Copertina
Autore Denis Guedj
Titolo il Teorema del Pappagallo
EdizioneLonganesi, Milano, 2000, La Gaja Scienza 602 , pag. 562, dim. 140x210x42 mm , Isbn 88-304-1758-0
OriginaleLe théorème du perroquet
EdizioneSeuil, Paris, 1998
TraduttoreLidia Perria
LettoreRenato di Stefano, 2000
Classe narrativa francese , storia della scienza , matematica
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Indice


 1. Nofutur                                   7
 2. Max l'eoloco                             19
 3. Talete, l'uomo dell'ombra                28
 4. La Biblioteca della Foresta              64
 5. Il «personale matematico»
    di tutti i tempi                         82
 6. La seconda lettera di Grosrouvre         97
 7. Pitagora, l'uomo che vedeva numeri
    ovunque                                 113
 8. Dall'impossibilità alla certezza.
    Gli irrazionali                         135
 9. Euclide, l'uomo del rigore              148
10. L'incontro tra un cono e un piano       177
11. I tre problemi di rue Ravignan          202
12. Gli oscuri segreti dell'IMA             215
13. Baghdad, durante...                     229
14. Baghdad, dopo...                        258
15. Tartaglia, Ferrari.
    Dalla lama al veleno                    286
16. Uguaglianza                             313
17. Fraternità, libertà. Abel, Galois       333
18. Fermat, il principe dei dilettanti      362
19. La rosa dei venti                       394
20. Eulero, l'uomo che vedeva la matematica 415
21. Congetture & C...                       453
22. Impossibile non è un termine matematico 463
23. Mi piacerebbe tanto visitare Siracusa...476
24. Archimede. Chi meno può, può di più     500
25. Mamagueña!                              536
26. Le pietre del guado                     548
    La conferenza degli uccelli             553

Glossario                                   555
Ringraziamenti                              557

 

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Pagina 7

1
Nofutur


COME ogni sabato, Max aveva fatto un giro al mercato delle pulci di Porte de Clignancourt, raggiungendolo a piedi dal lato nord della collina di Montmartre. Da principio si era limitato a curiosare sul banco del venditore presso il quale Lea aveva cambiato le Nike macchiate che Perrette le aveva regalato la settimana prima. Poi entrò nel capannone dov'erano esposti articoli coloniali di provenienza militare, e stava frugando in un gran mucchio di oggetti eterogenei quando scorse, in fondo al locale, due tizi piuttosto ben messi e molto agitati. Ebbe l'impressione che stessero litigando, ma non era affar suo. Soltanto dopo si accorse del pappagallo: i due stavano tentando di catturarlo.

Allora sì, che diventava affar suo.

Il pappagallo si difendeva, sferrando gran colpi di becco. Il più basso dei due lo afferrò per la punta di un'ala, ma il volatile, rapido come un lampo, si girò, beccandogli il dito a sangue. Max vide la bocca del piccoletto aprirsi in un grido di dolore, mentre l'altro, lo spilungone, assestava inferocito un pugno tremendo sul capo dell'animale. Il ragazzo si avvicinò, e gli parve che il pappagallo, stordito, urlasse: «Assass... Assass...» Uno dei due tirò fuori una museruola. Mettere la museruola a un pappagallo!

A quel punto, Max si lanciò nella mischia.

Nello stesso momento, in rue Ravignan, Perrette entrava nella camera-garage, trattenendo il respiro, tanto era forte l'odore di olio per auto che aleggiava ancora nell'aria, e scostava i tendaggi che circondavano il letto a baldacchino per consegnare una lettera al signor Ruche. La busta era ornata da un francobollo grande come un lenzuolo. Un francobollo delle poste brasiliane! Perrette notò che la lettera era stata imbucata parecchie settimane prima. Il timbro indicava che proveniva da Manaus, ma il signor Ruche non conosceva nessuno in Brasile, figurarsi a Manaus.

Monsieur Pierre Ruche
1001 Pagina
rue Ravignan
Paris XVIII
France

L'indirizzo era scritto in modo corretto, però mancava il numero civico e il nome della libreria era stato storpiato: «1001», anziché «Mille e Una».

Manaus, agosto 1992

Caro [pi.greco]R,

il modo in cui scrivo il tuo nome dovrebbe farti capire chi sono. Non strozzarti, sono io, Elgar Grosrouvre, il tuo vecchio amico, quello che non vedi da... mezzo secolo. Eh, sì, ho fatto il conto. Ci siamo separati dopo l'evasione, ricordi? Era il 1941. Tu volevi partire, dicevi, per continuare una guerra che non avevi ancora cominciato. Io, invece, volevo lasciare l'Europa, per farla finita con quella guerra che, ai miei occhi, era durata fin troppo. Ed è quello che ho fatto. Dopo la nostra separazione mi sono imbarcato alla volta dell'Amazzonia, e da allora vivo qui. Abito nei pressi della città di Manaus. Ne avrai certamente sentito parlare: è la capitale del caucciù, anche se ormai in pieno declino.

Come mai ti scrivo dopo tanti anni? Per informarti che stai per ricevere un carico di libri. E perché proprio tu? Perché eravamo i migliori amici del mondo e tu sei l'unico libraio che conosco. Sto per inviarti la mia biblioteca: tutti i miei libri, ossia alcune centinaia di chili di opere matematiche.

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Pagina 40

Max, appostato all'ingresso della libreria, li avvistò da lontano e fece loro segno di affrettarsi verso lo studio. Il locale era irriconoscibile, col pavimento ricoperto di un tappeto ancora più spesso della moquette del cinema di place Clichy, e sul tappeto, al posto delle poltrone, alcune stuoie sottili. Nofutur troneggiava su uno sgabello alto, ricoperto di velluto color porpora. In fondo alla sala, il signor Ruche li accolse con un sorriso pacato. Prima di ritirarsi, Max li invitò a prendere posto sulle stuoie. Seguì un lungo silenzio, alla fine del quale ebbero l'impressione di sentire uno sciabordio di onde. Era il segnale; nella sala si levò la voce roca di Nofutur.

«Talete, appoggiato alla balaustra della nave, guardava allontanarsi la terraferma della Ionia, dov'era vissuto fino a quel momento. Mileto scomparve in lontananza. La nave era diretta in Egitto.» Serio come un papa, Nofutur parlava dall'alto dello sgabello. A ogni parola che diceva, il collo si gonfiava e gli occhi scintillavano; si teneva diritto sulle zampe in modo da trovare un equilibrio migliore, allo scopo - si sarebbe detto - di rendere più ferma la voce, come se avesse seguito un corso di dizione. «Sospinta dai venti etesii, che soffiano soltanto d'estate, nel periodo della canicola, la nave compì la traversata senza scalo, arrivando in vista delle coste egizie ed entrando nel lago Mariotis, dove Talete s'imbarcò su una feluca che doveva risalire fi Nilo.»

La voce di Nofutur si spense; era allo stremo delle forze. Max lo accarezzò dolcemente, offrendogli una leccornia: in una piccola ciotola aveva versato un cocktail prelibato, composto da noccioline tostate e appena salate, mandorle, nocciole e noci di acagiù.

Il signor Ruche subentrò al pappagallo, «Dopo qualche giorno di navigazione, interrotta da numerose soste nelle varie città che sorgevano in riva al fiume, finalmente la scorse: al centro di un vasto altopiano, non lontano dalla

[...]

 


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