razza in tenuta rituale, i monaci che blateravano pietà, pronti a vendersi ai nuovi potenti come s'erano sempre venduti agli antichi, le croci e le immagini di Nostro Signore levate in alto almeno quanto le loro grida e lamenti, e si erano fatti incontro ai conquistatori sperando di ammansirli.

Che follia sperare pietà da quei barbari, che non avevano bisogno che il nemico si arrendesse per fare quello che sognavano da mesi, distruggere la città più ampia, più popolosa, più ricca, più nobile del mondo, e dividersene le spoglie. L'immenso corteo dei piangenti si trovava di fronte a miscredenti dal cipiglio irato, dalla spada ancora rossa di sangue, dai cavalli scalpitanti. Come se il corteo non fosse mai esistito, si era dato inizio al saccheggio.

O Cristo Signore, quali furono allora le angustie e le tribolazioni nostre! Ma come e perché il fragore del mare, l'offuscamento o la totale oscurità del sole, il rosso alone della luna, i moti delle stelle non ci avevano presagito quell'ultima sventura? Così piangeva Niceta, la sera del martedi, muovendo passi smarriti in quella che era stata la capitale degli ultimi romani, da un lato cercando di evitare le orde degli infedeli, dall'altro trovandosi la via sbarrata da sempre nuovi focolai d'incendio, disperato di non poter prendere la via di casa e timoroso che frattanto alcune di quelle canaglie non minacciassero la sua famiglia.

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Pagina 23

Così in quell'istante Niceta si vide morto, pianse la famiglia che l'aveva perduto, e chiese a Dio Onnipotente perdono per i suoi peccati. E fu in quel momento che in Santa Sofia entrò Baudolino.

Apparve bello come un Saladino, su un cavallo ingualdrappato, una gran croce rossa sul petto, la spada sguainata, urlando "ventrediddio, madonnalupa, mortediddio, schifosi bestemmiatori, maiali simoniaci, è questo il modo di trattare le cose di nostrosignore?" e via a piattonare tutti quei blasfemi crocesignati come lui, con la differenza che lui non era ubriaco bensì furibondo. E arrivato alla baldracca stravaccata sul seggio patriarcale, si era chinato, l'aveva presa per i capelli e la stava trascinando nello sterco dei muli, gridandole cose orribili della madre che l'aveva generata. Ma intorno a lui tutti coloro che egli credeva di punire erano cosi ebbri, o così intenti a togliere pietre da ogni materia che le incastonasse, che non si accorgevano di quello che stava facendo.

Facendolo, arrivò di fronte ai due giganti che stavano per torturare Niceta, guardò il misero che implorava pietà, lasciò le chiome della cortigiana, che cadde a terra ormai storpiata, e disse in ottimo greco: "Per tutti e dodici i Re Magi, ma tu sei il signor Niceta, ministro del basileo! Che

[...]

 


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