Copertina
Autore Valerio Evangelisti
Titolo Il mistero dell'inquisitore Eymerich
EdizioneMondadori, Milano, 1997 [1996], Urania 15
LettoreRenato di Stefano, 1997
Classe fantasy , fantascienza
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Pagina 7 [ inizio libro ]

Prima seduta. Lunedì
Si udì uno scricchiolio. Nel muro si apri un minuscolo sportello, e una suora nana, delle dimensioni di uno gnomo, ne balzò fuori ghignando silenziosamente. Sfrecciò di corsa lungo tutta la cella, poi si immerse nella parete antistante, dove si era aperto un uscio che prima non c'era. Reich, attonito, si alzò dalla branda e camminò in quella direzione. Il battente dell'uscio si richiuse con un colpo secco, e nello stesso tempo divenne traslucido. Reich vide nitidamente la sagoma di un guerriero giapponese che faceva "harakiri", mentre una donna dalla lunga veste e con l'acconciatura tenuta ferma da spilloni portava angosciata le mani al petto. Una macchia di sangue trapelò dalla fessura sotto il battente, e dilagò rapida sul piancito. Poi l'uscio scomparve, e così la macchia.

Restava nell'aria un sentore di bruciaticcio. Reich tornò verso la branda, ma in quel momento gli giunse dal corridoio la voce sgradevole del capoguardiano Cox. - Dottor Reich! Dottor Wilhelm Reich!

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Pagina 292

Restava Felix, abbrancato a uno spuntone di roccia che nuotava sulla melma viscida come una barchetta di carta. Il ragazzo aveva i timpani spaccati dal sibilo furioso che il sottosuolo continuava a modulare, e perdeva sangue da ogni poro. Incapace ormai di connettere, scorse con occhi offuscati la luce azzurra che abbandonava il cielo, sopraffatta da una forza ostile che racchiudeva in sé ogni abominio. Mentre calava l'oscurità, il litorale si trasformava nel dorso raccapricciante di un unico grande verme, pulsante di un'indescrivibile vita interiore. Poi anche lo spuntone fu risucchiato dalla massa sibilante, e Felix dovette abbandonarsi all'abbraccio gelido di un groviglio di tenie.

Quando l'ultima scintilla di luce scomparve dal cielo, dove era esistita la costa sarda urlava e si contorceva un titanico protozoo vermiforme, proteso a fondersi con le idre che riempivano un'acqua limacciosa color della notte. L'ammasso non aveva intelligenza né memoria, però portava un nome antichissimo. Tanit.

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