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| << | < | > | >> |Indice
l. Daphne 5
2. Di quel ch'è accaduto in Monferrato 22
3. Il Serraglio degli Stupori 36
4. La Fortificazione Dimostrata 44
5. Il Labirinto del Mondo 50
6. Grand'Arte della Luce e dell'Ombra 60
7. Pavane Lachryme 67
8. La Dottrina curiosa dei begli
Spiriti di quel Tempo 74
9. Il Cannocchiale Aristotelico 82
10. Geografia e Idrografia Riformata 93
11. L'Arte di Prudenza 102
12. Le Passioni dell'Anima 108
13. La Carta del Tenero 119
14. Trattato di Scienza d'Arme 124
15. Orologi (alcuni oscillatori) 138
16. Discorso sulla Polvere di Simpatia 144
17. La Desiderata Scienza delle
Longitudini 166
18. Curiosità Inaudite 185
19. La Nautica Rilucente 191
20. Acutezza e Arte d'Ingegno 213
21. Telluris Theoria Sacra 225
22. La Colomba Color Arancio 251
23. Diverse e artificiose Macchine 261
24. Dialoghi sui Massimi Sistemi 276
25. Technica Curiosa 302
26. Teatro d'Imprese 317
27. I Segreti del Flusso del Mare 332
28. Dell'Origine dei Romanzi 339
29. L'Anima di Ferrante 344
30. Della Malattia d'Amore o
Melanconia Erotica 359
31. Breviario dei Politici 366
32. L'Orto delle Delizie 378
33. Mondi Sotterranei 382
34. Monologo sulla Pluralità dei Mondi 392
35. La Consolazione dei Naviganti 405
36. L'Uomo al Punto 416
37. Esercitazioni Paradossali
su come pensino le Pietre 434
38. Sulla Natura e il Luogo
dell'Inferno 447
39. Itinerario Estatico Celeste 459
40. Colophon 466
| << | < | > | >> |Pagina 5"Eppure m'inorgoglisco della mia umiliazione, e poicbé a tal privilegio son condannato, quasi godo di un'aborrita salvezza: sono, credo, a memoria d'uomo, l'unico essere della nostra specie ad aver fatto naufragio su di una nave deserta." Così, con impenitente concettosità, Roberto de la Grive, presumibilmente tra il luglio e l'agosto del 1643. Da quanti giorni vagava sulle onde, legato a una tavola, a faccia in giù di giorno per non essere accecato dal sole, il collo innaturalmente teso per evitare di bere, riarso dal salmastro, certamente febbricitante? Le lettere non lo dicono e lasciano pensare a una eternità, ma si dev'essere trattato di due giorni al più, altrimenti non sarebbe sopravvissuto sotto la sferza di Febo (come immaginosamente lamenta) - lui così inferiniccio quale si descrive, animale nottivago per naturale difetto. Non era in grado di tenere il conto del tempo, ma credo che il mare si fosse calmato subito dopo il fortunale che l'aveva sbalzato da bordo dell' Amarilli, e quella sorta di zattera che il marinaio gli aveva disegnato su misura l'aveva condotto, spinta dagli alisei per un pelago sereno, in una stagione in cui a sud dell'equatore è un temperatissimo inverno, per non moltissime miglia, sino a che le correnti l'avevano fatto approdare nella baia. Era notte. si era assopito, e non si era reso conto che si stava appressando alla nave sino a che, con un sussulto, la tavola aveva urtato contro la prua della Daphne. | << | < | > | >> |Pagina 82| << | < | > | >> |Pagina 84Padre Emanuele svolgeva di buon grado quel suo incarico: la tetraggine ossidionale gli dava agio di condurre in modo disteso certi suoi studi che non potevano sopportare le distrazioni di una città come Torino. E interrogato su cosa l'occupasse aveva detto che anch'egli come gli astronomi andava costruendo un cannocchiale."Avrai sentito parlare di quell'Astronomo fiorentino che per spiegare l'Universo ha usato il Cannocchiale, iperbole degli occhi, e col Cannocchiale ha visto quello che gli occhi solo immaginavano. Io molto rispetto quest'uso di Strumenti Mechanici per capire, come oggi si suol dire, la Cosa Estesa. Ma per capire la Cosa Pensante, ovvero il nostro modo di conoscere il Mondo, noi non possiamo che usare un altro Cannocchiale, lo stesso che già usò Aristotele, e che non è né tubo né lente, ma Trama di Parole, Idea Perspicace, perché è solo il dono dell'Artificiosa Eloquentia quel che ci consente di capire questo Universo." Così parlando padre Emanuele aveva condotto Roberto fuori dalla chiesa e, passeggiando, erano saliti sugli spalti, in un luogo tranquillo quella mattina, mentre ovattati colpi di cannone arrivavano dalla parte opposta della città. Avevano davanti a loro gli attendamenti imperiali lontano, ma per lungo tratto i campi erano vuoti di truppe e carriaggi, e i prati e le colline risplendevano al sole primaverile. "Che vedi, figliolo?" gli chiese padre Emanuele. E Roberto, ancora di poca eloquenza: "I prati." "Certo, chiunque è capace di vedere laggiù dei Prati. Ma sai bene che a seconda della posizione del Sole, del color del Cielo, dell'ora del giorno & della stagione, essi possono apparirti sotto forme diverse ispirandoti diversi Sentimenti. Al villano, stanco per il lavoro, essi appaiono come Prati, & null'altro. Lo stesso accade al pescatore selvatico atterrito da alcune di quelle notturne Imagini di Fuoco che talora nel cielo appaiono, & spaventano; ma non appena i Meteoristi, che son pure Poeti, ardiscono chiamarle Comete Crinite, Barbate & Codate, Capre, Travi, Scudi, Faci & Saette, queste figure del linguaggio ti rendono chiaro per quali Simboli arguti intendesse parlar Natura, che si serve di queste Imagini come di Ieroglifici, che da un lato rinviano ai Segni del Zodiaco & dall'altro a Eventi passati o futuri. E i Prati? Vedi quanto puoi dire dei Prati, & come dicendone tu vieppiù ne veda & comprenda: spira Favonio, la Terra s'apre, piangono i Rosignoli, si pavoneggian gli Alberi chiomati di fronde, & tu scopri il mirabile ingegno dei Prati nella varietà delle lor stirpe d'Herbe allattate dai Rivi che scherzano in lieta puerizie. I Prati festosi esultano con lepida allegria, all'apparir del Sole aprono il volto & in essi vedi l'arco di un sorriso & si rallegrano pel ritorno dell'Astro, ebbri dei baci soavi dell'Austro, & il riso danza sulla Terra stessa che s'apre a muta Letizia, & il tepore mattutino tanto li fa colmi di Gioja che essi si effondono in lacrime di Rugiada. | << | < | > | >> |Pagina 93| << | < | > | >> |Pagina 97Dunque per vivere in quel terrestre Aldilà - avrebbe dovuto ricordarlo, se avesse voluto venire a patti con la natura - occorreva procedere al contrario del proprio istinto, l'istinto essendo probabilmente un ritrovamento dei primi giganti che cercarono di adattarsi alla natura dell'altra parte del globo e, credendo che la natura più naturale fosse quella a cui essi si adattavano, la pensavano naturalmente nata per adattarsi a loro. Per questo credettero che il sole fosse piccolo come a loro appariva, e immensi fossero certi steli d'erba che essi guardavano con l'occhio prono a terra. |
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