Copertina
Autore Tomás Maldonado
Titolo Reale e virtuale
EdizioneFeltrinelli, Milano, 1993 [1992], Saggi , Isbn 88-07-08110-5
LettoreRenato di Stefano, 1993
Classe scienze tecniche , informatica , architettura
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Indice


Pag. 7  Presentazione e
        ringraziamenti

     9  1. Reale e virtuale
    79  2. Virtualità e nuovi
           materiali
    85  3. Brevetto: tra virtualità
           dell'invenzione e realtà
           dell'innovazione
   100  4. Modello e realtà del
           progetto
   106  5. Arte e scienza

        Appendici

   119  I. Appunti sull'iconicità
   145  II. Intervista
   157  Bibliografia
   181  Indice dei nomi

 

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Pagina 13 [ informazione, software ]

Nel 1948 Norbert Wiener, il fondatore della Cibernetica, formulava il suo famoso apodittico giudizio: "Informazione è informazione, non materia o energia." Qualche anno dopo, Gotthard Gunther ribatteva: "Informazione è informazione, non spirito o soggettività." Ma, a dire il vero, la natura dell'informazione è rimasta un problema teorico relativamente aperto. Non c'è da stupirsi dunque che in una società come l'attuale, in cui l'informazione sta assumendo un ruolo fondamentale, alcuni tendano a vedere nel processo di informatizzazione in corso una sorta di globale dematerializzazione e persino spiritualizzazione del mondo in cui viviamo.

...

Prescindendo, per il momento, da questi aspetti squisitamente epistemologici, è evidente che alcune delle più frequenti attribuzioni di immaterialità sembrano tutt'altro che convincenti. È discutibile, per esempio, definire immateriale il "software". A ben guardare, il "software" è una tecnologia, ossia uno strumento cognitivo che, in modo diretto o indiretto, contribuisce, a conti fatti, a mutamenti senza dubbio di natura materiale. Si pensi soltanto ai programmi destinati a gestire i comportamenti operativi dei robot nella produzione industriale. Meglio sarebbe dunque parlare, come fanno gli studiosi statunitensi, di "tecnologia del pensiero". Certo, il problema ha qui due aspetti: da un lato, ogni mezzo che ha effetti materiali si deve sicuramente considerare tecnologia; dall'altro, come hanno segnalato Allen Newell e Herbert Simon, ogni tecnologia è conoscenza, ossia risultato del pensiero. Tra "logicale" e "ferraglia" c'è quindi un sottile rapporto dialettico, un rapporto di interdipendenza e di interazione.

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Pagina 20 [ storia dell'arte ]

Semplificando un po' le cose, forse più del legittimo, si potrebbe dire che i diversi modi d'intendere (e praticare) la storia dell'arte, da Vasari a oggi, sono riconducibili alle diverse scelte fatte dagli storici nei confronti delle quattro matrici vasariane. Alcuni hanno preferito enfatizzare la vita degli artisti, e pertanto anche il loro contesto sociale, politico ed economico; altri hanno optato per svelare i contenuti simbolici delle opere per risalire a individuare lo "spirito del tempo" dominante in ogni periodo storico; altri invece si sono concentrati sull'esame delle tecniche di rappresentazione; altri ancora hanno cercato di descrivere la dinamica degli stili, le loro continuità e discontinuità.

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Pagina 33 [ rappresentazione ]

Personalmente, condivido la tesi che la costruzione prospettica lineare, con il vasto ventaglio di varianti a cui ha dato origine, ha fornito (e continua a fornire) se non "la" rappresentazione della realtà, sicuramente la miglior rappresentazione "convenzionale" finora raggiunta. E questo per il fatto che nessun'altra, nel passato, ha saputo rispondere meglio di essa alle nostre esigenze di un efficace rapporto operativo - ossia comunicativo e produttivo - con il mondo. Efficace rapporto che dipende prevalentemente, oggi più che mai, dall'affidabilità, appunto operativa, delle nostre rappresentazioni visive.

Certo, vi è chi la pensa diversamente. Vi è chi continua, lo abbiamo già rilevato, a enfatizzare contro ogni evidenza la natura meramente convenzionale-simbolica di ogni rappresentazione. Costoro negano che nei sistemi di rappresentazione abbia un senso parlare di minore o maggiore realismo, giacché il legame di una immagine illusoria con la realtà sarebbe sempre, e comunque, il risultato di un intervento di codificazione e decodificazione da parte dell'osservatore: siccome non esiste, come davvero non esiste, l' "occhio innocente" (innocent eye), tutto ciò che l'occhio vede non sarebbe altro che una sua bugiarda invenzione. Nel contesto di questo pervicace autocompiacimento di guardarsi come costruttori "ex nihilo" del proprio mondo, in cui rappresentare è solo (o pressappoco) rappresentarsi, la questione del realismo è praticamente improponibile. Pertanto, lo è ancora di più la pretesa di voler misurare il maggiore o minore realismo, ossia la maggiore o minore fedeltà alla realtà di una immagine figurativa.

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Pagina 68 [ modelli ]

D'altra parte, questa tematica, si sa, ha forti connotati epistemologici. In un certo senso, le immagini computazionali ad altissima fedeltà non sono altro che modelli, modelli informatici. Esse segnano peró un punto di arrivo nella lunga storia delle tecniche di modellazione che, a partire da Gagilei in poi, hanno reso un servizio importante alla sperimentazione scientifica e alla innovazione tecnologica.

Di sicuro, neppure la questione attinente al ruolo conoscitivo dei modelli può essere considerata nuova. Tale questione è stata per decenni al centro dell'attenzione della filosofia della scienza. Ma è merito delle odierne ricerche sull' "intelligenza artificiale" - e della controversia tecnico-scientifica e filosofica a cui hanno dato luogo - averla riproposta e rilanciata in un ambito molto più vasto.

In questo contesto i modelli di grafica computerizzata assumono un significato peculiare. Non si può negare che essi apportano qualcosa d'inedito nella storia della modellazione, qualcosa che li distingue da altri modelli precedenti. E cioè: la loro natura sincretica. Essi sono infatti il risultato di una convergenza di tre

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