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| << | < | > | >> |Indice
11 Presentazione
Marcello Flores
13 Da La nuda verità (Nepridumannoe)
Lev Razgon
25 Il sistema dei lager in URSS
Centro Studi "Memorial"
29 Il nemico oggettivo: il totalitarismo
e i suoi bersagli interni
Victor Zaslavsky
39 Le peculiarità dell'universo
concentrazionario sovietico
Giovanni Gozzini
57 Il sistema dei luoghi di reclusione in
Unione Sovietica, 1929-1960
Michail B. Smirnov, Sergej P. Sigacėv,
Dmitrij V. Skapov
85 Il GULag e la letteratura: storia di
un genere mancato
Mauro Martini
95 L'Occidente e il GULag
Marcello Flores
204 Premessa alla bibliografia
Hélène Kaplan
209 Bibliografia
a cura di Hélène Kaplan
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| << | < | > | >> |Pagina 11PresentazioneMarcello Flores Il termine GULag ha ormai da circa un quarto di secolo piena cittadinanza nella cultura e nella coscienza contemporanee. Benché se ne parlasse in ambienti ristretti fin dagli anni Trenta e poi diffusamente e sulle pagine dei quotidiani tra gli anni Quaranta e Cinquanta, fu solo l'apparire dell'opera di Aleksandr Solzenicyn, Arcipelago GULag, pubblicata in Occidente tra il 1973 e il 1978, a rendere diffusa e accettata questa parola che sintetizzava con efficacia anche linguistica il sistema concentrazionario dell'Unione Sovietica. Da allora le conoscenze che già si avevano su quel tragico aspetto dei regime comunista si sono ampliate e approfondite, trovando, nella seconda metà degli anni Ottanta e poi ancora più speditamente a partire dal crollo stesso dell'URSS, un'accelerazione che ha coinvolto gli studi specialistici e la memorialistica, la raccolta archivistica e i servizi giornalistici e radiotelevisivi. Del GULag si è saputo e si sa molto, anche se parecchio resta ovviamente da scoprire e interpretare raccogliendo e organizzando in maniera sempre più sistematica la grande mole di materiale che ruota attorno a quell'esperienza che ha coinvolto per lunghi decenni milioni di persone. Al grande pubblico, tuttavia, o per lo meno a quella parte che non abbia letto con attenzione i romanzi di Solzenicyn o i racconti di Varlam Salamov, proprio adesso disponibili in italiano in edizione integrale, sfugge ancora, probabilmente, la natura e la storia stessa del GULag, il suo funzionamento e la sua dinamica, la sua estensione e la sua articolazione. Molte, naturalmente, sono ancora le lacune che derivano dall'arretratezza e dal ritardo degli studi storici e della divulgazione, dell'istruzione scolastica e dell'attività formativa dei media. All'interno di una cornice culturale segnata da ben precisi limiti, questa mostra si può porre come momento importante di controtendenza, come segnale di una richiesta di approfondimento che è ormai matura e di un'attenzione che non può che rafforzarsi e radicarsi in futuro. In passato, e comunque non in Italia, sono state organizzate mostre che hanno fatto conoscere alcuni aspetti del GULag, in particolare l'attività di disegno e pittura che alcuni prigionieri hanno praticato per testimoniare la propria sofferenza ed esperienza e rammentare al mondo la tragedia di cui erano stati parte e che alcuni sopravvissuti hanno ripreso e ampliato una volta tornati in libertà. Questa è la prima mostra storica sul GULag che sia stata mai organizzata: era inevitabile, al di là dell'orgoglio per il ruolo oggettivo di battistrada, che questa realtà influenzasse il tipo di allestimento che si è potuto costruire e le scelte che sono state compiute per realizzarla. La più importante di esse è stata quella di circoscrivere la mostra alle vicende del GULag, fissando l'attenzione sulla costruzione di quella rete di lager - a sua volta risultato di una serie di decisioni politiche, legislative, giudiziarie, ammistrative e organizzative - che è stata l'essenza e la sostanza dell'universo concentrazionario in URSS. Il GULag è solo una parte, anche se la più rilevante, della storia della repressione in Unione Sovietica dalla presa del potere dei bolscevichi in avanti; è solo un aspetto, anche se certamente il più tragico, del carattere totalitario che il regime comunista ha assunto e imposto all'intera società. | << | < | > | >> |Pagina 12I grandi interrogativi che gli avversari del bolscevismo e gli stessi disillusi del comunismo si ponevano già negli anni Venti e con ancora più forza nei decenni dello stalinismo, e che con alterne vicende sono stati riproposti negli anni del disgelo o in quelli della normalizzazione brezneviana, restano a tutt'oggi un filo conduttore utile: primo fra tutti quanto il GULag sia stato un elemento necessario e indispensabile al sistema che l'aveva creato e quanto il frutto di una scelta soggettiva, giustificata alla luce dell'ideologia e dell'economia, ma non ineluttabile. Quello che una mostra come questa può contribuire a fare è che quegli interrogativi si possano mantenere aperti e approfondire, offrendo materiali inediti e originali, sollecitando analisi non scontate e interpretazioni documentate e persuasive. Il GULag è parte essenziale della storia drammatica di questo secolo, è una delle tragedie maggiori che ne hanno costellato il progredire, è un evento simbolico e al tempo stesso rivelatore di un passato che si spera sepolto per sempre ma con cui è necessario continuare a fare i conti.| << | < | > | >> |Pagina 13Da La nuda verità (Nepridumannoe)Lev Razgon La moglie del presidente Un sabato d'estate, era sera inoltrata e avrei dovuto essere già in cammino. Di solito durante i miei brevi "week-end" andavo a Vozael. Ero ormai abituato alla passeggiatina di trenta chilometri, dal primo lager al Komendantskij e ritorno nel giro di ventiquattr'ore. D'inverno coprivo velocemente quella distanza. La liscia strada invernale era dura come l'asfalto, l'aria gelida "stimolava" e io percorrevo quella distanza velocemente e senza neanche stancarmi troppo. D'estate era molto più difficile camminare sulla sabbia fine, macinata dalle ruote dei camion. Approfittavo di qualsiasi occasione per chiedere un passaggio. | << | < | > | >> |Pagina 17Via Kuzneckij Most, 24Il braccio della gru gira di scatto e una pesante sfera di ghisa colpisce il muro della casa. I telai delle finestre crollano con fracasso; attraverso gli squarci si intravedono le pareti interne delle stanze con le tracce dei ritratti sulle tappezzerie scolorite. Uno spettacolo abituale per Mosca. Sono dall'altra parte della strada, guardo e dentro di me crolla qualcosa, crolla con disperazione e fragore come le pareti di quella casa. Mi sembra che non sia la polvere a nascondere la casa in distruzione, ma che siano le lacrime ad appannare i miei occhi. Probabilmente avrei provato quocosa di simile nel vedere un arnese di questo tipo distruggere il mio nido in via Ordynka, la casa a cui erano legate le gioie e i dolori della mia adolescenza, della mia giovinezza, di quasi tutta la mia vita. Ma adesso non è questa casa che stanno distruggendo! Distruggono una casa maledetta, odiata e terribile, dove l'allegria, forse, è risuonata soltanto in tempi immemorabili, quando ancora apparteneva al principe Golicyn o quando vi abitavano pittori e scultori, e Puskin andava a trovare il pittore Karl Briullov, appena ritornato dall'Italia... Per molte decine di anni questa casa fu un luogo di dolore. Qui furono versate tante di quelle lacrime che, se si fossero conservate, sarebbero confluite giù verso la Neglinka come una fiumana, e quella casa si troverebbe sulla riva di un lago salato. Nei dintomi c'erano edifici ancora più tremendi. Ricordo che questa istituzione - di solito si evitava di pronunciarne il nome - dilagava nelle vie e nei vicoli vicini: inghiottì un grande magazzino e una casa di nove piani; a poco a poco tendine di seta tutte uguali comparvero alle finestre delle case di quel rione, e quelle finestre la sera rimanevano a lungo illuminate da una confortevole luce infernale. Si era terrorizzati soltanto al pensiero di passare da quelle parti. Lì torturavano e uccidevano, ma nessuno piangeva. Lì si gridava, si gridava dal dolore, dall'angoscia, dalla paura... Ma nessuno piangeva. O perlomeno io non me lo ricordo e nessuno me l'ha mai detto. Si piangeva invece qui, in questa casa. Al 24 della via Kuzneckij Most. Qui si trovava l'"Ufficio informazioni" dell'OGPU, dell'NKVD, dell'NKGB, del KGB... Cambiavano le sigle, ma la sostanza rimaneva sempre la stessa. Fino all'ultimo, fino al giorno in cui quell'edificio fu distrutto dal maglio di ghisa, vi rimase appesa una targa con un avviso preciso, oro su nero, valido per decenni, per tutti i secoli: "Si ricevono i cittadini 24 ore su 24"... Un tempo andavo in quella casa senza presentire quale peso avrebbe avuto nella mia vita. Doveva essere nel '25. Al 24 di Kuzneckij Most si tenevano i corsi della Berlitz. Lì, applicando un sistema escogitato ancora prima della grande guerra da un certo Berlitz, a noi ignoto, si insegnavano velocemente le lingue straniere. | << | < | > | >> |Pagina 29Il nemico oggettivo: il totalitarismo sovietico e i suoi bersagli interniVictor Zaslavsky L'emergere del totalitarismo moderno, che riunisce i caratteri di una societa tecnologicamente avanzata con il sistema di controllo totale sulla vita individuale di ogni membro della società, è stata tra le più grandi novità sociopolitiche del XX secolo. Lo stato totalitario ha tentato ed è riuscito a controllare totalmente l'esistenza sociale di ogni individuo che non ha potuto trovare alcun rifugio o difesa dall'onnipresente controllo statale esteso sia su tutta la sfera pubblica che su quella privata. Dal punto di vista individuale, l'esperienza totalitaria consiste principalmente nella paura quotidiana generata dalla minaccia della violenza fisica, dell'arresto, dell'imprigionamento e della morte inflitti dagli organi coercitivi dello stato che utilizza il terrore come mezzo preferito di amministrazione ordinaria. [...] La vera novità dei totalitarismi del XX secolo consiste nei loro tentativi di creare una società nuova, sopprimendo o eliminando fisicamente interi gruppi sociali realmente esistenti e intere aggregazioni umane individuate sulla base di certe caratteristiche ascrittive e arbitrarie, suggerite dall'ideologia dominante del regime totalitario. Hannah Arendt ha giustamente sottolineato che il carattere nuovo e senza precedenti del totalitarismo si vede nella sua invenzione di un nuovo tipo di crimine: il crimine contro l'umanità, l'attacco frontale allo stesso principio del pluralismo della razza umana.
L'obiettivo di questo scritto sta nel porre alcune
domande analitiche che prima dell'apertura degli archivi
sovietici non potevano trovare risposte, se non in maniera
sommaria e approssimativa. Come lo stato staliniano riuscì
a realizzare la pulizia di classe, cioè quella politica
dello stato moderno diretta alla soppressione o addirittura
allo sterminio delle classi indesiderate? Qual era il nesso
tra l'ideologia dominante che creava l'immagine della
società perfetta del futuro e dei suoi nemici e l'attività
dell'apparato coercitivo statale cui era stato affidato il
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