Copertina
Autore Pierre Lévy
Titolo Cybercultura
SottotitoloGli usi sociali delle nuove tecnologie
EdizioneFeltrinelli, Milano, 1999, Interzone , Isbn 88-07-46019-X
OriginaleCyberculture. Rapport au Conseil de l'Europe [1997]
TraduttoreDonata Feroldi/ShaKe
LettoreRenato di Stefano, 1999
Classe scienze sociali , informatica
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Indice


Introduzione

Diluvi                                  15


I PARTE Definizioni                     23


Capitolo 1
Le tecnologie hanno un impatto?         25

La metafora dell'impatto è inadeguata   25
"La tecnica' o "le tecniche'?           27
La tecnologia è determinante o
    condizionante?                      29
L'accelerazione del mutamento tecnico
    e l'intelligenza collettiva         30
L'intelligenza collettiva,
    pharmakon della cybercultura        32

Capitolo 2
L'infrastruttura tecnica del virtuale   35

L'emergere del cyberspazio              35
Il trattamento                          37
La memoria                              38
La trasmissione                         39
Le interfacce                           41
La programmazione                       44
I programmi                             45
Dal computer al cyberspazio             46

Capitolo 3
Il digitale o la virtualizzazione
    dell'informazione                   49

Del virtuale in genere                  51
Il digitale                             53
Trattamento automatico,
    preciso, rapido, su vasta scala     55
Smaterializzazione o virtualizzazione?  57
Iperdocumenti                           58
Multimedia o unimedia?                  63
Simulazioni                             67
La scala dei mondi virtuali             70

Capitolo 4
L'inrerattività                         77

L'interattività come problema           79

Capitolo 5
Il cyberspazio o la virtualizzazione
    dell'informazione                   85

Navigazioni nel World Wide Web
    ovvero la caccia e la raccolta      85
Cos'è il cyberspazio? 91
Accesso a distanza e trasferimento
    di file                             92
La posta elettronica                    93
I newsgroup o conferenze elettroniche   97
Dal newsgroup al groupware              98
La comunicazione attraverso
    un mondo virtuale condiviso        101
Navigazioni                            102


II PARTE Proposte                      105


Capitolo 6
L'universale senza totalità,
    essenza della cybercultura         107

L'universalità sul piano tecnico       108
La scrittura e l'universale
    totalizzante                       110
Mass media e totalità                  112
Complessità dei modi di totalizzazione 113
La cybercultura o l'universale
    senza totalità                     114
L'universale non è il planetario       115
Più è universale, meno è totalizzabile 116

Capitolo 7
Il movimento sociale della
    cybercultura                       119

Tecnica e desiderio collettivo:
    l'esempio dell'automobile          119
L'infrastruttura non è il dispositivo:
    l'esempio della posta              120
Cyberspazio e movimento sociale        121
Il programma della cybercultura:
    l'interconnessione                 123
Il programma della cybercultura:
    le comunità virtuali               124
Il programma della cybercultura:
    l'intelligenza collettiva          127
Un programma senza fine né contenuto   128

Capitolo 8
Il suono della cybercultura            131

Le arti del virtuale                   131
La mondializzazione della musica       133
Musica orale, scritta, registrata      135
La musica techno                       137

Capitolo 9
L'arte della cybercultura              141

L'adeguazione tra le forme estetiche
    della cybercultura e i suoi
    dispositivi tecnosociali           141
L'universale senza totalità:
    testo, musica e immagine           145
L'autore in questione                  147
Il declino della registrazione         149

Capitolo 10
Il nuovo rapporto con il sapere        153

Educazione e cybercultura              153
L'articolazione di una molteplicità
    di punti di vista                  155
Il secondo diluvio e
    l'inaccessibilità del tutto        156
Chi sa? La reincarnazione del sapere   158
La simulazione, una modalità di
    conoscenza propria
    della cybercultura                 161
Dall'interconnessione caotica
    all'intelligenza collettiva        162

Capitolo 11
Le mutazioní dell'educazione
    e l'economia del sapere            165

L'apprendimento aperto e a distanza    165
L'apprendimento cooperativo
    e il nuovo ruolo degli insegnanti  167
Verso una regolazione pubblica
    dell'economia della conoscenza     168
Sapere-flusso e dissoluzione delle
    separazioni                        169
Il riconoscimento dei dati acquisiti   170

Capitolo 12
Gli alberi di conoscenze, uno strumento
    per l'intelligenza collettiva
    nell'educazione e nella formazione 175

Nectar: un esempio di utilizzo
    internazionale degli alberi
    di conoscenze                      178
Un sistema universale senza totalità   180

Capitolo 13
Il cyberspazio, la citta e la
    democrazia elettronica             183

Cybercittà e democrazia elettronica    183
L'analogia o la città digitale         185
La sostituzione                        187
L'assimilazione, critica delle
    autostrade dell'informazione       189
L'articolazione                        192


III PARTE Problemi                     195


Capitolo 14
Conflitti d'interessi e diversità
    dei punti di vista                 197

Apertura del divenire tecnologico      198
Il punto di vista mercantile
    e l'avvento del mercato assoluto   199
Il punto di vista dei media:
    come fare scalpore con la rete?    200
Il punto di vista degli stati:
 

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Pagina 15

Introduzione

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Pagina 19

Una delle principali ipotesi di questo libro è che la cybercultura esprima l'emergere di un nuovo universale, diverso dalle forme culturali che l'hanno preceduto per il fatto di costruirsi sull'indeterminatezza di un qualsiasi senso globale. In effetti, questa indeterminatezza si sostituisce alla prospettiva dei precedenti mutamenti comunicativi.

Nelle società orali, i messaggi discorsivi erano sempre recepiti nel contesto medesimo in cui venivano prodotti. Ma, con l'avvento della scrittura, i testi si separano dal contesto vivente da cui sono nati. Si può leggere un messaggio scritto cinque secoli fa o redatto a cinquemila chilometri di distanza, cosa che pone spesso problemi di ricezione e d'interpretazione. Per superare queste difficoltà, alcuni tipi di messaggio saranno dunque specificamente concepiti per conservare il medesimo senso qualunque sia il contesto (il luogo, l'epoca) di ricezione: sono i messaggi "universali" (scienza, religioni del libro, diritti umani ecc.). Questa universalità, acquisita grazie alla scrittura "statica", è pertanto costruita a prezzo di una chiusura o fissità del senso: è un universale "totalizzante". La mia ipotesi è che la cybercultura restauri la compresenza dei messaggi col proprio contesto tipica delle società orali, ma su un'altra scala, in tutt'altro orizzonte. La nuova universalità non dipende più dall'autosufficienza dei testi, dalla stabilità e indipendenza dei significati. Si costruisce e si estende grazie all'interconnessione dei messaggi tra loro, al loro perenne riferirsi a comunità virtuali in divenire che vi infondono molteplici sensi in perpetuo rinnovamento.

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Pagina 21

Questo rapporto, sollecitato dal Consiglio d'Europa, verte sulle implicazioni culturali dello sviluppo delle tecnologie digitali dell'informazione e della comunicazione. Sono esclusi dal campo circoscritto del presente studio le implicazioni economiche e industriali, i problemi legati all'impiego e le questioni giuridiche. L'accento è posto sull'atteggiamento generale di fronte al progresso delle nuove tecnologie, sulla virtualizzazione in corso nell'informazione e nella comunicazione e sul globale mutamento di civiltà che ne risulta. Sono state affrontate in particolare le nuove forme artistiche, le trasformazioni del rapporto col sapere, le implicazioni per l'educazione e la formazione, la città e la democrazia, il mantenimento delle diversità linguistiche e culturali, i problemi dell'esclusione e della disuguaglianza.

Siccome utilizzo spesso i termini "cyberspazio" e "cybercultura", mi sembra opportuno darne fin dall'inizio una breve definizione. Il cyberspazio (che verrà chiamato anche "rete") è il nuovo ambiente di comunicazione emergente dall'interconnessione mondiale dei computer. Il termine non designa soltanto l'infrastruttura materiale della comunicazione digitale, ma anche l'oceanico universo di informazioni che ospita, insieme agli esseri umani che ci navigano e lo alimentano. Quanto al neologismo "cybercultura", esso designa l'insieme delle tecniche (materiali e intellettuali), delle pratiche, delle attitudini, delle modalità di pensiero e dei valori che si sviluppano in concomitanza con la crescita del cyberspazio.

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Pagina 29

La tecnologia è determinante o condizionanle?

Le tecniche determinano la società o la cultura? Se accettiamo la finzione di una relazione tra entità distinte, essa si rivela molto più complessa di un rapporto deterministico. L'emergere del cyberspazio accompagna, manifesta e favorisce un'evoiuzione generale della civiltà. Una certa tecnica viene prodotta all'interno di una determinata cultura e una data società è condizionata dalle proprie tecniche. Dico condizionata, non determinata: la differenza è capitale. L'invenzione della staffa ha consentito la messa a punto di un nuovo tipo di cavalleria pesante, a partire dalla quale si sono costituiti l'immaginario cavalleresco e le strutture politiche e sociali del feudalesimo. Eppure la staffa, in quanto dispositivo materiale, non è la "causa" del feudalesimo europeo. Non c'è "causa" identificabile di uno status quo sociale o culturale, c'è piuttosto un insieme infinitamente complesso e parzialmente indeterminato di processi interagenti che si rafforzano o si inibiscono a vicenda.

[...] Monopolio dello stato in Cina, attività industriale che sfuggiva ai poteri politici in Europa, la stampa non ha avuto le stesse conseguenze in Oriente e in Occidente. Il torchio di Gutenberg non ha determinato la crisi della Riforma, lo sviluppo della scienza moderna e neppure il sorgere degli ideali illuministici e il peso crescente dell'opinione pubblica nel Diciottesimo secolo, li ha solo condizionati. Si è limitato a fornire una parte indispensabile del contesto globale da cui sono sorte queste forme culturali. Se, per una filosofia intransigentemente meccanicista, un effetto è determinato dalle sue cause e potrebbe pertanto esserne dedotto, il semplice buon senso suggerisce che i fenomeni culturali e sociali non obbediscono a uno schema del genere. La molteplicità dei fattori e dei soggetti coinvolti impedisce il benché minimo

[...]

 


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Pubblicazione completa della scheda in attesa di autorizzazione dell'editore.

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