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| << | < | > | >> |Indice
Introduzione
Diluvi 15
I PARTE Definizioni 23
Capitolo 1
Le tecnologie hanno un impatto? 25
La metafora dell'impatto è inadeguata 25
"La tecnica' o "le tecniche'? 27
La tecnologia è determinante o
condizionante? 29
L'accelerazione del mutamento tecnico
e l'intelligenza collettiva 30
L'intelligenza collettiva,
pharmakon della cybercultura 32
Capitolo 2
L'infrastruttura tecnica del virtuale 35
L'emergere del cyberspazio 35
Il trattamento 37
La memoria 38
La trasmissione 39
Le interfacce 41
La programmazione 44
I programmi 45
Dal computer al cyberspazio 46
Capitolo 3
Il digitale o la virtualizzazione
dell'informazione 49
Del virtuale in genere 51
Il digitale 53
Trattamento automatico,
preciso, rapido, su vasta scala 55
Smaterializzazione o virtualizzazione? 57
Iperdocumenti 58
Multimedia o unimedia? 63
Simulazioni 67
La scala dei mondi virtuali 70
Capitolo 4
L'inrerattività 77
L'interattività come problema 79
Capitolo 5
Il cyberspazio o la virtualizzazione
dell'informazione 85
Navigazioni nel World Wide Web
ovvero la caccia e la raccolta 85
Cos'è il cyberspazio? 91
Accesso a distanza e trasferimento
di file 92
La posta elettronica 93
I newsgroup o conferenze elettroniche 97
Dal newsgroup al groupware 98
La comunicazione attraverso
un mondo virtuale condiviso 101
Navigazioni 102
II PARTE Proposte 105
Capitolo 6
L'universale senza totalità,
essenza della cybercultura 107
L'universalità sul piano tecnico 108
La scrittura e l'universale
totalizzante 110
Mass media e totalità 112
Complessità dei modi di totalizzazione 113
La cybercultura o l'universale
senza totalità 114
L'universale non è il planetario 115
Più è universale, meno è totalizzabile 116
Capitolo 7
Il movimento sociale della
cybercultura 119
Tecnica e desiderio collettivo:
l'esempio dell'automobile 119
L'infrastruttura non è il dispositivo:
l'esempio della posta 120
Cyberspazio e movimento sociale 121
Il programma della cybercultura:
l'interconnessione 123
Il programma della cybercultura:
le comunità virtuali 124
Il programma della cybercultura:
l'intelligenza collettiva 127
Un programma senza fine né contenuto 128
Capitolo 8
Il suono della cybercultura 131
Le arti del virtuale 131
La mondializzazione della musica 133
Musica orale, scritta, registrata 135
La musica techno 137
Capitolo 9
L'arte della cybercultura 141
L'adeguazione tra le forme estetiche
della cybercultura e i suoi
dispositivi tecnosociali 141
L'universale senza totalità:
testo, musica e immagine 145
L'autore in questione 147
Il declino della registrazione 149
Capitolo 10
Il nuovo rapporto con il sapere 153
Educazione e cybercultura 153
L'articolazione di una molteplicità
di punti di vista 155
Il secondo diluvio e
l'inaccessibilità del tutto 156
Chi sa? La reincarnazione del sapere 158
La simulazione, una modalità di
conoscenza propria
della cybercultura 161
Dall'interconnessione caotica
all'intelligenza collettiva 162
Capitolo 11
Le mutazioní dell'educazione
e l'economia del sapere 165
L'apprendimento aperto e a distanza 165
L'apprendimento cooperativo
e il nuovo ruolo degli insegnanti 167
Verso una regolazione pubblica
dell'economia della conoscenza 168
Sapere-flusso e dissoluzione delle
separazioni 169
Il riconoscimento dei dati acquisiti 170
Capitolo 12
Gli alberi di conoscenze, uno strumento
per l'intelligenza collettiva
nell'educazione e nella formazione 175
Nectar: un esempio di utilizzo
internazionale degli alberi
di conoscenze 178
Un sistema universale senza totalità 180
Capitolo 13
Il cyberspazio, la citta e la
democrazia elettronica 183
Cybercittà e democrazia elettronica 183
L'analogia o la città digitale 185
La sostituzione 187
L'assimilazione, critica delle
autostrade dell'informazione 189
L'articolazione 192
III PARTE Problemi 195
Capitolo 14
Conflitti d'interessi e diversità
dei punti di vista 197
Apertura del divenire tecnologico 198
Il punto di vista mercantile
e l'avvento del mercato assoluto 199
Il punto di vista dei media:
come fare scalpore con la rete? 200
Il punto di vista degli stati:
| << | < | > | >> |Pagina 15Introduzione| << | < | > | >> |Pagina 19Una delle principali ipotesi di questo libro è che la cybercultura esprima l'emergere di un nuovo universale, diverso dalle forme culturali che l'hanno preceduto per il fatto di costruirsi sull'indeterminatezza di un qualsiasi senso globale. In effetti, questa indeterminatezza si sostituisce alla prospettiva dei precedenti mutamenti comunicativi.Nelle società orali, i messaggi discorsivi erano sempre recepiti nel contesto medesimo in cui venivano prodotti. Ma, con l'avvento della scrittura, i testi si separano dal contesto vivente da cui sono nati. Si può leggere un messaggio scritto cinque secoli fa o redatto a cinquemila chilometri di distanza, cosa che pone spesso problemi di ricezione e d'interpretazione. Per superare queste difficoltà, alcuni tipi di messaggio saranno dunque specificamente concepiti per conservare il medesimo senso qualunque sia il contesto (il luogo, l'epoca) di ricezione: sono i messaggi "universali" (scienza, religioni del libro, diritti umani ecc.). Questa universalità, acquisita grazie alla scrittura "statica", è pertanto costruita a prezzo di una chiusura o fissità del senso: è un universale "totalizzante". La mia ipotesi è che la cybercultura restauri la compresenza dei messaggi col proprio contesto tipica delle società orali, ma su un'altra scala, in tutt'altro orizzonte. La nuova universalità non dipende più dall'autosufficienza dei testi, dalla stabilità e indipendenza dei significati. Si costruisce e si estende grazie all'interconnessione dei messaggi tra loro, al loro perenne riferirsi a comunità virtuali in divenire che vi infondono molteplici sensi in perpetuo rinnovamento. | << | < | > | >> |Pagina 21Questo rapporto, sollecitato dal Consiglio d'Europa, verte sulle implicazioni culturali dello sviluppo delle tecnologie digitali dell'informazione e della comunicazione. Sono esclusi dal campo circoscritto del presente studio le implicazioni economiche e industriali, i problemi legati all'impiego e le questioni giuridiche. L'accento è posto sull'atteggiamento generale di fronte al progresso delle nuove tecnologie, sulla virtualizzazione in corso nell'informazione e nella comunicazione e sul globale mutamento di civiltà che ne risulta. Sono state affrontate in particolare le nuove forme artistiche, le trasformazioni del rapporto col sapere, le implicazioni per l'educazione e la formazione, la città e la democrazia, il mantenimento delle diversità linguistiche e culturali, i problemi dell'esclusione e della disuguaglianza.Siccome utilizzo spesso i termini "cyberspazio" e "cybercultura", mi sembra opportuno darne fin dall'inizio una breve definizione. Il cyberspazio (che verrà chiamato anche "rete") è il nuovo ambiente di comunicazione emergente dall'interconnessione mondiale dei computer. Il termine non designa soltanto l'infrastruttura materiale della comunicazione digitale, ma anche l'oceanico universo di informazioni che ospita, insieme agli esseri umani che ci navigano e lo alimentano. Quanto al neologismo "cybercultura", esso designa l'insieme delle tecniche (materiali e intellettuali), delle pratiche, delle attitudini, delle modalità di pensiero e dei valori che si sviluppano in concomitanza con la crescita del cyberspazio. | << | < | > | >> |Pagina 29La tecnologia è determinante o condizionanle?Le tecniche determinano la società o la cultura? Se accettiamo la finzione di una relazione tra entità distinte, essa si rivela molto più complessa di un rapporto deterministico. L'emergere del cyberspazio accompagna, manifesta e favorisce un'evoiuzione generale della civiltà. Una certa tecnica viene prodotta all'interno di una determinata cultura e una data società è condizionata dalle proprie tecniche. Dico condizionata, non determinata: la differenza è capitale. L'invenzione della staffa ha consentito la messa a punto di un nuovo tipo di cavalleria pesante, a partire dalla quale si sono costituiti l'immaginario cavalleresco e le strutture politiche e sociali del feudalesimo. Eppure la staffa, in quanto dispositivo materiale, non è la "causa" del feudalesimo europeo. Non c'è "causa" identificabile di uno status quo sociale o culturale, c'è piuttosto un insieme infinitamente complesso e parzialmente indeterminato di processi interagenti che si rafforzano o si inibiscono a vicenda.
[...] Monopolio dello stato in Cina, attività
industriale che sfuggiva ai poteri politici in Europa, la
stampa non ha avuto le stesse conseguenze in Oriente e in
Occidente. Il torchio di Gutenberg non ha determinato la
crisi della Riforma, lo sviluppo della scienza moderna e
neppure il sorgere degli ideali illuministici e il peso
crescente dell'opinione pubblica nel Diciottesimo secolo, li
ha solo condizionati. Si è limitato a fornire una parte
indispensabile del contesto globale da cui sono sorte queste
forme culturali. Se, per una filosofia intransigentemente
meccanicista, un effetto è determinato dalle sue cause e
potrebbe pertanto esserne dedotto, il semplice buon senso
suggerisce che i fenomeni culturali e sociali non
obbediscono a uno schema del genere. La molteplicità dei
fattori e dei soggetti coinvolti impedisce il benché minimo
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