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| << | < | > | >> |Indice
INTRODUZIONE.
ALLA RICERCA DELLA «RISPOSTA» 13
L'angoscia dell'influenza scientifica 21
1. LA FINE DEL PROGRESSO 25
Una gita a Berkeley 29
Dove è arrivata la scienza 35
L'anticlimax dell'immortalità 36
Che cosa pensavano cent'anni fa? 39
La storiella apocrifa del responsabile
dell'Ufficio brevetti 41
Ascesa e caduta del progresso 43
Niente più orizzonti sconfinati 47
Tempi duri per la fisica 50
Fischiettare per farsi coraggio 53
Il significato del plus ultra baconiano 55
2. LA FINE DELLA FILOSOFIA 59
La struttura di Thornas Kuhn 72
Alla scoperta di Feyerabend 82
Perché la filosofia è così difficile 95
La paura dello Zahir 98
3. LA FINE DELLA FISICA 101
La tristezza di Glashow 104
Il fisico più bravo di tutti 108
Estetica delle particelle 115
Incubi di una teoria finale 118
Niente più sorprese 126
John Wheeler e l'it from bit 129
L'ordine sotteso di David Bohm 137
La cupa profezia di Feynman 145
4. LA FINE DELLA COSMOLOGIA 149
Le grandi sorprese della cosmologia 154
Il mago russo 158
La deflazione dell'inflazione 164
Il dissidente dei dissidenti 168
Il principio del Sole 175
La fine della scoperta 178
5. LA FINE DELLA BIOLOGIA
EVOLUZIONISTICA 181
Il piano della contingenza casuale
di Gould 189
L'eresia di Gaia 202
La passione di Kauffman per l'ordine 207
Il volto conservatore della scienza 215
Il mistero dell'origine della vita 216
6. LA FINE DELLE SCIENZE SOCIALI 223
Qualche parola da Noam Chomsky 233
L'antiprogresso di Clifford Geertz 239
7. LA FINE DELLE NEUROSCIENZE 247
Le pose di Gerald Edelman
intorno all'enigma 255
Dualismo quantistico 267
Ciò che realmente vuole Roger Penrose 269
L'attacco dei « misteriani » 274
Come faccio a sapere che
sei cosciente? 279
Le molte menti di Marvin Minsky 282
Francis Bacon ha risolto il problema
della coscienza? 290
8. LA FINE DELLA COMPLESSITA' 293
I trentuno sapori della complessità 298
La poesia della vita artificiale 303
I limiti della simulazione 308
La criticità autorganizzata di Per Bak 311
Cibernetica e altre catastrofi 316
More Is Different 319
Il signore dei quark esclude
« qualcos'altro » 321
Ilya Prigogine e la fine
delle certezze 329
Mitchell Feigenbaum e il collasso
del caos 337
Creare metafore 343
9. LA FINE DELLA LIMITOLOGIA 345
Un incontro sul fiume Hudson 361
La fine della storia 366
Il fattore Star Trek 370
10.LA TEOLOGIA SCIENTIFICA,
OVVERO LA FINE
DELLA SCIENZA DELLE MACCHINE 373
Le litigiose creature della mente
di Hans Moravec 374
La diversità di Freeman Dyson 380
Frank Tipler e il Punto Omega 386
EPILOGO.
IL TERRORE DI DIO 393
Il Dio immortale di Charles Hartshorne 396
Le unghie di Dio 399
Ringraziamenti 403
Note 405
Bibliografia scelta 439
Indice analitico 445
| << | < | > | >> |Pagina 25 [ Gunther Stent ]Nel 1989, soltanto un mese dopo il mio colloquio a Syracuse con Penrose, il Gustavus Adolphus College del Minnesota organizzò un convegno dal titolo stimolante ma ingannevole: «La fine della scienza?». Il concetto-base dell'incontro era che ad avvicinarsi alla fine fosse, più che la scienza in sé, la fiducia nella scienza. Come disse uno degli organizzatori, «si ha la sensazione, sempre più diffusa, che la scienza come impresa unitaria, universale e oggettiva sia finita ». Molti dei convenuti erano filosofi che, in un modo o nell'altro, avevano messo in discussione l'autorità della scienza. Il grande paradosso di tale incontro fu che uno dei relatori, Gunther Stent, un biologo dell'Università della California a Berkeley, preconizzava da anni uno scenario assai più drammatico di quello postulato dal convegno. Egli aveva infatti sostenuto che la scienza stessa avrebbe potuto estinguersi, e non a causa dello scetticismo di qualche solista accademico ma proprio perché funzionava così bene. | << | < | > | >> |Pagina 43 [ J.B. Bury ]Nel suo libro del 1932, Storia dell'idea di progresso, lo storico J.B. Bury affermava: «Negli ultimi tre o quattrocento anni la scienza ha fatto continui progressi: ogni nuova scoperta ha portato nuovi problemi e nuovi metodi di soluzione, e ha aperto all'indagine nuovi campi. Finora gli scienzati non sono stati costretti a fermarsi, e hanno trovato nuovi mezzi per avanzare. Ma chi ci assicura che un giorno non vengano a trovarsi di fronte a barriere insuperabili?» [in corsivo nell'originale]. Bury aveva dimostrato con tutta la sua erudizione che il concetto di progresso non aveva più di qualche secolo. Dai tempi dell'Impero romano e per tutto il Medioevo, la maggior parte dei cercatori di verità aveva concepito la storia come un processo degenerativo: gli antichi greci avevano raggiunto il culmine della conoscenza matematica e scientifica, e da allora la civiltà aveva subito un costante declino; quanti erano venuti dopo potevano soltanto tentare di riconquistare qualche vestigio del sapere compendiato nelle opere di Platone e di Aristotele. Furono i fondatori della scienza empirica moderna, Isaac Newton, Francis Bacon, René Descartes e Gottfried Leibniz, ad avanzare per primi l'idea che gli uomini potessero acquisire e accumulare sistematicamente la conoscenza mediante l'indagine della natura. Questi scienziati delle origini credevano che tale processo avrebbe avuto un termine, che avremmo potuto raggiungere una conoscenza completa del mondo e quindi costruire una società perfetta, un'utopia, basata su tale conoscenza e sugli insegnamenti del cristianesimo. (La nuova Polinesia!). Soltanto con l'avvento di Darwin alcuni intellettuali si innamorarono del progresso al punto da affermare che avrebbe potuto essere, o sarebbe stato senz'altro, eterno. «In seguito alla pubblicazione dell' Origine delle specie di Darwin,» scrisse Gunther Stent nel suo The Paradoxes of Progress del 1978 «l'idea di progresso assurse al rango di religione scientifica... Questa concezione ottimistica finì per affermarsi così diffusamente nelle nazioni industrializzate... che oggi l'ipotesi che il progresso potrebbe aver termine fra breve viene considerata da molti un'idea stravagante come lo fu in passato l'affermazione che la Terra gira intorno al Sole». | << | < | > | >> |Pagina 46 [ Václav Havel ]Perfino i dirigenti politici, da sempre i più decisi sostenitori dell'importanza del progresso scientifico, hanno cominciato a manifestare sentimenti antiscientifici. Il poeta e presidente ceco Václav Havel affermò nel 1992 che l'Unione Sovietica aveva riassunto in sé e perciò screditato in eterno il «culto dell'oggettività» generato dalla scienza. Havel esprimeva la speranza che la dissoluzione dello Stato comunista avrebbe causato «la fine dell'èra moderna», la quale era stata «dominata dalla suprema convinzione, espressa in varie forme, che il mondo - e l'Essere in quanto tale - sia un sistema interamente conoscibile, governato da un numero finito di leggi universali che l'uomo è in grado di comprendere e di volgere razionalmente a proprio vantaggio».| << | < | > | >> |Pagina 47 [ Bentley Glass ]| << | < | > | >> |Pagina 50In biologia, pensava Glass, le grandi rivoluzioni potrebbero appartenere al passato. «Mi è difficile credere, ad ogni modo, che possiamo facilmente tornare a imbatterci in qualcosa di generale e sconvolgente come la concezione darwiniana dell'evoluzione della vita o l'interpretazione data da Mendel della natura dell'ereditarietà. Dopotutto, queste cose sono già state scoperte!». I biologi hanno certo ancora molto da imparare, sottolineava Glass, su malattie come il cancro e l'aids; sul processo mediante il quale una singola cellula fecondata diventa un organismo pluricellulare complesso; sulla relazione tra mente e cervello. «Nuovi elementi arricchiranno la struttura della conoscenza, ma abbiamo compiuto alcuni dei massimi progressi possibili. Si tratta semplicemente di vedere se vi siano altri mutamenti davvero decisivi da apportare al nostro universo concettuale».| << | < | > | >> |Pagina 56Anche nella nuova Polinesia, ipotizzava Gunther Stent, qualche anima ostinata continuerà a ingegnarsi di trascendere la conoscenza acquisita. |
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