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| << | < | > | >> |Pagina 11Nel gruppo di persone in attesa davanti alla fortezza c'era una ragazzina nell'uniforme gialla e marrone della scuola. Aveva in mano un piumino verde e una borsa rossa per l'acqua calda, che teneva per l'anello. A quel tempo certi autobus facevano ancora quella strada, e i passeggeri, guardando fuori avranno notato una ragazzina. Questa poi, una ragazzina: deve avere qualcuno là dentro. Chi è tutta quella gente, a proposito? Persino dal piano superiore di un autobus che passa sobbalzando allo scattare del verde, il gruppo non sarà sembrato composto dalle solite persone in visita che, passive, senza attirare l'attenzione, stavano sparse sul declivio erboso del terreno demaniale.La ragazzina non era in prima fila davanti al portone del penitenziario, ma neanche ai margini del gruppo. C'erano parecchi giovani in maglione a collo alto e veldskoen, uomini in completo portato distrattamente come una seconda pelle, un vecchio con una massa di capelli bianchi pettinati all'indietro, donne infagottate in pantaloni e montgomery, una in gonna lunga e scialle all'uncinetto, due in eleganti taineur di tweed, con gioielli d'oro e occhiali da sole portati non per nascondersi ma per affermare la propria indifferenza alla curiosità altrui. Erano schierati davanti al portone, più come invasori che come supplici. Avevano tutti pacchi e sacchetti. Le voci delle donne erano chiare e forti in quel luogo pubblico, l'uomo dai capelli bianchi aveva posato le braccia sulle spalle di due giovani e i tre erano intenti a discutere tra loro, una donna alta e bionda si spostava all'interno del gruppo con molesta determinazione. Fu lei a farsi prestare dal vecchio il bastone col pomo di corno per bussare al portone, quando, alle tre passate, erano ancora lì in attesa. | << | < | > | >> |Pagina 124"E' esattamente quello che dice tuo padre... Ma le cose che fai hanno un senso per te?"La sua espressione era quella che dovevo avere io ai tuoi occhi quando mi raccontavi di aver visto tua madre e il suo amante scopare nella caniera per gli ospiti. Avrebbe affrontato ciò che le si presentava senza permettersi di vederlo, proprio come facevo io. "E' parte della strategia della lotta. Nella fase attuale... per il momento. Non c'è altro da fare. Ma tu lo sai.» Certo che lo so. Avrei potuto citare la definizione del generale Giap, secondo cui l'arte dell'insurrezione consiste nel saper trovare forme di lotta appropriata a ogni fase della situazione politica. Gli scioperi degli operai neri del Natal, nei quali sua madre finirà per essere coinvolta, anche se all'inizio erano spontanei, sono un esempio di quell'osservazíone di Lenin secondo cui il popolo intuisce prima dei capi il mutamento delle condizioni oggettive della lotta. E' vero. Rimane però la necessità della propaganda politica. Qualcuno deve fotocopiare la lettera aperta a Vorster. A rischio di incoraggiare l'avventurismo, è ancora necessario assegnare una funzione ai pochi rivoluzionari bianchi. E' documentato che già nel 1962 mio padre era uno di quelli, finalmente in gran parte neri, che al sesto congresso clandestino del Partito comunista sudafricano formularono la prospettiva finale, l'integrazione ideologica, la sintesi di vent'anni di dialettica: è impossibile concepire l'ascesa al potere dei lavoratori separata dalla liberazione nazionale, così come è impossibile concepire una vera liberazione nazionale separata dalla distruzione dei capitalismo. Il Futuro per il quale lui visse sino al giorno della sua morte può essere raggiunto soltanto dal popolo nero con la partecipazione del piccolo gruppo di rivoluzionari bianchi che hanno risolto la contraddizione tra coscienza nera e coscienza di classe e sono in grado di fare incondizionatamente causa comune con la lotta per la piena liberazione, vale a dire la rivoluzione nazionale e sociale. E' necessario che questi pochi entrino segretamente nel paese o vengano reclutati all'interno tra persone potenzialmente poco sicure, giornalisti e studenti romantici, e tra persone quasi totalmente fidate, come i figli, gli amanti e gli amici di quelli della vecchia guardia, e che costoro vengano pizzicati l'uno dopo l'altro dalla sezione speciale, in flagrante possesso di inchiostro invisibile, fondi clandestini, chiavi (fornite da elementi poco sicuri di altro genere) con cui introdursi negli uffici di eminenti finanzieri provvisti di fotocopiatrice. Queste sono cose ridicole (come il 'rozzo disegno' del mistero primordiale dell'accoppiamento fatto da un bambino) - lei non riusciva quasi a credere alla mia stupida provocazione, alle mie spalle sollevate per trattenere una risata vergognosa che cercava di farsi strada sul mio viso nonostante gli sforzi per trattenerla - solo se ci si stacca dal proprio ruolo storicamente determinato e se ne perde di vista il senso. Sono questi - siamo noi - gli strumenti di lotta appropriati alla fase attuale. La guardai, cercando di provocare entrambe. "Che conforimisti: figli dei nostri genitori." "Dick e Ivy conformisti!" Si voltò verso di me con una smorfia.
"Non loro... noi. Ci hai mai pensato? Ci sono altri
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