|
|
|
| << | < | > | >> |Pagina 3St. JudeUn fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell'aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia. Alberi irrequieti, temperature in diminuzione, l'intera religione settentrionale delle cose era giunta al termine. Neanche un bambino nei giardini. Ombre e luce sulle zoysie ingiallite. Querce rosse e querce di palude e querce bicolori riversavano una pioggia di ghiande sulle case senza ipoteca. Le controfinestre rabbrividivano nelle stanze da letto vuote. E poi il ronzio monotono e singhiozzante di un'asciugabiancheria, la contesa nasale di un soffiatore da giardino, il maturare di mele nostrane in un sacchetto di carta, l'odore della benzina con cui Alfred Lambert aveva ripulito il pennello dopo la verniciatura mattutina del divanetto di vimini. Le tre del pomeriggio erano un'ora pericolosa nei sobborghi gerontocratici di St. Jude. Alfred si era svegliato nella grande poltrona blu in cui si era addormentato dopo pranzo. Aveva finito il suo pisolino e il prossimo notiziario locale iniziava soltanto alle cinque. Due ore vuote erano una fistola che generava infezioni. Si alzò a fatica, raggiunse il tavolo da ping-pong e si mise in ascolto di Enid, ma non la sentí. In tutta la casa risuonava un campanello d'allarme che nessuno poteva udire eccetto Alfred e Enid. Era il campanello d'allarme dell'ansia. Era come uno di quei grandi dischi di ghisa muniti di battaglio elettrico che spedivano in strada gli scolari durante le esercitazioni antincendio. Suonava da cosí tante ore che ormai i Lambert non udivano piú il messaggio «campanello che squilla» ma, come quando un rumore prosegue ininterrotto finché non si riescono a distinguere i diversi suoni che lo compongono (o come quando si fissa una parola finché non si trasforma in una sequenza di lettere morte), udivano invece i rapidi rintocchi del battaglio sulla cassa di risonanza metallica, non una nota pura ma una sequenza granulosa di percussioni con uno strato superficiale di toni acuti e lamentosi; suonava da cosi tanti giorni che ormai rimaneva sullo sfondo, tranne certe volte, la mattina presto, quando uno dei due si svegliava in un bagno di sudore e si accorgeva che un campanello squillava nella sua testa da tempo immemorabile; suonava da cosí tanti mesi che il suono aveva ceduto il passo a una specie di metasuono, il cui volume non dipendeva dal battito ritmico delle onde di compressione ma dal molto, molto piú lento variare della loro consapevolezza del suono stesso. E questa consapevolezza era particolarmente acuta quando anche il clima era di umore ansioso. Allora Enid e Alfred - lei inginocchiata ad aprire cassetti in sala da pranzo, lui in contemplazione del disastroso tavolo da ping-pong nel seminterrato - si sentivano entrambi sul punto di esplodere dall'ansia. L'ansia dei buoni sconto, in un cassetto pieno di candele dai raffinati colori autunnali. I buoni erano tenuti insieme da un elastico, e Enid si stava rendendo conto che le loro date di scadenza (spesso allegramente cerchiate in rosso dal produttore) erano passate da mesi, perfino anni: che quei cento e passa buoni, il cui valore totale superava i sessanta dollari (potenzialmente centoventi al supermarket di Chiltsville dove valevano il doppio), erano tutti scaduti. Tilex, sconto di sessanta centesimi. Excedrin PM, sconto di un dollaro. Le date non erano nemmeno vicine. Le date erano storiche. Il campanello d'allarme stava suonando da anni. Ricacciò i buoni in mezzo alle candele e chiuse il cassetto. Cercava una raccomandata che era arrivata qualche giorno prima. Alfred aveva udito il postino bussare alla porta e aveva gridato, - Enid! Enid! - cosí forte che non l'aveva sentita strillare a sua volta, - Al, vado io! - Alfred aveva continuato a chiamarla a gran voce, avvicinandosi sempre piú, e poiché il mittente era la Axon Corporation, 24 East Industrial Serpentine, Schwenksville, Pennsylvania, e poiché c'erano alcuni aspetti della situazione della Axon che Enid conosceva e che sperava Alfred ignorasse, si era affrettata a ficcare la lettera da qualche parte a pochi metri di distanza dalla porta d'ingresso. Alfred era emerso dal seminterrato strepitando come un mezzo cingolato, - C'è qualcuno alla porta! - e lei, sempre a un volume piuttosto alto, aveva replicato, - Il postino! Il postino! - e lui aveva scosso la testa davanti alla complessità della situazione. Enid era sicura che le si sarebbero chiarite le idee se solo non avesse dovuto chiedersi, ogni cinque minuti, che cosa stava combinando Alfred. Ma, per quanto ci provasse, non riusciva a interessarlo alla vita. Quando lo incoraggiava a tornare in laboratorio, lui la guardava come se fosse impazzita. Quando gli chiedeva se non poteva fare qualche lavoretto in giardino, le rispondeva che gli facevano male le gambe. Quando gli ricordava che i mariti delle sue amiche avevano tutti un hobby (Dave Schumpert la decorazione su vetro, Kirby Root gli intricati chalet per il nido dei ciuffolotti purpurei, Chuck Meisner il perpetuo monitoraggio del suo portafoglio d'investimenti), Alfred reagiva come se lei volesse distrarlo da una grande impresa. E qual era quell'impresa? Riverniciare il mobilio della veranda? Stava riverniciando il divanetto di vimini dal Labor Day. Le sembrava di ricordare che l'ultima volta che aveva verniciato il mobilio aveva finito il divanetto in due ore. Ora Alfred scendeva nel laboratorio tutte le mattine, e dopo un mese Enid si azzardò a entrare e scoprí che l'unica cosa che aveva dipinto del divanetto erano le gambe. | << | < | > | >> |Pagina 84- Allora lo chiamerai? - domandò Denise.Chip appese la cornetta senza risponderle, staccò la suoneria e schiacciò la faccia contro il telaio della porta. Aveva risolto il problema dei regali di Natale ai famigliari nell'ultimo giorno utile per spedirli, quando, in tutta fretta, aveva preso dagli scaffali vecchi libri in offerta e remainders e li aveva avvolti nella carta stagnola e legati con un nastro rosso, rifiutandosi di immaginare come suo nipote Caleb di nove anni, tanto per fare un esempio, avrebbe reagito all'edizione Oxford commentata di Ivanhoe, che si poteva definire un regalo soltanto perché era ancora avvolta nella pellicola di plastica. Gli angoli delle copertine avevano subito lacerato la stagnola, e quella che aveva aggiunto per nascondere i buchi non aveva aderito bene agli strati sottostanti, creando l'effetto di una buccia fragile, come pelle di cipolla o pasta sfoglia, che aveva cercato di attenuare appiccicando su ogni regalo gli adesivi natalizi della Lega per il Diritto all'Aborto ricevuti insieme al kit annuale di socio. Quel lavoro gli era sembrato cosi rozzo e infantile, cosi mentalmente squilibrato, a dire il vero, che aveva buttato i pacchetti in un vecchio scatolone da fruttivendolo, semplicemente per toglierseli dalla vista. Poi aveva spedito lo scatolone via FedEx a Philadelphia, a casa di Gary. Si sentiva come se avesse fatto un'enorme cagata: per quanto fosse una cosa sporca e sgradevole, adesso almeno si era liberato, e quella situazione non si sarebbe ripresentata tanto presto. Ma tre giorni piú tardi, rientrando a casa a notte fonda dopo una veglia natalizia di dodici ore al Dunkin Donuts di Norwalk, Connecticut, Chip si trovò di fronte al problema di aprire i regali dei suoi famigliari: due scatole da St. Jude, una busta imbottita da Denise, e un pacco da Gary. Decise che li avrebbe aperti a letto, e che li avrebbe portati in camera spingendoli a calci su per le scale. Quella decisione si rivelò una sfida, perché gli oggetti oblunghi tendevano a non rotolare verso l'alto, bensí a urtare contro gli scalini e ruzzolare giú di nuovo. Inoltre, poiché il contenuto della busta imbottita era troppo leggero per offrire resistenza inerziale, era difficile assestargli una pedata efficace. Ma Chip aveva trascorso un Natale così deludente e demoralizzante - aveva lasciato un messaggio nella casella vocale di Melissa al college, chiedendole di chiamarlo al telefono pubblico del Dunkin Donuts, oppure, meglio ancora, di raggiungerlo dalla casa dei genitori nella vicina Westport, e soltanto a mezzanotte si era sentito sufficientemente esausto da accettare il fatto che probabilmente Melíssa non l'avrebbe chiamato e sicuramente non l'avrebbe raggiunto - che ora non era psicologicamente in grado né di infrangere le regole del gioco che lui stesso aveva inventato, né di abbandonare la partita prima di aver conseguito l'obiettivo. E poiché era evidente che le regole ammettevano solo colpi secchi (vietato soprattutto infilare il piede sotto la busta imbottita e mandarla avanti spingendola o sollevandola), Chip fu costretto a prendere a calci il regalo di Denise sempre piú ferocemente, finché la busta non si ruppe spargendo tutt'intorno l'imbottitura di carta di giornale tagliuzzata e lui non riuscí a colpire l'involucro con la punta dello stivale e a lanciare il dono con un arco lungo e perfetto, che terminò appena uno scalino sotto il primo piano. Da li, tuttavia, la busta rifiutò di spostarsi per superare il bordo dell'ultimo gradino. Chip la calpestò, la prese a calci e la frantumò sotto i tacchi. Dentro c'era un ammasso di carta rossa e seta verde. Infrangendo la sua stessa regola, lo trascinò in cima alla scala, lo prese a calci per tutto il corridoio e lo lasciò accanto al letto mentre scendeva a prendere gli altri pacchi. Praticamente distrusse anche quelli, prima di scoprire il sistema di farli rotorale giù da uno dei gradini bassi per poi, quando erano a mezz'aria, calciarli al volo fino in cima alle scale. Il pacco di Gary esplose in una nuvola bianca di palline di polistirolo espanso, liberando una bottiglia avvolta nella plastica a bolle che rotolò giú dalle scale. Era una bottiglia di porto californiano d'annata. Chip la trasportò in camera da letto e si mise all'opera al ritmo di un'abbondante sorsata di porto per ogni regalo che riusciva a scartare. | << | < | > | >> |Pagina 96Ogni giorno che Chip trascorreva ad abbellire il cadavere di un monologo drammaticamente morto era un giorno in cui l'affitto, il cibo e i divertimenti venivano pagati, |
|
Pubblicata scheda parziale con 10000 bytes di citazioni. Scheda completa con 23084 bytes di citazioni. Pubblicazione completa in attesa di autorizzazione dell'editore. | << | < | |