Copertina
Autore Phyllis Dorothy James
Titolo Il tempo dell'onestà
EdizioneMondadori, Milano, 2000, Omnibus , pag. 298, dim. 145x222x27 mm , Isbn 88-04-47813-6
OriginaleTime to Be in Earnest [1999]
TraduttoreAnnamaria Raffo
Classe biografie
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Pagina 7

PROLOCO



Un diario, se destinato alla pubblicazione (e quanti, compilati da romanzieri, non lo sono?), è la forma più egoistica di scrittura. Si ha la presunzione di credere che tutto quanto lo scrittore pensa, fa, vede, mangia e beve ogni giorno sia di qualche interesse per chi legge. Quale motivo potrebbe spingere una persona ad accollarsi la noia di questo compito quotidiano - perché talvolta deve essere davvero noioso - non per un anno, che già sembra cosa ardua, ma a volte per una vita intera? A me piacciono i diari e sono felice che tanti personaggi abbiano trovato il tempo e le energie necessarie a tenerne uno. Quante interessanti annotazioni storiche e notizie personali sulla vita dell'autore sarebbero andate perdute se non avessimo i diari di John Evelyn, Samuel Pepys, Virginia Woolf, Evelyn Waugh, Fanny Burney e Francis Kilvert. Persino il diario di un personaggio romanzesco, la Cecily Cardew dell' Importanza di chiamarsi Ernesto, "semplice annotazione dei pensieri e delle impressioni di una ragazza, e solo in seguito destinata alla pubblicazione", ha il suo fascino.

Fino a questo momento non ho mai tenuto un diario, principalmente per pigrizia. Durante la mia carriera di dipendente statale, una giornata di lavoro passata a stilare rapporti o discorsi e a scrivere lettere o promemoria era ben misero incentivo alla scrittura, e ancor meno alla registrazione di fatti irrilevanti.

Inoltre, scrivere richiede molta cura e io ho preferito dedicarla ai miei romanzi. Ciò che ora mi spinge a tenere un diario è il desiderio di documentare un anno che altrimenti andrebbe perduto, non solo per figlie e nipoti che potrebbero forse essere interessati ma, con l'avanzare dell'età e magari con l'inizio del tanto temuto Alzheimer, anche per me. Inevitabilmente resterà impigliato nei fili dei ricordi, come i riccioli di limatura di ferro restano attaccati a una giacca, finendo per diventare una parziale autobiografia e dunque un modo per difendersi da tutti coloro che sempre più spesso, di persona o per lettera, mi annunciano di essere stati incaricati di scrivere la mia biografia e sollecitano una mia collaborazione. Immancabilmente, a ogni mio rifiuto segue la replica: «Ovviamente, dopo la sua morte ci saranno delle biografie. È meglio che ne esca una adesso, fintanto che lei può partecipare alla stesura». Nulla è più sgradevole dell'idea di una biografia e di partecipare alla sua stesura. Fortunatamente sono una pessima scrittrice di lettere ed entrambe le mie figlie sono persone riservate, ma se a loro e ad altri che apprezzano il mio lavoro interessa capire cosa significhi essere nati due anni dopo la fine della Prima guerra mondiale e aver vissuto settantotto anni di questo secolo tumultuoso, se non altro ci sarà una testimonianza, per quanto inadeguata.

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Pagina 48

Giovedì, 14 agosto

Mi sono svegliata alle sei con un vago senso di inquietudine, come se la mia mente stesse ancora lottando per liberarsi dagli ultimi tentacoli di un incubo. È stata un'altra notte molto calda e ho dormito male. Forse ho fatto davvero un brutto sogno, ma non me lo ricordo.

Mi sono trovata a ripensare al mio primo, disastroso impiego presso l'ufficio delle imposte dirette di Ely. Sostenni l'esame di ammissione ai corsi per impiegati dell'amministrazione pubblica a sedici anni; andai a Londra con una compagna di scuola e prendemmo alloggio alla Ywca, l'associazione delle giovani cristiane, a Bloomsbury. Era il mio primo viaggio a Londra senza la compagnia di un adulto e ricordo ancora l'eccitazione e la meraviglia di trovarmi in città. Quando tutte le procedure burocratiche si conclusero e venni assegnata all'ufficio delle tasse di Ely, dovevo avere diciassette anni. Ricordo che, una volta superato l'esame, ricevetti un elenco di tutti gli uffici governativi cui avrei potuto essere destinata e ciò che mi meraviglia, adesso, è che scelsi le imposte dirette quando avevo aperti davanti a me tutti i settori dell'amministrazione pubblica. Sarei potuta andare a Londra (è sempre stata la mia aspirazione) e sarei stata felice di qualsiasi incarico che non avesse a che fare con i numeri. Le imposte dirette erano la peggior scelta possibile. Non ricordo di aver discusso con qualcuno delle altre possibilità. Avevo lasciato la scuola, e quindi non avevo nessuno con cui consultarmi, e ovviamente mio padre desiderava che io seguissi le sue orme. Non riesco a immaginare perché: non fu mai, io credo, veramente felice e se avesse avuto l'opportunità di continuare a studiare avrebbe preferito fare l'insegnante.

Non rammento quanto rimasi a Ely - non più di diciotto mesi mi pare, prima di rassegnare le dimissioni - ma lo ricordo come un periodo infelice. Cominciai col trovarmi una stanza in una pensione. Per quanto il costo fosse ragionevole, pagata quella mi restavano solo i soldi del biglietto per tornare a casa ogni settimana. C'era un altro neoassunto, un ragazzo col quale non avevo niente in comune. Anche se ci fossimo trovati simpatici a vicenda, l'amicizia non sarebbe stata incoraggiata dal direttore dell'ufficio, che continuava a portarmelo a esempio. Il resto del personale era composto da uomini anziani, che non dovevano essere però molto più vecchi di mio padre. La cattedrale era la mia unica consolazione, ma la cittadina sembrava triste e deprimente. Alla fine lasciai la pensione e cominciai a fare avanti e indietro da Cambridge a Ely ogni giorno. Questo significava alzarmi molto presto, percorrere in bicicletta un lungo tratto fino alla stazione, mezz'ora di treno e poi una deprimente camminata fino all'ufficio.

Adesso Ely è cambiata e ha un aspetto piacevole, persino vivace, in particolar modo la zona lungo il fiume. Quando Jane, Peter e i miei nipoti erano a Cambridge, prendevamo la macchina e ci recavamo lì a pranzo, all'Old Fire Engine House. Vi sono tornata ancora per una conferenza all'Arts Centre e l'anno scorso ho tenuto la prima Ely Lecture alla cattedrale. Inoltre, ogni tanto la commissione liturgica della Chiesa d'Inghilterra si riunisce a Ely nel piacevole centro congressi della diocesi. Mai, in nessuna di queste occasioni, ho provato la stessa vaga irritazione e il rammarico di questa mattina. Il rammarico, suppongo, deriva dal fatto che la scelta di quel particolare incarico fu molto stupida. E la colpa fu mia. Anche a diciassette anni, e senza nessuno con cui discutere delle alternative, avrei dovuto saperlo. Quei mesi di schiavitù furono un grosso spreco di gioventù, entusiasmo e idealismo. Ma il periodo passato all'ufficio delle tasse di Ely non andò interamente sprecato: nulla di quanto accade a un romanziere lo è mai.

Una volta preparato il primo tè della giornata e dato da mangiare a Polly-Hodge, il senso di inquietudine era svanito. È inutile rammaricarsi per il passato. Il passato non può essere cambiato, il futuro deve ancora essere vissuto, e l'unico modo per raggiungere almeno l'illusione dell'immortalità è assaporare consapevolmente ogni momento del presente.

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Pagina 49

Venerdì, 15 agosto

Qualcuno ha scoperto un modo davvero soddisfacente per leggere comodamente a letto? Per molti è praticamente l'unico momento libero, se non si considerano le vacanze. Leggere è così importante, così necessario per il nutrimento della mente e dello spirito che penso dovrebbe essere un'attività sacra come una funzione religiosa. L'ideale sarebbe una poltrona comoda con un appoggio per la schiena e le braccia e una buona luce ben orientata, una base per il libro, se è troppo pesante per essere tenuto in mano, un tavolino con la bevanda preferita accanto, silenzio e solitudine. È un ideale che pochi riescono a raggiungere. Negli ultimi anni mi sono accorta di preferire altri generi alla nuova fiction, in particolare raccolte di lettere, biografie e autobiografie, saggi di storia e diari. Non è cosa di cui andare fieri: dovrei confrontarmi con la fiction contemporanea - e il termine "confrontarmi" è appropriato - ma ci sono ancora così tanti classici che non ho letto, e tanti vecchi libri in cui trovare conforto, svago e sempre nuovo piacere. Mi piace tenere sul tavolino da notte un vecchio libro scelto tra i preferiti e uno nuovo. Al momento quello vecchio è The Small House at Allington e quello nuovo - nuovo per me - è Sowíng di Leonard Woolf, un'autobiografia degli anni 1880-1904.

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Pagina 124

Domenica, 2 novembre

Ho appena trascorso un fine settimana molto divertente, anche se stancante. Qualche mese fa Eliza Oxley mi chiese se volessi fare un intervento a una cena in favore del Charminster Conservative Party che si sarebbe tenuta a Wolfeton, una delle più antiche e famose residenze di campagna del Dorset. Sarei dovuta andare in macchina con Rosemary ma, siccome si è rotta il polso sinistro, non può guidare. E così ci ha pensato ancora una volta Andy: fino a Stockbridge abbiamo viaggiato quando possibile su strade secondarie, sotto un cielo soleggiato tra la vegetazione autunnale. Una volta arrivati lì, prima abbiamo curiosato in un negozio di artigianato, dove Rosemary mi ha comperato una collana come regalo di Natale in anticipo, e poi siamo andate al Vine Pub per il pranzo.

Giunta a Charminster House, dove avrei passato la notte, ho preferito riposarmi mentre gli altri sono andati a Wolfeton a finire i preparativi. La serata è stata estremamente gradevole. Delle torce accese indicavano il percorso per arrivare all'imponente edificio del corpo di guardia fiancheggiato da due massicce torri. Quando non è abitata, Wolfeton deve avere un aspetto sinistro e probabilmente essere molto fredda, ma con i grandi caminetti accesi e le distese di candele era magnifica. Era una serata perfetta, alla Agatha Christie. Le stanze pannellate di quercia, i quadri, la luce tremolante delle candele e le ombre misteriose facevano di Wolfeton il luogo ideale in cui ambientare un poliziesco degli anni Trenta. Persino i nomi sui segnaposti a tavola erano in tono, mi sono trovata ad assegnare ai miei compagni di tavolo il titolo appropriato: capitano Gueterbock, generale di brigata Proudman, Mrs Mould-Grahain, Miss Archdale e capitano Thimbleby hanno tutti un suono da Agatha Christie. Gli ospiti erano dell'umore giusto per divertirsi

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