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Autore John Horgan
Titolo La fine della scienza
EdizioneAdelphi, Milano, 1998, Biblioteca Scientifica 26 , Isbn 88-459-1410-0
OriginaleThe End of Science. Facing the Limits of Knowledge in the Twilight of the Scientific Age [1996]
TraduttoreTullio Cannillo
LettoreRenato di Stefano, 1998
Classe filosofia , epistemologia , scienze naturali , fisica
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Indice


INTRODUZIONE.
ALLA RICERCA DELLA «RISPOSTA»           13

L'angoscia dell'influenza scientifica   21

1. LA FINE DEL PROGRESSO                25

Una gita a Berkeley                     29
Dove è arrivata la scienza              35
L'anticlimax dell'immortalità           36
Che cosa pensavano cent'anni fa?        39
La storiella apocrifa del responsabile
    dell'Ufficio brevetti               41
Ascesa e caduta del progresso           43
Niente più orizzonti sconfinati         47
Tempi duri per la fisica                50
Fischiettare per farsi coraggio         53
Il significato del plus ultra baconiano 55

2. LA FINE DELLA FILOSOFIA              59

La struttura di Thornas Kuhn            72
Alla scoperta di Feyerabend             82
Perché la filosofia è così difficile    95
La paura dello Zahir                    98

3. LA FINE DELLA FISICA                101

La tristezza di Glashow                104
Il fisico più bravo di tutti           108
Estetica delle particelle              115
Incubi di una teoria finale            118
Niente più sorprese                    126
John Wheeler e l'it from bit           129
L'ordine sotteso di David Bohm         137
La cupa profezia di Feynman            145

4. LA FINE DELLA COSMOLOGIA            149

Le grandi sorprese della cosmologia    154
Il mago russo                          158
La deflazione dell'inflazione          164
Il dissidente dei dissidenti           168
Il principio del Sole                  175
La fine della scoperta                 178

5. LA FINE DELLA BIOLOGIA
   EVOLUZIONISTICA                     181

Il piano della contingenza casuale
    di Gould                           189
L'eresia di Gaia                       202
La passione di Kauffman per l'ordine   207
Il volto conservatore della scienza    215
Il mistero dell'origine della vita     216

6. LA FINE DELLE SCIENZE SOCIALI       223

Qualche parola da Noam Chomsky         233
L'antiprogresso di Clifford Geertz     239

7. LA FINE DELLE NEUROSCIENZE          247

Le pose di Gerald Edelman
    intorno all'enigma                 255
Dualismo quantistico                   267
Ciò che realmente vuole Roger Penrose  269
L'attacco dei « misteriani »           274
Come faccio a sapere che
    sei cosciente?                     279
Le molte menti di Marvin Minsky        282
Francis Bacon ha risolto il problema
    della coscienza?                   290

8. LA FINE DELLA COMPLESSITA'          293

I trentuno sapori della complessità    298
La poesia della vita artificiale       303
I limiti della simulazione             308
La criticità autorganizzata di Per Bak 311
Cibernetica e altre catastrofi         316
More Is Different                      319
Il signore dei quark esclude
    « qualcos'altro »                  321
Ilya Prigogine e la fine
    delle certezze                     329
Mitchell Feigenbaum e il collasso
    del caos                           337
Creare metafore                        343

9. LA FINE DELLA LIMITOLOGIA           345

Un incontro sul fiume Hudson           361
La fine della storia                   366
Il fattore Star Trek                   370

10.LA TEOLOGIA SCIENTIFICA,
   OVVERO LA FINE
   DELLA SCIENZA DELLE MACCHINE        373

Le litigiose creature della mente
    di Hans Moravec                    374
La diversità di Freeman Dyson          380
Frank Tipler e il Punto Omega          386

EPILOGO.
IL TERRORE DI DIO                      393

Il Dio immortale di Charles Hartshorne 396
Le unghie di Dio                       399

Ringraziamenti                         403

Note                                   405

Bibliografia scelta                    439

Indice analitico                       445


 

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Pagina 25 [ Gunther Stent ]

1
LA FINE DEL PROGRESSO


Nel 1989, soltanto un mese dopo il mio colloquio a Syracuse con Penrose, il Gustavus Adolphus College del Minnesota organizzò un convegno dal titolo stimolante ma ingannevole: «La fine della scienza?». Il concetto-base dell'incontro era che ad avvicinarsi alla fine fosse, più che la scienza in sé, la fiducia nella scienza. Come disse uno degli organizzatori, «si ha la sensazione, sempre più diffusa, che la scienza come impresa unitaria, universale e oggettiva sia finita ». Molti dei convenuti erano filosofi che, in un modo o nell'altro, avevano messo in discussione l'autorità della scienza. Il grande paradosso di tale incontro fu che uno dei relatori, Gunther Stent, un biologo dell'Università della California a Berkeley, preconizzava da anni uno scenario assai più drammatico di quello postulato dal convegno. Egli aveva infatti sostenuto che la scienza stessa avrebbe potuto estinguersi, e non a causa dello scetticismo di qualche solista accademico ma proprio perché funzionava così bene.

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Pagina 43 [ J.B. Bury ]

ASCESA E CADUTA DEL PROGRESSO


Nel suo libro del 1932, Storia dell'idea di progresso, lo storico J.B. Bury affermava: «Negli ultimi tre o quattrocento anni la scienza ha fatto continui progressi: ogni nuova scoperta ha portato nuovi problemi e nuovi metodi di soluzione, e ha aperto all'indagine nuovi campi. Finora gli scienzati non sono stati costretti a fermarsi, e hanno trovato nuovi mezzi per avanzare. Ma chi ci assicura che un giorno non vengano a trovarsi di fronte a barriere insuperabili?» [in corsivo nell'originale].

Bury aveva dimostrato con tutta la sua erudizione che il concetto di progresso non aveva più di qualche secolo. Dai tempi dell'Impero romano e per tutto il Medioevo, la maggior parte dei cercatori di verità aveva concepito la storia come un processo degenerativo: gli antichi greci avevano raggiunto il culmine della conoscenza matematica e scientifica, e da allora la civiltà aveva subito un costante declino; quanti erano venuti dopo potevano soltanto tentare di riconquistare qualche vestigio del sapere compendiato nelle opere di Platone e di Aristotele. Furono i fondatori della scienza empirica moderna, Isaac Newton, Francis Bacon, René Descartes e Gottfried Leibniz, ad avanzare per primi l'idea che gli uomini potessero acquisire e accumulare sistematicamente la conoscenza mediante l'indagine della natura. Questi scienziati delle origini credevano che tale processo avrebbe avuto un termine, che avremmo potuto raggiungere una conoscenza completa del mondo e quindi costruire una società perfetta, un'utopia, basata su tale conoscenza e sugli insegnamenti del cristianesimo. (La nuova Polinesia!).

Soltanto con l'avvento di Darwin alcuni intellettuali si innamorarono del progresso al punto da affermare che avrebbe potuto essere, o sarebbe stato senz'altro, eterno. «In seguito alla pubblicazione dell' Origine delle specie di Darwin,» scrisse Gunther Stent nel suo The Paradoxes of Progress del 1978 «l'idea di progresso assurse al rango di religione scientifica... Questa concezione ottimistica finì per affermarsi così diffusamente nelle nazioni industrializzate... che oggi l'ipotesi che il progresso potrebbe aver termine fra breve viene considerata da molti un'idea stravagante come lo fu in passato l'affermazione che la Terra gira intorno al Sole».

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Pagina 46 [ Václav Havel ]

Perfino i dirigenti politici, da sempre i più decisi sostenitori dell'importanza del progresso scientifico, hanno cominciato a manifestare sentimenti antiscientifici. Il poeta e presidente ceco Václav Havel affermò nel 1992 che l'Unione Sovietica aveva riassunto in sé e perciò screditato in eterno il «culto dell'oggettività» generato dalla scienza. Havel esprimeva la speranza che la dissoluzione dello Stato comunista avrebbe causato «la fine dell'èra moderna», la quale era stata «dominata dalla suprema convinzione, espressa in varie forme, che il mondo - e l'Essere in quanto tale - sia un sistema interamente conoscibile, governato da un numero finito di leggi universali che l'uomo è in grado di comprendere e di volgere razionalmente a proprio vantaggio».

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Pagina 47 [ Bentley Glass ]

NIENTE PIU' ORIZZONTI SCONFINATI


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Pagina 50

In biologia, pensava Glass, le grandi rivoluzioni potrebbero appartenere al passato. «Mi è difficile credere, ad ogni modo, che possiamo facilmente tornare a imbatterci in qualcosa di generale e sconvolgente come la concezione darwiniana dell'evoluzione della vita o l'interpretazione data da Mendel della natura dell'ereditarietà. Dopotutto, queste cose sono già state scoperte!». I biologi hanno certo ancora molto da imparare, sottolineava Glass, su malattie come il cancro e l'aids; sul processo mediante il quale una singola cellula fecondata diventa un organismo pluricellulare complesso; sulla relazione tra mente e cervello. «Nuovi elementi arricchiranno la struttura della conoscenza, ma abbiamo compiuto alcuni dei massimi progressi possibili. Si tratta semplicemente di vedere se vi siano altri mutamenti davvero decisivi da apportare al nostro universo concettuale».

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Pagina 56

Anche nella nuova Polinesia, ipotizzava Gunther Stent, qualche anima ostinata continuerà a ingegnarsi di trascendere la conoscenza acquisita.
[...]

 


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