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| << | < | > | >> |Indice
11 Una naturcultura emergente
17 Incorporazioni
22 Compagni
26 Le specie
36 Storie di evoluzione
44 Storie d'amore
51 Storie di educazione
54 Il legame positivo
59 Una bellezza aspra
67 L'apprendista di agility
70 La storia del gioco
75 Storie di razze
78 I cani da montagna dei Pirenei
94 I pastori australiani
101 Una categoria a parte
115 Note
119 Il nuovo ruolo delle alterità non umane
di Roberto Marchesini
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| << | < | > | >> |Pagina 11Da "Appunti della figlia di un giornalista sportivo" La signorina Pepe di Caienna continua a colonizzare tutte le mie cellule, una dimostrazione concreta di ciò che la biologa Lynn Margulis chiama simbiogenesi. Scommetto che se controllaste il nostro DNA, trovereste tra noi due alcune potenti transfezioni. La sua saliva deve avere dei vettori virali. Sicuramente i suoi baci ruvidi sono stati irresistibili. Anche se abbiamo in comune la collocazione all'interno del phylum dei vertebrati, noi apparteniamo non soltanto a generi diversi e a famiglie divergenti, ma a ordini completamente differenti. Come rimettiamo in ordine le cose? Canide, ominide; pet, insegnante; cane femmina, donna; animale, essere umano; atleta, addestratore. Di noi una ha un microchip che le è stato iniettato nella pelle del collo per l'identificazione; l'altra ha una foto di identificazione sulla patente di guida dello stato della California. Una possiede una registrazione scritta di tutti gli antenati per venti generazioni addietro; l'altra non conosce i nomi dei bisnonni. E ancora: la prima, frutto di una vasta mistura genetica, viene chiamata "purosangue". La seconda, ugualmente prodotto di una vasta mistura, viene definita "bianca". Entrambi questi aggettivi riguardano un discorso razziale ed entrambe portiamo le conseguenze di questo nella nostra carne. Una è all'apice dell'entusiasmo, della giovinezza, della prestanza fisica; l'altra è ancora forte, ma sta scendendo la china. E insieme giochiamo uno sport di squadra chiamato "agility" su quella medesima terra nativa espropriata su cui gli antenati della Caienna allevarono le loro pecore merino. Queste pecore erano state importate dall'Australia, paese la cui economia si basava sul loro allevamento, per fornire cibo durante la febbre dell'oro che scoppiò in California nel 1849. Sotto forma di strati di storia, di biologia, di naturcultura, il nome del nostro gioco è complessità. Noi due siamo la progenie affamata di libertà figlia della conquista, prodotto delle colonie dei bianchi, noi che saltiamo oltre gli ostacoli e procediamo lentamente attraverso i tunnel sul campo da gioco. Sono sicura che il nostro genoma è molto più simile di quanto dovrebbe essere. Deve esserci una registrazione molecolare della nostra relazione nei codici viventi che lascerà una traccia nel mondo, e non importa se siamo entrambe femmine non produttive, una per età, l'altra per volontà di un chirurgo. La sua lingua rossa di pastore australiano, veloce e flessuosa, ha pulito le mie tonsille, con tutti i loro recettori del sistema immunitario. Chi mai sa dove i miei recettori chimici abbiano portato i suoi messaggi o cosa lei abbia prelevato dal mio sistema cellulare per distinguere sé dall'altro e segnare il confine fra esterno e interno? Abbiamo avuto conversazioni proibite; abbiamo avuto rapporti orali; ci siamo affezionate l'una all'altra raccontandoci tante storie tutte vere ed essenziali. Ci stiamo abituando ad atti reciproci di comunicazione che raramente capiamo. Noi siamo specie da compagnia per costituzione. Ci integriamo a vicenda, fin nella carne. Significativamente diverse da qualunque altra cosa, nelle specifiche differenze, noi esprimiamo nella carne una disgustosa alterazione evolutiva chiamata amore. Questo amore è una aberrazione storica e un'eredità naturculturale. Questo manifesto esplora due problematiche derivanti da tale aberrazione ed eredità: 1) come possono un'etica e una politica impegnate a far fiorire l'importanza della diversità essere fondate attraverso la relazione uomo-animale; e 2) come potrebbero le storie riguardanti l'universo uomo-cane convincere gli abitanti degli Stati Uniti, che in proposito hanno qualche problema, e forse altre persone meno chiamate in causa storicamente, che alla storia interessa la naturcultura? Il manifesto dei compagni di specie è un documento personale, un'incursione accademica in territori sconosciuti, un atto politico di speranza in un mondo al limite della guerra globale, un lavoro costantemente in progress, sempre sul punto di partenza. In quanto accademica e persona che appartiene al suo tempo e al suo luogo, offro bastoni smangiucchiati dai cani e argomenti preparati a metà. La storia affrontata in questa sede narra principalmente di cani. Appassionatamente coinvolta in questi racconti, spero di coinvolgere altrettanto i miei lettori nel mondo canino. Ma spero anche che gli eventuali cinofobi e tutti coloro che ritengono di doversi occupare di cose più altisonanti, si rendano conto che queste storie e questi racconti fanno parte delle realtà in cui ci troviamo a vivere. Le prassi e i protagonisti del mondo canino, umani e non umani, dovrebbero stare al centro degli studi tecnoscientifici. Una cosa che mi sta ancora più a cuore è far capire ai miei lettori perché io consideri lo scrivere a proposito di cani una branca delle teorie del femminismo. [...] Questa è una storia di biopotere, biosocialità e tecnoscienza. Da buona darwinista, racconto una storia dell'evoluzione. Seguendo la moda del millenarismo acidico (nucleico), narro una storia di differenze molecolari, ma meno radicata in quella Eva mitocondriale della narrazione neocoloniale Out of Africa e più radicata in quei primi cani femmina mitocondriali che si sono intromessi nella vita dell'uomo, realizzando quella che fu la "Più grande storia mai raccontata". Queste femmine della specie canina hanno contribuito invece a inaugurare la storia della specie da compagnia, una favola molto mondana e in via di diffusione, piena di incomprensioni, conquiste, crimini e speranze rinnovate. La mia è una storia raccontata da una studiosa di scienze, e femminista di una certa generazione, che è passata dalla parte dei cani in ogni senso. Qui sono i cani ad avere importanza, nella loro storica complessità. In questo saggio i cani non sono un alibi per parlare di altri argomenti; sono una presenza corporea materiale e semiotica nel corpo della tecnoscienza. I cani non sono un surrogato della teoria, non sono semplicemente un oggetto attraverso cui pensare, ma sono esseri con cui vivere. Complici nel crimine dell'evoluzione umana, presenti nel giardino fin dal principio, i cani vestono i panni dell'astuto coyote. | << | < | > | >> |Pagina 26La "specie da compagnia" è una categoria ancora più vasta ed eterogenea rispetto all'animale da compagnia perché include tutta una serie di specie viventi come riso, ape, tulipano o flora intestinale, necessari a rendere la vita umana così come la conosciamo. Con il termine "specie da compagnia" vorrei insistere su quattro toni risonanti contemporaneamente nella laringe linguistica e storica che ci mette in grado di pronunciare questo termine. Innanzitutto, in quanto orgogliosa erede di Darwin, insisto sui toni della storia della biologia evoluzionista, con le sue categorie di popolazioni, frequenze di flusso genico, variazioni, selezioni e specie biologiche. Negli ultimi centocinquant'anni, i dibattiti a proposito del fatto se la categoria "specie" indichi o meno una reale entità biologica o semplicemente rappresenti una utile scatola tassonomica costituiscono i livelli forte e piano della scala tonale. La specie riguarda un genere biologico e per questo tipo di realtà si rende necessaria la competenza scientifica. Il post-cyborg, che rappresenta un genere biologico, sconvolge le categorie di organismi fino ad allora riconosciute. Il macchinico e il testuale sono interni all'organico e viceversa, in maniera irreversibile. [...] Il manifesto dei compagni di specie riguarda quindi l'implosione di natura e cultura in uno specifico ambito inevitabilmente storico, unisce le vite di cani e persone, legati da diversità significative. In questa storia, sono in molti a essere chiamati in causa e il racconto risulta istruttivo anche per coloro che tentano di mantenersi a igienica distanza. Vorrei convincere i miei lettori che gli abitanti della tecnocultura siamo noi, che viviamo nei tessuti simbiogenetici della naturcultura, tanto nella storia quanto nei fatti. Il mio riferimento è la teoria di Louis Althusser, filosofo francese marxista e poststrutturalista, secondo cui i soggetti si compongono a partire da individui reali che vengono "reclutati" attraverso l'ideologia nelle loro posizioni di soggetti all'interno dello stato moderno. Oggi, attraverso la narrativa sofisticata che li riguarda, gli animali ci chiedono di rendere conto dei regimi in cui dobbiamo vivere, noi e loro. Noi reclutiamo loro nei nostri costrutti di natura e cultura, e con le loro conseguenze di vita e di morte, sanità e malattia, longevità ed estinzione. Inoltre le due specie sono l'una nell'altra nel vivo della carne in un modo che tutte le nostre ideologie non riescono a esprimere pienamente. Le storie sono molto più ampie delle ideologie, è la nostra unica speranza. Questa lunga introduzione filosofica ha violato la regola più importante degli "Appunti della figlia di un giornalista sportivo", le brevi note canine in onore di mio padre, cronista sportivo, che vivacizzano questo manifesto. Gli "Appunti" esigono che non ci siano deviazioni dalle storie che hanno come protagonisti gli animali. Le lezioni devono essere parte inestricabile della storia; è la regola della verità per tutti coloro fra noi che, da cattolici praticanti e ripudiati - insieme ai loro compagni di viaggio - pensano che il segno e la carne coincidano. Riportando i fatti, narrando una storia vera, io scrivo gli "Appunti della figlia di un giornalista sportivo". [...]
Ma sono cresciuta anche nella casa
della scienza e, nel momento in cui il mio seno immaturo ha iniziato a
svilupparsi, ho appreso i numerosi passaggi sotterranei che connettono i vari
poteri e le numerose connessioni che mantengono uniti segno e carne, storia e
fatto, uniti nei palazzi della conoscenza positiva, delle ipotesi confutabili e
della teoria sintetica. Poiché la mia scienza è stata la biologia, ho imparato
presto che spiegare evoluzione, sviluppo, funzione cellulare, complessità
genomica, creazione delle forme nel tempo, ecologia comportamentale,
comunicazione dei sistemi, cognizione, in breve ogni componente terminologica
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