|
|
|
| << | < | > | >> |Pagina 7 [ inizio libro ]"Quanti anni ha?""Diciotto." La risposta aveva esitato ad arrivare perché Ben temeva quello che sapeva sarebbe successo. E infatti il giovane dietro la lastra di vetro che lo proteggeva dal pubblico appoggiò la biro sul modulo da compilare e poi, con un'espressione fin troppo nota a Ben, si mise a studiare l'utente. L'ironia che assaporava era spazientita, ma non raggiungeva la derisione. Aveva davanti agli occhi un uomo basso, forte, o perlomeno robusto (Ben portava una giacca troppo grande) che doveva avere come minimo quarant'anni. E quella faccia! Era una faccia larga, dai lineamenti marcati, la bocca che si tendeva in un ghigno - cosa c'era di così dannatamente divertente? - il naso camuso con le narici dilatate, occhi verdastri dalle ciglia paglierine sotto folte sopracciglia dello stesso colore. La corta barba appuntita e ben regolata era fuori luogo su una faccia simile. I lunghi capelli gialli sembravano voler stupire e irritare - come il suo ghigno - con quel modo di ricadere in avanti in un ciuffo spiovente e ai lati del viso in ciocche rigide, quasi la caricatura di un taglio alla moda. Come se non bastasse, quel tizio parlava con un accento sofisticato: prendeva in giro? L'impiegato si era deciso a quell'esame minuzioso perché Ben l'aveva turbato tanto da farlo arrabbiare. In tono stizzito disse: "Non può avere diciotto anni. Su, qual è veramente la sua età?". | << | < | > | >> |Pagina 30[...] Gli era tornata una fame terribile. Doveva stare attento: di notte la gente non era come di giorno. Meglio non rischiare di sedersi a un tavolo... entrò in un McDonald's, comprò un bell'hamburger succulento, buttò via l'insalata e il pane e mangiò in fretta, continuando a camminare. Presto fu fuori dalla cittadina e puntò verso Londra, per tornare dalla vecchia. Gli rimanevano quattro sterline ed era poco probabile che gli capitasse di nuovo la fortuna di una motocicletta. Era così triste, così solo, ma il buio gli era familiare, la notte il posto cui apparteneva, e la gente non lo guardava in quel modo così pericoloso di notte... a meno di non trovarsi nella stessa stanza. Avanzava su una strada di campagna e il cielo sopra di lui era macchiato dalla luce tenue delle stelle tra cui correvano nubi sottili. Li vicino c'era un gruppo di alberi, non un bosco ma pur sempre un rifugio sufficiente. Scelse un cespuglio, vi si nascose dentro e si addormentò. A un certo punto si svegliò sentendo un riccio che sbuffava e annusava vicino ai suoi piedi. Avrebbe potuto tirarsi su e catturarlo. A fermarlo non fu la paura di pungersi le mani, ma il ricordo delle spine sulla lingua: non poteva affondare i denti in un riccio come in un uccello. Si svegliò di nuovo al primo alito fresco dell'alba. Niente uccelli: era solo una macchia sparuta di vegetazione, poco lontano si vedevano le case e si sentiva il traffico. Ben sarebbe arrivato dalle sue parti, a Londra, verso mezzogiorno. Aveva davanti a sé ore di cammino cauto e guardingo... e il suo stomaco, oh il suo stomaco, come implorava cibo. La fame lo tormentava e lo minacciava. Non era una fame semplice: il sapore magro del pane o di un dolce non sarebbe bastato a placarla. Era un bisogno di carne, Ben sentiva l'odore crudo del sangue, ne sentiva il puzzo. Eppure quella fame rappresentava un pericolo per lui. Quando gli era capitato di entrare in una macelleria, attirato dall'odore, gli era sembrato che il suo corpo traboccasse di desiderio e le sue braccia si erano tese suo malgrado verso la carne. Una volta aveva afferrato una manciata di costolette ed era rimasto lì a rosicchiarle mentre il macellaio gli voltava le spalle, finché un rumore di ossa stritolate lo aveva fatto girare di scatto. Ma Ben era scappato via, aveva corso, corso... e da allora non era più entrato in quei negozi. Adesso, mentre camminava, pensava a come mettere le mani su un pezzo di carne senza spendere le quattro sterline.
I suoi piedi conoscevano la direzione da prendere... e
si ritrovò fuori dalla recinzione di un cantiere a osservare
la scena fatta di cumuli di terra bagnata, macchine, uomini
con l'elmetto protettivo. Aveva lavorato lì per un po',
l'avevano ingaggiato per via di quelle spalle e di quelle
braccia capaci di sostenere travi che si riuscivano a
spostare soltanto in due o tre. Gli altri uomini rimanevano
a fissarlo mentre lui spingeva, si distribuiva il peso sulla
schiena e lo sollevava. Ben avrebbe voluto unirsí a loro
nelle battute, nelle chiacchiere, ma non sapeva come fare.
Non aveva mai capito, per esempio, cosa ci trovassero di
tanto buffo nel suo modo di parlare. Quando lo guardavano
era con occhi seri, diffidenti. L'ultimo giorno della
settimana era giorno di paga. Quelli che lavoravano lì per
un motivo o per l'altro erano tutti in nero, pagati meno
della metà del minimo sindacale. Anche così i soldi che Ben
aveva portato a casa erano bastati a fare contenta la
vecchia. Era rimasto altre due settimane... poi era
arrivato un tipo nuovo, che fin dal primo momento l'aveva
punzecchiato, l'aveva preso in giro, gli aveva fatto il
verso ringhiando e grugnendo. All'inizio Ben non aveva
|
|
Scheda con 9857 bytes di citazioni. Pubblicazione completa della scheda in attesa di autorizzazione dell'editore. | << | < | |