Copertina
Autore William Least Heat-Moon
Titolo Prateria
SottotitoloUna mappa in profondità
EdizioneEinaudi, Torino, 1994 , Isbn 88-06-12923-6
OriginalePrairy Erth (a deep map) [1991]
TraduttoreIgor Legati
LettoreRenato di Stefano, 1995
Classe narrativa statunitense
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Indice


        Intersezioni

  5 Dal libro dei luoghi comuni:
    intersezioni
 13 Sulla Roniger Hill

    I.
    Saffordville
 25 Dal libro dei luoghi comuni:
    Saffordville
 32 Nel quadrilatero: Saffordville
 37 Sulla prima terrazza
 47 Sotto la gonna della vecchia Nell
 54 Lungo la strada fantasma
 57 In città: Cottonwood Falls

    II.
    Gladstone
 69 Dal libro dei luoghi comuni: Gladstone
 76 Nel quadrilatero: Gladstone
 82 In sella
 88 Il bisonte rosso
 93 Sul Poggio
 98 In paese: il Palazzo di Giustizia

    III.
    Thrall-Northwest
107 Dal libro dei luoghi comuni:
    Thrall-Northwest
114 Nel quadrilatero: Thrall-Northwest
121 Ricaricare il sistema
129 Giú nella conca
134 Digressione sulla parola Kansas
140 In paese: l'Emma Chase Café

    IV.
    Fox Creek
151 Dal libro dei luoghi comuni: Fox Creek
16o Nel quadrilatero: Fox Creek
166 Inseguendo la milleseicentosessanta-
    seiesima preda
176 Sopra il basamento cristallino
182 All'esterno del Z Bar
188 In paese: l'inventario di Gabriel

    V.
    Bazaar
197 Dal libro dei luoghi comuni: Bazaar
202 Nel quadrilatero: Bazaar
209 In estasi
217 Trentasei reperti
226 Nelle sue pagine
231 In paese: una sera al Darla's

    VI.
    Matfield Green
241 Dal libro dei luoghi comuni:
    Matfield Green
248 Nel quadrilatero: Matfield Green
257 En las casitas
265 Ex radice
273 La via piú breve per la Cina
283 In paese: contro Harry B. (I)

    VII.
    Hymer
289 Dal libro dei luoghi comuni: Hymer
294 Nel quadrilatero: Hymer
301 Sotto il terreno di copertura
309 Il seme del reticolo topografico
320 Verso la mezza
328 In paese: contro Harry B. (Il)

    VIII.
    Elmdale
337 Dal libro dei luoghi comuni: Elmdale
343 Nel quadrilatero: Elmdale
353 Nelle stradine sterrate a fondo cieco
362 Scatola di montaggio: il capitolo sul
    pioppo
370 Sulla cresta della Osage Hill
384 In paese: contro Harry B. (III)

    IX.
    Homestead
391 Dal libro dei luoghi comuni: Homestead
401 Nel quadrilatero: Homestead
410 Oltre i «denti del drago»
421 Tra i tamburini sospirosi
426 A proposito del Fokker 99E
442 In paese: vita e opinioni di Sam Wood
    con relativo commento (I)

    X.
    Elk
457 Dal libro dei luoghi comuni: Elk
463 Nel quadrilatero: Elk
473 Tra gli "Hic jacet"
483 Il totem del falco e il suo lessico
492 Al Diamante della Pianura
513 In paese: vita e opinioni di Sam Wood,
    con relativo commento (II)

    XI.
    Cedar Point
525 Dal libro dei luoghi comuni:
    Cedar Point
532 Nel quadrilatero: Cedar Point
542 Consultare sempre il Genio del luogo
556 A proposito del topo dei boschi
565 Secondo il «Leader»
58o In paese: vita e opinioni di Sam Wood
    con relativo commento (III)

    XII.
    Wonsevu
589 Dal libro dei luoghi comuni: Wonsevu
597 Nel quadrilatero: Wonsevu
613 Verso un abbecedario Kaw
636 In compagnia di Alba Imminente
646 Sotto l'erba
652 In attesa che il buco nero IASF emani
    luce

    Cerchi
659 Dal libro dei luoghi comuni: cerchi
664 Sulle tracce dei Kaw

681 Ringraziamenti

 

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Pagina 5

Dal libro dei luoghi comuni: intersezioni


Cosa portare: se dovete comprare una valigia, compratela non troppo grossa e robustissima. Collaudatela gettandola dal terzo piano: se la ricuperate incolume è adatta al Kansas, altrimenti no.
JAMES REDPATH e RICHARD HINTON,
Hand-Book to Kansas Territory (1859).



In qualunque stagione dell'anno il forestiero, se ascoltasse la voce dell'esperienza, non comincerebbe mai un pellegrinaggio [nel Kansas] senza un cappotto, un ventilatore, un parafulmine e un ombrello.

JOHN JAMES INGALLS,
In Praise of Blue Grass (1875).



Probabilmente era necessario che noi creassimo una terminologia americana perché molte delle nostre terre avite sono uniche nel loro genere e hanno una propria identità. Seguendo un criterio di abbreviazione scientifica le terre delle nostre praterie centrali vengono spesso chiamate semplicemente prairyerths (terre di prateria).

JOHN MADSON,
Where the Sky Began (1982).

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Pagina 13

Sulla Roniger Hill


Tramonto: mi trovo in cima alla Roniger Hill e cerco d'immaginarmi sopra una gigantesca mappa degli Stati Uniti. Se si tracciassero due linee fra gli angoli metropolitani dell'America, una da New York City in direzione sud-ovest fino a San Diego e l'altra da Miami in direzione nord-ovest fino a Seattle, la loro intersezione cadrebbe a poche miglia da questo crinale piatto, situato a 155 miglia a sud-est del centro geografico degli stati contigui, a 13o miglia dal punto geodetico (il punto di riferimento da cui prendono origine tutte le carte geografiche del Nord America) e a tre miglia dal centro esatto della Chase County (Contea Chase), Kansas. Se si prendesse una carta geografica di un metro di lato dei quarantotto stati e la si piegasse a metà sia in senso nord-sud che in senso est-ovest, le pieghe s'incontrerebbero a un pollice dal punto in cui sono: cosí è facile rendersi conto che la Roniger Hill è quasi al centro della nazione. Ma secondo me questo fatto è soltanto accidentale rispetto al motivo per il quale mi trovo qui. In realtà non so neanch'io perché sono qui, ma la ragione, qualunque essa sia, mi ha spinto a partire da casa e a sgropparmi cinque ore d'autostrada (che diventano otto percorrendo le strade secondarie, costellate di buoni café-food, che attraversano le colline del Missouri).

Per anni i forestieri hanno considerato questa prateria desolata, spoglia e monotona, una terra piú nuda di qualunque altra o quasi, ma io so che non sono qui per esplorare la vacuità nel cuore dell'America: io sono qui, nel bel mezzo delle Flint Hills del Kansas, in cerca di ciò che c'è, in cerca della terra e di ciò che la plasma, sono qui perché nutro sospetti e oscuri presentimenti di minacce che incombono su tutta l'America: e spero che le dimensioni ridotte di questa contea mi consentano di vederci più chiaro.

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Pagina 32

Nel quadrilatero: Saffordville


Nel 1952, in occasione della mia prima visita alla Chase County, avevo dodici anni e facevo il navigatore accanto a mio padre che guidava la nostra Pontiac Chieftain ornata dallo splendido marchio costituito da una testa indiana cromata svettante sul cofano. (Dietro quel naso aquilino abbiamo viaggiato per mezzo decennio girando quasi tutta l'America). In queste ultime settimane ho cercato nella memoria qualche ricordo di quel primo contatto con le praterie del West. Che cosa avevo visto a quel tempo, che cosa avevo provato? Ma poiché oggi, a parte il viaggio di ritorno, non ne conservo alcun ricordo, immagino che allora le praterie mi fossero parse soltanto interminabili miglia da percorrere. In fin dei conti questa è l'impressione che, oggi come sempre, gli Americani provano attraversando il Kansas.

Nel 1965, quando ho finito il servizio militare in Marina e ho attraversato la prateria un'altra volta per andare in California, quelle terre coperte di erba mi son sembrate diverse, vive e proteiformi. Oggi penso che i due anni passati a guardare l'Oceano Atlantico avessero cambiato il mio modo di guardare i paesaggi, soprattutto quelli pianeggianti e ondulati. E ho anche iniziato a considerare le praterie, poco distanti dalla città in cui sono nato, la mia terra natale, e ho cominciato ad amarle non perché attirano l'attenzione come i monti o la costa, ma perché la respingono sfidando la capacità di mantenerla sveglia. All'inizio trovavo duro essere «qui e ora» nelle praterie, ma amavo la chiarezza lineare di un posto che richiedeva da me un apporto, la capacità di aprirsi a esso attivamente: vedere lontano, vedere poco. Cosí ho imparato un segreto che consiste nel prendere a piccole dosi le distanze allucinanti della prateria e nel riempirsi gli occhi dei piccoli particolari che attirano l'attenzione. A parte l'orizzonte e il cielo, la prateria non concede nulla facilmente, nemmeno l'umidità. Bisogna osservare attentamente le variazioni, i colori, le piccolezze. Non si tratta d'imparare a pensare in maniera piatta - raramente le praterie sono piatte - bensí a pensare in maniera aperta e spoglia, a vedere senza l'aiuto di punti di riferimento, a fissare l'orizzonte per ritirare poi lo sguardo a mezzo campo dove sembra che non esista quasi nulla. Pian piano ho

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