Copertina
Autore Gabriele Lolli
Titolo Il riso di Talete
SottotitoloMatematica e umorismo
EdizioneBollati Boringhieri, Torino, 1998, Variantine , Isbn 88-339-1069-5
LettoreRenato di Stefano, 1999
Classe matematica , umorismo , giochi
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Indice


    9   Matematica e umorismo
   67   Paradossi, paradossi, paradossi

 

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Pagina 9

Matematica e umorismo


Un sorriso incredulo e ironico è la reazione più comune all'accostamento tra matematica e umorismo. Questo impulso tuttavia rivela che l'argomento non è vuoto: fa ridere l'idea che la matematica possa far ridere; ma allora l'intersezione non è vuota, e non c'è niente da ridere, possiamo andare avanti. Intendiamo dimostrare che l'intersezione non si esaurisce in questo paradosso, altrimenti non ci sarebbe nulla da aggiungere.

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Pagina 11

I pettegolezzi si alimentano delle notizie relative ai frequenti, nella storia, casi di ricoveri in manicomio, da Cantor a Gódel a Nash. Se non è matto, è triste: il Master Mathematician del Principe Felice di Oscar Wilde si rabbuiava, perché «disapprovava che i bambini sognassero». E' vero che non mancano voci contrarie: Weierstrass dichiarava che nessun matematico poteva essere perfetto se non era anche un po' poeta; Novalis affermava che il vero matematico è un entusiasta. Goethe ha indicato due esempi di umanità che arriva ad assomigliare a Dio, quella di chi difende una giusta causa e quella del matematico che indaga i cieli stellati. Ma si tratta di voci isolate, o tenute nascoste, e non molto condivise. Anch'esse fanno ridere, in accordo con la teoria del riso che ne vede la causa nell'incongruità, negli accostamenti di aspetti incompatibili o male assortiti.

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La matematica come oggetto di umorismo: barzellette e aneddoti

Le barzellette si distribuiscono in una varia casistica; ci sono ad esempio quelle che mettono a confronto gli atteggiamenti mentali dei matematici rispetto ai colleghi e rivali, fisici e ingegneri. Eccone alcuni esempi:

Una prova attitudinale rivolta a un fisico e a un matematico chiede la sequenza di azioni necessarie per far bollire una pentola d'acqua, in una cucina in cui c'è una pentola vuota, un rubinetto, un fornello a gas, fiammiferi. Entrambi rispondono con l'ovvia sequenza: «Riempio la pentola d'acqua, la metto sul fornello, accendo il fuoco». Segue una nuova prova, in cui le condizioni sono le stesse, salvo che ora la pentola è piena d'acqua. Il fisico risponde: «Metto la pentola sul fornello e accendo il fuoco». Il matematico invece inizia dicendo: «Butto via l'acqua dalla pentola», ma poi si ferma. Perché? «Perché così mi riporto alle condizioni iniziali di un problema che conosco come risolvibile».

Un matematico, un fisico e un ingegnere sono sottoposti a una prova di sopravvivenza, chiusi ciascuno in una stanza spoglia di tutto fuorché di un materasso, con una scatola di sardine sigillata e una forchetta. Dopo un mese di clausura, quando vengono riaperte le stanze, il fisico è morto appoggiato al muro su cui ha inciso, con la punta della forchetta, complicati calcoli sull'energia dei possibili impatti della scatoletta sulle diverse regioni dei muri, secondo diversi angoli di incidenza. L'ingegnere è morto con i muscoli contorti dallo sforzo e con la forchetta deformata dal tentativo di trasformarla in leva per forzare la scatoletta. Il matematico è disteso immobile sul materasso, ma sembra respirare debolmente e muovere le labbra. Avvicinandosi, lo si sente sussurrare con fatica: «Supponiamo... per assurdo... che la scatoletta... sia aperta...»

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Il riso della donna di Tracia

Gli aneddoti sono raccontati per far ridere, a spese dei matematici. Quando sono raccontati (o inventati?) dai colleghi, hanno un tono di simpatia, ma quando sono raccontati da estranei, le motivazioni sono meno nobili, e molto più importanti e contorte. Proprio all'inizio del pensiero occidentale esplode una sonora, cristallina risata di scherno nei confronti della scienza, quella della servetta tracia che vide Talete camminare a testa alta guardando le stelle e cadere in una buca.

Talete fu il primo filosofo a rifiutare la proliferazione degli dei (indicando nell'acqua l'unico principio di tutte le cose), il primo scienziato capace di prevedere (l'eclisse del 585 a.C.) e controllare con profitto la natura (il raccolto delle olive), il primo intellettuale a dare suggerimenti saggi e non ascoltati per l'organizzazione politica delle città, il primo matematico a capire la necessità delle dimostrazioni. Non è da meravigliarsi se è diventato l'archetipo dello scienziato, e se è ricordato in continuazione nella storia del pensiero occidentale con quell'aneddoto, che nelle sue varianti esprime i diversi atteggiamenti che si sono alternati o ripetuti nei confronti della ricerca del sapere.

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Algoritmi

Anni fa, a scuola,
il prof diceva:
«Ogni problema ha la sua regola,
fate solo così».

Ma all'università
mi han detto che devo
applicare le conoscenze,
diffidare delle regole.

La New Math voleva
che ogni bimbo ci provasse.
Non importa cosa,
ma dire almeno il perché.

Poi vennero i computer,
e gli algoritmi, sì,
non puoi più sbagliare,
anche se vuoi.

Un algoritmo? Ma è una regola,
una ricetta,
indietro
si torna a scuola!

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Anche i criteri concorsuali sono importanti; se Dio è matematico,

PERCHE' DIO NON HA AVUTO LA CATTEDRA?

1. Aveva solo una pubblicazione importante.
2. Per di più scritta in ebraico.
3. Non pubblicata su rivista soggetta a referee.
4. Qualcuno dubita che l'abbia scritta lui.
[...]

 


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