Copertina
Autore Nathaniel Hawthorne
Titolo La lettera scarlatta
EdizioneMondadori, Milano, 1995 [1994], Passepartout letteratura 4 , Isbn 88-04-39645-8
OriginaleThe Scarlet Letter [1850]
TraduttoreAldo Busi, Carmen Covito
LettoreRenato di Stefano, 1995
Classe classici statunitensi
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Pagina 62 [ inizio libro ]

I
LA PORTA DELLA PRIGIONE


Un crocchio di uomini barbuti, in abiti color tristezza e cappelli a pan di zucchero grigio, intervallati da donne con la cuffia e da altre donne senza cuffia, stava radunato davanti a un edificio di legno la cui porta era pesantemente foderata di quercia massiccia e rinforzata con borchie di ferro.

I fondatori di una nuova colonia, qualunque fosse l'utopia di umane virtù e felicità che intendevano perseguire in origine, hanno invariabilmente riconosciuto come la più urgente delle loro necessità pratiche adibire a cimitero un lotto della loro terra vergine e sceglierne un altro per costruire una prigione. Dalla norma di questa regola si può dedurre senza paura di sbagliare che gli antichi padri della città di Boston costruirono la prima prigione (da qualche parte nelle vicinanze di via Mucchiodigrano) molto per tempo, quasi contemporaneamente alla recinzione del primo cimitero sull'appezzamento di Isaac Johnson e attorno alla sua tomba, che divenne così il nucleo di tutte le sepolture che successivamente s'addensarono nel vecchio camposanto della King's Chapel.

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Pagina 333 [ fine libro ]

Così parlò Hester Prynne, e lo sguardo dei suoi tristi occhi si abbassò verso la lettera scarlatta. E molti, molti anni dopo, fu scavata una nuova tomba, fianco a fianco con una tomba vecchia e semisprofondata, in quel camposanto vicino alla King's Chapel costruita di fresco. Era fianco a fianco con quella tomba vecchia e sprofondata, ma c'era uno spazio in mezzo, come se la polvere dei due che vi dormivano non avesse il diritto di mischiarsi. Eppure un'unica lapide servì per tutti e due. Attorno, tutti i monumenti avevano degli scudi nobiliari scolpiti, ma su quella semplice lastra di ardesia - come il curioso che va a cercarla potrà ancora vedere se guarda bene, per poi domandarsi perplesso cosa mai vorrà dire appariva l'immagine di uno stemma inciso. Portava un'iscrizione, un'impresa araldica che potrebbe servirci come epigrafe e sommario della leggenda che ora abbiamo concluso: perché è oscura così, e la rischiara solo un unico punto di perpetua luce, più tenebrosa dell'ombra:

"IN CAMPO NERO LA LETTERA A, DI ROSSO".

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