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| << | < | > | >> |Pagina 9Via Alberto, l'arteria della residenza che collega la Piazza Alberto e il Castello Vecchio con la Caserma dei Fucilieri della Guardia... verso il mezzodí di un giorno feriale, in una stagione indifferente. Non piove, ma il cielo non è limpido: è di un bianco grigiastro uniforme, banale, senza festosità; e la strada è immersa in una luce scialba e torpida che preclude ogni senso di mistero, che esclude ogni stato d'animo personale. C'è un traffico mediocre, senza molto rumore e senza molta ressa, giusta il carattere poco industriale della città. Le vetture tranviarie passano scivolando, passa rotolando qualche carrozzella e sui marciapiedi si muovono i cittadini, esseri incolori, pubblico, gente... Due ufficiali, le mani nelle tasche diagonali del cappotto grigio, procedono l'uno verso l'altro: un generale e un tenente. Il generale viene dalla parte del Castello, il tenente dalla Caserma. Il tenente è giovanissimo, imberbe, quasi fanciullo. Ha le spalle strette, i capelli scuri e gli zigomi larghi come molti del paese, gli occhi azzurri dallo sguardo un po' stanco e un viso infantile dall'espressione affabile ma riservata. Il generale ha i capelli bianchissimi: è alto e robusto, ha una figura assai imponente. Le sue sopracciglia sembrano di bambagia e i baffi gli coprono, come cespugli, bocca e mento. Incede a passo lento e possente, la sua sciabola tintinna sull'asfalto, il pennacchio svolazza al vento e il grande risvolto rosso del cappotto si alza e abbassa ad ogni passo. Cosí i due si vengono incontro... E' possibile che nascano complicazioni? Non è possibile. Agli occhi di ogni osservatore si presenta chiaro il naturale svolgersi di questo incontro. Qui vige il rapporto fra vecchio e giovane, fra comando e obbedienza, fra meriti di molt'anni e timido noviziato, qui c'è una forte distanza gerarchica, ci sono i regolamenti. Ordine naturale, segui il tuo corso!... E invece che cosa accade? Invece si verifica la scena seguente: sorprendente, penosa, deliziosa, strana. Il generale, scorgendo il giovane, modifica curiosamente il portamento. Raddrizza la persona pur sembrando farsi piú piccolo, Attenua per dir cosí, d'un colpo, l'ostentazione del suo incesso, fa cessare lo strepito della sciabola e, mentre il suo viso prende un'espressione burbera e insieme impacciata, è evidente che non sa dove guardare e cerca di nascondere il proprio imbarazzo guardando di traverso sull'asfalto, di sotto le sopracciglia di bambagia. Anche il tenente, a un'attenta osservazione, tradisce un lieve imbarazzo, che tuttavia in lui, meglio che nel vecchio generale, appare dominato da una certa grazia, da una certa disciplina. La bocca tesa si addolcisce in un sorriso modesto e insieme affabile, mentre gli occhi per ora guardano lontano oltre il generale, con calma tranquilla e voluta, senza sforzo apparente. E invece di fare il saluto prescritto, il giovanissimo tenente alza un po' la testa e nello stesso tempo leva la mano destra solo la destra, e fa specie! - dalla tasca del cappotto, e con questa destra inguantata di bianco fa un piccolo cenno di cortese incoraggiamento, non piú che un aprir le dita della mano a palma in su; ma il generale, che ha atteso questo cenno a braccia penzoloni corre con la mano all'elmo, fa uno scarto da parte lasciando libero, con un mezzo inchino, quasi tutto il marciapiede e saluta il tenente, di sotto in su, rosso in viso e con gli occhi devoti e umidi. Solo allora il tenente, levata la mano al berretto, risponde al saluto del superiore; risponde e un'infantile affabilità illumina tutto il suo viso; risponde... e continua la sua strada. Un prodigio! Una scena fantastica! Egli continua la sua strada. Lo guardano, ma egli non vede nessuno, guarda franco fra la gente, un po' con lo sguardo di una signora che si sa osservata. Lo salutano e allora risponde al saluto, quasi con cordialità ma come di lontano. A quanto pare non cammina bene; è come se non fosse molto abituato a servirsi delle proprie gambe, o forse l'attenzione generale di cui è oggetto lo impaccia, tanto è irregolare ed esitante il suo passo: a volte sembra persino claudicante. Una guardia si mette sull'attenti, una signora elegante che esce da un negozio piega il ginocchio, sorridendo. La gente si volge a guardarlo, se lo indica col capo, solleva le sopracciglìa e fa sommessamente il suo nome...
E' Klaus Enrico, fratello minore dì Alberto II,
l'agnato piú prossimo al trono. Eccolo là, lo si vede
ancora. Ben noto eppure estraneo, egli si muove fra la
gente, se ne va in mezzo alla folla ma par circondato
da un vuoto. Se ne va solo, portando sulle esili spalle il
peso della propria altezza.
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