Copertina
Autore Klaas Huizing
Titolo Il Mangialibri
SottotitoloIl romanzo di chi ama leggere. Due romanzi e nove tappeti
EdizioneNeri Pozza, Vicenza, 1997 [1996]
OriginaleDer Bucktrinker [1994]
TraduttoreGiovanni Gurisatti
LettoreRenato di Stefano, 1997
Classe narrativa tedesca , libri
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Indice

Cortese invito a leggere con più attenzione                9
Il mondo rarefatto dei libri per l'infanzia               11
Disfa il baule dei libri e sparisce nella parete bianca   16

Primo tappeto: La scrittura è un orfanello                21

La metafisica del nome proprio                            24
Va a zonzo per Schwabing e scala la montagna dei libri    29

Secondo tappeto: Dio è uno scrittore                      34

La memoria è una carta assorbente                         38
Incide testi sulla corteccia cerebrale e scopre
    lo "charme" della regola del tre                      43

Terzo tappeto: Come bisogna imparare                      47

Mense gratuite e piccoli cantori                          50
Prende un biglietto del metrò e apprende il destino
    di due libri                                          55

Quarto tappeto: I libri hanno un volto                    59

Retorica della miseria                                    61
Passeggia per il testo e scivola su una frase secondaria  65

Quinto tappeto: Leggere trasforma                         69

Lo sposo pignolo                                          73
Lascia la sua donna e va a letto col suo libro preferito  78

Sesto tappeto: I libri sono amanti                        85

Un assassino ineccepibile                                 88
Reinterpreta scene già note e si fa soffiare un libro
    all'asta                                              93

Settimo tappeto: Teoria del teatro in forma di storie     98

Il pastor nudo                                           101
Si assimila e gioca con il "mouse"                       105

Ottavo tappeto: Il pubblico è un pavone                  110

Genealogia della morale in gattabuia                     113
Fa le valige e vola via sul decimo tappeto               118

Nono tappeto: L'arte di leggere                          122

"Noli me tangere"                                        124
I tappeti volanti non lasciano tracce                    129
Postscriptum: Una cartolina al signor Derrida            133

Bibliografia                                             135

 

 

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Pagina 9

CORTESE INVITO A LEGGERE
CON PIU' ATTENZIONE


(Ci prende in giro questo volto? Mente il ritratto?) La mia prima impressione: un buon diavolo. (Lei lo dice alla leggera, ma La prego, legga il volto con più attenzione!) Molto onesto e paterno. Noioso e insignificante. Di idee ristrette, data la fronte. Senza calore la zona degli occhi. Energica e diritta la linea del naso. Poco vivace la bocca. Mento volitivo. Capelli lunghi e pettinati con grandissima cura. Insomma, un tipico rappresentante dell'epoca. Un gusto che ormai non è più il nostro. Un volto a rendere. (Provi altrimenti. Osservi il ritratto da varie distanze, oppure copra con la mano prima una metà poi l'altra del volto.) Lo sguardo ha comunque un pizzico di crudeltà. Attorno alla bocca balena un tratto di ostinazione. Mi sorge un dubbio. Anzi, sono quasi certo: la prima impressione mi ha ingannato. E' solo la maschera del galantuomo. Un volto preso a prestito. (Vada avanti! Deve immergersi nel volto!) Ma certo! Avevo sottovalutato lo sguardo ardente. Un abisso. Gelido e appassionato al tempo stesso. Ne conviene? (Avanti. Vada avanti!) Non è forse assai rivelatrice quella rughetta appena visibile sopra l'occhio sinistro? Non è un tratto di cupidigia sommamente patologico? (Ecco, ci siamo! Non si fermi!) Un uomo così non ha rispetto per nessuno! (Finalmente! Adesso ha imparato a leggere. Quest'uomo non la imbroglierà più. Lei è il lettore ideale della sua strana vicenda.)

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Pagina 16

DISFA IL BAULE DEI LIBRI
E SPARISCE NELLA PARETE BIANCA


Falk Reinhold disfece la sua biblioteca. Aveva stipato i libri in un consunto baule da marina marrone scovato l'estate precedente in un mercatino delle pulci a Kiel. Troppo caro, aveva commentato un amico. Ma con Reinhold era meglio non parlare di soldi. Metteva subito il broncio. Il suo umore appassiva di colpo. Con cura, forse addirittura in modo esageratamente guardingo, prese ciascun libro con la mano sinistra, lo spolverò cautamente col fazzoletto di stoffa - detestava i fazzolettini di carta - e lo collocò solennemente sullo scaffale, senza che il bordo inferiore scivolasse sulla mensola. Prima di prendere un nuovo libro dal baule si lavava scrupolosamente le mani e controllava le unghie per non lasciare macchie e graffiature sulla copertina. Da anni si azzardava ad aprire i libri con le pagine di carta India soltanto dopo avere infilato un paio di guanti bianchi di cotone - prescrittigli una volta da un medico come protezione per un eczema pruriginoso - poiché la sottilissima pellicola assorbiva avidamente il freddo sudore delle dita e marcava inesorabilmente gli angoli. Falk Reinhold estrasse dal baule:
l.  Rainer Maria Rdke, Opere.
    (In cofanetto di lusso);
2.  Christian Morgenstem, Canti
    patibolari.
    (Dorso leggermente ingiallito);
3.  Franz Kafka, Preparativi di nozze in
    campagna.
    (Prima edizione);
4.  Martin Heidegger, Essere e tempo.
    (Regalo di un docente);
5.  Johann Wolfgang (von) Goethe, Opere.
    Edizione amburghese.
    (Nel quinto volume una pagina lasca
    incollata);
6.  Hermann Hesse, Il lupo della steppa.
    (Tema dell'esame di maturità);
7.  Robert Musil, L'uomo senza qualità.
    (Rilegato in pelle!);
8.  Walter Benjamin, Strada a senso unico.
    (Con la dedica di un amico);
9.  Antico e Nuovo Testamento.
    (Infilato clandestinamente nel baule
    da sua madre);
10. Martiri Buber, L'Io e il Tu.
    (Letto due anni prima in un seminario
    di filosofia);
11. Uwe Johnson, Anniversari.
    (Tutti i volumi, come nuovi);
12. Wolfgang Hildesheimer, Marbot.
    (Cellophanato);
13. Thomas Bernhard, Estinzione.
    (In custodia);
14. Botho Strauß, La sorella di Marlene.
    (Con la copertina purtroppo un po'
    rovinata);
15. Günter Grass, Il rombo.
    (Con appunti di sua sorella);
16. Peter Handke, La breve lettera del
    lungo addio.
    (In due edizioni);
17. Jean Paul Sartre, L'essere e il nulla.
    (Nel baule la sopracoperta si era
    strappata, davvero seccante!);
18. Pierino Porcospino.
    (Leggermente macchiato);
19. Patrick Süskind, Il profumo.
    (Il suo preferito);
20. Cees Nooteboom, Rituali.
    (Edizione olandese originale);
21. Ovidio, Le metamorfosi.
    (Con foglietti inseriti).

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Pagina 22

Socrate: Chi dunque pensa di avere affidato ai suoi scritti la propria arte, e chi attinge a essi credendo di trarne qualcosa di certo e sicuro, è davvero un gran sempliciotto ... poiché ritiene che i discorsi scritti siano qualcosa di più che un semplice supporto mnemonico utile a chi già conosce bene il contenuto dei libri.

Fedro: Giustissimo.

Socrate: Questo difetto, caro Fedro, la scrittura ce l'ha in sé, e in ciò somiglia davvero alla pittura, i cui prodotti ci stanno di fronte come esseri viventi, ma se li interroghi serbano un dignitoso silenzio, il che vale anche per i discorsi. Puoi sostenere che essi comprendono ciò che dicono; ma se vuoi sapere qualcosa di più su ciò che è stato detto e poni loro una domanda, essi rispondono una sola cosa, e sempre la stessa. Non solo: una volta scritto, un discorso corre dappertutto allo stesso modo, a disposizione sia di quelli che lo comprendono, sia di quelli a cui non si addice affatto, e non sa a chi deve parlare e a chi no. Così, bistrattato e ingiustamente oltraggiato, ha sempre bisogno di un padre che corra in suo aiuto, poiché non è in grado né di difendersi né di aiutarsi da sé».

Di nuovo: «E' meglio che proprio nessuno lasci opere scritte, oppure debbono farlo solo certe persone? Nel primo caso, a che serve la scrittura? Nel secondo, debbono venire tramandati gli scritti buoni o quelli cattivi?». Così si chiedeva secoli dopo un tessitore di testi alessandrino, rispondendo in questo modo: «Sarebbe ridicolo gettare via gli scritti dei migliori, sopportando invece quelli dei peggiori». L'altra risposta è quasi ovvia: «E' bello lasciare ai posteri buoni figli. Ma come i figli sono i discendenti del corpo, i libri lo sono dell'anima. I "Tappeti" contengono la verità intrecciata con i principi della filosofia, o piuttosto intessuta e nascosta in essi, come il gheriglio della noce nel suo guscio. Ma i "Tappeti" non offrono una scrittura artisticamente elaborata, destinata a venire esibita in pubblico. Mi limito a collezionare "memorabilia" per la mia vecchiaia, un mezzo contro l'oblio, un mero simulacro e una "silbouette" delle parole tangibili e viventi».

Il seguito alla prossima puntata.

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Pagina 65

PASSEGGIA PER IL TESTO
E SCIVOLA SU UNA FRASE SECONDARIA


Un metro è un metro è un metro. (Esatto.) Ciò vale per tartarughe, i tendini di Achille della logica, controllori, che in treno arrancano in senso inverso alla direzione di marcia, e lettori, che debbono strisciare sillabando le righe. Falk Reinhold era un lettore allenato e coscienzioso, e percio odiava il salto della riga, tipica performance intellettuale. Leggere di traverso? Al solo pensiero una smorfia di disgusto gli storceva la bocca. Leggere a volo d'uccello qua e là? Impossibile. Ogni lettera lo attirava come un magnete. Il testo era la sua stella polare. Falk lo stava sempre ad ascoltare con le orecchie tese per percepirne un semitono, una piccola dissonanza, un briciolo di significato; rovistava fra le nubi sonore, seguiva passo passo i contorni della lingua, fiutava le sfumature di un'atmosfera, distingueva con sicurezza l'addensamento caliginoso dalla corrente d'aria fresca; suddivideva i testi in articolazione di senso e ne verificava tutte le molle metaforiche.

Reinhold scelse una grigia giornata autunnale per addentrarsi nella singolare biografia del dottor Tinius come un cacciatore alla ricerca di una traccia. C'era forse qualcos'altro che il testo diceva fra le righe? Da sotto, il libro illuminava il suo volto. Dato che lo conosceva già quasi a memoria e rischiava di perdere la vista a forza di guardarlo, scandiva sempre le prime parole di una riga. Leggeva e sillabava, sillabava e leggeva. Una passeggiata difficoltosa. Finché, all'ottava pagina, scivolò. Su una frase secondaria.

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Pagina 67

Falk Reinhold depose bruscamente la tazza. La pellicola del ricordo si ruppe. Di nuovo sedeva davanti al suo libro. Era ora di mettersi al lavoro. (Ce n'è quindi anche per Lei.) Ecco il suo metodo. Per scoprire le crepe e le rughe di un testo cosi piano e pulito bisognava ferirlo, sfilacciarne la tessitura, manipolarne il flusso narrativo. Per tre volte riscrisse quel passo per lui così importante, eliminando anzitutto una, poi due, poi tre (poi quattro ...) lettere. Dapprima toccò alla N, così noiosa, nervosa, neghittosa, negatrice, nullificante. Un testo senza possibilità di negazione, positivo tout court, per quanto terribile e strambo potesse risultare. Il no, il rifiuto, veniva bandito dal mondo. Donde prendere la forza necessaria, se le Norne celesti avevano riservato la N per sé? Dunque: il crepuscolo della N.

"Ero assai preoccupato, e, svegliatimi all'alba, mi recai per la prima volta al parco di Brasul, alle porte della Città, dove vidi passeggiare due figure. Si trattava del locatario del sig. Grubal, il mastro calzolalio Bautl, col figlio. Così, frase dopo frase, parlai loro della mia sorte e rivelai come fossi disperato. Poche ore più tardi ricevetti da costui la breve lettera che mi offriva, da parte del sig. Grubal, di alloggiare gratis presso di lui. Cbe ottimo uomo! Lodai Iddio di avermi portato quel dì al parco, proprio la sola volta che quell'uomo vi si trovava."

Adesso toccava alla O così oscura, come in orrore, olocausto, opportunista, oppressione. Eppure presente anche in Dio.

"Mi svegliai all'alba, la testa assillata da cupe idee, e mi recai al Brasul, ai limiti della città. Qui vidi passeggiare due figure. Si trattava del sig. Bauti, cbe faceva scarpe e abitava dal sig. Grubal, assieme al filius. Per chiacchierare, parlai della mia grama vita e rivelai la mia amarezza spirituale. Più tardi ricevetti dal Bautl la breve lettera che Richiedeva, da parte del sig. Grubal, di risiedere da lui gratis. Che rara virtù! Resi grazie alla fatalità che quel dì al Brasul fece sì che vi vedessi Bautl, il quale quasi mai l'attraversava."

Adesso era il turno della I. Quasi insostituibile. Ma quanto più ritmo acquista la storia! Come se la Provvidenza avesse il fiato corto. Una cadenza in staccato. Niente è incompiuto, né il presente né il passato.

[...]

 


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