Copertina
Autore Robert A. Heinlein
Titolo Straniero in terra straniera
EdizioneMondadori, Milano, 1994, Iperfiction , Isbn 88-04-37775-5
OriginaleStranger In A Stranger Land [1961]
TraduttoreMarco Pinna
LettoreRenato di Stefano, 1994
Classe fantascienza
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Pagina 13 [ inizio libro ]

C'era una volta, quando il mondo era giovane, un marziano di nome Smith.

Valentine Michael Smith era reale come le tasse, ma faceva aprte di una razza composta da un solo uomo.

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Pagina 55

- Ma Ben, per logica non può essere che così. Il solo fatto che un solo uomo possa possedere l'intero pianeta Marte è assurdo!

- Non usare mai una parola simile con un avvocato. Non la capirebbe. Ingoiare elefanti e infilare cammelli nella cruna di un ago è una pratica diffusissima in tutte le scuole di legge. Fra parentesi, c'è un precedente da considerare; nel quindicesimo secolo il Papa concesse l'intero emisfero occidentale alla Spagna e al Portogallo, e nessuno si sognò nemmeno di fargli notare che il territorio fosse già occupato da svariati milioni di indios e indiani pellerossa con le loro leggi, i loro costumi e i loro confini territoriali.

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Pagina 124 [ vita ]

Attorno a una stella di tipo G di importanza secondaria, posta ai margini di una galassia di dimensioni medie, giravano come al solito una serie di pianeti, come facevano ormai da miliardi di anni, sotto l'influenza di una legge di quadrato invertito leggermente modificata che foggiava lo spazio attorno a loro. Tre di questi pianeti erano abbastanza grandi, dal punto di vista planetario, per essere notati; gli altri erano dei semplici sassolini, nascosti dai riverberi infuocati della primaria o persi nell'oscurità dello spazio esterno. Tutti questi, come sempre accade, erano affetti da quella stranezza caratteristica dell'entropia distorta chiamata vita; nei casi del terzo e del quarto pianeta, la temperatura di superficie si aggirava attorno al punto di congelamento del monossido di idrogeno; di conseguenza, sui due pianeti in questione si erano sviluppate delle forme di vita abbastanza simili fra loro da permettere un certo grado di contatto sociale.

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Pagina 188 [ casualità ]

Tuttavia, se doveva essere totalmente onesto, Jubal era costretto ad ammettere a se stesso che l'universo (o meglio, quella parte dell'universo che lui aveva avuto modo di vedere) poteva benissimo rappresentare, nel suo complesso, un esempio di riduzione all'ussurdità. E in quel caso, poteva anche darsi che i fosteriti possedessero effettivamente la Verità, l'esatta Verità e null'altro che la Verità. L'universo era a dir poco un luogo maledettamente strano... ma la spiegazione meno probabile per la sua esistenza era proprio la non-spiegazione della casualità, il concetto che qualche cosa astratta fosse semplicemente e "casualmente" diventata una serie di atomi che si erano "casualmente" radunati in alcune configurazioni che "casualmente" assomigliavano a delle leggi costituenti, e che due di queste erano "casualmente" diventate l'Uomo di Marte e un vecchio idiota dalla testa pelata con Jubal dentro.

No, Jubal non era disposto a prendere per buona la teoria della "casualità", per quanto fosse popolare fra quegli uomini che si chiamavano scienzati. Il caso non rappresentava una spiegazione sufficiente per l'esistenza di un intero universo; di fatto, la casualità non era nemmeno sufficiente a spiegare la stessa casualità. Si trattava di un crogiuolo che non poteva tenere dentro se stesso.

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Pagina 247 [ proprietà, fede ]

- Scusa?

- La proprietà, se non altro è un'astrazione estremamente sofisticata; una relazione mistica. Già i nostri studiosi di teoria legale la rendono un mistero piuttosto complicato; ma non avevo mai capito quanto fosse sottile finchè non ho iniziato a vederla dal punto di vista marziano. I marziani non possegono il concetto di proprietà. Non possegono nulla... nemmeno i loro stessi corpi. ...

- In altre occasioni, sentirai parlare anche me come se ci credessi realmente. Si tratta di normale cortesia. Una delle mie amiche più care crede nell'astrologia, e non mi sognerei nemmeno lontanamente di offenderla dicendole ciò che penso realmente della sua "scienza". La capacità della mente umana di credere in ciò che appare altamente improbabile, anche se si parla della superiorità dei propri figli rispetto a quelli degli altri, è realmente grandissima e non è mai stata purgata. Per quel che mi riguarda, la fede non è che una forma di pigrizia intellettuale, ma non ho alcuna intenzione di mettermi a discuterla, soprattutto perché non mi trovo quasi mai nella posizione di provare che sia sbagliata.

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Pagina 572 [ fine libro ]

- Bando alle formalità, prego - intevenne Foster. - Ti ho lasciato un sacco di lavoro da portare a termine, e non hai tutta l'eternità per trastullarti. Indubbianebte "tu sei Dio"... ma del resto, chi non lo è?

Se ne andò. Mike raddrizzò la sua aureola e si mise al lavoro. C'erano un sacco di cambiamenti da fare...

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