Copertina
Autore Hans Magnus Enzensberger
Titolo Gli elisir della scienza
SottotitoloSguardi trasversali in poesia e in prosa
EdizioneEinaudi, Torino, 2004, Saggi 858 , pag. 246, cop.fle., dim. 158x213x15 mm , Isbn 88-06-16832-0
OriginaleDie Elixiere der Wissenschaft. Seitenblicke in Poesie und Prosa
EdizioneSuhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2002
TraduttoreVittoria Alliata, Anna Maria Carpi, Umberto Gandini, Daniela Zuffellato
LettoreRenato di Stefano, 2004
Classe scienze naturali , poesia tedesca , matematica
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Indice


    Gli elisir della scienza


    I.

  5 Omaggio a Gödel
  7 Ponte levatoio fuori servizio ovvero
    La matematica nell'aldilà della cultura
 19 I matematici
 21 Gottfried Wilhelm Leibniz
 25 Antoine Caritat de Condorcet
 28 Charles Babbage
 32 Alan Mathison Turing
 35 John von Neumann
 37 Isotopo

    II.

 41 Giovanni de' Dondi
 44 Jacques de Vaucanson
 47 Étienne Jules Marey
 50 Frederick Winslow Taylor
 52 In memoria di Sir Hiram Maxim
 54 Progressi inquietanti
 63 Una lepre al centro di calcolo
 65 Il vangelo digitale

    III.

 87 Disegno in bianco e nero
 88 Scienza astrale
 89 La cattedrale sotterranea
106 Attrattore strano
107 Nozioni piú precise su un albero
108 Biforcazioni
109 Ipotesi sulla turbolenza
117 Macchina del clima
118 Astrolabio
119 Tycho Brahe
122 Charles Messier
124 Domande ai cosmologi
125 Teologia scientifica

    IV.

129 Bibliografia
131 Carlo Linneo
134 Lazzaro Spallanzani
136 Charles Robert Darwin
140 Il semplice che è difficile da inventare
141 Golpisti in laboratorio
157 Peso atomico 12,011

    V.

161 Rete neuronale
162 Sistema limbico
164 Apparato linguale
166 A
168 Cosa dicono i medici
169 Meditazione clinica
170 Sotto la pelle
172 Raimondo di Sangro
174 Ignaz Philipp Semmelweis
178 Ugo Cerletti
181 Wilhelm Reich

    VI.

187 Bernardino de Sahagun
190 Thomas Robert Malthus
192 Alexander von Humboldt
195 Comunità di ricerca
197 Discipline filosofiche
199 Lo studioso del Rinascimento
200 La pasta sfoglia del tempo.
    Una meditazione sull'anacronismo
217 Ammirazione
219 Perturbazioni temporalesche
    negli strati piú alti
221 Nell'album degli ospiti
    del vescovo Berkeley
222 Gli errori
224 Enigma del mondo
225 Nota definitiva sulla questione
    della certezza
226 Conversazioni sempre piú ridotte
227 Modello gnoseologico

    VII.

231 La poesia della scienza

244 Riferimenti bibliografici delle opere
    di H. M. Enzensberger

 

 

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Pagina 5

Omaggio a Gödel


Teorema di Münchhausen, cavallo, palude e codino,
è una delizia, ma non dimenticare:
Münchhausen era un bugiardo.

Il teorema di Gödel a prima vista appare
poco appariscente, ma rifletti:
Godel ha ragione.

«In ogni sistema sufficientemente complesso
si possono formulare frasi
che all'interno del sistema
non sono né dimostrabili né confutabili,
a meno che il sistema
non sia di per sé inconsistente».

Puoi descrivere la tua lingua
nella tua propria lingua:
ma non del tutto.
Puoi analizzare il tuo cervello
col tuo stesso cervello:
ma non del tutto.
Ecc.

Per giustificarsi
ogni sistema pensabile
deve trascendersi,
ossia distruggersi.

«Sufficientemente complesso» o no:
la libertà di contraddire
è un fenomeno di carenza
o una contraddizione.

(Certezza = inconsistenza).

Ogni pensabile uomo a cavallo,
quindi anche Münchhausen,
quindi anche tu, è un subsistema
di una palude piuttosto ricca di sostanze

E un sottosistema di questo sottosistema
è il proprio codino,
questa specie di leva
per riformisti e bugiardi.

In ogni sistema piuttosto ricco di sostanze
quindi anche in questa palude,
si possono formulare frasi
che all'interno del sistema
non sono né dimostrabili né confutabili.

Prendile in mano, queste frasi,
e tira!

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Pagina 7

Ponte levatoio fuori servizio ovvero La matematica nell'aldilà della cultura

Uno sguardo dall'esterno


I toni sono sempre gli stessi: «Ma per favore! Al diavolo la matematica». - «Una tortura, già a scuola. Non so proprio come sono riuscito a passare l'esame di maturità». - «Un incubo! Sono davvero completamente negato... ». - «L'IVA ancora ancora ce la faccio, con il calcolatore. Ma tutto il resto è troppo difficile». - «Formule matematiche? Veleno per me. Stacco semplicemente la spina».

Sono affermazioni che si sentono fare tutti i giorni. Le pronunciano con disinvoltura persone sicuramente intelligenti, colte, con un singolare misto di arroganza e fierezza. Si aspettano ascoltatori comprensivi, e questi non mancano mai. Si è stabilito un consenso generale che determina tacitamente ma in modo massiccio l'atteggiamento verso la matematica. A nessuno sembra dar fastidio che la sua esclusione dalla sfera della cultura corrisponde a una specie di castrazione intellettuale. Chi giudica deplorevole questa situazione, chi mormora qualcosa sul fascino e l'importanza, sulla portata e la bellezza della matematica, è considerato un esperto e guardato con stupore; e se si fa riconoscere come un cultore dilettante, passa nel migliore dei casi per uno stravagante che si occupa di uno hobby insolito, come se allevasse tartarughe o collezionasse fermacarte vittoriani.

Molto piú raramente si incontrano persone che asseriscono con uguale enfasi che la sola idea di leggere un romanzo, di osservare un dipinto o di andare al cinema causa loro insuperabili tormenti; di aver scrupolosamente evitato dai tempi della maturità ogni contatto con le arti, di qualsiasi specie; che non vogliono che si rammentino loro le prime esperienze con la letteratura o con la pittura. E non capita praticamente mai di sentir pronunciare anatemi contro la musica. Certo, c'è gente che, probabilmente non a torto, sostiene di non avere orecchio per la musica. L'uno canta a voce tendenzialmente troppo alta e in modo stonato, l'altro non sa suonare uno strumento, e sono pochissimi gli ascoltatori che accorrono ai concerti con la partitura sotto il braccio. Ma chi sosterrebbe seriamente di non conoscere una canzone? Che si tratti delle Spice Girls o dell'inno nazionale, dei ritmi techno o di un corale gregoriano, nessuno è totalmente immune rispetto alla musica. E questo per una buona ragione. La capacità di fare e di ascoltare musica è insita geneticamente; fa parte degli universali antropologici. Ciò non significa naturalmente che saremmo tutti ugualmente portati alla musica. Come tutte le altre doti e qualità, anche questo aspetto del nostro corredo segue la normale distribuzione gaussiana. In una popolazione qualsiasi, il talento estremo è raro quanto la totale sordità musicale, e il massimo statistico è raggiunto dalla posizione intermedia.

Esattamente lo stesso accade ovviamente con le capacità matematiche. Anche loro sono insite geneticamente nel cervello umano, e anche loro si distribuiscono in ogni popolazione esattamente secondo il modello della curva a campana. È dunque una concezione superstiziosa quella secondo cui il pensiero matematico sarebbe un fenomeno raro, un esotico capriccio della natura.

Ci troviamo dinnanzi a un enigma. Da che cosa dipende che la matematica sia rimasta nella nostra civiltà qualcosa come un buco nero, un ambito extraterritoriale in cui si sono arroccati solo pochi iniziati?

Chi vuole semplificarsi la risposta dirà che la colpa è degli stessi matematici. Questa spiegazione ha il vantaggio della semplicità. Inoltre conferma il cliché che il mondo dei non addetti ai lavori si è sempre fatto dei rappresentanti professionali della disciplina. Ci si figura il matematico come un profano sommo sacerdote che custodisce con gelosia il suo particolare Graal. Che volge le spalle alle comuni cose di questo mondo. Preso esclusivamente dai suoi incomprensibili problemi, fatica a comunicare con il mondo esterno. Vive ritirato, considera le gioie e i dolori della collettività umana una fastidiosa seccatura e indulge piú in generale a una asocialità che confina con la misantropia. A sua volta, con la sua pedanteria logica, dà sui nervi al prossimo. E soprattutto tende a una forma di alterigia difficilmente sopportabile. Intelligente com'è - nessuno gli contesta questa qualità - guarda agli sprovveduti tentativi degli altri di concepire questo o quel pensiero con sprezzante condiscendenza. Non gli verrebbe perciò mai in mente di reclamizzare la sua causa.

Fin qui la caricatura, che è tuttavia presa fin troppo spesso per oro colato. Il che è ovviamente una sciocchezza. A prescindere dalla loro attività, è da presumere che i matematici si distinguano poco dalle altre persone, e conosco uomini e donne del mestiere che sono allegri, navigati, arguti e a volte perfino irragionevoli. Senonché, nel cliché, come al solito, c'è un nocciolo autentico. Ogni mestiere ha i suoi rischi, le sue patologie specifiche, la sua déformation professionelle. I minatori soffrono di silicosi, gli scrittori di disturbi narcisistici, i registi di megalomania. Tutti questi difetti si possono ricondurre alle condizioni di produzione in cui i pazienti lavorano.

Per quel che riguarda i matematici, la loro attività richiede soprattutto una estrema e protratta concentrazione. Sono macigni assai resistenti quelli che devono perforare. Non c'è da stupirsi quindi che qualsiasi irritazione proveniente dall'esterno sia colta come una mancanza di riguardo. D'altra parte sono finiti da molto i tempi dei matematici universali dello stampo di un Euler o di un Gauss. Nessuno ha oggi piú la padronanza di tutti gli ambiti della sua scienza. Questo significa però anche che, nella ricerca, la cerchia dei possibili destinatari si restringe. Lavori che siano veramente originali sono inizialmente capiti solo da pochi colleghi del mestiere; circolano via posta elettronica fra una dozzina di lettori che stanno a Princeton, a Bonn e a Tokyo. E ciò comporta in effetti un certo isolamento. Questi ricercatori hanno da tempo abbandonato il tentativo di rendersi comprensibili agli estranei, e può anche darsi che tale atteggiamento si ripercuota su altri, meno progrediti lavoratori nella vigna della matematica.

Significativo in questo senso è un modo di dire che già la matricola sente usare nel corso d'una qualsiasi lezione sulla teoria delle funzioni o sugli spazi vettoriali. Questa derivazione o quella attribuzione, si dice, è «banale», e con ciò si chiude il discorso. Ogni ulteriore spiegazione è superflua; sarebbe per cosi dire al di sotto della dignità del matematico. Ora è in effetti faticoso e noioso dover ogni volta dipanare da capo ogni singolo elemento di una concatenazione di prove. Per questo i matematici sono abituati a sorvolare sui passi intermedi ricorrenti, ovvero a dare semplicemente per scontata la loro esattezza mille volte verificata. Il che è indubbiamente economico. Senonché influenza il comportamento comunicativo in una direzione molto precisa. Fra gli addetti ai lavori è considerato un interlocutore accettabile solo colui per il quale il banale è banale, si capisce cioè da sé. Tutti coloro cui ciò non si attaglia, e quindi almeno il 99% dell'umanità, sono considerati sotto quest'aspetto dei casi disperati, intrattenersi coi quali non vale semplicemente la pena.

Si aggiunga poi che i matematici non solo si avvalgono, come altri scienziati, di un particolare gergo specialistico, ma anche di un sistema di notazione che si distingue dalla consueta scrittura ed è indispensabile per la comunicazione interna. (E anche qui si può parlare di un'analogia con la musica, la quale ha a sua volta sviluppato un suo proprio codice). Senonché la maggior parte della persone, non appena vede una formula, è presa dal panico. È difficile dire da dove derivi questo riflesso di fuga, che risulta a sua volta incomprensibile ai matematici. I quali sono infatti del parere che la loro notazione sia meravigliosamente chiara e molto superiore a qualsiasi linguaggio naturale. Per questo non capiscono nemmeno perché dovrebbero prendersi la briga di tradurre le loro idee in tedesco o in inglese o in italiano. Un simile tentativo equivarrebbe, ai loro occhi, a una grossolana e inammissibile semplificazione.

I matematici sarebbero dunque essi stessi responsabili dell'isolamento della loro scienza? Avrebbero essi stessi voltato le spalle alla società e alzato deliberatamente il ponte levatoio di raccordo con la loro disciplina? Solo chi sottovaluti il problema e la sua portata può semplificarsi a tal punto la risposta. Non è semplicemente ammissibile che si lasci la gatta da pelare a una minoranza di esperti mentre una schiacciante maggioranza rinuncia spontaneamente a far proprio un capitale culturale di immensa portata e di straordinario fascino.

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Pagina 124

Domande ai cosmologi
Se è nata prima la luce
o invece la tenebra;
se da qualche parte non c'è nulla,
oppure se, andando voi avanti cosí,

[...]

 


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